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Fideiussione

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1114 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prova cessione credito: oneri del cessionario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 18144/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni garanti che si opponevano a un decreto ingiuntivo. Pur dichiarando inammissibile la costituzione in giudizio della società cessionaria del credito per mancata prova della titolarità dello specifico credito, la Corte ha respinto i motivi di ricorso dei garanti. È stato sottolineato che la questione sulla nullità delle fideiussioni per violazione della normativa antitrust non poteva essere sollevata per la prima volta in Cassazione. La decisione ribadisce l'importanza della corretta prova cessione credito e il principio di autosufficienza dei motivi di ricorso.
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Contratto di finanziamento: proposta e accettazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un garante in un contratto di finanziamento. Una differenza tra la richiesta iniziale e l'importo erogato è vista come controproposta accettata tacitamente con l'esecuzione. La Corte non può rivalutare nel merito l'interpretazione dei documenti, confermando la posizione di coobbligato del ricorrente.
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Nullità parziale fideiussione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito il principio della nullità parziale fideiussione per i contratti che replicano lo schema ABI, giudicato anticoncorrenziale. Dei fideiussori avevano richiesto la nullità totale del loro contratto di garanzia, ma la Corte ha respinto il ricorso. È stato stabilito che solo le singole clausole viziate sono nulle, mentre il resto del contratto rimane valido, a meno che il garante non dimostri che non avrebbe mai firmato senza quelle specifiche clausole. La decisione conferma un orientamento consolidato che protegge la stabilità dei contratti bancari.
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Contratto autonomo di garanzia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni garanti, confermando che la clausola 'a prima richiesta e senza eccezioni' qualifica l'accordo come contratto autonomo di garanzia e non come fideiussione. Di conseguenza, le eccezioni sulla nullità per violazione della normativa antitrust, applicabile al modello ABI per le fideiussioni omnibus, sono state respinte in quanto non pertinenti a questa diversa tipologia contrattuale.
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Clausola penale leasing: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18063/2024, ha rigettato il ricorso dell'erede di un fideiussore contro una società bancaria. La Corte ha stabilito che la clausola penale in un contratto di leasing traslativo, anteriore alla riforma del 2017, non è nulla ma può essere equamente ridotta dal giudice. Ha inoltre confermato la validità della rinuncia preventiva alla tutela ex art. 1957 c.c. da parte del fideiussore, chiarendo che tale clausola non necessita di approvazione specifica. L'ordinanza affronta anche questioni procedurali sulla competenza territoriale e sui vizi di motivazione, dichiarando i relativi motivi inammissibili.
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Procura ad litem: ricorso inammissibile e spese legali
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per un vizio insanabile della procura ad litem. Il difensore del ricorrente viene condannato a pagare personalmente le spese legali. La decisione ribadisce la necessità di una procura valida al momento della notifica dell'atto, evidenziando come la sua mancanza non sia sanabile.
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Onere del creditore: inammissibile il ricorso vago
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due garanti contro la decisione della Corte d'Appello. Il caso verteva sul presunto mancato rispetto dell'onere del creditore di agire tempestivamente. La Cassazione ha basato la sua decisione sulla violazione del principio di autosufficienza, poiché il ricorso era formulato in modo generico e disorganico, impedendo alla Corte di valutare la fondatezza delle censure senza dover consultare altri atti processuali.
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Fideiussore consumatore: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un fideiussore per un'obbligazione societaria che rivendicava lo status di consumatore. La Corte d'Appello aveva negato tale qualifica in base al principio di accessorietà, legando la posizione del garante a quella professionale della società. La Cassazione ha corretto questo orientamento, affermando, in linea con la giurisprudenza UE, che lo status del fideiussore va valutato autonomamente. Tuttavia, ha rigettato il ricorso per altri motivi, tra cui la genericità delle censure. La pronuncia chiarisce i criteri per qualificare un **fideiussore consumatore**.
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Azione revocatoria: quando è efficace contro i garanti?
La Corte di Cassazione conferma l'efficacia di un'azione revocatoria promossa da un istituto di credito contro alcuni fideiussori che avevano trasferito un ingente patrimonio immobiliare a una società, riducendo la propria garanzia patrimoniale. La Corte ha rigettato i motivi di ricorso dei garanti, basati sulla presunta nullità delle fideiussioni e sull'inapplicabilità di alcune tutele legali, ritenendo le eccezioni tardive, infondate o superate dal giudicato formatosi su un precedente decreto ingiuntivo. La sentenza ribadisce i principi sulla prova della scientia damni e sui limiti delle eccezioni opponibili nell'ambito dell'azione revocatoria.
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Nullità fideiussione: quando il tempo è decisivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società e dei suoi garanti che chiedevano la nullità di una fideiussione per violazione della normativa antitrust. La Corte ha stabilito che la nullità fideiussione non può essere dichiarata se il contratto di garanzia è stato stipulato prima dell'esistenza dell'intesa anticoncorrenziale (in questo caso, un modello ABI del 2002 contro un contratto del 1996). Inoltre, ha dichiarato inammissibile il motivo relativo alla capitalizzazione trimestrale degli interessi perché la questione era già stata decisa e non appellata tempestivamente, formando così un giudicato interno.
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Decadenza fideiussione: il termine di sei mesi decorre
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un garante, stabilendo l'avvenuta decadenza fideiussione a carico di un istituto di credito. La Corte ha chiarito che il termine semestrale per agire, previsto dall'art. 1957 c.c., decorre dalla scadenza dell'obbligazione principale e non da un momento successivo, come la revoca degli affidamenti. La richiesta di pagamento della banca, inviata oltre un anno dopo la scadenza del debito, è stata ritenuta tardiva, con conseguente liberazione del fideiussore.
