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Grimaldelli

34 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Strumenti metallici sagomati utilizzati per aprire serrature senza l'uso della chiave originale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Inammissibilità del ricorso per Cassazione per motivi nuovi
Un cittadino viene condannato per il possesso ingiustificato di chiavi alterate o grimaldelli in concorso. In appello contesta unicamente la propria responsabilità penale, senza lamentare l'eccessività della pena. Successivamente presenta ricorso in Cassazione lamentando solo la quantificazione della pena. La Suprema Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso per Cassazione: non è consentito proporre questioni nuove mai sottoposte ai giudici di secondo grado. Il ricorrente subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione proposto personalmente: l’errore fatale
L'Imputato è stato condannato a nove mesi di arresto per possesso ingiustificato di chiavi alterate e porto di oggetti atti ad offendere (un cutter e forbici). L'Imputato ha presentato un ricorso per cassazione proposto personalmente per contestare la decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La riforma legislativa del 2017 ha infatti eliminato la possibilità per i cittadini di firmare e depositare autonomamente questo tipo di impugnazione. Oggi, l'atto deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un avvocato cassazionista abilitato. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Possesso ingiustificato di grimaldelli: la condanna è inevitabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due soggetti condannati per possesso ingiustificato di grimaldelli e porto di oggetti atti ad offendere. Gli imputati viaggiavano in auto con attrezzi da scasso nascosti e un'arma. La difesa sosteneva che gli attrezzi servissero per lavoro, ma i giudici hanno respinto la tesi a causa del contemporaneo occultamento di un'arma. La Cassazione ha confermato la condanna e inflitto una sanzione pecuniaria per la genericità dei motivi di ricorso.
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Errore formale, difesa salva: conversione del ricorso in appello
Un cittadino, condannato dal Tribunale per porto abusivo di una taglierina e possesso ingiustificato di uno spiedo in acciaio, ha proposto ricorso direttamente in Cassazione. L'imputato lamentava la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha rilevato che la sentenza di condanna a pena detentiva e pecuniaria congiunte non era direttamente ricorribile in Cassazione. Tuttavia, applicando il principio di conservazione degli atti, i giudici hanno disposto la conversione del ricorso in appello. Gli atti sono stati quindi trasmessi alla Corte di Appello competente per il regolare giudizio di secondo grado, garantendo così la tutela dei diritti dell'imputato senza dichiarare l'inammissibilità del ricorso.
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Reato continuato: no allo sconto di pena per i ladri abituali
Il Condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra una condanna per possesso ingiustificato di chiavi alterate e grimaldelli e successive condanne per furto. Il Tribunale di Pesaro ha respinto la richiesta, decisione poi confermata dalla Corte di Cassazione. I giudici hanno evidenziato che il possesso degli strumenti da scasso è avvenuto ben cinque mesi prima dei furti, escludendo un unico disegno criminoso originario. Inoltre, la condotta del ricorrente dimostra una sistematica abitualità nel commettere reati, elemento incompatibile con la continuazione. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Furto pluriaggravato: quando il danno minimo non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per furto pluriaggravato, porto di oggetti atti ad offendere e possesso di grimaldelli. L'imputato contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della particolare tenuità del danno. La Suprema Corte ha chiarito che l'attenuante del danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio economico quasi nullo per la vittima, valutando non solo il valore del bene ma anche gli effetti complessivi del reato. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso determina la formazione del giudicato sostanziale, impedendo l'applicazione del nuovo regime di procedibilità a querela introdotto dalla riforma Cartabia. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Grimaldelli in tasca e precedenti: no alla particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per possesso ingiustificato di strumenti da scasso. L'imputato, già condannato più volte per reati a scopo di lucro, aveva chiesto l'assoluzione per particolare tenuità del fatto. La richiesta è stata respinta. I giudici hanno stabilito che i numerosi precedenti penali qualificano il suo comportamento come 'abituale', una condizione che esclude categoricamente l'applicazione di questo beneficio. La sentenza chiarisce che la serialità nei reati contro il patrimonio impedisce di considerare l'episodio come un fatto isolato e di lieve entità, rendendo la condanna definitiva.
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Grimaldelli in Auto: Condannato per Possesso Ingiustificato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di possesso ingiustificato di grimaldelli. Gli strumenti erano stati trovati sul sedile della sua auto e l'imputato non era riuscito a fornire una spiegazione plausibile sulla loro destinazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, sottolineando che non è possibile chiedere ai giudici di legittimità una nuova valutazione dei fatti. La mancanza di una giustificazione valida è stata ritenuta sufficiente per rendere definitiva la condanna, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Particolare tenuità del fatto: no se chiesta solo in Cassazione
Una persona, condannata per possesso ingiustificato di strumenti da scasso, ha presentato ricorso in Cassazione. Chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: la richiesta di applicare la particolare tenuità del fatto non può essere presentata per la prima volta in Cassazione. Doveva essere sollevata nei gradi di giudizio precedenti. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una multa.
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Ricorso contro patteggiamento: dal furto alla condanna alle spese
Due donne, condannate con patteggiamento per tentato furto in abitazione e possesso di strumenti da scasso, presentano appello. Contestano la sentenza sostenendo che il giudice non abbia verificato la possibilità di un'assoluzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge, infatti, pone limiti molto stretti al ricorso contro patteggiamento, escludendo contestazioni come quella sollevata. Le ricorrenti non solo hanno visto confermata la loro condanna, ma sono state anche obbligate a pagare le spese processuali e una multa di 4.000 euro.
