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Gestione Separata — Anno 2026

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93 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Gestione Separata

Provvedimenti

Prescrizione contributi previdenziali: l’omissione non è dolo
Un professionista ha impugnato la richiesta di pagamento dell'ente previdenziale per contributi omessi relativi all'anno 2011, eccependo l'avvenuta prescrizione. La Corte d'Appello aveva respinto l'eccezione, ritenendo che la mancata compilazione del quadro RR costituisse un doloso occultamento del debito idoneo a sospendere i termini. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore autonomo. I giudici hanno stabilito che la prescrizione contributi previdenziali decorre dalla scadenza del termine di pagamento e che l'omessa compilazione del quadro RR non comporta alcun automatismo di occultamento doloso. Di conseguenza, la richiesta di pagamento, giunta oltre i cinque anni, è tardiva e il debito è estinto.
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Prescrizione contributi INPS: la proroga che salva l’ente
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS contro la decisione che dichiarava prescritti i contributi previdenziali dovuti da un libero professionista per l'anno 2008. La Corte ha stabilito che la prescrizione contributi INPS per gli iscritti alla Gestione Separata inizia a decorrere solo dalla scadenza del termine di pagamento, comprensivo di eventuali proroghe o differimenti disposti per legge o tramite decreti governativi (D.P.C.M.). Nel caso di specie, il termine era stato differito al 6 luglio 2009 per i contribuenti soggetti agli studi di settore. Questo rinvio si applica oggettivamente a tutti i professionisti che svolgono un'attività per la quale sono previsti tali studi, indipendentemente dalla loro concreta situazione fiscale. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Principio di automaticità delle prestazioni: no ai co.co.co.
Un collaboratore a progetto ha chiesto all'INPS l'indennità di disoccupazione DIS-COLL. L'INPS ha rifiutato la domanda perché il committente non aveva versato i contributi previdenziali. I giudici di merito hanno accolto la richiesta del lavoratore, ritenendo applicabile il principio di automaticità delle prestazioni. L'INPS ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che il principio di automaticità delle prestazioni non si applica ai collaboratori iscritti alla Gestione separata. Per questi lavoratori, l'obbligo contributivo fa capo a loro stessi, anche se il committente si occupa materialmente del versamento. Di conseguenza, senza contributi effettivamente accreditati, non si ha diritto alla disoccupazione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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APE sociale: scontro tra INPS e collaboratori in Cassazione
Un collaboratore a progetto iscritto alla Gestione separata chiede l'accesso all'APE sociale dopo la cessazione del suo rapporto con una cooperativa. L'INPS nega il beneficio, sostenendo che l'anticipo pensionistico spetti solo ai lavoratori dipendenti licenziati. La Corte d'Appello dà ragione al lavoratore, assimilando la fine del contratto di collaborazione al licenziamento. L'INPS ricorre in Cassazione. I giudici di legittimità, rilevando la novità e l'importanza della questione sul piano nazionale, decidono con ordinanza interlocutoria di non decidere subito, ma di rinviare la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Obbligo iscrizione Gestione separata: da dipendente ad autonomo
Il Lavoratore ha contestato la richiesta dell'Ente Previdenziale di pagare i contributi previdenziali per gli anni 2010 e 2012. La Corte d'Appello ha stabilito che, mentre fino al 31 maggio 2010 esisteva un rapporto di lavoro subordinato con l'Azienda, dopo tale data il rapporto è proseguito come collaborazione autonoma. Questa conclusione si basa sulla liquidazione del TFR, sulla dichiarazione dei redditi del Lavoratore e sulla comunicazione aziendale di fine consulenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, confermando l'obbligo iscrizione Gestione separata per il periodo successivo alla cessazione del rapporto subordinato. Il Lavoratore perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Contributi Gestione separata: sanzioni cancellate ai professionisti
L'Ente Previdenziale ha richiesto il pagamento dei Contributi Gestione separata a diversi professionisti (architetti e ingegneri) iscritti ai rispettivi albi ma non alla cassa professionale autonoma. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'obbligo di iscrizione sussiste per chi svolge attività abituale senza versare il contributo soggettivo alla propria cassa. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso di una professionista poiché il giudice d'appello ha omesso di pronunciarsi sulla prescrizione del debito. Inoltre, applicando una recente decisione della Corte Costituzionale, la Cassazione ha esonerato i professionisti dalle sanzioni civili per il periodo precedente al 6 luglio 2011. Infine, ha dichiarato estinto il processo per un lavoratore che ha aderito alla definizione agevolata.
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Prescrizione contributi Gestione Separata: INPS vince la causa
L'INPS ha richiesto a un avvocato il pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2009 tramite un avviso notificato il 1° luglio 2015. Il professionista ha eccepito la prescrizione del credito, sostenendo che il termine di cinque anni fosse scaduto il 16 giugno 2015. La Corte d'Appello ha accolto la tesi del lavoratore autonomo. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che la proroga dei termini di versamento al 6 luglio 2010, prevista dal D.P.C.M. 10 giugno 2010, si applica oggettivamente a tutti i contribuenti che esercitano attività per cui sono previsti gli studi di settore, anche se aderenti al regime dei minimi. Di conseguenza, la richiesta dell'INPS è tempestiva e la prescrizione contributi Gestione Separata non si è verificata.
