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Impossidenza

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Condizione di non essere titolare di diritti di proprietà, usufrutto, uso o abitazione su un altro immobile. È un requisito fondamentale per poter accedere all'agevolazione 'prima casa'.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ordine di allontanamento: il ritardo per povertà evita la condanna
Un cittadino straniero riceveva dal Questore un decreto di espulsione con l'ordine di allontanamento entro sette giorni dal territorio italiano. L'uomo oltrepassava la frontiera verso la Svizzera con quattro giorni di ritardo rispetto al termine fissato, venendo fermato a un controllo ferroviario. La Procura ne richiedeva la condanna per inottemperanza all'ordine del Questore. Il Giudice di Pace prima e la Corte di Cassazione poi hanno confermato il proscioglimento dello straniero. La Suprema Corte ha chiarito che le gravi difficoltà economiche e la condizione di clandestinità integrano il giustificato motivo del ritardo. L'impossidenza materiale esclude la rilevanza penale della condotta quando l'interessato dimostri l'effettiva volontà di lasciare lo Stato.
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Liquidazione compenso difensore d’ufficio: basta la porta chiusa
Un avvocato, nominato difensore d'ufficio in un processo penale, ha richiesto allo Stato la liquidazione del proprio compenso dopo aver tentato inutilmente di recuperarlo dalla cliente. Il professionista aveva ottenuto un decreto ingiuntivo e tentato due pignoramenti mobiliari, falliti perché l'ufficiale giudiziario aveva trovato la porta chiusa. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo i tentativi insufficienti senza la prova dell'effettiva mancanza di beni della debitrice. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del legale, stabilendo che per ottenere la liquidazione compenso difensore d'ufficio non è necessario dimostrare l'assoluta povertà del debitore. È sufficiente provare di aver compiuto un serio e documentato tentativo di recupero del credito, rimasto infruttuoso per cause non imputabili all'avvocato, come nel caso delle ricerche interrotte davanti a una porta sbarrata.
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Liquidazione compenso difensore: basta il tentativo serio
Il caso riguarda la liquidazione compenso difensore d'ufficio nominato in un processo penale. Il Difensore, dopo aver tentato inutilmente di recuperare il proprio credito dalla cliente tramite decreto ingiuntivo, precetto e due tentativi di pignoramento mobiliare (falliti perché l'ufficiale giudiziario ha trovato la porta chiusa), ha chiesto il pagamento allo Stato. La Corte di Appello ha rigettato la domanda, ritenendo i tentativi insufficienti in assenza di un verbale che attestasse l'effettiva impossidenza della debitrice. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Difensore. I giudici hanno stabilito che, per ottenere la liquidazione del compenso da parte dell'Erario, il difensore d'ufficio deve solo dimostrare di aver compiuto un serio e non pretestuoso tentativo di recupero del credito. Non è necessario provare l'assoluta impossidenza del debitore tramite un verbale negativo di pignoramento.
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Liquidazione compenso difensore d’ufficio: basta la porta chiusa
Un avvocato ha richiesto la liquidazione compenso difensore d'ufficio dopo aver tentato inutilmente di recuperare il credito dal proprio assistito. Il professionista ha ottenuto un decreto ingiuntivo e tentato due pignoramenti mobiliari, falliti perché l'ufficiale giudiziario ha trovato la porta chiusa. Il Ministero della Giustizia ha rifiutato il pagamento, sostenendo che occorresse un verbale negativo attestante l'effettiva mancanza di beni del debitore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero, stabilendo che per ottenere la liquidazione non serve dimostrare l'assoluta povertà del debitore. È sufficiente che il difensore provi di aver compiuto un serio e non pretestuoso tentativo di recupero del credito, rimasto infruttuoso per cause a lui non imputabili.
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Falsa dichiarazione di impossidenza: condannato il prestanome
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per aver reso una falsa dichiarazione di impossidenza. L'uomo si era difeso sostenendo di essere soltanto l'intestatario fittizio di dodici veicoli registrati a suo nome, sostenendo che la proprietà reale appartenesse a terzi. I giudici hanno stabilito che l'intestazione fittizia, derivante da un accordo privato di simulazione, non è opponibile alla Pubblica Amministrazione o ai terzi estranei. Di conseguenza, chi risulta formalmente proprietario nei pubblici registri non può dichiarare il falso sulla propria consistenza patrimoniale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Mancato versamento cauzione: povertà non basta, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale per una persona che non aveva pagato una cauzione di 3.000 euro, imposta nell'ambito della misura di sorveglianza speciale. La sentenza stabilisce un principio chiaro: il mancato versamento cauzione non può essere giustificato da una generica dichiarazione di povertà. L'imputata avrebbe dovuto utilizzare gli strumenti legali specifici, come la richiesta di dilazione o riduzione dell'importo, per dimostrare la sua impossibilità a pagare. Non avendolo fatto, la sua omissione è stata considerata un reato. Di conseguenza, il suo ricorso è stato respinto e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di un'ulteriore somma.
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Cauzione di prevenzione e prova dell’impossidenza
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un cittadino condannato per non aver versato la cauzione di prevenzione di 8.000 euro imposta con la sorveglianza speciale. L'imputato aveva eccepito la propria impossidenza economica producendo un'attestazione ISEE, ma i giudici di merito avevano ignorato tale prova ritenendola priva di valore sanzionatorio. La Suprema Corte ha invece stabilito che il giudice ha l'obbligo di accertare la reale condizione economica dell'obbligato e che le dichiarazioni mendaci nell'ISEE sono penalmente perseguibili. Tuttavia, essendo decorso il tempo massimo previsto dalla legge, la Corte ha dichiarato l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione.
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Difensore d’ufficio: rimborso spese recupero credito
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un legale che agiva come difensore d'ufficio, stabilendo il diritto al rimborso delle spese per i tentativi di recupero credito rimasti infruttuosi. Il Tribunale aveva inizialmente negato tale rimborso, ma la Suprema Corte ha chiarito che, ai sensi dell'art. 116 D.P.R. 115/2002, lo Stato deve coprire anche i costi delle procedure esecutive non andate a buon fine. È sufficiente che il professionista dimostri di aver esperito tentativi seri e non pretestuosi, senza dover provare l'assoluta impossidenza del proprio assistito.
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Impossidenza e cauzione: quando il reato è escluso
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna inflitta a un uomo per l'omesso versamento di una cauzione di 15.000 euro. L'imputato aveva eccepito la propria impossidenza, derivante dalla confisca totale dei suoi beni e da un lungo periodo di detenzione. I giudici di merito avevano rigettato la difesa, ritenendo insufficiente la sola produzione dei decreti di sequestro. La Suprema Corte ha invece stabilito che l'imputato ha assolto correttamente l'onere di allegazione. Spetta al giudice verificare se tali fatti rendano effettivamente impossibile il pagamento, escludendo la colpevolezza in caso di indigenza non preordinata.
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Agevolazione prima casa e trust: la Cassazione decide
Un contribuente, dopo aver affidato la sua prima casa a un trust, ha richiesto l'agevolazione fiscale 'prima casa' per un secondo immobile. L'Amministrazione Finanziaria ha revocato il beneficio. La Corte di Cassazione ha confermato la revoca, stabilendo che il rapporto tra agevolazione prima casa e trust è incompatibile. L'atto di affidamento di un bene a un trustee non realizza la condizione di 'impossidenza' richiesta dalla legge per poter usufruire nuovamente del beneficio, poiché il trasferimento patrimoniale non è definitivo ma solo formale e strumentale.
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