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Furto In Abitazione — Anno 2024

44 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Furto In Abitazione

Provvedimenti

Furto in abitazione: Cassazione sulla seconda casa
La Corte di Cassazione, con la sentenza 17038/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La Corte ha stabilito che anche una seconda casa, sebbene non abitata stabilmente, rientra nel concetto di privata dimora tutelato dalla legge. Inoltre, ha confermato la legittimità costituzionale della severa pena prevista per questo reato, anche se commesso nelle pertinenze, poiché la norma protegge non solo il patrimonio ma anche la sicurezza e la privacy individuale.
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Furto in abitazione: anche il cortile è pertinenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La Corte ha chiarito che un cortile, chiuso da un cancello, costituisce una pertinenza della privata dimora ai sensi dell'art. 624 bis c.p., rendendo irrilevante la presenza di un'attività aziendale al suo interno. Confermato il principio di ampia discrezionalità del giudice di merito nella commisurazione della pena.
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Furto in abitazione: anche un’azienda agricola è tutelata
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17983/2024, ha stabilito che il reato di furto in abitazione si configura anche se commesso all'interno di un'azienda agricola, in quanto considerata 'privata dimora'. Il caso riguardava un individuo condannato per aver sottratto gasolio da un'azienda. La Corte ha rigettato il ricorso, precisando che la riqualificazione del reato in una fattispecie più grave in appello non viola il divieto di 'reformatio in peius' se la pena non viene aumentata, anche se ciò comporta conseguenze penitenziarie più sfavorevoli per l'imputato.
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Furto in pertinenze: la Cassazione chiarisce il concetto
La Corte di Cassazione ha confermato che il furto in pertinenze, come un box esterno usato per depositare oggetti personali, integra il più grave reato di furto in abitazione. Analizzando il caso, la Corte ha rigettato il ricorso di un imputato, chiarendo che la nozione di 'privata dimora' si estende a tutti i luoghi, anche separati, destinati a servizio dell'abitazione principale, consolidando la tutela penale per questi spazi.
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Furto in cortile condominiale: è furto in abitazione?
Un individuo, inizialmente accusato di ricettazione per il possesso di uno scooter con parti rubate, è stato condannato in appello per furto in abitazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che il furto in cortile condominiale, se l'area è recintata e funzionalmente collegata alle abitazioni, integra la fattispecie più grave del reato di cui all'art. 624-bis c.p., in quanto il cortile è considerato 'pertinenza' della privata dimora.
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Furto in abitazione: il cortile recintato è dimora
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La Corte ha confermato che un cortile recintato e chiuso da un cancello rientra nel concetto di privata dimora, rendendo non applicabile la derubricazione a furto semplice. È stata negata anche l'attenuante del danno di lieve entità, dato il valore di 1300 euro della refurtiva.
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Furto in abitazione: no attenuante lieve, ricorso out
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione di due vasi di modesto valore. L'imputato sollevava una questione di legittimità costituzionale, sostenendo che la norma non prevede un'attenuante per fatti lievi. La Corte ha ritenuto la questione irrilevante, poiché anche l'introduzione di tale attenuante non avrebbe permesso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la struttura della norma.
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Furto in abitazione: quando un casolare è dimora privata
Due individui sono stati condannati per furto in abitazione per aver rubato da un rustico. Hanno sostenuto che non fosse una 'dimora privata'. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che anche un edificio disabitato ma non abbandonato, usato come magazzino e pertinente alla casa principale, rientra nella nozione di privata dimora ai fini del reato di furto in abitazione.
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Furto in abitazione: quando non c’è il nesso finalistico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero contro la riqualificazione di un reato da tentato furto in abitazione a violazione di domicilio. La Corte ha stabilito che per configurare il furto in abitazione è necessario un 'nesso finalistico' tra l'ingresso nell'immobile e l'intento di rubare. Se l'ingresso avviene per altre ragioni, come trovare riparo, e l'idea di rubare è solo un'eventualità successiva e opportunistica, il reato più grave non sussiste. La sentenza ribadisce anche i rigidi limiti per impugnare una sentenza di patteggiamento per errata qualificazione giuridica, ammissibile solo in caso di errore palese.
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Furto in abitazione: no attenuanti se danno è rilevante
