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Franchising

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un contratto di collaborazione commerciale in cui un'azienda (franchisor) concede a un'altra (franchisee) il diritto di utilizzare il proprio marchio, know-how e modello di business, in cambio di un corrispettivo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Pubblicità ingannevole nel franchising: Cassazione conferma multa
L'Autorità Antitrust ha sanzionato con 80.000 euro un'azienda per pubblicità ingannevole nel franchising. L'azienda promuoveva contratti di affiliazione omettendo che gli affiliati dovessero svolgere attività di farming con costi aggiuntivi e che le spedizioni fossero affidate a corrieri esterni, riducendo i guadagni prospettati. Dopo che il Consiglio di Stato ha confermato la sanzione, l'azienda si è rivolta alla Corte di Cassazione lamentando un difetto di giurisdizione. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che i presunti errori del Consiglio di Stato nell'interpretare i fatti o le norme non costituiscono un superamento dei limiti della giurisdizione, ma semplici valutazioni di merito non riesaminabili in sede di legittimità. Vince l'Autorità Antitrust, e l'azienda deve pagare le spese legali.
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Opposizione allo stato passivo: no al rigetto senza motivi
Una Società Creditrice ha proposto opposizione allo stato passivo dopo che il giudice fallimentare aveva escluso parte dei suoi crediti, derivanti da forniture di merci e canoni di affitto per un reparto in franchising. Il Tribunale ha respinto l'opposizione per carenza di prove. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della creditrice, rilevando che il Tribunale ha rigettato la domanda sui canoni di affitto senza fornire alcuna motivazione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio al Tribunale per un nuovo esame.
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Competenza territoriale: limiti al rilievo d’ufficio
Una società di gestione locale ha citato in giudizio una multinazionale della ristorazione per ottenere un indennizzo milionario legato alla riconsegna di un locale commerciale. Il Tribunale di Milano, inizialmente adito, ha dichiarato la propria incompetenza territoriale solo dopo la prima udienza, a seguito di un mutamento del rito da ordinario a locatizio. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso della multinazionale, ha stabilito che la **competenza territoriale** si era ormai radicata a Milano. Il giudice non può sollevare d'ufficio l'incompetenza oltre la prima udienza di comparizione, indipendentemente da successive variazioni procedurali.
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Regime agevolato ASD: i rischi della commercialità
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un'associazione sportiva dilettantistica a cui era stato revocato il Regime agevolato ASD previsto dalla Legge 398/1991. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la natura commerciale dell'ente, basandosi su indici quali l'assenza di vita assembleare, l'uso di pacchetti abbonamento differenziati e l'affiliazione a un franchising internazionale. Sebbene la Corte abbia confermato la validità della motivazione circa la natura commerciale, ha accolto il ricorso per omessa pronuncia riguardo alla domanda subordinata di rideterminazione delle imposte e sanzioni, rinviando la causa alla Corte di Giustizia Tributaria.
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Franchising: validità contratto e manuale operativo
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un contratto di Franchising, respingendo le pretese di un'affiliata che invocava la nullità per indeterminatezza dell'oggetto. La Corte ha stabilito che l'oggetto del contratto è valido se la formula commerciale e il know-how sono desumibili dal manuale operativo, anche se quest'ultimo viene consegnato dopo la stipula, purché l'affiliato ne abbia avuto conoscenza preventiva. La decisione chiarisce che il pagamento della fee d'ingresso non esonera l'affiliato dai propri oneri organizzativi e che l'eventuale mancata consapevolezza degli impegni assunti non configura dolo da parte del franchisor.
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Responsabilità del franchisor: il caso analizzato
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del franchisor per gli illeciti commessi dall'ex-coniuge della titolare di un'agenzia affiliata. La sentenza sottolinea come l'affidamento del pubblico sul marchio e la mancata vigilanza del franchisor fondino la sua responsabilità civile, anche dopo la cessazione del contratto, se non si impedisce l'uso indebito del brand che genera confusione nei clienti.
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Clausola risolutiva espressa: quando è valida?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7908/2024, ha chiarito i limiti di applicabilità della clausola risolutiva espressa in un contratto di franchising. Il caso riguardava un affiliato che aveva tentato di risolvere il contratto a causa dell'apertura di nuovi punti vendita da parte dell'affiliante nella stessa zona. La Corte ha respinto il ricorso dell'affiliato, stabilendo che la sua comunicazione di risoluzione non era valida e che, in assenza di un patto di esclusiva, l'operato dell'affiliante non costituiva un grave inadempimento né una violazione della buona fede. Di conseguenza, l'abbandono della rete da parte dell'affiliato è stato considerato un inadempimento contrattuale, con conseguente condanna al risarcimento del danno.
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Clausola risolutiva espressa: chi può invocarla?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che confermava la risoluzione di un contratto di franchising da parte dell'affiliato. Il caso verteva sull'uso di una clausola risolutiva espressa che, secondo la Corte, non era stata correttamente analizzata dai giudici di merito per verificare se fosse effettivamente a disposizione dell'affiliato. La Cassazione ha stabilito che il giudice d'appello non può limitarsi a confermare la decisione precedente senza un'analisi autonoma dei motivi di ricorso, soprattutto quando si contesta la titolarità di un diritto, come quello di invocare la clausola risolutiva espressa. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Successione dei soci: i crediti dopo la cancellazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore, confermando che la cancellazione di una società dal registro delle imprese non estingue i suoi crediti. Questi si trasferiscono agli ex soci in virtù del principio di successione dei soci. Una semplice quietanza nel bilancio di liquidazione non costituisce una rinuncia al credito se non vi è una manifestazione di volontà inequivocabile. La Corte ha ribadito che i partner subentrano nei rapporti giuridici attivi e passivi della società estinta.
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Abuso di dipendenza economica: la Cassazione chiarisce
Un fornitore di caffè ha citato in giudizio un affiliato per violazione del contratto. L'affiliato ha sostenuto che il contratto era nullo per abuso di dipendenza economica. I tribunali di merito gli hanno dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha annullato la decisione. Ha stabilito che il tribunale inferiore ha commesso un errore non provando prima la posizione dominante preesistente del fornitore, un prerequisito necessario per rivendicare un abuso di dipendenza economica. Il caso è stato rinviato per un nuovo processo.
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Affitto d’azienda o locazione? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società franchisor che qualificava come affitto d'azienda il contratto con cui concedeva un locale commerciale a un franchisee. I giudici confermano la natura di locazione commerciale, stabilita nei gradi di merito, sottolineando che la valutazione della sostanza del contratto è un'analisi di fatto non riesaminabile in sede di legittimità, specialmente in presenza di una 'doppia conforme' decisione di primo grado e appello.
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Franchising non esclusivo e obblighi del franchisor
Un affiliato (franchisee) ha contestato un decreto ingiuntivo per canoni non pagati, accusando il franchisor di non essere intervenuto contro la concorrenza sleale di un altro affiliato. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, stabilendo che in un contratto di franchising non esclusivo, il franchisor non ha alcun obbligo contrattuale di proteggere un affiliato dalla concorrenza degli altri, a meno che non sia esplicitamente previsto. La clausola di buona fede non può creare obblighi non pattuiti.
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