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Liberazione fideiussore: no se il credito è solido
Un creditore ha agito in revocatoria contro gli atti di disposizione del patrimonio di un fideiussore. Quest'ultimo ha eccepito la propria liberazione per il fatto che il creditore non si era insinuato nel fallimento della società debitrice principale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che in caso di fideiussione solidale, il creditore ha la facoltà di scegliere se agire contro il debitore principale o il garante. La mera inerzia del creditore (mancata insinuazione al passivo) non costituisce un fatto pregiudizievole che giustifichi la liberazione del fideiussore ai sensi dell'art. 1955 c.c.
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Nullità contratto mutuo: Cassazione e TAN mancante
La Corte di Cassazione esamina un caso di presunta nullità contratto mutuo per mancata indicazione del Tasso Annuo Nominale (TAN). Un garante si era opposto a un decreto ingiuntivo, sostenendo che l'omissione del TAN rendesse nullo il contratto di finanziamento sottostante, nonostante la presenza dell'Indicatore Sintetico di Costo (ISC). La Corte d'Appello aveva dato torto al garante. La Cassazione, riconoscendo la complessità e l'importanza della questione sulla determinazione delle condizioni economiche, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rinviando la causa a un'altra Sezione per una decisione approfondita.
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Fideiussione omnibus: il socio non è sempre informato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16822/2024, ha esaminato il caso di una fideiussione omnibus prestata da un socio per i debiti della propria società. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del garante, stabilendo che la sua qualità di socio, anche di minoranza, gli conferiva la possibilità concreta di conoscere la situazione economica della società debitrice. Di conseguenza, la banca non ha violato i doveri di correttezza e buona fede nel concedere ulteriore credito senza un'autorizzazione specifica, non operando così la liberazione del fideiussore prevista dall'art. 1956 c.c.
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Effetti confessione: quando non vale contro i terzi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16669/2024, chiarisce i limiti degli effetti della confessione. Nel caso esaminato, due garanti di un debito bancario avevano ipotecato i loro beni a favore di una propria società, confessando un debito verso di essa. La Corte ha stabilito che tale confessione non ha valore probatorio nei confronti della banca creditrice, poiché il fatto dichiarato, pur essendo formalmente sfavorevole ai dichiaranti, in realtà li avvantaggiava sottraendo beni alla garanzia del creditore terzo. La confessione, per essere efficace, deve essere sfavorevole al dichiarante e favorevole alla controparte processuale, non a un terzo.
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Domanda tardiva conto corrente: le regole processuali
La Corte di Cassazione affronta il caso di una domanda tardiva in una controversia su conto corrente bancario. Diverse società avevano citato in giudizio un istituto di credito per addebiti illegittimi. In un secondo momento, i loro garanti avevano avviato una causa separata, introducendo nuove contestazioni su operazioni di sconto e anticipo. La Corte ha stabilito che la domanda relativa a tali operazioni, essendo stata introdotta tardivamente nel primo giudizio, è inammissibile. La riunione dei due procedimenti non sana le preclusioni processuali già maturate, confermando il principio dell'autonomia dei giudizi riuniti e il rigore dei termini processuali.
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Riduzione fideiussione sproporzionata: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che i garanti hanno diritto alla riduzione della fideiussione quando questa risulta manifestamente sproporzionata rispetto al debito residuo. In un caso riguardante un mutuo edilizio parzialmente estinto, la Corte ha cassato la decisione d'appello che negava la riduzione, criticandone la motivazione come carente e illogica per non aver adeguatamente giustificato il divario tra la garanzia di 700.000 euro e il debito principale di circa 414.000 euro. La Corte ha sottolineato la necessità di una motivazione concreta che vada oltre il generico richiamo a 'interessi e spese'.
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Ricorso inammissibile: motivi generici e autosufficienza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un debitore e un fideiussore contro una società di servicing. La decisione si fonda sulla violazione del principio di autosufficienza, in quanto i ricorrenti non hanno allegato gli atti necessari a sostenere le loro tesi, e sulla genericità delle critiche mosse alla consulenza tecnica d'ufficio (CTU) in materia di usura. La Corte ribadisce che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in una nuova valutazione del merito della causa.
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Produzione documenti in appello: limiti e regole
Un istituto di credito ha agito contro una società debitrice e i suoi fideiussori. In appello, questi ultimi hanno eccepito la nullità delle fideiussioni per violazione della normativa antitrust, basandosi su un provvedimento della Banca d'Italia prodotto per la prima volta in quella sede. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, ha chiarito che la produzione di documenti in appello è soggetta a limiti rigorosi. Poiché il provvedimento costituiva una prova nuova e non era stato dimostrato che fosse impossibile produrlo in primo grado, la sua introduzione nel processo è stata ritenuta inammissibile. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato la causa per un nuovo esame.
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Imposta di registro decreto ingiuntivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16229/2024, si è pronunciata sull'imposta di registro per un decreto ingiuntivo emesso a favore di un istituto di credito contro un debitore principale e i suoi fideiussori. La Corte ha chiarito che non vi è duplicazione d'imposta se vengono tassati separatamente il capitale (soggetto a IVA e quindi a imposta fissa) e gli interessi moratori (esclusi da IVA e soggetti a imposta proporzionale). Ha tuttavia cassato la sentenza di secondo grado per non aver esaminato l'eccezione del contribuente sulla corretta quantificazione di tali interessi.
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