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Fondo Di Garanzia Inps

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142 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Accesso al Fondo di Garanzia INPS: La Conciliazione Salva lo Stipendio
Una lavoratrice non riceve gli ultimi tre stipendi dalla sua azienda, poi divenuta insolvente. Per recuperare il credito, avvia un tentativo di conciliazione e successivamente chiede l'intervento del Fondo di Garanzia. L'INPS nega il pagamento, sostenendo che la conciliazione non fosse un'azione legale valida ai fini del calcolo dei termini. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo un principio fondamentale: il tentativo di conciliazione, quale primo passo per la tutela del proprio diritto, è un'iniziativa idonea a garantire l'accesso al Fondo di Garanzia INPS. La lavoratrice ottiene così il pagamento degli stipendi arretrati.
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Fondo di Garanzia INPS negato se continui a lavorare: la sentenza
Un lavoratore, dipendente di un'azienda in amministrazione straordinaria, aveva continuato a lavorare anche dopo l'apertura della procedura. Chiedeva il pagamento di due stipendi arretrati, maturati prima della crisi, rivolgendosi al Fondo di Garanzia INPS. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito un principio chiave: se il lavoratore continua a prestare servizio, il periodo di 12 mesi entro cui devono rientrare gli stipendi non pagati si calcola a ritroso dalla data di fine del rapporto di lavoro, non dall'inizio della procedura di crisi. Poiché gli stipendi richiesti erano fuori da questo arco temporale, il Fondo non era tenuto a pagarli. L'INPS ha quindi vinto la causa.
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Fondo di Garanzia INPS: Pignoramento abbandonato, niente TFR
Una lavoratrice non riceve TFR e stipendi. Ottiene un pignoramento sui beni del datore di lavoro ma poi rinuncia, rendendolo inefficace. Un secondo tentativo di pignoramento fallisce. La lavoratrice chiede quindi il pagamento al Fondo di Garanzia INPS. La Corte di Cassazione respinge la sua richiesta. I giudici stabiliscono che la lavoratrice non ha agito con la necessaria diligenza. Abbandonare un'azione esecutiva potenzialmente fruttuosa impedisce di dimostrare l'insufficienza del patrimonio del datore. Di conseguenza, non si può accedere al Fondo di Garanzia INPS.
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Pagamento TFR Fondo di Garanzia: Netto o Lordo? Vince il Lavoratore
Una lavoratrice, non avendo ricevuto il TFR dalla sua azienda insolvente, si rivolge all'INPS. L'Istituto, però, liquida una somma inferiore al dovuto, calcolando le tasse sull'importo netto indicato nel decreto ingiuntivo ottenuto dalla lavoratrice, anziché sul lordo. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale per il Pagamento TFR Fondo di Garanzia: l'obbligo dell'INPS è sempre calcolato sulla somma lorda. L'Istituto deve prima determinare il TFR lordo spettante e solo dopo, in qualità di sostituto d'imposta, applicare le ritenute fiscali. La lavoratrice vince la causa, ottenendo il corretto ricalcolo delle sue spettanze.
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Fondo di Garanzia INPS: Stipendio pagato anche senza lavoro
Una lavoratrice, licenziata illegittimamente, ottiene dal giudice la reintegrazione. Nel frattempo, l'azienda fallisce. La lavoratrice chiede il pagamento delle ultime tre mensilità al Fondo di Garanzia INPS, ma l'ente rifiuta, sostenendo che le somme sono un risarcimento e non una retribuzione, dato che la dipendente non ha effettivamente lavorato. La Corte di Cassazione dà ragione alla lavoratrice. Stabilisce che, a seguito di un licenziamento illegittimo, il rapporto di lavoro continua 'de jure' (per legge), come se non si fosse mai interrotto. Di conseguenza, le somme dovute hanno natura di retribuzione e il Fondo di Garanzia INPS è obbligato a pagarle, perché la mancata prestazione lavorativa è colpa del datore di lavoro.
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Fondo di Garanzia INPS: paga anche dopo licenziamento e fallimento
Un lavoratore, licenziato illegittimamente, ottiene dal giudice un ordine di reintegrazione. L'azienda, però, non obbedisce e successivamente fallisce. Il lavoratore si rivolge quindi al Fondo di Garanzia INPS per ottenere TFR e stipendi arretrati. L'INPS si oppone, sostenendo che il rapporto di lavoro si era concluso con il licenziamento. La Corte di Cassazione dà ragione al lavoratore. La sentenza stabilisce che l'ordine di reintegrazione ha effetto retroattivo: il rapporto di lavoro si considera mai interrotto. Di conseguenza, il Fondo di Garanzia INPS deve coprire tutti i crediti maturati fino alla data del fallimento, non solo fino al licenziamento.