Un uomo, condannato per essere entrato in un'abitazione di notte attraverso una finestra aperta e aver sottratto portafogli, telefono e documenti, ha presentato ricorso contro la sentenza. L'imputato ha richiesto le attenuanti per il valore esiguo della refurtiva e una riduzione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per furto in abitazione inammissibile, specificando che, ai fini della concessione delle attenuanti, si deve considerare il pregiudizio totale subito dalla vittima, che va oltre il mero valore economico degli oggetti rubati. Anche la pena, leggermente superiore al minimo, è stata ritenuta giustificata dalle circostanze.
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Furto in abitazione: quando è procedibile d’ufficio
Un individuo, condannato per tentato furto in abitazione, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo, tra le altre cose, l'improcedibilità del reato per mancanza di querela dopo la Riforma Cartabia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che il delitto di furto in abitazione non è stato modificato dalla riforma e rimane quindi procedibile d'ufficio, senza necessità di querela da parte della vittima.
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Furto in abitazione: quando è perseguibile d’ufficio
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce la disciplina del furto in abitazione a seguito della Riforma Cartabia. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che sosteneva la necessità della querela per procedere. I giudici hanno ribadito che il furto in abitazione, a differenza del furto semplice, rimane un reato procedibile d'ufficio, data la sua maggiore gravità. Il ricorso è stato respinto anche per la genericità degli altri motivi.
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Furto in abitazione: lo spogliatoio è dimora privata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione (art. 624-bis c.p.) per un episodio avvenuto in uno spogliatoio di cantiere. La Corte ha confermato che anche un luogo di lavoro come uno spogliatoio, dove si svolgono atti della vita privata in modo riservato, rientra nella nozione di privata dimora, giustificando l'aggravante contestata.
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Furto in abitazione: quando una villa è privata dimora
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto in abitazione. La Corte conferma che una villa, anche se temporaneamente disabitata ma con il cancello chiuso a chiave, costituisce privata dimora, giustificando l'aggravante. La pena superiore al minimo è stata ritenuta congrua data la gravità dei fatti e i precedenti dell'imputato.
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Furto in abitazione: quando si configura nel negozio?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati condannati per furto in abitazione. I ricorrenti sostenevano si trattasse di furto semplice, avvenuto in un'area accessibile di un negozio. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, poiché il furto era avvenuto in una zona non accessibile al pubblico, dove i dipendenti custodivano i loro effetti personali, qualificando così lo spazio come privata dimora e confermando la fattispecie di furto in abitazione.
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Furto in abitazione: il cortile è pertinenza?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La Corte ha stabilito che il furto di biciclette da un cortile costituisce furto in abitazione, in quanto il cortile è considerato pertinenza della dimora. È stata inoltre respinta la richiesta di applicazione dell'attenuante per danno di speciale tenuità, poiché il danno deve essere 'lievissimo', secondo la giurisprudenza consolidata.
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Furto in abitazione: quando si applica l’aggravante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione e furto in abitazione. La Corte ha ribadito che un'area aziendale recintata, dove il titolare svolge attività e talvolta pernotta, rientra nel concetto di privata dimora, legittimando l'applicazione della fattispecie aggravata del furto in abitazione.
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Furto in abitazione e pertinenze: la decisione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due imputati condannati per furto aggravato. La Corte conferma che il furto in un giardino costituisce reato di furto in abitazione, essendo il giardino una pertinenza dell'edificio. Viene inoltre ribadito che il furto di un portafogli contenente documenti non può beneficiare dell'attenuante del danno di speciale tenuità.
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Furto in abitazione: cortile è pertinenza privata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30229/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione aggravato. Il caso riguardava la sottrazione di rotelle da un ponteggio in un cortile. La Corte ha ribadito che il cortile, anche se non recintato, è una pertinenza della privata dimora, e che la rimozione di componenti essenziali che alterano la funzionalità di un bene integra l'aggravante della violenza sulle cose.
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Furto in abitazione: casa disabitata è reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione. La Corte chiarisce che il reato sussiste anche se l'immobile è temporaneamente disabitato, poiché ciò che conta è la sua destinazione a luogo di privata dimora. Vengono inoltre respinte le censure sulla validità della prova delle impronte digitali e sulla corretta applicazione delle circostanze aggravanti e attenuanti.
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