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Fondo Di Garanzia Inps

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142 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fondo di Garanzia INPS: il piccolo credito non basta per pagare
Un lavoratore ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per ottenere il pagamento del TFR e delle ultime retribuzioni, dopo il fallimento del pignoramento contro il datore di lavoro. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo l'azienda non fallibile solo perché il credito del lavoratore era inferiore a trentamila euro. L'INPS ha fatto ricorso. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che il lavoratore non può dimostrare la non fallibilità del datore di lavoro basandosi solo sull'esiguità del proprio credito individuale. Spetta infatti al lavoratore l'onere di provare rigorosamente che l'azienda non è assoggettabile a fallimento per poter accedere alle prestazioni previdenziali. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Fondo di Garanzia INPS: no al TFR se il fallimento si chiude subito
Un lavoratore ha chiesto il pagamento del TFR al Fondo di Garanzia INPS dopo il fallimento dell'azienda. Il fallimento era stato chiuso per mancanza di attivo prima della verifica dei crediti. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di chiusura anticipata del fallimento senza accertamento del passivo, il lavoratore non può rivolgersi direttamente all'INPS. Deve prima ottenere un titolo esecutivo e tentare l'esecuzione forzata contro l'ex datore di lavoro (tornato in bonis) o contro i soci della società cancellata. Solo se questa azione si rivela infruttuosa, il lavoratore può richiedere l'intervento del Fondo di Garanzia INPS.
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Fondo di Garanzia INPS: TFR dovuto anche dopo l’affitto d’azienda
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS, confermando il diritto di un lavoratore a ricevere il TFR dal Fondo di Garanzia INPS. Il lavoratore, dopo un periodo di affitto di ramo d'azienda, era tornato alle dipendenze del datore di lavoro originario a seguito di retrocessione. Successivamente, quest'ultimo era fallito, determinando la cessazione del rapporto di lavoro. La Suprema Corte ha chiarito che il Fondo di Garanzia INPS deve intervenire poiché l'insolvenza si è verificata in capo al datore di lavoro effettivo al momento della cessazione del rapporto, escludendo la responsabilità solidale dell'affittuaria tornata in bonis.
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Fondo di garanzia INPS: niente TFR se manca nel passivo fallimentare
Un lavoratore chiedeva al Fondo di garanzia INPS il pagamento del TFR maturato presso una società fallita. Tuttavia, nello stato passivo del fallimento, il suo credito era stato ammesso solo come "differenze retributive" e non come TFR, senza che il lavoratore si opponesse a tale qualificazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'INPS, stabilendo che l'intervento del Fondo di garanzia INPS è strettamente vincolato alle risultanze dello stato passivo esecutivo. Poiché il credito non era stato registrato come TFR in sede fallimentare, e in mancanza di tempestiva opposizione del lavoratore, il giudice ordinario non può riqualificare autonomamente la somma. Di conseguenza, la domanda del lavoratore è stata definitivamente respinta.
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Fondo di garanzia INPS: la prescrizione non aspetta il fallimento
Un lavoratore ha chiesto al Fondo di garanzia INPS il pagamento della tredicesima mensilità non ricevuta dal datore di lavoro fallito. La Corte d'Appello aveva accolto la domanda, ritenendo che la pendenza del fallimento avesse sospeso i termini per agire. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso dell'ente previdenziale. I giudici hanno chiarito che il diritto verso il Fondo di garanzia INPS ha natura previdenziale ed è del tutto autonomo rispetto al credito verso il datore di lavoro. Di conseguenza, la procedura fallimentare non interrompe la prescrizione annuale del diritto verso l'istituto previdenziale. Poiché il lavoratore ha notificato la causa oltre un anno dopo la decisione sull'ammissione al passivo e la successiva domanda amministrativa, il suo diritto si è estinto per prescrizione. La domanda del lavoratore è stata quindi definitivamente respinta.
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Fondo di garanzia INPS: niente rimborso al committente
I Lavoratori di una cooperativa in liquidazione hanno ottenuto la condanna del Committente al pagamento del TFR non corrisposto, in virtù della responsabilità solidale negli appalti. Il Committente ha successivamente richiesto di essere rimborsato dall'Istituto Previdenziale, pretendendo di sostituirsi ai dipendenti nell'accesso al Fondo di garanzia INPS. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta del Committente. I giudici hanno stabilito che il pagamento del TFR da parte del Committente estingue il credito dei lavoratori, facendo venire meno il presupposto dell'inadempimento necessario per attivare il Fondo di garanzia INPS. Quest'ultimo ha natura previdenziale e solidaristica, volta a tutelare esclusivamente i lavoratori e non a sollevare i terzi coobbligati dai loro doveri di legge.
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Fondo di Garanzia INPS: la conciliazione non salva gli stipendi
Quattro lavoratrici hanno chiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per ottenere il pagamento delle ultime tre mensilità di stipendio dopo la cessazione del rapporto di lavoro. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda perché l'azione giudiziaria era stata avviata oltre il termine di dodici mesi previsto dalla legge. Le lavoratrici sostenevano che il termine dovesse decorrere dalla data di presentazione della richiesta di tentativo di conciliazione obbligatorio. La Corte di Cassazione ha invece rigettato il ricorso, stabilendo che il tentativo di conciliazione ha natura stragiudiziale e non equivale a un'iniziativa giudiziaria. Di conseguenza, le mensilità non rientravano nel periodo coperto dalla garanzia.