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Fondo Garanzia INPS: Paga sul Netto ma il Calcolo è sul Lordo
Una lavoratrice, a seguito dell'insolvenza del suo datore di lavoro, ottiene un decreto ingiuntivo per le retribuzioni nette non pagate. Si rivolge quindi all'Ente Previdenziale per il pagamento tramite il Fondo di Garanzia. L'Ente, però, considera l'importo netto del decreto come se fosse lordo e applica un'ulteriore trattenuta fiscale, pagando una somma inferiore. La Corte di Cassazione ha stabilito che il calcolo per il Pagamento Fondo di Garanzia INPS deve sempre basarsi sull'importo lordo delle spettanze. Anche se il lavoratore ha un titolo esecutivo per il netto, l'Ente deve 'rilordizzare' la somma e poi applicare, come sostituto d'imposta, le corrette ritenute fiscali. La lavoratrice ha quindi vinto la causa.
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Contributi pensione non versati: l’INPS non paga il lavoratore
Un lavoratore, il cui datore di lavoro insolvente non aveva versato le quote al suo fondo pensione, ha chiesto all'INPS il pagamento diretto di tali somme. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno chiarito che l'omesso versamento contributi previdenza complementare non dà diritto al lavoratore di ricevere personalmente il denaro dall'INPS. Il Fondo di Garanzia, infatti, non serve a risarcire il dipendente, ma a integrare la sua posizione contributiva direttamente presso il fondo pensione. Avendo il lavoratore già riscattato la sua posizione, non c'era più nulla da garantire. La vittoria è andata quindi all'INPS.
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Fondo di Garanzia INPS: paga anche se c’è un vecchio datore?
Un lavoratore, a seguito di un trasferimento d'azienda, non riceve il TFR dal nuovo datore di lavoro, risultato insolvente. L'INPS nega il pagamento, sostenendo che il lavoratore avrebbe dovuto prima agire contro il vecchio datore, coobbligato per legge. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: l'intervento del Fondo di Garanzia INPS non è subordinato all'azione contro il precedente datore. La tutela del lavoratore è prioritaria e si attiva con la sola insolvenza del datore di lavoro attuale. La Corte dà quindi ragione al lavoratore, condannando l'INPS a pagare.
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Fondo Garanzia INPS: il TFR si paga al lordo, non al netto
Un lavoratore, non avendo ricevuto il TFR dal datore di lavoro insolvente, si rivolge al Fondo di Garanzia dell'INPS. Il lavoratore aveva ottenuto un titolo esecutivo per l'importo netto. L'INPS, però, ha liquidato una somma inferiore, applicando le trattenute fiscali sull'importo netto anziché su quello lordo. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: il **pagamento TFR lordo Fondo Garanzia INPS** è un obbligo. L'Istituto deve sempre calcolare la sua prestazione partendo dalla somma lorda dovuta al lavoratore, anche se il titolo esecutivo riporta una cifra netta. Solo dopo aver determinato l'importo lordo, l'INPS può applicare le ritenute fiscali in qualità di sostituto d'imposta. La vittoria è del lavoratore.
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Fondo di garanzia INPS: Diffida non basta, il lavoratore perde
Un lavoratore si è visto negare il pagamento delle ultime tre mensilità dal Fondo di garanzia INPS perché la sua azione è stata ritenuta tardiva. Il lavoratore sosteneva che una diffida accertativa dell'Ispettorato del Lavoro fosse sufficiente a interrompere il termine di un anno per accedere al Fondo. La Corte di Cassazione ha stabilito il contrario: la diffida da sola non basta. Per tutelare il proprio diritto, il lavoratore deve compiere un vero e proprio atto di iniziativa giudiziale, come la notifica di un precetto. Poiché questo atto è stato compiuto oltre il termine, il ricorso del lavoratore è stato respinto, negandogli di fatto la tutela del Fondo.
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Fondo Garanzia TFR: No al Pagamento se l’Ex Datore Fallisce
Una lavoratrice, dopo la cessione dell'azienda per cui lavorava, continuava il rapporto con la nuova società. Successivamente, la sua ex azienda veniva dichiarata fallita. La lavoratrice chiedeva quindi all'INPS il pagamento del TFR maturato prima della cessione, tramite il Fondo di Garanzia TFR. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'INPS, stabilendo un principio importante: il Fondo interviene solo se è insolvente il datore di lavoro attuale al momento in cui il TFR diventa esigibile. In caso di cessione, il lavoratore è già tutelato dalla responsabilità solidale della nuova azienda, che deve farsi carico anche dei debiti pregressi. Pertanto, la richiesta verso l'INPS è stata respinta.
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Fondo Garanzia INPS: Stipendio Salvo Grazie alla Conciliazione
Un lavoratore si è visto negare il pagamento delle ultime retribuzioni dal Fondo di Garanzia INPS perché il tentativo di conciliazione, avviato per recuperare il credito, non era stato considerato un'azione giudiziaria valida ai fini dei termini di legge. L'azienda era infatti fallita dopo la cessazione del rapporto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: il tentativo di conciliazione, se necessario per ottenere un titolo esecutivo e far ammettere il credito nel fallimento, è un atto pienamente valido per accedere alla tutela del Fondo di Garanzia INPS. I tempi della giustizia non possono danneggiare il lavoratore. La Corte ha quindi dato ragione al dipendente.
