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Guida In Stato Di Ebbrezza — Anno 2023

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136 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Guida In Stato Di Ebbrezza

Provvedimenti

Guida in stato di ebbrezza: l’incidente cancella la tenuità
Il Conducente è stato condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, aggravato dall'ora notturna e dall'aver provocato un incidente stradale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e contestando la sussistenza dell'aggravante dell'incidente, oltre al trattamento sanzionatorio complessivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno confermato che la decisione dei giudici di merito era supportata da una motivazione logica e completa, escludendo così la possibilità di un nuovo esame in sede di legittimità. Di conseguenza, il Conducente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: nessun beneficio al recidivo
Il conducente di un veicolo, condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, il diniego di conversione della pena in lavori di pubblica utilità e l'esclusione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato che l'imputato aveva accumulato numerose condanne precedenti per la stessa violazione e per rifiuto di sottoporsi agli accertamenti alcolemici. Tali elementi dimostrano un'abitualità nel reato e una spiccata pericolosità sociale. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna a cinque mesi di arresto e 3.600 euro di ammenda, oltre al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: no a contestazioni generiche
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico tra 1,61 e 1,63 g/l. Il conducente contestava la validità dell'alcoltest, lamentando la mancanza di prove sull'avviso di potersi fare assistere da un difensore e sollevando dubbi generici sul corretto funzionamento e sulla revisione dell'etilometro. I giudici hanno chiarito che l'avviso al difensore può essere provato anche tramite l'annotazione di servizio successiva. Inoltre, per contestare l'etilometro, non basta sollevare dubbi generici, ma l'imputato deve fornire elementi concreti di malfunzionamento. L'automobilista perde la causa, la condanna a tre mesi di arresto e mille euro di ammenda viene confermata, e viene condannato a pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: il rito abbreviato sana i vizi
Il Conducente, condannato per il reato di guida in stato di ebbrezza, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore durante il prelievo ematico in ospedale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'omesso avviso costituisce una nullità a regime intermedio, la quale viene sanata se l'imputato richiede il rito abbreviato prima della decisione di primo grado. Inoltre, la determinazione della pena, fissata al minimo edittale con la concessione delle attenuanti generiche, rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non richiede una motivazione dettagliata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: l’errore nel verbale non salva
Un automobilista, accusato di guida in stato di ebbrezza, ha impugnato la sentenza di condanna sostenendo che l'avviso di potersi fare assistere da un difensore fosse stato dato dopo il prelievo del sangue, basandosi su un'incongruenza negli orari indicati nei verbali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la prova dell'avvenuto avviso può essere fornita anche attraverso la testimonianza dell'agente di polizia che ha eseguito l'accertamento. Nel caso specifico, il poliziotto ha confermato in udienza di aver avvisato il conducente prima di avviare la procedura medica, qualificando la discrepanza degli orari come un semplice errore materiale di compilazione. Il conducente perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: scontro notturno e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una conducente condannata per guida in stato di ebbrezza con l'aggravante di aver provocato un incidente stradale notturno. La donna aveva urtato un veicolo fermo a bordo strada, il cui proprietario era sceso solo pochi istanti prima. La difesa contestava la confisca dell'auto (di proprietà della madre), l'attendibilità dell'alcoltest e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto ogni motivo: la ricorrente non ha interesse a impugnare la confisca di un bene non suo, il test era attendibile e la condotta era potenzialmente letale. L'inammissibilità del ricorso ha impedito di far valere la prescrizione maturata dopo la sentenza d'appello, confermando definitivamente la condanna penale.
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Guida in stato di ebbrezza: bere dopo l’incidente non salva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per guida in stato di ebbrezza a carico di un automobilista coinvolto in un incidente stradale. L'imputato sosteneva di aver bevuto alcolici solo dopo il sinistro, ma prima dell'arrivo dei soccorsi. I giudici hanno ritenuto questa versione dei fatti una ricostruzione alternativa e puramente ipotetica, non in grado di generare un 'ragionevole dubbio'. L'elevato tasso alcolemico (2,05 g/l), riscontrato circa 80 minuti dopo l'incidente, e l'alito vinoso percepito subito dopo il fatto sono stati considerati prove sufficienti. La condanna e la revoca della patente sono quindi definitive.
