Un contribuente ha subito il sequestro di Bitcoin, ritenuti dalla Procura il profitto di un'evasione fiscale. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, stabilendo che il profitto del reato tributario è l'importo in euro dell'imposta evasa, non la criptovaluta. Di conseguenza, il sequestro criptovalute in questo contesto non è un sequestro diretto del profitto, ma un sequestro per equivalente, soggetto a regole diverse. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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