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Gambizzazione

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un atto intimidatorio che consiste nel ferire una persona sparandole alle gambe. È una forma di punizione spesso usata in contesti di criminalità organizzata.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Punito dal clan: l’aggravante mafiosa vale anche per la lezione
Un affiliato a un clan criminale, dopo aver avviato un'attività di spaccio non autorizzata, viene 'punito' dal suo capo con un colpo di pistola alla gamba. La vicenda viene ricostruita grazie alle intercettazioni ambientali nella stanza d'ospedale dove la vittima, ignara di essere registrata, racconta i dettagli dell'accaduto. La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi degli aggressori, confermando la loro colpevolezza e la sussistenza dell'aggravante mafiosa. Secondo i giudici, la punizione esemplare era finalizzata a ristabilire il prestigio e il controllo del clan, integrando pienamente i requisiti dell'aggravante.
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Omicidio del 1988: l’imprescrittibilità vince sulla prescrizione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due persone per un omicidio avvenuto nel 1988 in un contesto di criminalità organizzata. L'omicidio, nato come una spedizione punitiva per un debito di droga, si concluse con la morte della vittima. Uno degli imputati sosteneva che il reato dovesse essere prescritto, dato il tempo trascorso e la concessione di un'attenuante. La Corte ha respinto questa tesi, ribadendo il principio dell'imprescrittibilità dell'omicidio aggravato. Ha chiarito che i reati punibili in astratto con l'ergastolo non si estinguono mai, a prescindere da quando sono stati commessi e anche se le attenuanti portano poi a una pena inferiore. La giustizia, in questi casi, non ha una data di scadenza.
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Omicidio volontario: dolo eventuale e confessione
Un individuo, dopo aver confessato anni dopo un delitto, ricorre in Cassazione contro la sua condanna per omicidio volontario, sostenendo la tesi del delitto preterintenzionale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che l'uso di un'arma letale contro una zona vitale del corpo integra, quanto meno, il dolo eventuale, rendendo irrilevante l'intenzione dichiarata di voler solo 'dare una lezione'. È stata inoltre negata l'attenuante speciale della collaborazione in assenza di prove su un movente mafioso.
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Concorso anomalo in omicidio: la Cassazione chiarisce
Un gruppo criminale pianifica un'intimidazione armata ai danni di un uomo, ma l'agguato si conclude con la sua morte. Gli imputati, dall'esecutore materiale all'autista, ricorrono in Cassazione invocando l'ipotesi del concorso anomalo in omicidio, sostenendo di non aver voluto l'evento letale. La Suprema Corte rigetta i ricorsi, affermando che l'utilizzo di un'arma da fuoco rende la morte una conseguenza prevedibile. Di conseguenza, tutti i partecipanti rispondono di omicidio volontario in concorso, essendo sufficiente l'accettazione del rischio (dolo eventuale) e non potendosi configurare un evento eccezionale e imprevedibile richiesto per il concorso anomalo.
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Tentato omicidio: quando si supera il limite?
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare per tentato omicidio, ritenendo insufficiente la motivazione del giudice. La sentenza sottolinea che, per distinguere tra lesioni aggravate e tentato omicidio, è necessaria una ricostruzione fattuale rigorosa che provi in modo inequivocabile l'intenzione di uccidere (animus necandi), specialmente quando l'intento iniziale era solo quello di ferire.
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