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Favor Rei — Anno 2025

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220 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Favor Rei

Provvedimenti

Appello del PM: il principio del tempus regit actum
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato in appello per ricettazione, dopo un proscioglimento in primo grado. La Corte ha stabilito che l'appello del PM era legittimo, applicando il principio 'tempus regit actum'. Secondo tale principio, il diritto di impugnare una sentenza è regolato dalla legge in vigore al momento della sua emissione, non da una legge successiva, anche se più favorevole all'imputato. Rigettati anche i motivi sull'utilizzo delle prove testimoniali.
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Riduzione pena rito abbreviato: la Cassazione decide
Un individuo è stato condannato per tentato furto (delitto) e possesso di arnesi da scasso (contravvenzione) in continuazione, con rito abbreviato. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la riduzione pena rito abbreviato deve essere calcolata separatamente: un terzo per il delitto e la metà per la contravvenzione. La sentenza annulla la decisione dei giudici di merito che avevano erroneamente applicato un'unica riduzione di un terzo sulla pena complessiva, affermando un principio a maggior favore dell'imputato.
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Ricettazione arma: Cassazione su prova e recidiva
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per ricettazione arma. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e la severità della pena. La Corte ha ritenuto le motivazioni della Corte d'Appello coerenti e ben fondate, confermando che il collegamento tra l'imputato e il luogo del ritrovamento dell'arma è sufficiente a provarne la responsabilità. La decisione sottolinea l'importanza di motivi di ricorso specifici e non generici.
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Reato complesso: minaccia assorbita nel danno
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di danneggiamento di un bene accompagnato da minacce contestuali, si configura un unico reato complesso. Di conseguenza, la minaccia viene assorbita nel delitto di danneggiamento, escludendo l'aumento di pena per la continuazione. La sentenza riduce la pena dell'imputato, annullando la condanna per il reato di minaccia.
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Onere della prova: estinzione reato per prescrizione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per ricettazione di assegno, dichiarando il reato estinto per prescrizione. La sentenza ribadisce che l'onere della prova sulla data esatta del reato spetta all'accusa. In assenza di certezza, il principio del 'favor rei' impone di considerare la data più favorevole all'imputato, portando in questo caso alla prescrizione.
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Continuazione del reato e stile di vita criminale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto, stabilendo un importante principio sulla non applicabilità della continuazione del reato. L'ordinanza chiarisce che tale istituto, basato sul favor rei, non può essere invocato quando la reiterazione dei crimini non deriva da un unico disegno criminoso, ma è l'espressione di un programma di vita improntato al crimine, per cui esistono altri istituti sanzionatori come la recidiva e l'abitualità.
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Reato continuato: no se la vita è un crimine
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo che chiedeva il riconoscimento del reato continuato. La Corte ha stabilito che la reiterazione di condotte illecite, sintomo di un programma di vita dedito al crimine, non può essere inquadrata nell'istituto della continuazione, che presuppone un medesimo disegno criminoso, ma rientra in figure diverse come la recidiva o l'abitualità nel reato.
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Continuazione reato: inammissibile con recidiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata. La Corte ha stabilito che l'istituto della continuazione reato, che presuppone un unico disegno criminoso, è incompatibile con una condotta reiterata che denota un programma di vita improntato al crimine, come nei casi di recidiva e abitualità a delinquere. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reiterazione dei reati: no alla continuazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione dell'istituto della continuazione. Secondo la Corte, la costante reiterazione dei reati non configura un singolo disegno criminoso, bensì un programma di vita improntato al crimine, incompatibile con il principio del 'favor rei' sotteso alla continuazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reiterazione condotte illecite: no al favor rei
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra diversi reati, culminati nell'adesione a un'associazione mafiosa. Secondo la Corte, la reiterazione delle condotte illecite non può essere equiparata a un unico programma criminoso ai fini del 'favor rei', ma va distinta e sanzionata con istituti diversi, come la recidiva o l'abitualità. La decisione sottolinea la netta differenza tra il beneficio della continuazione e la sanzione per una persistente inclinazione al crimine.
