LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Furto In Abitazione — Anno 2023

Pagina 3 di 9

169 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Furto In Abitazione

Provvedimenti

Condanna per furto in abitazione: ricorso inutile e sanzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di furto in abitazione. L'imputato contestava, tramite il proprio difensore, la mancanza della procura speciale e l'errata qualificazione giuridica del fatto. I giudici hanno rilevato che la procura speciale era regolarmente presente negli atti di causa. Inoltre, il motivo relativo alla qualificazione del reato è stato ritenuto del tutto generico, poiché non indicava gli elementi specifici a supporto della contestazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Furto in abitazione: il vicino accusa, la Cassazione condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di furto in abitazione, commesso rubando attrezzatura agricola da un garage dopo aver forzato le serrature. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la validità del riconoscimento fotografico effettuato da un vicino e l'applicazione dell'aggravante della violenza sulle cose. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la validità del riconoscimento, facilitato dalla pregressa conoscenza tra le parti, e hanno ribadito che l'aggravante del danneggiamento di serrature si estende a tutti i complici del reato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto in abitazione: incastrata dalle foto la ladra di anziani
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per plurimi episodi di furto in abitazione e furto aggravato. L'imputata si era introdotta nelle case di diverse vittime, tra cui una persona ultraottantenne, sottrandone i gioielli. La difesa contestava la validità del riconoscimento fotografico effettuato dalle vittime e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la piena validità del riconoscimento fotografico come prova e la correttezza del trattamento sanzionatorio. La gravità dei fatti, la reiterazione dei reati e la vulnerabilità delle vittime giustificano il diniego delle attenuanti.
Continua »
Porta socchiusa e furto in abitazione: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di furto in abitazione nei confronti di un'imputata introdottasi in una casa lasciata socchiusa per rubare una borsa incustodita. L'imputata contestava l'attendibilità del riconoscimento effettuato dalla vittima e chiedeva la riqualificazione del fatto in semplice violazione di domicilio. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'ingresso non autorizzato in presenza di beni incustoditi dimostra l'intento di impossessarsene. Inoltre, l'identificazione della responsabile effettuata il giorno successivo presso gli uffici di polizia possiede una forte valenza probatoria. Di conseguenza, la condanna a due anni e due mesi di reclusione è diventata definitiva.
Continua »
Furto in abitazione: cantiere o casa? La Cassazione decide
Un uomo si è introdotto in un immobile in ristrutturazione per rubare attrezzi da cantiere del valore di 1.500 euro. Il Tribunale ha applicato la custodia in carcere per il reato di furto in abitazione. L'indagato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che un edificio disabitato per lavori non potesse considerarsi privata dimora. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la ristrutturazione dimostra il legame stabile del proprietario con la casa e la sua volontà di escludere terzi. Di conseguenza, anche se temporaneamente disabitata, l'abitazione in ristrutturazione mantiene la tutela penale della privata dimora, confermando la gravità del reato e la misura cautelare per l'autore del furto.
Continua »
Minorata difesa per età avanzata: condannato il finto tecnico
Un finto promotore e il suo complice si sono introdotti nell'abitazione di un'anziana signora con il pretesto di controllare il contatore del gas, distraendola per derubarla. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione, ritenendo pienamente attendibile la testimonianza della vittima. I giudici hanno confermato l'aggravante della minorata difesa per età avanzata, rilevando che l'anziana viveva sola e soffriva di problemi di vista e deambulazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del complice, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto in abitazione: il trucco del bagno non evita la condanna
Tre soggetti sono stati condannati per il reato di furto in abitazione aggravato. Gli imputati avevano distratto la proprietaria chiedendo di usare il bagno, mentre una complice si era introdotta in casa rubando un portafoglio con 250 euro. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'avvenuta prescrizione del reato, calcolando il termine sulla pena del furto semplice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che, trattandosi di furto in abitazione con circostanza aggravante a effetto speciale, il termine di prescrizione è di dodici anni e sei mesi. Di conseguenza, la prescrizione non era ancora maturata al momento della sentenza d'appello. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto in abitazione: incastrato dal vicino e tradito dal letto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di furto in abitazione a carico di un uomo, sorpreso dal proprio vicino di casa mentre si calava dal balcone dopo aver svaligiato l'appartamento. La refurtiva era stata successivamente ritrovata sotto il letto dell'imputato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, respingendo le contestazioni sulla mancata notifica al nuovo difensore (la cui nomina non era mai stata depositata in cancelleria) e confermando la validità del riconoscimento oculare da parte della vittima. Anche la pena di tre anni di reclusione è stata ritenuta corretta e proporzionata alla gravità del fatto e ai precedenti penali del colpevole. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
Continua »
Furto in abitazione: il palo non è marginale e viene condannato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato a quattro anni di reclusione per plurimi episodi di furto in abitazione. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti basata sui rilevamenti GPS e chiedeva il riconoscimento delle attenuanti generiche e della partecipazione di minima importanza, avendo svolto solo il ruolo di "palo". I giudici hanno chiarito che il ruolo di vedetta non è affatto marginale, poiché facilita il reato e garantisce l'impunità dei complici. Inoltre, la presenza di precedenti penali e la complessa organizzazione della banda escludono la concessione delle attenuanti. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto in abitazione: l’auto a noleggio incastra il colpevole
