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Gestione Ex Enpals

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È il regime previdenziale speciale, oggi confluito nell'INPS, dedicato ai lavoratori dello spettacolo e dello sport, caratterizzato da regole specifiche data la natura spesso discontinua del loro lavoro.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Esenzione contributiva sportiva: no a custodi e giardinieri
L'INPS ha richiesto il pagamento dei contributi previdenziali a un'Associazione Sportiva Dilettantistica per le prestazioni di quattro collaboratori (un giardiniere, un addetto alle pulizie e due custodi). Il Presidente dell'Associazione sosteneva che tali compensi rientrassero nell'esenzione contributiva sportiva prevista per i redditi diversi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Associazione. I giudici hanno stabilito che l'esenzione non si applica in modo automatico solo grazie all'affiliazione al CONI. Nel caso specifico, i lavoratori svolgevano mansioni ordinarie in modo abituale, ripetitivo e professionale, superando anche le soglie economiche di esenzione. Di conseguenza, l'Associazione deve versare i contributi previdenziali ordinari e pagare le spese legali.
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No esenzione contributiva sport dilettantistico a professionisti
L'INPS ha richiesto a una Società Sportiva il pagamento dei contributi previdenziali per ventidue istruttori di palestra. La società ha contestato la richiesta, invocando l'esenzione contributiva sport dilettantistico prevista per i redditi diversi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che i compensi degli istruttori non potevano beneficiare dell'agevolazione. I giudici hanno accertato che le prestazioni avevano natura professionale e abituale, come dimostrato dai contratti di collaborazione, dalle specifiche competenze dei lavoratori e dalla pattuizione di un compenso fisso orario. La Corte ha stabilito che spetta al datore di lavoro dimostrare la sussistenza dei requisiti per l'esenzione, la quale non si applica se l'attività è svolta con carattere di professionalità.
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Esenzione contributiva sport dilettantistico: la forma non basta
Una Società Sportiva Dilettantistica ha impugnato l'addebito dell'INPS per contributi omessi relativi a 75 istruttori sportivi. La Corte d'Appello ha confermato l'obbligo contributivo, ritenendo l'attività commerciale e a scopo di lucro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che l'esenzione contributiva sport dilettantistico non spetta in modo automatico solo per l'affiliazione formale al CONI. Per beneficiare dell'agevolazione, l'associazione deve dimostrare l'effettiva assenza di scopo di lucro e la natura non professionale delle prestazioni degli istruttori. Non avendo la società fornito tale prova, i compensi sono soggetti a contribuzione previdenziale obbligatoria.
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Esenzione contributiva sport dilettantistico: KO per l’INPS
L'INPS ha richiesto a un'Associazione Sportiva Dilettantistica il pagamento di contributi previdenziali omessi per ventidue collaboratori, tra cui istruttori e addetti alla segreteria. L'ente previdenziale sosteneva che le prestazioni fossero professionali e non occasionali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando l'esenzione contributiva sport dilettantistico per i compensi erogati. I giudici hanno chiarito che l'agevolazione spetta se l'associazione opera concretamente senza scopo di lucro e se le prestazioni dei collaboratori non hanno carattere professionale o abituale. Nel caso specifico, l'INPS non ha fornito prove contrarie all'effettiva natura dilettantistica dell'attività svolta dall'associazione, legittimando così l'applicazione del regime di esenzione per i compensi sotto la soglia di legge.
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Pensione spettacolo: vince l’INPS sul massimale pensionabile
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Istituto Previdenziale contro la decisione che escludeva l'applicazione del massimale pensionabile per un lavoratore dello spettacolo. Il Lavoratore chiedeva la riliquidazione del supplemento di pensione per la quota B (anzianità post 1992) senza il limite del tetto massimo giornaliero previsto dalla legge speciale. I giudici di legittimità hanno chiarito che il massimale pensionabile previsto dal d.P.R. n. 1420/1971 rimane pienamente operativo e non è stato abrogato. La Cassazione ha ribadito che non esiste un principio di necessaria corrispondenza tra i contributi versati e l'importo della pensione erogata, poiché il sistema previdenziale risponde a logiche di solidarietà collettiva e non di pura corrispettività commerciale. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Massimale Pensione Lavoratori Spettacolo: la Cassazione frena
Un lavoratore dello spettacolo chiedeva il ricalcolo della sua pensione (la 'Quota B') senza l'applicazione del limite massimo di retribuzione giornaliera previsto da una vecchia norma. I giudici di merito gli avevano dato ragione. La Corte di Cassazione, però, ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Ente Previdenziale. Ha stabilito che il massimale pensione lavoratori spettacolo si applica anche alla Quota B (contributi post 1992). Secondo la Corte, questo limite non è mai stato cancellato e serve a bilanciare il regime di favore di questa categoria con la sostenibilità economica del sistema pensionistico generale. Di conseguenza, la pensione del lavoratore dovrà essere ricalcolata applicando il tetto massimo.