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Prescrizione Contributi Gestione Separata: il DPCM sposta tutto
Un libero professionista si oppone a una richiesta di pagamento dell'Ente Previdenziale per contributi del 2009, ritenendola tardiva. L'Ente sostiene che un DPCM aveva posticipato la scadenza del versamento e, di conseguenza, anche l'inizio del termine di prescrizione. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente, stabilendo che la proroga del termine di pagamento disposta da un DPCM sposta anche la decorrenza della **prescrizione contributi Gestione Separata**. La richiesta di pagamento, avvenuta entro i cinque anni dalla nuova scadenza, è quindi legittima.
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Iscrizione Gestione Separata: Reddito Basso Non Salva l’Avvocato
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'obbligo di iscrizione Gestione Separata avvocati. Un avvocato, con un reddito annuo inferiore a 5.000 euro, si era opposto alla richiesta di contributi da parte dell'Ente Previdenziale. I giudici di merito gli avevano dato ragione, considerando il basso reddito come prova di un'attività occasionale. La Cassazione ha ribaltato la decisione: il superamento della soglia dei 5.000 euro non è l'unico criterio per determinare l'abitualità di una professione. Altri elementi, come l'iscrizione all'albo o la titolarità di una Partita IVA, sono indizi importanti. L'Ente Previdenziale ha quindi vinto il ricorso e il caso dovrà essere riesaminato tenendo conto di tutti questi fattori, non solo del reddito percepito.
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Decorrenza Pensione Gestione Separata: la Domanda Vince sull’Età
Un lavoratore con contributi versati sia nel fondo per lavoratori dipendenti sia nella Gestione Separata ha chiesto la pensione, unendo tutti i versamenti. Egli sosteneva che la pensione dovesse partire dalla data in cui aveva maturato i requisiti (2007). L'Ente Previdenziale, invece, l'aveva liquidata dal mese successivo alla domanda di unificazione dei contributi (2014). La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente. Ha stabilito che la decorrenza pensione in Gestione Separata, in caso di cumulo, non parte dal momento in cui si raggiungono i requisiti di età e contributi, ma dalla data della domanda con cui si esercita l'opzione di unire i versamenti. Solo con quella richiesta, infatti, si forma il montante contributivo necessario.
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Sanzioni Contributi Avvocati: Cassazione annulla le multe INPS
Un'avvocatessa si era opposta alla richiesta di pagamento di contributi e sanzioni da parte dell'Ente Previdenziale per l'anno 2010. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla professionista riguardo alle sanzioni. Applicando una fondamentale sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che le sanzioni contributi avvocati per i periodi precedenti all'entrata in vigore di una legge del 2011 non sono dovute. La norma che le imponeva è stata infatti dichiarata incostituzionale. Di conseguenza, la richiesta di pagamento delle sole sanzioni è stata annullata, segnando una vittoria per la professionista.
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Sanzioni Gestione Separata: Avvocato vince, ma paga i contributi
Una professionista si oppone alla richiesta di pagamento di contributi e sanzioni per l'iscrizione d'ufficio alla Gestione Separata INPS. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante: mentre l'obbligo di versare i contributi previdenziali rimane valido, le sanzioni per omessa iscrizione alla Gestione Separata non sono dovute per i periodi antecedenti a una legge chiarificatrice del 2011. La decisione si fonda su una sentenza della Corte Costituzionale che ha riconosciuto la precedente incertezza normativa. Di conseguenza, la professionista ha ottenuto una vittoria parziale: deve pagare i contributi ma è stata liberata dalle pesanti sanzioni.
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Sanzioni Gestione Separata: la Cassazione le annulla per il 2010
La Corte di Cassazione ha annullato le sanzioni per omessa iscrizione alla Gestione Separata richieste a una professionista per l'anno 2010. Sebbene l'obbligo di versare i contributi previdenziali rimanga valido, i giudici hanno applicato un'importante sentenza della Corte Costituzionale (n. 104/2022). Questo principio stabilisce che non sono dovute sanzioni per le mancate iscrizioni relative a periodi precedenti al 6 luglio 2011. La decisione si basa sulla tutela del legittimo affidamento dei professionisti, che prima di quella data si basavano su un quadro normativo e giurisprudenziale diverso. La professionista, quindi, vince la sua battaglia contro le sanzioni, pur dovendo regolarizzare la sua posizione contributiva.