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Reato continuato e stile di vita criminale: il no della Cassazione
Con l'ordinanza n. 24254/2025, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato. La Corte ha stabilito che la reiterazione di condotte illecite, espressione di uno stile di vita criminale, non può beneficiare del 'favor rei' previsto per la continuazione, essendo già sanzionata da istituti come la recidiva e l'abitualità nel reato.
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Reato continuato: inammissibile se è stile di vita
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto, stabilendo che l'istituto del reato continuato non può essere applicato quando la reiterazione dei crimini rappresenta un vero e proprio 'stile di vita'. Secondo i giudici, il reato continuato, basato sul principio del 'favor rei', presuppone un unico disegno criminoso, mentre una vita improntata al crimine viene sanzionata da istituti diversi e più severi come la recidiva o l'abitualità a delinquere.
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Reato continuato: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro un'ordinanza della Corte d'Appello di Caltanissetta. La Suprema Corte ha stabilito che la reiterazione di condotte illecite non configura un reato continuato quando è espressione di un programma di vita improntato al crimine. Tale stile di vita viene sanzionato da istituti diversi, come la recidiva e l'abitualità nel reato, che hanno una logica opposta a quella del 'favor rei' sottesa alla continuazione.
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Continuazione tra reati: no se manca un piano unico
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati commessi in un ampio arco temporale. La sentenza sottolinea che, per applicare tale istituto, non è sufficiente l'omogeneità dei crimini, ma è indispensabile provare l'esistenza di un unico e preordinato disegno criminoso, distinguendolo da una generica propensione a delinquere o da un programma di vita basato sul crimine.
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Continuazione tra reati: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso sulla continuazione tra reati, ribadendo che non basta una generica 'abitudine al crimine'. Per l'applicazione dell'istituto è necessaria la prova di un unico programma criminoso, ideato prima del primo reato, basato su indicatori concreti come l'omogeneità dei reati e la contiguità temporale.
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Reato continuato: i criteri per il riconoscimento
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso e ribadisce i rigorosi criteri per l'applicazione del reato continuato. Viene sottolineato che per ottenere il beneficio non è sufficiente una generica tendenza a delinquere, ma è necessaria la prova di un unico programma criminoso, deliberato in anticipo e comprensivo di tutti gli illeciti, almeno nelle loro linee essenziali. La decisione distingue nettamente tra il reato continuato, ispirato al principio del favor rei, e uno stile di vita improntato all'illegalità, sanzionato da altri istituti come la recidiva.
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Continuazione reato: quando non c’è unico disegno
Un individuo, condannato per falsificazione di documenti assicurativi e successivamente per un falso sinistro stradale, ha richiesto il riconoscimento della continuazione reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione precedente. La Corte ha stabilito che l'ampio intervallo temporale tra i fatti e le diverse modalità di esecuzione dei reati non permettevano di identificare un programma criminoso unitario, elemento indispensabile per applicare la continuazione reato.
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Disegno criminoso: quando non si applica la continuazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra più reati. La Corte ha stabilito che la mera ripetizione di reati, anche simili, commessi in un lungo arco temporale e intervallati da periodi di detenzione, non configura un unico disegno criminoso. Si tratta, invece, di uno "stile di vita criminale", che non beneficia del trattamento sanzionatorio più favorevole previsto per la continuazione.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e doppia conforme
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per riciclaggio di un'autovettura. La sentenza sottolinea che, in presenza di una "doppia conforme" (condanna confermata in appello), i motivi di ricorso non possono limitarsi a riproporre una diversa valutazione dei fatti già esaminati dai giudici di merito. Il ricorso è stato respinto perché i motivi sollevati erano manifestamente infondati, aspecifici e miravano a un riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Sanzione amministrativa Consob: i doveri dei sindaci
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione amministrativa Consob a carico di un membro del collegio sindacale di una banca per omessa vigilanza sulla correttezza dei prospetti informativi. La decisione chiarisce che la responsabilità del sindaco sussiste anche a titolo di colpa e che le sanzioni amministrative in materia finanziaria, in questo specifico caso, non hanno natura sostanzialmente penale. Viene inoltre ribadita la giurisdizione del giudice ordinario e la legittimità della procedura sanzionatoria seguita dall'Autorità di vigilanza.
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