Un motociclista viene condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata da un incidente stradale, con un tasso alcolemico di 2,5 g/l. L'imputato si difende sostenendo che il test, effettuato quasi tre ore dopo il sinistro, non fosse attendibile. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio chiave: un valore così alto a distanza di tempo prova che al momento della guida il tasso era certamente illegale, trovandosi nella fase discendente della curva di assorbimento. Inoltre, la sua condotta di guida, alterata dall'alcol, ha contribuito a causare l'incidente, rendendo corretta l'applicazione dell'aggravante. La condanna è quindi definitiva.
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