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Gestione Separata Avvocati: Contributi Sì, Sanzioni Annullate
Un avvocato si oppone alla richiesta di pagamento di contributi e sanzioni da parte dell'Ente Previdenziale per l'anno 2010. La Cassazione chiarisce un punto fondamentale sull'iscrizione Gestione Separata avvocati: l'obbligo di versare i contributi sussiste per i professionisti iscritti a un albo, anche se non iscritti alla propria cassa, e la fascia di esenzione di 5.000 euro non si applica a loro. Tuttavia, la Corte ha annullato completamente le sanzioni. La decisione si basa su una successiva sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma che imponeva tali sanzioni per il periodo precedente alla sua entrata in vigore. L'avvocato vince parzialmente: deve pagare i contributi, ma non le sanzioni.
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Prescrizione Contributi Gestione Separata: Proroga salva l’INPS
Una professionista iscritta alla Gestione Separata INPS si oppone a una richiesta di pagamento per contributi del 2009, sostenendo che il credito sia estinto. Il nodo della questione riguarda la decorrenza della prescrizione contributi gestione separata. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di cinque anni non parte dalla scadenza originaria, ma da quella successiva fissata da un decreto di proroga (D.P.C.M.). Tale proroga, legata agli studi di settore, si applica a tutti i professionisti la cui attività rientra in tale ambito, a prescindere dal regime fiscale concretamente adottato. Di conseguenza, il credito dell'Ente Previdenziale non era prescritto al momento della notifica. L'Ente vince la causa.
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Prescrizione Contributi Gestione Separata: la proroga salva l’INPS
Un'avvocatessa iscritta alla Gestione separata si oppone a una richiesta di contributi del 2009, ritenendola prescritta. I giudici di merito le danno ragione, calcolando la prescrizione dalla scadenza originaria del 16 giugno 2010. La Cassazione ribalta la decisione, affermando che una proroga governativa (D.P.C.M.) aveva spostato la scadenza al 6 luglio 2010. Tale proroga, legata agli studi di settore, si applica a tutti i professionisti operanti in quelle categorie, anche se in regime fiscale agevolato. Di conseguenza, il termine per la prescrizione contributi Gestione separata è partito più tardi, rendendo valida la richiesta dell'INPS. L'ente previdenziale vince la causa.
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Pensione in Cumulo: la Domanda Fissa la Decorrenza, non i Requisiti
Un lavoratore con contributi versati sia come dipendente sia nella Gestione Separata ha chiesto la pensione di vecchiaia. Egli sosteneva che la pensione dovesse partire dalla data in cui aveva maturato i requisiti (gennaio 2008). L'Ente Previdenziale, invece, riteneva che la data di partenza dovesse essere successiva alla domanda di cumulo (presentata nel 2013). La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente Previdenziale. Ha stabilito un principio chiaro: la decorrenza della pensione in cumulo non è retroattiva. Essa scatta dal mese successivo alla presentazione della specifica domanda con cui si esercita l'opzione di cumulare i contributi, perché solo da quel momento il diritto si concretizza.
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Slittamento termine prescrizione contributi: il DPCM vince
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sullo slittamento del termine di prescrizione dei contributi previdenziali. Un Libero Professionista si era visto annullare un debito verso l'Ente Previdenziale perché ritenuto prescritto. L'Ente, però, sosteneva che un D.P.C.M. (un decreto del Governo) avesse spostato in avanti la scadenza del pagamento, e quindi anche l'inizio della prescrizione. La Cassazione ha dato ragione all'Ente, affermando che tali decreti non sono semplici atti amministrativi, ma vere e proprie fonti normative. Di conseguenza, il giudice deve applicarli d'ufficio, in base al principio 'iura novit curia' (il giudice conosce le leggi), anche se la parte non li produce in giudizio. La richiesta di pagamento dell'Ente è quindi legittima.
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Basso reddito non esclude l’iscrizione Gestione Separata
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avvocato è obbligato all'iscrizione Gestione Separata INPS se esercita la professione in modo abituale, anche se il reddito è inferiore alla soglia minima. L'abitualità, e non il reddito, è il criterio decisivo. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso dell'avvocato su un punto cruciale: la mancata compilazione del quadro 'RR' nella dichiarazione dei redditi non equivale automaticamente a un occultamento doloso del debito. Di conseguenza, la prescrizione dei contributi non si interrompe in automatico. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione sulle sanzioni e sulla prescrizione, anche alla luce di una recente sentenza della Corte Costituzionale favorevole agli avvocati.
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Proroga pagamenti e Prescrizione Contributi Gestione Separata
Una professionista si opponeva alla richiesta di pagamento dell'INPS per i contributi del 2009, sostenendo che il debito fosse estinto. I giudici di merito le avevano dato ragione. L'INPS, però, ha contestato in Cassazione che una proroga governativa dei termini di pagamento per quell'anno avesse spostato in avanti la data di inizio della prescrizione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che i giudici precedenti avevano erroneamente ignorato l'impatto della proroga. La questione della decorrenza della prescrizione contributi Gestione separata dovrà quindi essere riesaminata. L'INPS vince il ricorso.
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