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Pensione Spettacolo: Tetto Massimo Vince su Ricalcolo Senza Limiti
Una lavoratrice del settore spettacolo chiedeva il ricalcolo della sua pensione, sostenendo che il limite massimo alla retribuzione giornaliera non dovesse applicarsi alla 'Quota B' del suo assegno. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente Previdenziale. I giudici hanno stabilito che il massimale retribuzione giornaliera pensionabile resta valido anche per la Quota B. Questa regola, sebbene limiti l'importo, è essenziale per garantire la sostenibilità economica del sistema pensionistico e bilanciare gli interessi di tutti i lavoratori, comprese le categorie con discipline speciali come quella dello spettacolo. La precedente decisione favorevole alla lavoratrice è stata quindi annullata.
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Massimale retributivo pensione spettacolo: la Cassazione vince
Un lavoratore dello spettacolo aveva ottenuto il ricalcolo della sua pensione senza l'applicazione del tetto massimo di retribuzione giornaliera sulla 'Quota B' (contributi post-1992). L'Ente Previdenziale ha fatto ricorso. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il massimale retributivo pensione spettacolo si applica a tutta la pensione, inclusa la Quota B. Secondo i giudici, questo limite non è stato cancellato dalle leggi successive ed è fondamentale per bilanciare il sistema previdenziale, che per questa categoria è già più vantaggioso rispetto ad altre. Di conseguenza, l'Ente Previdenziale ha vinto la causa.
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Pensione Spettacolo: Limite Retribuzione Vince su Ricalcolo
Un lavoratore dello spettacolo ha richiesto il ricalcolo della sua pensione, sostenendo che il limite massimo sulla retribuzione giornaliera non dovesse applicarsi alla 'Quota B' (contributi post-1992). L'Ente Previdenziale si è opposto. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente, stabilendo un principio fondamentale: il massimale retribuzione pensionabile si applica anche alla Quota B. Questa limitazione, secondo i giudici, non è stata abolita dalle riforme successive e rimane essenziale per garantire l'equilibrio e la sostenibilità del sistema pensionistico, bilanciando le regole di favore previste per questa categoria di lavoratori. La precedente sentenza favorevole al lavoratore è stata quindi annullata.
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Tetto Pensione Spettacolo: Lavoratore Perde, l’Ente Vince
Un lavoratore dello spettacolo ha chiesto il ricalcolo della sua pensione, sostenendo che il limite massimo sulla retribuzione giornaliera non dovesse applicarsi alla 'Quota B'. Inizialmente i giudici gli avevano dato ragione. La Corte di Cassazione, però, ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'Ente Previdenziale. La Corte ha stabilito che il 'massimale retribuzione pensionabile' previsto da una vecchia norma del 1971 è ancora valido e non è stato cancellato dalle leggi successive. Questo tetto serve a bilanciare il trattamento di favore riservato a questa categoria di lavoratori con la sostenibilità del sistema pensionistico generale. Di conseguenza, l'Ente Previdenziale ha vinto e il calcolo originario della pensione è stato ritenuto corretto.
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Contributi sport dilettantistico: no INPS sotto 7.500€
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale contro un'associazione sportiva, confermando che i compensi erogati per attività sportiva amatoriale non sono soggetti a contributi se inferiori a 7.500 euro annui. La Corte ha chiarito che tali somme, qualificate come 'redditi diversi' e prive del carattere della professionalità, non rientrano nell'obbligo contributivo ex ENPALS. Questo principio si applica quando l'attività è effettivamente dilettantistica e non si configura come quella di 'animatore turistico', stabilendo un importante precedente sui contributi sport dilettantistico.
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