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Fondo di Garanzia INPS: No TFR se l’ex azienda fallisce dopo la cessione
La Cassazione nega l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per il pagamento del TFR a un lavoratore la cui ex azienda è fallita dopo una cessione di ramo d'azienda. Anche se un accordo sindacale aveva liberato la nuova azienda dal debito, questo patto privato non può modificare le regole pubbliche di intervento del Fondo. Il principio chiave è che il Fondo copre l'insolvenza del datore di lavoro attuale al momento in cui il TFR è dovuto, non quella di un ex datore di lavoro il cui rapporto è già cessato a seguito della cessione. La richiesta del lavoratore è stata quindi respinta.
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Fondo di Garanzia INPS: accordo privato non basta, lavoratore perde
Un lavoratore chiede al Fondo di Garanzia INPS il pagamento delle ultime retribuzioni, basando la richiesta sul fallimento di un'azienda terza che si era accollata il debito del suo datore di lavoro originale. La Cassazione chiarisce un principio fondamentale: l'intervento del Fondo di Garanzia INPS è legato esclusivamente allo stato di insolvenza del datore di lavoro effettivo, non di terzi che assumono il debito con accordi privati. Tali patti non sono vincolanti per l'INPS. Il fatto che l'ente avesse già pagato il TFR non implicava un riconoscimento del diritto anche per le retribuzioni. La Corte ha quindi respinto la pretesa del lavoratore nel merito, rinviando il caso in appello solo per una questione procedurale sulle spese legali.
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Decadenza Fondo Garanzia INPS: Domanda doppia e diritto perso
Una lavoratrice chiede all'INPS il pagamento del TFR e delle ultime retribuzioni tramite il Fondo di garanzia. L'INPS non risponde e la lavoratrice lascia scadere il termine di un anno per fare causa. Successivamente, presenta una seconda domanda identica, sperando di far ripartire i termini. La Corte di Cassazione ha stabilito che la seconda richiesta è una semplice 'reiterazione' della prima e non può sanare la già avvenuta decadenza dal Fondo di garanzia INPS. La lavoratrice ha quindi perso definitivamente il diritto ad agire in giudizio per ottenere le somme, perché non ha rispettato il termine perentorio iniziale.
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Fondo di Garanzia INPS: accesso al TFR negato
La Corte d'Appello ha respinto la richiesta di una lavoratrice per l'intervento del Fondo di Garanzia INPS. Nonostante il credito per il TFR fosse accertato, il tentativo di esecuzione forzata è stato considerato non serio perché effettuato a un indirizzo errato rispetto alla sede legale della società debitrice.
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Fondo di Garanzia INPS: Lavora dopo il fallimento e perde lo stipendio
La Cassazione chiarisce un punto cruciale sul Fondo di Garanzia INPS. Un lavoratore, che aveva continuato a prestare servizio anche dopo il fallimento dell'azienda durante l'esercizio provvisorio, si è visto negare il pagamento di due mensilità. La Corte ha stabilito che, per chi prosegue l'attività, il periodo di riferimento per la tutela non decorre dalla data della domanda di fallimento, ma dalla data di effettiva cessazione del rapporto di lavoro. Poiché le mensilità richieste erano troppo antecedenti a tale data, non rientravano più nella copertura del Fondo. La decisione finale ha quindi dato ragione all'INPS, ribaltando le sentenze precedenti e respingendo la domanda del lavoratore.
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Fondo di Garanzia INPS: TFR negato se si agisce contro l’ex datore
Una lavoratrice chiede il TFR al Fondo di Garanzia INPS dopo che la sua azienda è stata assorbita da una società estera. La sua richiesta viene respinta perché ha ottenuto un titolo esecutivo contro la società originaria, ormai cancellata e non più esistente, invece che contro la nuova società incorporante. La Cassazione conferma la decisione: per accedere al Fondo di Garanzia INPS in caso di datore non fallito, è indispensabile ottenere un titolo esecutivo valido contro il soggetto giuridico effettivamente esistente e responsabile del debito. Agire contro una società estinta equivale a non agire affatto, rendendo la richiesta al Fondo inammissibile.
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Fondo di Garanzia INPS: Azienda fusa all’estero, TFR negato
Un lavoratore non riceve il TFR da un'azienda che, tramite fusioni, viene incorporata da una società con sede negli USA. Il lavoratore agisce contro la società originaria, ormai estinta, e poi chiede l'intervento del Fondo di Garanzia INPS. La Cassazione respinge la sua richiesta. Per accedere al Fondo, è necessario prima agire contro il debitore effettivo, ovvero la società americana incorporante. L'azione contro un soggetto giuridicamente inesistente è inefficace e non soddisfa i requisiti di legge per l'accesso al Fondo di Garanzia INPS. Il lavoratore perde perché ha sbagliato destinatario della sua richiesta.
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