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Guida In Stato Di Ebbrezza — Anno 2023

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136 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Guida In Stato Di Ebbrezza

Provvedimenti

Guida in stato di ebbrezza: no alla tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato che l'elevato tasso alcolemico e la pericolosità della guida notturna escludono la tenuità dell'offesa, mentre i precedenti penali impediscono la sospensione condizionale della pena.
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Guida in stato di ebbrezza: firma verbale non necessaria
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per omicidio stradale e lesioni, rigettando il ricorso basato sulla presunta invalidità degli accertamenti per guida in stato di ebbrezza. Il ricorrente contestava la mancanza della propria firma sul verbale di polizia relativo all'avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore durante il prelievo ematico. Gli Ermellini hanno chiarito che la sottoscrizione dell'interessato non è un requisito di validità dell'avviso, essendo sufficiente l'attestazione dell'ufficiale operante. Inoltre, è stata respinta la doglianza sulla mancata partecipazione dell'imputato detenuto all'udienza, poiché non è stata fornita prova di una specifica richiesta presentata al giudice.
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Guida in stato di ebbrezza: errori nel verbale.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per guida in stato di ebbrezza a carico di un automobilista, dichiarando inammissibile il suo ricorso. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità dell'alcoltest poiché il verbale conteneva errori materiali, tra cui l'indicazione di un nominativo errato nell'avviso relativo alla facoltà di farsi assistere da un difensore. I giudici hanno stabilito che tali imprecisioni costituiscono meri refusi inidonei a inficiare la validità dell'atto, in quanto l'identificazione del soggetto era certa e l'adempimento dell'avviso era stato comunque eseguito.
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Guida in stato di ebbrezza: revoca patente legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un conducente accusato di guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l, aggravata dall'aver provocato un incidente notturno. La difesa contestava la legittimità costituzionale della revoca automatica della patente in assenza di lesioni a terzi, ma la Corte ha ribadito che la sanzione è autonoma e proporzionata alla pericolosità della condotta. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, precludendo così anche la possibilità di dichiarare la prescrizione del reato maturata dopo la sentenza di secondo grado.
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Guida in stato di ebbrezza: validità dell’alcoltest
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per guida in stato di ebbrezza a carico di un conducente sorpreso con un tasso alcolemico superiore a 0,8 g/l. La difesa contestava la validità dell'alcoltest poiché l'avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore era stato fornito circa un'ora prima dell'effettivo esame strumentale. Gli Ermellini hanno stabilito che tale divario temporale non inficia l'accertamento, purché l'avviso preceda l'atto. Inoltre, è stata negata l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della pericolosità della condotta, caratterizzata da manovre rischiose in area pedonale durante le ore notturne.
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Guida in stato di ebbrezza: validità alcoltest
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un conducente colpevole di guida in stato di ebbrezza aggravata dall'aver provocato un incidente stradale. La sentenza chiarisce che il rigetto del concordato in appello non richiede una motivazione analitica se il giudice dispone la prosecuzione del dibattimento. Viene inoltre ribadito che l'esito dell'alcoltest costituisce prova legale dello stato di alterazione, spettando alla difesa l'onere di dimostrare eventuali malfunzionamenti dell'apparecchio. Infine, la gravità del fatto e l'alto tasso alcolemico escludono l'applicazione della particolare tenuità del fatto.
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Guida in stato di ebbrezza: validità etilometro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un conducente accusato di guida in stato di ebbrezza con l'aggravante di aver provocato un incidente in orario notturno. Il ricorrente contestava la validità dell'accertamento tramite etilometro, lamentando la mancanza dell'avviso di farsi assistere da un difensore e l'interferenza di farmaci assunti precedentemente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che l'avviso era stato regolarmente dato secondo le testimonianze e che le questioni mediche erano già state approfondite nei gradi precedenti. È stato inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche a causa della gravità della condotta.
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Guida in stato di ebbrezza e incidente stradale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di guida in stato di ebbrezza aggravata dall'aver provocato un incidente stradale. Il conducente, con un tasso alcolemico di 2 g/l, aveva effettuato una manovra pericolosa di inversione di marcia dopo aver sbagliato strada. La difesa contestava la mancata valutazione dello stato di ebbrezza dell'altro conducente e il diniego di nuove prove in appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti e che il rigetto della rinnovazione istruttoria può essere motivato anche implicitamente.
