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Possesso ingiustificato di grimaldelli: condanna per un tronchese

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il reato di possesso ingiustificato di grimaldelli, previsto dall’art. 707 del codice penale. L’imputato era stato trovato in possesso di un tronchese, considerato dai giudici uno strumento idoneo a forzare serrature. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché troppo generico: non spiegava in modo specifico i presunti errori della sentenza di condanna. La decisione finale stabilisce che anche un comune utensile come un tronchese può rientrare nella categoria degli strumenti da scasso, portando a una condanna se il possesso non è giustificato. L’imputato ha perso la causa e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 9133 Anno 2023
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Pubblicato il 27 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale

Un tronchese può costare una condanna? Il caso del possesso ingiustificato

Un semplice utensile da lavoro, come un tronchese, può trasformarsi nell’oggetto di un reato? La risposta è affermativa, come dimostra una recente ordinanza della Corte di Cassazione. La vicenda riguarda un uomo condannato per possesso ingiustificato di grimaldelli (art. 707 del codice penale) proprio per essere stato trovato con un tronchese senza una valida ragione. Questa decisione sottolinea come la legge penale non guardi solo all’oggetto in sé, ma anche al contesto e alla potenziale pericolosità del suo utilizzo.

I fatti all’origine della vicenda

La storia inizia quando un uomo viene sottoposto a un controllo e trovato in possesso di un tronchese. Le autorità, non ritenendo giustificato il possesso di tale strumento in quelle circostanze, lo accusano del reato contravvenzionale previsto dall’articolo 707 del codice penale. Sia il Tribunale che la Corte d’Appello confermano la sua colpevolezza. I giudici ritengono che il tronchese rientri a pieno titolo nella categoria degli “strumenti atti ad aprire o forzare serrature”, equiparandolo di fatto a un grimaldello ai fini della legge.

La contestazione e il ricorso in Cassazione

L’imputato, non accettando la condanna, decide di presentare ricorso alla Corte di Cassazione. L’obiettivo era contestare l’interpretazione dei giudici, sostenendo che un tronchese non potesse essere automaticamente classificato come uno strumento da scasso. Tuttavia, il suo ricorso si scontra con un ostacolo di natura procedurale. La legge, infatti, richiede che un ricorso per cassazione sia specifico, cioè che indichi in modo preciso e dettagliato gli errori commessi nella sentenza precedente. In questo caso, il ricorso è stato giudicato troppo vago e generico.

Il principio del possesso ingiustificato di grimaldelli

L’articolo 707 del codice penale punisce chi, essendo stato condannato per determinati reati (come furto o rapina), viene trovato in possesso di chiavi alterate o di strumenti idonei allo scasso, senza poterne giustificare l’attuale destinazione. La norma ha uno scopo preventivo: evitare che persone con precedenti specifici possano compiere nuovi reati contro il patrimonio. La giurisprudenza ha da tempo chiarito che la nozione di “grimaldello” è ampia e include qualsiasi oggetto che, per le sue caratteristiche, possa essere usato per forzare serrature o accessi, come cacciaviti, tenaglie e, appunto, tronchesi.

Le motivazioni: perché il ricorso è stato respinto

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, senza nemmeno entrare nel merito della questione. La motivazione è puramente tecnica ma fondamentale: il ricorso mancava del requisito della “specificità”. L’imputato si era limitato a lamentare un’errata applicazione della legge, senza però argomentare in modo concreto perché la valutazione dei giudici di merito fosse sbagliata. Non ha fornito elementi per contestare la qualificazione del tronchese come strumento da scasso in quel preciso contesto. Di conseguenza, i giudici supremi non hanno potuto fare altro che respingere l’impugnazione, confermando la decisione precedente.

Le conclusioni: la condanna diventa definitiva

L’esito finale è sfavorevole per l’imputato. La sua condanna per possesso ingiustificato di grimaldelli è diventata definitiva. Oltre a ciò, è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa sentenza ribadisce un principio importante: non è l’oggetto in sé a essere illegale, ma il suo possesso in circostanze che non lo giustificano, specialmente da parte di soggetti con precedenti penali. Un utensile comune può diventare prova di un reato se il contesto ne suggerisce un uso illecito.

Qualsiasi attrezzo da lavoro può essere considerato uno strumento da scasso?
Sì, potenzialmente qualsiasi strumento (cacciavite, tenaglia, tronchese) può essere considerato ‘atto allo scasso’ ai sensi dell’art. 707 c.p. se il suo possesso non è giustificato dal contesto o dall’attività svolta dalla persona.

Cosa significa che un ricorso in Cassazione è ‘generico’?
Significa che l’atto di ricorso non spiega in modo chiaro e dettagliato quali sono gli errori di diritto commessi dalla sentenza precedente. È un vizio formale che ne causa l’inammissibilità, impedendo ai giudici di esaminare il caso.

Cosa succede quando un ricorso penale viene dichiarato inammissibile?
La sentenza impugnata diventa definitiva e non può più essere contestata. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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