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Processo Lento: Indennizzo Sotto il Minimo? No della Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'indennizzo per irragionevole durata del processo. Alcuni creditori, coinvolti in una procedura fallimentare eccessivamente lunga, avevano ricevuto un risarcimento ridotto al di sotto del minimo legale. La Corte d'Appello aveva giustificato la riduzione citando la complessità del caso e il fatto che i creditori avessero ricevuto pagamenti dal Fondo di Garanzia INPS. La Cassazione ha annullato questa decisione, chiarendo che né la complessità del giudizio né il parziale recupero del credito possono giustificare la liquidazione di un indennizzo inferiore alla soglia minima prevista dalla legge. Il risarcimento per la lentezza della giustizia non può essere meramente simbolico, ma deve rappresentare un ristoro serio ed effettivo per il cittadino.
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Indennizzo processo lento: risarcimento ridotto ma parcella salva
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di alcuni creditori che chiedevano un risarcimento per la lentezza di una procedura di fallimento. La Corte ha stabilito che è legittimo ridurre l'indennizzo per durata eccessiva processo al di sotto del minimo legale se il caso è molto complesso e se i creditori hanno già ricevuto parte delle somme dovute da altri enti, come il Fondo di Garanzia INPS. Tuttavia, ha chiarito che la parcella dell'avvocato non può essere ridotta ingiustamente: spetta sia il compenso per l'attività istruttoria sia l'aumento previsto quando si difendono più clienti, anche con posizioni identiche. La vittoria per i creditori è quindi parziale: l'indennizzo resta ridotto, ma le spese legali devono essere ricalcolate correttamente.
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Vince la causa ma il giudice ignora una difesa? La riproposizione eccezioni in appello
Un lavoratore chiede all'Ente Previdenziale il pagamento degli ultimi stipendi non ricevuti dall'azienda fallita. L'Ente si difende sostenendo che il diritto è prescritto (scaduto). Il primo giudice dà ragione all'Ente per altri motivi, senza pronunciarsi sulla prescrizione. In appello, il lavoratore vince. L'Ente ripropone la difesa sulla prescrizione, ma la Corte d'Appello la respinge perché non presentata come appello formale. La Cassazione ribalta la decisione, chiarendo il principio della riproposizione eccezioni in appello: la parte vittoriosa in primo grado può ripresentare le difese non esaminate semplicemente inserendole nel proprio atto difensivo, senza necessità di un appello incidentale. La causa torna in Appello per una nuova valutazione.
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Indennizzo durata processo: L’INPS paga, il risarcimento scende
Un gruppo di lavoratori chiedeva un risarcimento per la lentezza di una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennizzo per irragionevole durata del processo può essere legittimamente ridotto al di sotto della soglia minima prevista dalla legge. La decisione si basa sul fatto che i lavoratori avevano già ricevuto parte dei loro crediti dal Fondo di Garanzia INPS. Questo pagamento anticipato ha attenuato la loro sofferenza per l'attesa, giustificando un indennizzo inferiore. La Corte ha valorizzato l'espressione 'di regola' contenuta nella norma, che conferisce al giudice il potere di adattare l'importo alle circostanze concrete del caso. Di conseguenza, i lavoratori hanno perso la causa su questo punto principale.
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Indennizzo sotto il minimo legale: Giustizia Lenta ma Danno Ridotto
Alcuni lavoratori, creditori nel fallimento della loro ex azienda, hanno chiesto un risarcimento allo Stato per l'eccessiva durata della procedura. Il tribunale ha liquidato un indennizzo inferiore alla soglia minima di legge, motivando la decisione con il fatto che il Fondo di Garanzia INPS aveva già pagato parte dei crediti, attenuando il danno. I lavoratori hanno fatto ricorso, sostenendo che il giudice non potesse scendere sotto la soglia. La Corte di Cassazione ha respinto la loro tesi, stabilendo che è possibile concedere un **indennizzo sotto il minimo legale** se circostanze specifiche, come un pagamento anticipato, riducono la sofferenza dei creditori. I lavoratori hanno quindi perso sul punto principale, ottenendo solo una piccola correzione sulle spese legali.
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Riduzione Indennizzo Legge Pinto: Meno soldi se l’INPS paga?
Un lavoratore chiede un indennizzo allo Stato per l'eccessiva durata della procedura di fallimento della sua ex azienda. Durante l'attesa, il Fondo di Garanzia dell'INPS gli paga buona parte dei crediti. Per questo motivo, i giudici liquidano un indennizzo inferiore al minimo previsto dalla legge. La Cassazione conferma questa decisione, stabilendo che la 'riduzione indennizzo Legge Pinto' sotto la soglia minima è legittima. La legge, usando l'espressione 'di regola', consente al giudice di adattare l'importo a casi specifici, come quando il danno è stato attenuato da un pagamento anticipato, evitando così una compensazione eccessiva.
