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Art. 2-bis Codice della Strada

6 provvedimenti

Guida in stato di ebbrezza aggravata: incidente? Condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un automobilista per guida in stato di ebbrezza aggravata. L'uomo, dopo un incidente in cui la sua auto è finita in un dirupo, è risultato positivo all'alcoltest con un tasso molto elevato. La difesa sosteneva che non fosse provato né che fosse lui alla guida, né che l'ebbrezza avesse causato l'incidente. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: per l'aggravante dell'incidente stradale, non è necessario dimostrare un nesso di causa-effetto tra lo stato di alterazione e l'incidente stesso. È sufficiente il semplice collegamento materiale tra la guida in stato di ebbrezza e il verificarsi del sinistro per giustificare la condanna.
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Consenso prelievo ematico: firma sul verbale basta, condanna ok
Un automobilista, condannato per guida in stato di ebbrezza aggravata, ha presentato ricorso in Cassazione. Sosteneva che il suo consenso al prelievo ematico non fosse valido. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: la firma apposta sul verbale delle forze dell'ordine è sufficiente a dimostrare un valido consenso al prelievo ematico, a meno che non ci siano prove evidenti di un'incapacità di comprendere l'atto. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per l'automobilista di pagare le spese processuali e un'ulteriore somma alla Cassa delle Ammende.
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Guida in ebbrezza e incidente: aggravante anche senza nesso causale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un automobilista per guida in stato di ebbrezza, respingendo il suo ricorso. Il conducente, dopo aver bevuto, aveva tamponato due veicoli fermi in coda, causando danni e lesioni. La Corte ha stabilito un principio fondamentale sull'aggravante sinistro stradale guida in stato di ebbrezza: non è necessario dimostrare un nesso di causalità diretto tra l'ubriachezza e l'incidente. È sufficiente un semplice collegamento materiale. La condizione di alterazione psicofisica, che riduce i riflessi, è di per sé abbastanza per giustificare la pena più severa. I giudici hanno anche negato l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', a causa dei danni provocati.
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Guida in stato di ebbrezza: niente tenuità del fatto con incidente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un automobilista per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcolemico molto elevato (1,86 g/l) che aveva anche causato un incidente. L'imputato aveva chiesto l'assoluzione per 'particolare tenuità del fatto', ma la Corte ha respinto la richiesta. La sentenza stabilisce un principio chiaro: la particolare tenuità del fatto per guida in stato di ebbrezza non è applicabile quando la condotta è aggravata da un tasso alcolico così alto e, soprattutto, dalla provocazione di un sinistro stradale. Questi elementi, infatti, indicano una gravità del comportamento incompatibile con il beneficio di legge.
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Guida in stato di ebbrezza: appello generico, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un automobilista per guida in stato di ebbrezza, aggravata dall'aver causato un incidente. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile perché i motivi erano generici e non criticavano in modo specifico la sentenza precedente. La Corte ha ribadito un principio importante: il diniego delle attenuanti generiche non necessita di una motivazione complessa quando la pena scelta dal giudice è già superiore al minimo previsto dalla legge. In questo caso, le attenuanti diventano solo un elemento di calcolo. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per l'automobilista di pagare le spese processuali e una multa.
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Violazione di sigilli: reato senza sigilli fisici
Un automobilista viene condannato per violazione di sigilli e sottrazione di cose sequestrate per aver guidato la sua auto sottoposta a sequestro amministrativo. La Cassazione annulla la condanna per la sottrazione (art. 334 c.p.), ritenendola assorbita nell'illecito amministrativo. Conferma però la condanna per violazione di sigilli (art. 349 c.p.), specificando che il reato sussiste anche senza l'apposizione materiale dei sigilli, poiché è sufficiente eludere il vincolo di immodificabilità del bene.
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