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Ubriaco in moto: condanna annullata per prescrizione del reato
Un motociclista, trovato con un tasso alcolemico molto elevato (2,38 g/l) dopo essere uscito di strada, ha visto la sua condanna cancellata. La Corte di Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato di guida in stato di ebbrezza. Sebbene l'imputato avesse presentato ricorso per un vizio procedurale della sentenza d'appello, nel frattempo è scaduto il termine massimo di cinque anni per poterlo punire. Di conseguenza, il reato si è estinto e la Corte ha annullato la sentenza di condanna in modo definitivo.
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Guida in stato di ebbrezza: condanna per tasso alcolemico e aggressività
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per guida in stato di ebbrezza di un automobilista con un tasso alcolemico di 1,35 g/l. La decisione non si è basata solo sul test, ma anche su prove evidenti come l'aver causato un incidente, l'andamento incerto del veicolo e un comportamento aggressivo verso le forze dell'ordine. I giudici hanno ritenuto il ricorso dell'imputato inammissibile perché si limitava a ripetere argomenti già respinti, senza una critica specifica alla sentenza precedente. La condanna è quindi diventata definitiva, tenendo conto anche di un precedente penale per omicidio colposo. La sentenza ribadisce che lo stato di alterazione psicofisica può essere provato non solo con l'etilometro, ma anche con il comportamento del conducente.
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Guida in stato di ebbrezza: ricorso respinto e multa da 3000€
Un automobilista condannato per guida in stato di ebbrezza ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo un malfunzionamento dell'etilometro e chiedendo l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto'. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'apparecchio era regolarmente revisionato e che i precedenti penali dell'uomo, uniti alla circostanza della guida notturna, impedivano qualsiasi sconto di pena. La condanna per guida in stato di ebbrezza è diventata così definitiva, con l'aggiunta del pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Guida in stato di ebbrezza: Incidente e ricorso infondato
Un motociclista viene condannato per guida in stato di ebbrezza a seguito di un sinistro stradale. L'uomo presenta ricorso in Cassazione sostenendo due tesi: non vi era certezza che fosse lui alla guida e il suo consenso al prelievo di sangue in ospedale non era valido a causa dello stato confusionale post-incidente. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici ritengono che le argomentazioni fossero una semplice ripetizione di difese già respinte e che lo stato confusionale fosse rientrato al momento del test. La condanna per guida in stato di ebbrezza diventa così definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Guida in stato di ebbrezza: appello generico, condanna certa
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza in orario notturno, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché ritenuto generico. La Corte ha stabilito un principio importante: le sentenze di primo e secondo grado possono formare un 'corpus unico'. Se l'appello non contesta in modo specifico e puntuale le argomentazioni della sentenza impugnata, limitandosi a critiche vaghe, risulta inammissibile. Di conseguenza, la condanna per guida in stato di ebbrezza è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento di una sanzione.
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Guida in stato di ebbrezza: test tardivo non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione conferma la condanna per guida in stato di ebbrezza a carico di un automobilista che aveva causato un incidente. L'imputato aveva contestato la validità del test alcolemico, eseguito un'ora e mezza dopo il sinistro, basando la sua difesa sulla 'Curva di Widmark' per sostenere che il suo tasso alcolemico potesse essere più basso al momento della guida. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che i tempi di assorbimento dell'alcol sono soggettivi e non calcolabili in astratto. Senza prove concrete, come l'orario di assunzione dell'alcol, il risultato del test rimane valido. L'automobilista è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Guida in stato di ebbrezza: test dopo 3 ore è valido, condanna ok
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per guida in stato di ebbrezza a carico di un'automobilista, nonostante l'alcoltest fosse stato eseguito circa tre ore dopo un sinistro stradale. Secondo i giudici, il ritardo nell'esecuzione dell'esame non ne inficia automaticamente l'attendibilità. La prova della colpevolezza era infatti supportata anche dalla testimonianza di chi aveva assistito ai fatti, che descriveva l'evidente stato di alterazione della conducente, e dal fatto che la stessa non si era allontanata dal luogo dell'incidente. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: spetta all'imputato fornire la prova di circostanze specifiche che possano rendere inattendibile il risultato del test, non essendo sufficiente il solo passare del tempo.