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Possesso di grimaldelli: condanna certa se la Cassazione non può riesaminare i fatti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il reato di possesso ingiustificato di grimaldelli. L'imputato aveva presentato ricorso sostenendo che i giudici precedenti avessero interpretato male i fatti e le prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma solo di controllare la corretta applicazione della legge. Poiché la motivazione della condanna era logica e priva di errori giuridici, la decisione è diventata definitiva, con l'aggiunta di una condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro probatorio: attrezzi da lavoro o da scasso? Decide la Corte
Un arrotino ambulante si oppone al sequestro di attrezzi (cacciaviti, pinze, grimaldelli) trovati nel suo veicolo, sostenendo siano strumenti di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro probatorio. Secondo i giudici, anche oggetti di uso comune possono essere sequestrati se esiste la necessità di compiere accertamenti per verificare eventuali alterazioni o il loro legame con un reato. La motivazione del provvedimento, anche se sintetica, è valida se indica chiaramente la finalità investigativa. L'appello dell'uomo è stato quindi respinto con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Possesso ingiustificato di grimaldelli: condanna per un tronchese
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di possesso ingiustificato di grimaldelli, previsto dall'art. 707 del codice penale. L'imputato era stato trovato in possesso di un tronchese, considerato dai giudici uno strumento idoneo a forzare serrature. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché troppo generico: non spiegava in modo specifico i presunti errori della sentenza di condanna. La decisione finale stabilisce che anche un comune utensile come un tronchese può rientrare nella categoria degli strumenti da scasso, portando a una condanna se il possesso non è giustificato. L'imputato ha perso la causa e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Jammer in auto: condanna per possesso di grimaldelli anche non tuo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per possesso ingiustificato di grimaldelli nei confronti di un automobilista. Nella sua vettura era stato trovato un 'jammer', un disturbatore di frequenze. L'uomo si era difeso sostenendo che l'oggetto non fosse suo, ma di un passeggero. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: per la configurabilità del reato non conta la proprietà dell'oggetto, ma la sua 'disponibilità concreta ed immediata'. Essendo il jammer visibile e a portata di mano del conducente, la sua consapevolezza e possibilità di utilizzo erano sufficienti per la condanna. L'appello è stato quindi respinto.
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Possesso ingiustificato di grimaldelli: condanna anche senza furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per possesso ingiustificato di grimaldelli nei confronti di un soggetto. L'uomo era stato trovato con numerosi attrezzi da scasso in auto e aveva tentato di nasconderli durante un controllo, fornendo poi una giustificazione poco credibile. Secondo i giudici, questi elementi sono sufficienti per dimostrare che gli oggetti erano destinati a commettere reati, anche senza che un furto fosse stato effettivamente compiuto. L'insieme degli indizi (numero e tipo di oggetti, comportamento e scusa debole) ha reso la condanna inevitabile e il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Possesso di grimaldelli: condanna a 8 mesi anche senza furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di arresto per due persone per il reato di possesso ingiustificato di grimaldelli. Gli strumenti da scasso sono stati trovati nella loro auto e addosso a uno di loro. Sebbene fossero stati assolti dall'accusa di furto, poiché l'azione criminale non era ancora iniziata, la Corte ha stabilito che il solo possesso di tali attrezzi costituisce reato. La decisione si è basata sul collegamento logico tra gli imputati, i loro numerosi precedenti penali per reati contro il patrimonio e gli strumenti idonei all'effrazione. L'appello è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Possesso ingiustificato di grimaldelli: pena confermata in Cassazione
Una persona condannata per il reato di possesso ingiustificato di grimaldelli ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, lamentando che la pena fosse troppo severa. La Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: la valutazione della giusta pena spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione, a meno che la decisione non sia palesemente illogica o arbitraria. In questo caso, la motivazione del giudice è stata ritenuta sufficiente, confermando così la condanna e la sanzione originaria. La ricorrente è stata anche condannata a pagare le spese processuali.
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Grimaldelli: condanna per possesso ingiustificato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due individui sorpresi in possesso di grimaldelli e chiavi alterate. I ricorrenti avevano impugnato la sentenza lamentando il diniego della messa alla prova e la mancanza di prove certe sulla loro responsabilità. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, precisando che i numerosi precedenti penali impediscono l'accesso a benefici procedurali e che, per la configurazione del reato in concorso, basta la consapevolezza della disponibilità immediata degli strumenti da scasso da parte di tutti i soggetti coinvolti.
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Possesso ingiustificato di chiavi o grimaldelli: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo sorpreso con strumenti atti allo scasso in circostanze sospette. L'imputato, con precedenti per reati contro il patrimonio, non ha fornito spiegazioni valide per il possesso degli oggetti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché riproponeva argomenti generici già respinti in appello. La sentenza ribadisce che il possesso ingiustificato di chiavi o grimaldelli, unito a precedenti penali specifici, configura il reato previsto dall'articolo 707 del codice penale. Oltre alla conferma della pena, il ricorrente dovrà versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Desistenza volontaria: i limiti nel tentato furto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto in abitazione, rigettando il ricorso basato sulla presunta desistenza volontaria. Gli imputati avevano interrotto l'azione criminosa non per una scelta libera, ma a causa di fattori esterni ostacolanti: la presenza della vittima all'interno dell'appartamento, la difficoltà tecnica di forzare la serratura (ostruita da colla) e la presenza delle forze dell'ordine all'esterno dell'edificio. La Corte ha ribadito che la desistenza volontaria richiede una spontaneità che manca quando l'interruzione è determinata da cause indipendenti dalla volontà dell'agente.
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