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Favor Rei

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958 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Visto infedele: incompetenza e nullità dell’atto
Un professionista fiscale è stato ritenuto responsabile per un visto di conformità infedele. La Corte di Cassazione ha annullato l'atto sanzionatorio perché emesso da un ufficio territorialmente incompetente. La competenza, in questi casi, spetta esclusivamente alla direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del professionista e non a quella del contribuente assistito. Questa violazione procedurale determina la nullità dell'atto.
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Presunzione distribuzione utili in società ristrette
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7899/2025, si è pronunciata su un caso di accertamento IRPEF a carico di un socio di una società a ristretta base societaria. La Corte ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci, chiarendo che la ristrettezza della compagine sociale è di per sé un elemento sufficiente a fondare l'accertamento. Ha inoltre ribadito i presupposti per il raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati tributari. Infine, ha accolto il ricorso del contribuente limitatamente all'applicazione delle sanzioni, cassando la sentenza con rinvio per l'applicazione del principio del 'favor rei', in virtù di una normativa sanzionatoria più favorevole sopravvenuta.
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Raddoppio termini accertamento e limiti sull’IRAP
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito importanti principi sul raddoppio dei termini di accertamento fiscale. Ha confermato la sua validità per IRPEF e IVA in presenza di sospetti reati tributari, ma ha escluso la sua applicazione all'IRAP. Inoltre, ha riaffermato l'obbligo di applicare retroattivamente sanzioni più favorevoli per il contribuente in base al principio del 'favor rei', ordinando il ricalcolo delle sanzioni in un caso specifico.
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Reato continuato: calcolo pena errato in esecuzione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che, in qualità di giudice dell'esecuzione, aveva errato nel ricalcolare la pena per un condannato a cui era stato riconosciuto il vincolo del reato continuato tra più sentenze. L'errore principale è consistito nell'individuare come reato più grave, e quindi come pena base, quello punito con la sanzione concretamente più lieve, in violazione del giudicato. La Suprema Corte ha ribadito i principi per il corretto calcolo della pena in questi casi, rinviando gli atti per una nuova determinazione.
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Pluralità di sentenze: l’assoluzione prevale sempre
Un individuo, condannato con sentenza definitiva e successivamente assolto per il medesimo fatto, si è visto negare dal giudice dell'esecuzione la revoca della condanna. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, ribadendo un principio fondamentale in caso di pluralità di sentenze: l'assoluzione prevale sempre sulla condanna, salvo un'unica e specifica eccezione legata alla prescrizione. La sentenza sottolinea la preminenza del 'favor rei', ovvero la scelta più favorevole all'imputato, anche quando il secondo processo non avrebbe dovuto svolgersi.
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Accertamento bancario: onere della prova del professionista
Un libero professionista ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori redditi, basato su indagini bancarie. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ribadendo che nell'ambito di un accertamento bancario spetta al contribuente fornire la prova analitica che i versamenti sui propri conti non costituiscono reddito imponibile. La Corte ha inoltre stabilito che l'atto impositivo è valido anche se non confuta espressamente le osservazioni presentate dal contribuente nella fase pre-contenziosa e che lo 'scudo fiscale' non è opponibile se l'attività di controllo era già stata avviata.
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Agevolazione prima casa: la Cassazione e la retroattività
La Corte di Cassazione ha stabilito che la modifica dei criteri per l'agevolazione prima casa ai fini IVA, introdotta dal D.Lgs. 175/2014, non ha efficacia retroattiva. Per un acquisto immobiliare avvenuto nell'ottobre 2014, si applicano ancora i vecchi criteri basati sulla superficie (D.M. 1969), che definivano "di lusso" un'abitazione superiore a 240 mq, escludendola dal beneficio. La Corte ha quindi confermato la richiesta di maggiore imposta da parte dell'Agenzia delle Entrate, respingendo l'applicazione delle nuove e più favorevoli norme basate sulla categoria catastale.
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Responsabilità amministratori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un consigliere di amministrazione non esecutivo di un importante istituto di credito, sanzionato dall'Autorità di Vigilanza per gravi carenze nella gestione dei rischi e nei controlli interni. La sentenza conferma la piena responsabilità degli amministratori anche se privi di deleghe operative, sottolineando il loro dovere di agire in modo informato e di attivarsi per prevenire criticità. Viene inoltre ribadita la natura amministrativa, e non penale, di tali sanzioni, con importanti conseguenze sul piano delle garanzie processuali e dell'applicazione del principio del 'favor rei'.
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Reato continuato: i limiti del giudice in fase esecutiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante il calcolo della pena per un reato continuato. L'imputato sosteneva che il giudice dovesse partire da una pena già unificata in una precedente fase esecutiva. La Corte ha chiarito che il giudice è vincolato solo dalle sentenze di condanna originali e non dalle precedenti decisioni del giudice dell'esecuzione, purché la pena finale risulti più favorevole della somma aritmetica delle pene iniziali.
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Fatture false: onere della prova e buona fede
Una società della grande distribuzione è stata accusata di aver emesso fatture false per operazioni di esportazione non imponibili, basate su dichiarazioni d'intento ideologicamente false. La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di coinvolgimento in una frode fiscale, l'onere della prova della propria buona fede ricade sul contribuente. L'Amministrazione Finanziaria deve fornire elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti sulla consapevolezza della frode. La Corte ha però annullato la sentenza sulle sanzioni, rinviando alla corte d'appello per l'applicazione dei principi di 'continuazione' e 'favor rei' (norma più favorevole).