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Guida in stato di ebbrezza e attenuanti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un caso di guida in stato di ebbrezza aggravata dall'aver provocato un incidente stradale. L'imputato aveva scavalcato una rotonda finendo nella corsia opposta, mettendo a rischio la sicurezza pubblica. Il ricorso, basato sulla richiesta di prevalenza delle attenuanti generiche rispetto all'aggravante del sinistro, è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha ritenuto corretta la decisione dei giudici di merito, i quali hanno bilanciato le circostanze in termini di equivalenza a causa della gravità della condotta e dei precedenti penali del soggetto.
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Guida in stato di ebbrezza: no alla tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un conducente accusato di guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l. L'imputato aveva tentato di giustificare il risultato dell'alcoltest sostenendo l'uso di un collutorio, tesi rigettata per mancanza di prove scientifiche. La Suprema Corte ha inoltre negato l'applicazione della particolare tenuità del fatto, evidenziando come la guida in una notte estiva con traffico intenso configuri un pericolo concreto e rilevante, incompatibile con i benefici di legge.
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Guida in stato di ebbrezza: avviso difensore verbale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di guida in stato di ebbrezza (o sotto l'effetto di sostanze), rigettando il ricorso di un automobilista che contestava la validità degli accertamenti clinici. Il ricorrente sosteneva che non gli fosse stato dato il corretto avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore. La Suprema Corte ha stabilito che l'avviso previsto dall'art. 114 disp. att. c.p.p. può essere fornito anche in forma verbale e senza l'uso di formule sacramentali, purché l'informazione sia idonea a raggiungere lo scopo di avvertire l'indagato dei propri diritti.
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Guida in stato di ebbrezza: limiti e ricorsi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per guida in stato di ebbrezza a carico di un conducente, dichiarando inammissibile il ricorso presentato. La difesa contestava l'affidabilità dell'etilometro e il diniego della particolare tenuità del fatto. Gli Ermellini hanno stabilito che la valutazione sul funzionamento dello strumento e sulla gravità della condotta spetta esclusivamente al giudice di merito. Inoltre, la richiesta di conversione della pena in lavori di pubblica utilità è stata rigettata perché presentata tardivamente rispetto ai termini dell'appello.
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Guida in stato di ebbrezza e auto della moglie
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sospensione della patente per la durata di due anni e sei mesi inflitta a un conducente per guida in stato di ebbrezza. Il ricorrente contestava il raddoppio della sanzione, sostenendo che l'auto, sebbene intestata alla moglie, fosse di sua effettiva proprietà poiché pagata con fondi comuni. La Corte ha stabilito che, ai fini della sanzione, rileva l'intestazione formale del veicolo a terzi, rendendo irrilevante l'uso esclusivo o il contributo economico al pagamento delle rate.
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Guida in stato di ebbrezza: validità dell’alcoltest
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per guida in stato di ebbrezza, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall'imputato. La decisione ribadisce che l'esito positivo dell'alcoltest costituisce prova legale dello stato di alterazione, spettando alla difesa l'onere di dimostrare eventuali malfunzionamenti dell'etilometro. È stata inoltre negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della pericolosità della condotta, caratterizzata da un elevato tasso alcolemico, velocità eccessiva e il verificarsi di un sinistro stradale.
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Guida in stato di ebbrezza e validità test ematico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un conducente condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata dall'aver causato un incidente stradale. La difesa contestava l'attendibilità dell'esame ematico eseguito ore dopo il sinistro, ipotizzando un picco alcolico tardivo. Tuttavia, la Suprema Corte ha confermato la validità della prova ematica, supportata da evidenti indici sintomatici rilevati dalle autorità. È stata inoltre negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa dell'elevato tasso alcolemico e dei danni arrecati a terzi.
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Guida in stato di ebbrezza: il ricorso in Cassazione
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza, ha presentato ricorso in Cassazione. L'appello è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi, relativi alla particolare tenuità del fatto e all'affidabilità dell'alcoltest, erano mere ripetizioni di argomentazioni già respinte nei gradi di merito. La Corte ha ribadito che una condotta di guida grave e pericolosa esclude l'applicazione della non punibilità e che l'onere di dimostrare il malfunzionamento dell'etilometro, con prove specifiche, spetta all'imputato.
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