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Fondo di Garanzia INPS: Lavora dopo il fallimento e perde lo stipendio

La Cassazione chiarisce un punto cruciale sul Fondo di Garanzia INPS. Un lavoratore, che aveva continuato a prestare servizio anche dopo il fallimento dell’azienda durante l’esercizio provvisorio, si è visto negare il pagamento di due mensilità. La Corte ha stabilito che, per chi prosegue l’attività, il periodo di riferimento per la tutela non decorre dalla data della domanda di fallimento, ma dalla data di effettiva cessazione del rapporto di lavoro. Poiché le mensilità richieste erano troppo antecedenti a tale data, non rientravano più nella copertura del Fondo. La decisione finale ha quindi dato ragione all’INPS, ribaltando le sentenze precedenti e respingendo la domanda del lavoratore.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 5594 Anno 2023
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Pubblicato il 25 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Fondo di Garanzia INPS: quando la data di fine lavoro cambia tutto

La tutela dei lavoratori in caso di fallimento aziendale è un pilastro del nostro sistema di welfare, e il Fondo di Garanzia INPS ne è lo strumento principale. Questo fondo interviene per pagare il TFR e le ultime tre mensilità di stipendio quando il datore di lavoro diventa insolvente. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha però chiarito un aspetto fondamentale che può fare la differenza tra ottenere la tutela e perderla: la scelta della data corretta da cui calcolare a ritroso il periodo coperto dalla garanzia, specialmente se il lavoratore continua a lavorare dopo la dichiarazione di fallimento.

La vicenda: lavorare dopo il fallimento

Il caso esaminato riguarda un lavoratore di un’azienda dichiarata fallita. A differenza di molti, il suo rapporto di lavoro non si è interrotto subito. L’azienda, infatti, aveva ottenuto dal Tribunale l’autorizzazione a continuare l’attività in ‘esercizio provvisorio’. Il dipendente ha quindi proseguito il suo lavoro per diversi mesi dopo la sentenza di fallimento. Successivamente, ha chiesto al Fondo di Garanzia INPS il pagamento di due stipendi non ricevuti (luglio e agosto 2011), maturati prima della dichiarazione di fallimento. La sua richiesta era basata sull’idea che il periodo di riferimento per la garanzia dovesse partire dalla data in cui era stata presentata la domanda di fallimento. L’INPS ha respinto questa interpretazione, dando il via a una lunga battaglia legale.

La regola generale del Fondo di Garanzia INPS

La legge stabilisce che il Fondo copre le retribuzioni non pagate che rientrano negli ultimi tre mesi di lavoro. Questi tre mesi devono collocarsi all’interno di un ‘periodo di riferimento’ di dodici mesi. Il problema è stabilire da quale giorno far partire il conto alla rovescia di questi dodici mesi. La normativa prevede due scenari distinti, ed è proprio su questa distinzione che si è basata la decisione della Corte.

Due scenari, due calcoli diversi

La Cassazione ha spiegato che la legge differenzia nettamente la posizione dei lavoratori a seconda che abbiano cessato o meno l’attività dopo l’apertura della procedura concorsuale.

Per chi ha smesso di lavorare prima della dichiarazione di fallimento, il periodo di dodici mesi si calcola a ritroso dalla data di presentazione della domanda di fallimento.

Per chi, come nel caso di specie, ha continuato a lavorare anche dopo, grazie all’esercizio provvisorio o altre forme di continuazione dell’attività, la regola cambia. In questa situazione, il punto di riferimento per il calcolo a ritroso dei dodici mesi diventa la data di effettiva cessazione del rapporto di lavoro (o di cessazione dell’esercizio provvisorio). Questa interpretazione mira a legare la tutela previdenziale a un momento temporalmente vicino alla fine dell’attività lavorativa effettiva.

Le motivazioni: la data di cessazione del rapporto è decisiva per il Fondo di Garanzia INPS

La Corte ha accolto il ricorso dell’INPS, ritenendo che la sua interpretazione fosse quella corretta. I giudici hanno sottolineato che la logica della norma è quella di garantire una copertura vicina al momento in cui il lavoratore perde definitivamente il posto e lo stipendio. Applicando questo principio al caso specifico, il rapporto di lavoro del dipendente era cessato il 31 dicembre 2011, data di fine dell’esercizio provvisorio. Calcolando a ritroso i dodici mesi da quella data, le mensilità di luglio e agosto 2011 risultavano essere troppo vecchie per rientrare nel periodo coperto dalla garanzia. Anche se rientravano nei dodici mesi, non rappresentavano ‘l’ultimo trimestre’ di retribuzione non pagata, poiché il lavoratore aveva continuato a maturare stipendi successivamente.

Le conclusioni: la tutela del Fondo di Garanzia INPS ha limiti precisi

La sentenza ha quindi annullato la decisione favorevole al lavoratore e ha rigettato la sua domanda. L’esito finale è che l’INPS non dovrà pagare le mensilità richieste. Questa ordinanza stabilisce un principio di diritto molto chiaro: per i lavoratori che continuano a prestare servizio in un’azienda fallita, la protezione del Fondo di Garanzia INPS si ancora alla data di effettiva fine del rapporto. Questo significa che i crediti retributivi più datati, anche se maturati poco prima del fallimento, rischiano di rimanere fuori dalla tutela se l’attività prosegue per un tempo significativo.

Cosa copre il Fondo di Garanzia dell’INPS?
Il Fondo copre il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e le retribuzioni non pagate relative agli ultimi tre mesi del rapporto di lavoro, a condizione che rientrino in un periodo di riferimento di dodici mesi.

Se continuo a lavorare dopo il fallimento della mia azienda, sono comunque protetto dal Fondo?
Sì, ma il periodo di riferimento per calcolare le mensilità coperte cambia. Non si parte più dalla data della domanda di fallimento, ma dalla data in cui il tuo rapporto di lavoro cessa effettivamente.

Perché le mensilità del lavoratore in questo caso non sono state pagate?
Perché, avendo lui continuato a lavorare, la data di riferimento per il calcolo era quella di fine rapporto. Le mensilità richieste, sebbene non pagate, erano troppo antecedenti a tale data per rientrare nella copertura degli ‘ultimi tre mesi’ garantiti dalla legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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