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Buona fede contribuente: onere della prova in frode IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 198/2025, ha ribadito i principi sull'onere della prova in materia di frodi IVA. Quando l'Amministrazione Finanziaria fornisce indizi gravi, precisi e concordanti sull'esistenza di operazioni soggettivamente inesistenti, spetta al contribuente dimostrare la propria buona fede e di aver adottato la massima diligenza per non essere coinvolto. La Corte ha accolto il ricorso di una società solo su alcuni vizi procedurali della sentenza di secondo grado, confermando però il principio cardine sulla ripartizione dell'onere probatorio.
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Sanzioni antiriciclaggio: favor rei e calcolo
Un direttore di banca e l'istituto cessionario di un ramo d'azienda sono stati sanzionati per omesse segnalazioni di operazioni sospette. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di secondo grado, stabilendo l'applicazione del principio del 'favor rei', ovvero della legge successiva più favorevole, per la determinazione delle sanzioni antiriciclaggio. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per ricalcolare la sanzione alla luce della normativa sopravvenuta.
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Abuso del diritto: Cassazione nega deducibilità costi
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dell'Amministrazione Finanziaria di negare la deducibilità di una minusvalenza milionaria e di un'IVA su fatture sospette. La Corte ha ritenuto l'operazione un caso di abuso del diritto, in quanto priva di valida sostanza economica e finalizzata unicamente a ottenere un vantaggio fiscale indebito, ponendo a carico del contribuente l'onere della prova contraria.
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Estinzione giudizio tributario: il caso della rottamazione
Un contribuente impugna un accertamento fiscale. Durante il processo in Cassazione, aderisce alla rottamazione, pagando il dovuto. La Corte dichiara l'estinzione del giudizio tributario per cessata materia del contendere, senza condanna alle spese o al doppio contributo unificato.
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Visto infedele: competenza territoriale annulla l’atto
La Corte di Cassazione ha annullato una cartella di pagamento emessa a carico di un professionista per l'apposizione di un visto infedele su una dichiarazione dei redditi. La decisione si fonda su un vizio di incompetenza territoriale: l'atto sanzionatorio è stato emesso dall'ufficio delle Entrate del luogo di residenza del contribuente, anziché da quello competente per il domicilio fiscale del professionista che ha commesso la violazione, come previsto dalla legge.
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Deducibilità interessi passivi: la Cassazione decide
Una società era stata oggetto di un avviso di accertamento per aver dedotto interessi passivi relativi a un finanziamento concesso ai propri soci per l'acquisto di un immobile personale. L'Agenzia delle Entrate, riscontrando una grave irregolarità contabile (un credito verso soci indicato in bilancio per un importo inferiore a quello reale), aveva proceduto con un accertamento induttivo 'puro', rideterminando il reddito. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso della società, stabilendo che una singola, seppur grave, violazione contabile non è sufficiente a giustificare un accertamento induttivo 'puro' che ignori l'intera contabilità. Inoltre, ha chiarito i principi sulla deducibilità interessi passivi, affermando che questi sono deducibili se hanno un'inerenza generica con l'attività d'impresa nel suo complesso, cassando la sentenza d'appello che ne aveva negato la deducibilità basandosi su un'errata valutazione dell'inerenza e sull'antieconomicità dell'operazione.
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Favor rei sanzioni: la Cassazione chiarisce
Una società immobiliare ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte. La Corte di Cassazione ha rigettato gran parte dei motivi, ma ha accolto quello relativo all'applicazione del principio del 'favor rei' per le sanzioni. A seguito di una modifica normativa più favorevole per il contribuente, intervenuta durante il processo, la Corte ha cassato la sentenza impugnata limitatamente alla misura delle sanzioni, rinviando la causa al giudice di merito per la rideterminazione.
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Indeducibilità costi da reato: la Cassazione decide
Una società del settore automobilistico è stata oggetto di accertamento fiscale per la deduzione di costi legati a presunte attività di riciclaggio e per ricavi non dichiarati. La Corte di Cassazione, con la sentenza 2951/2025, ha definito il principio di indeducibilità costi da reato, stabilendo che un costo è indeducibile solo se direttamente collegato a un reato intenzionale per il quale il pubblico ministero ha avviato un'azione penale. La Corte ha annullato la decisione di merito per non aver verificato tale presupposto e ha rinviato il caso per un nuovo giudizio, ordinando anche l'applicazione delle leggi sanzionatorie più favorevoli nel frattempo sopravvenute (principio del favor rei).
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Amministratore di fatto: la prova non è confessione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un presunto amministratore di fatto. La Corte ha stabilito che le dichiarazioni accusatorie del legale rappresentante di una società non costituiscono confessione contro un terzo, ma al massimo un indizio. Inoltre, ha ribadito che il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione delle prove già esaminate dal giudice di merito, confermando così l'annullamento degli avvisi di accertamento.
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Nullità sentenza tributaria: la Cassazione ordina rinvio
Una società contesta un accertamento fiscale basato su metodo induttivo. In Cassazione, lamenta diversi vizi, tra cui la nullità della sentenza tributaria per irregolarità nella composizione del collegio giudicante e nel verbale d'udienza. La Corte Suprema, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul merito e disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per acquisire i fascicoli dei gradi precedenti e verificare la fondatezza di tali vizi procedurali, ritenuti prioritari.
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