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Indennizzo Durata Processo: Sotto il Minimo se l’INPS Paga
Alcuni lavoratori hanno chiesto un risarcimento allo Stato per l'eccessiva durata della procedura di fallimento della loro ex azienda. La Corte ha riconosciuto il diritto, ma ha liquidato un importo inferiore al minimo di legge. La ragione era che il Fondo di Garanzia INPS aveva già pagato ai lavoratori una parte consistente dei loro crediti, attenuando così il loro disagio. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo un principio importante: l'indennizzo per irragionevole durata del processo può essere ridotto sotto la soglia minima se circostanze specifiche, come il pagamento da parte dell'INPS, diminuiscono il danno effettivamente subito. I lavoratori hanno vinto solo su un aspetto secondario relativo al calcolo delle spese legali.
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Lavoratori vs Stato: Indennizzo Sotto il Minimo per Causa Lunga
Alcuni lavoratori, creditori di un'azienda fallita, hanno chiesto allo Stato un risarcimento per l'eccessiva durata della procedura. Il giudice ha concesso un indennizzo inferiore alla soglia minima di legge, motivando la riduzione con il fatto che il Fondo di Garanzia INPS aveva già pagato buona parte dei crediti, attenuando così il disagio dei lavoratori. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che è legittimo concedere un indennizzo sotto il minimo legale. La legge, usando l'espressione 'di regola', consente al giudice di discostarsi dai valori standard quando circostanze specifiche, come un pagamento parziale, riducono il danno effettivo subito dalla parte.
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Fondo di Garanzia INPS: TFR negato senza titolo esecutivo
Una lavoratrice si è vista negare il pagamento del TFR e degli ultimi stipendi da parte del Fondo di Garanzia INPS perché non aveva prima ottenuto un titolo esecutivo contro il suo ex datore di lavoro, dichiarato fallito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: per accedere al Fondo di Garanzia INPS, è sempre necessario un preventivo accertamento giudiziale del credito. Questo requisito non viene meno neanche se l'azienda è stata cancellata dal registro delle imprese. La mancanza di questo documento ha reso la richiesta della lavoratrice inammissibile, facendole perdere la causa.
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Fondo di Garanzia INPS: stipendi persi se l’azione è tardiva
Un lavoratore chiede al Fondo di Garanzia INPS il pagamento di stipendi non ricevuti dalla sua azienda, poi fallita. L'INPS rifiuta perché i crediti risalgono a un periodo precedente ai 12 mesi antecedenti l'azione legale del lavoratore. La Corte di Cassazione dà ragione all'INPS, stabilendo un principio importante: il periodo di tutela del Fondo di Garanzia INPS non si estende. I periodi di cassa integrazione non possono essere 'neutralizzati' per includere crediti più vecchi. Di conseguenza, se il lavoratore agisce tardi per recuperare i suoi stipendi, perde il diritto alla protezione del Fondo per le mensilità più remote, anche se non pagate.
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Fondo di Garanzia INPS: No TFR se la nuova azienda è solvibile
La Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a pagare TFR e stipendi arretrati se il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con una nuova azienda acquirente che è solvibile. In caso di trasferimento d'azienda, la legge prevede una responsabilità solidale tra vecchio e nuovo datore. Se il nuovo datore è 'in bonis' (solvibile), il lavoratore deve rivolgersi a quest'ultimo per ottenere i suoi crediti. L'intervento del Fondo è escluso perché la sua funzione è coprire il rischio di insolvenza, rischio che non sussiste quando esiste un coobbligato in grado di pagare.
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Fondo di Garanzia INPS: No al pagamento se l’azienda è ceduta
Una lavoratrice, dopo una cessione d'azienda, viene formalmente licenziata dalla vecchia società (poi fallita) e subito riassunta dalla nuova. La lavoratrice chiede e ottiene il pagamento del TFR dal Fondo di Garanzia INPS. L'INPS, però, revoca il pagamento. La Cassazione dà ragione all'INPS, stabilendo un principio chiaro: il Fondo non interviene se il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con un nuovo datore di lavoro solvibile. In questi casi, è il nuovo datore a dover pagare i crediti del lavoratore, in virtù del vincolo di solidarietà previsto dalla legge. Il licenziamento è stato considerato un atto fittizio che non giustifica l'intervento del fondo pubblico.
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Fondo Garanzia INPS: Niente soldi senza sentenza contro l’azienda
La Corte di Cassazione nega l'accesso al Fondo di Garanzia INPS ad alcuni lavoratori i cui crediti non erano stati accertati da un provvedimento del giudice prima che la loro azienda, già fallita, venisse cancellata dal Registro delle Imprese. Secondo la Corte, anche se è diventato impossibile agire contro l'azienda estinta, il lavoratore deve comunque possedere un titolo giudiziale che certifichi il suo credito. Questo documento è un requisito indispensabile per poter chiedere l'intervento del Fondo. La mancanza di questo accertamento formale impedisce all'INPS di pagare, con la conseguente sconfitta per i lavoratori.
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