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Guida in stato di ebbrezza: contromano e ubriaco, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per guida in stato di ebbrezza aggravata di un automobilista che, con un tasso alcolemico di 2,22 g/l, aveva invaso la corsia opposta causando un incidente con più veicoli e feriti. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, stabilendo un principio importante: per escludere la non punibilità per 'particolare tenuità del fatto' non basta guardare al solo tasso alcolemico. È decisiva la valutazione della pericolosità complessiva della condotta, come guidare contromano e provocare un sinistro. La condanna è quindi definitiva, con l'obbligo per l'imputato di pagare le spese processuali e una multa.
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Guida in stato di ebbrezza: auto in cunetta, condanna confermata
Un automobilista viene condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata dopo essere uscito di strada e finito in una cunetta nella corsia opposta. Il suo tasso alcolemico era quasi quattro volte superiore al limite. La difesa contesta la validità dell'alcoltest e attribuisce l'incidente a una buca, chiedendo l'assoluzione o la non punibilità per la lieve entità del fatto. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, ritenendo la condotta molto grave a causa dell'elevato tasso alcolemico e del pericolo concreto creato. La condanna è quindi definitiva e il ricorso dichiarato inammissibile.
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Guida in stato di ebbrezza: etilometro valido anche senza pre-test
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un automobilista per guida in stato di ebbrezza, aggravata dall'aver causato un incidente stradale di notte. L'imputato sosteneva l'invalidità dell'alcoltest per la mancata esecuzione del pre-test e per dubbi sul corretto funzionamento dell'etilometro. La Corte ha stabilito che il pre-test è facoltativo, soprattutto in caso di incidente. Inoltre, ha ribadito un principio fondamentale: non basta contestare genericamente il funzionamento dell'apparecchio. Spetta al conducente fornire prove concrete di vizi o errori dello strumento, un onere che in questo caso non è stato assolto. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Prelievo ematico dopo incidente: condanna anche senza cure mediche
Un automobilista, dopo un incidente, viene sottoposto in ospedale a un test alcolemico. Risultato positivo, viene condannato. L'imputato si difende sostenendo che il suo consenso al test non era valido, poiché non stava ricevendo cure mediche e la polizia lo aveva informato in modo errato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro sul prelievo ematico per guida in stato di ebbrezza: dopo un sinistro, l'accesso in ospedale giustifica l'esame. Inoltre, la validità della prova non richiede un consenso specifico diverso da quello per l'atto medico, e le eventuali informazioni errate fornite dalla polizia sono irrilevanti. La condanna è quindi definitiva.
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Guida in stato di ebbrezza: appello generico, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un automobilista per guida in stato di ebbrezza, aggravata dall'aver causato un incidente. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile perché i motivi erano generici e non criticavano in modo specifico la sentenza precedente. La Corte ha ribadito un principio importante: il diniego delle attenuanti generiche non necessita di una motivazione complessa quando la pena scelta dal giudice è già superiore al minimo previsto dalla legge. In questo caso, le attenuanti diventano solo un elemento di calcolo. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per l'automobilista di pagare le spese processuali e una multa.
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Guida in stato di ebbrezza: lucido ma condannato, la Cassazione
Un autotrasportatore professionale viene condannato per guida in stato di ebbrezza dopo aver causato un incidente stradale. Le analisi del sangue, eseguite in ospedale, rivelano un tasso alcolemico di 2,96 g/l. L'imputato si difende sostenendo che i risultati non sono attendibili, poiché al momento del ricovero appariva lucido e cosciente. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici stabiliscono che l'apparente lucidità non può smentire l'esito di un'analisi scientifica come quella del sangue. La condanna per guida in stato di ebbrezza aggravata dall'incidente viene quindi confermata in via definitiva.
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