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni di reclusione per un uomo accusato di furto in abitazione. L'imputato aveva noleggiato l'auto usata per il colpo, ripresa dalle telecamere, ed era stato fermato nei giorni successivi insieme al complice materiale del furto. La difesa ha contestato l'utilizzo delle prove indiziarie e il rifiuto di rinviare l'udienza per un concomitante impegno dell'avvocato. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha chiarito che gli indizi vanno valutati globalmente e che l'impegno dell'avvocato in un processo civile non giustifica il rinvio del processo penale. L'imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto in abitazione: consumato anche se il ladro è fermato in casa
Un uomo, sorpreso dalle forze dell'ordine all'interno di un appartamento privato mentre imbustava la refurtiva, ha impugnato la misura cautelare degli arresti domiciliari. La difesa sosteneva che si trattasse di furto tentato e non consumato, poiché i beni non erano ancora stati portati fuori dall'abitazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno stabilito che il reato di furto in abitazione si considera consumato nel momento in cui l'autore acquisisce, anche solo per breve tempo, la piena e autonoma disponibilità della refurtiva, a nulla rilevando che l'azione sia stata interrotta prima di abbandonare l'immobile.
Continua »
Furto in abitazione aggravato: basta la forzatura per la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di furto in abitazione aggravato. Il ricorso in Cassazione contestava l'applicazione della circostanza aggravante della violenza sulle cose, sostenendo che non vi fosse prova di una manomissione dell'infisso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'energia necessaria impressa per forzare e aprire la finestra dimostra di per sé la manomissione rilevante dell'infisso, integrando pienamente l'aggravante contestata. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Furto in abitazione: gli indizi battono il mancato riconoscimento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due soggetti accusati di furto in abitazione aggravato ai danni di un'anziana donna. I colpevoli si erano introdotti nell'appartamento fingendosi medici dell'INPS e rubando gioielli e denaro. La difesa contestava l'insufficienza delle prove, evidenziando che la vittima non aveva riconosciuto gli imputati. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, stabilendo che la colpevolezza poggia su un solido quadro indiziario: la testimonianza di una vicina che ha identificato l'imputata e la targa dell'auto, il noleggio del veicolo da parte dell'imputato e un versamento bancario sospetto effettuato subito dopo il reato. I ricorrenti perdono la causa e sono condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto in abitazione: ricorso ripetitivo e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di furto in abitazione. L'imputato aveva contestato la decisione della Corte d'Appello riproponendo questioni relative alle circostanze attenuanti, alle aggravanti e alla recidiva. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano la semplice ripetizione di argomenti già esaminati e correttamente respinti nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, respingendo il ricorso e condannando l'uomo al pagamento delle spese del processo e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Furto in abitazione aggravato: ricorso generico costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per due episodi di furto in abitazione aggravato. I giudici di secondo grado avevano confermato la responsabilità penale dell'imputato, applicando la continuazione tra i reati. La Suprema Corte ha rilevato l'estrema genericità dell'unico motivo di impugnazione proposto dalla difesa. Di conseguenza, il ricorso non è stato esaminato nel merito e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Furto in abitazione: la condanna resta e la prescrizione sfuma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di furto in abitazione aggravato dalla violenza sulle cose. L'imputato lamentava l'errata applicazione della legge penale e la mancata dichiarazione di prescrizione del reato. I giudici di legittimità hanno chiarito che, in presenza di recidiva reiterata specifica infraquinquennale, il termine di prescrizione aumenta notevolmente, superando i tredici anni e quattro mesi di base, incrementati ulteriormente di due terzi. Di conseguenza, il reato commesso nel 2009 non è risultato prescritto. La Cassazione ha confermato la condanna dell'imputato, ordinando anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Furto in abitazione: condanna confermata e niente sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di furto in abitazione aggravato. L'imputato aveva contestato la ricostruzione dei fatti e richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che le contestazioni sui fatti non possono essere esaminate in Cassazione. Inoltre, l'applicazione del beneficio della particolare tenuità è stata esclusa poiché la pena edittale prevista per il furto in abitazione aggravato supera i limiti massimi stabiliti dalla legge per l'accesso a tale misura. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto in abitazione: nessun sconto di pena per il recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per concorso in furto in abitazione. La ricorrente contestava la mancata esclusione della recidiva reiterata e la mancata concessione dell'attenuante del risarcimento del danno. I giudici hanno chiarito che la motivazione sulla recidiva era corretta e che la richiesta di attenuanti era inutile: la legge vieta infatti che le attenuanti prevalgano sulla recidiva reiterata. Inoltre, l'imputata aveva già beneficiato di un errore di calcolo favorevole nel primo grado di giudizio, che aveva fissato la pena di partenza sotto il minimo di legge. L'imputata perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto in abitazione: la targa dell’auto smentisce la difesa
L'Imputato è stato condannato per concorso in furto in abitazione. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando la propria identificazione come autore del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'identificazione, effettuata dagli agenti di polizia e supportata da un testimone e dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza che mostravano il transito della sua auto, è del tutto attendibile e priva di vizi logici. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Furto in abitazione: la Cassazione nega il riesame dei fatti
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello che confermava la sua condanna per il reato di furto in abitazione aggravato, commesso in concorso con altri soggetti. La difesa ha contestato la mancata assoluzione, ha richiesto la riqualificazione del reato in furto semplice e l'esclusione delle circostanze aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che le contestazioni sollevate riguardavano valutazioni di fatto, non esaminabili in sede di legittimità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha condannato Il Ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Continua »