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Fatto Di Lieve Entità — Anno 2022

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97 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Fatto Di Lieve Entità

Provvedimenti

Fatto di lieve entità e droga: quando la condanna è inevitabile
L'Imputato viene arrestato poiché trovato in possesso di diverse tipologie di sostanze stupefacenti atte a produrre oltre 350 dosi. Durante le indagini offre una collaborazione parziale indicando un nascondiglio di droga, ma omette di rivelare i fornitori principali, informazioni invece fornite dai coimputati. L'Imputato ricorre in Cassazione chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità e dell'attenuante della collaborazione. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso: per concedere il fatto di lieve entità occorre una valutazione globale di tutti gli elementi, mentre la presenza di droghe eterogenee esclude la minore gravità. Inoltre l'attenuante per la collaborazione richiede la completa ostensione delle notizie note. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di Stupefacenti: Intercettazioni Valide, Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti, avendo partecipato a un'organizzazione internazionale dedita al traffico di cocaina ed eroina. La Corte d'Appello aveva già ridotto la pena riconoscendo attenuanti generiche. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la validità delle intercettazioni telefoniche come unica prova e chiedendo la riqualificazione del fatto come di lieve entità. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le intercettazioni, sebbene criptiche, fossero state correttamente interpretate alla luce di altre prove e che la richiesta di lieve entità fosse stata sollevata tardivamente o fosse infondata, data la reiterata condotta di intermediazione e i quantitativi non esigui. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali.
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Coltivazione di droga e fatto di lieve entità: ricorso respinto
L'Imputato propone ricorso per contestare la sentenza di appello che ha negato la concessione del fatto di lieve entità per la coltivazione illecita di marijuana. Le autorità avevano sequestrato ben 181 piante, idonee a produrre un quantitativo consistente di sostanza stupefacente. La Suprema Corte dichiara inammissibile l'impugnazione. I giudici evidenziano che il dato quantitativo è un elemento decisivo e assorbente per escludere l'attenuante speciale, a prescindere da ogni altra valutazione sui mezzi adoperati. L'imputato subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità e confessione: no al taglio di pena
L'Imputato è stato condannato per cessione e detenzione di sostanze stupefacenti. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità e il diniego delle attenuanti generiche. L'Imputato sosteneva di aver reso un'ampia confessione e di aver agito in via del tutto occasionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'attività non era occasionale né di minima importanza, vista la pluralità di cessioni a diversi clienti in un breve arco temporale con un'organizzazione continuativa. Inoltre, la confessione è stata ritenuta una mera scelta tattica per ottenere benefici processuali e non un reale pentimento. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Fatto di lieve entità negato: spaccio continuo e ricorso nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa contestava il mancato riconoscimento del fatto di lieve entità, sostenendo una diversa interpretazione delle prove raccolte durante il processo. I giudici supremi hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. La Corte di merito ha correttamente escluso l'attenuante a causa della reiterazione delle cessioni a molteplici acquirenti. Di conseguenza, la condanna è divenuta definitiva con l'ulteriore sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio e condanne passate: l’applicazione della recidiva
Un uomo subisce una condanna per spaccio di lieve entità. La difesa contesta l'applicazione della recidiva sostenendo che i precedenti penali risalgono a molti anni prima e che il tempo trascorso esclude una maggiore pericolosità. I giudici di merito confermano invece l'aggravamento della pena poiché l'imputato deteneva cocaina suddivisa in ovuli e strumenti professionali per il confezionamento. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'imputato, stabilendo che la presenza di una struttura organizzata dimostra la continuità delinquenziale e giustifica pienamente l'aumento di pena.
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Associazione per traffico di stupefacenti tra negozio e spaccio
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di dirigere un gruppo criminale insieme alla consorte. I due utilizzavano un negozio di alimentari come copertura per la detenzione e la cessione continuativa di cocaina. La difesa ha chiesto la riqualificazione della condotta in spaccio di lieve entità, sostenendo l'assenza di una struttura complessa. I giudici hanno respinto la tesi, ribadendo che l'associazione per traffico di stupefacenti sussiste anche con strutture rudimentali, purché garantiscano supporto stabile alle cessioni. L'approvvigionamento settimanale di centinaia di grammi di droga esclude il reato minore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Fatto di lieve entità: quantità e dosi bloccano lo sconto
L'Imputato propone ricorso per cassazione contro la condanna per reati in materia di stupefacenti, lamentando il mancato riconoscimento del fatto di lieve entità. I giudici di merito avevano infatti escluso la minima offensività della condotta a causa dell'ingente quantità di droga sequestrata e delle modalità di occultamento e confezionamento, fattori indicativi di una pericolosa capacità di diffusione sul mercato illecito. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando che l'accertamento della lieve entità impone una valutazione complessiva di tutti gli elementi concreti da parte del giudice. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali del giudizio, oltre a un versamento di tremila euro in favore della cassa delle ammende.
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Spaccio di droga: quando il “fatto di lieve entità” non è riconosciuto
Un Lavoratore, già sottoposto a restrizione domiciliare per spaccio, ricorre contro la condanna per detenzione di cocaina, chiedendo il riconoscimento del fatto di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato la professionalità criminale del Lavoratore, la violazione delle prescrizioni e l'elevata quantità (141 dosi) e purezza (86% di principio attivo) della droga. Questi elementi, uniti alla sua capacità di diffondere sostanze stupefacenti in modo non occasionale, hanno escluso la possibilità di considerare il fatto come di lieve entità.
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Spaccio di lieve entità: pesa l’allestimento del locale
Un imputato ha presentato ricorso per contestare la condanna e ottenere il riconoscimento del reato come spaccio di lieve entità ai sensi dell'art. 73, comma 5, del Testo Unico Stupefacenti. I giudici di merito avevano respinto la richiesta a causa della presenza di una precisa organizzazione materiale: la vendita di sostanze stupefacenti si svolgeva all'interno di un appartamento specificamente dedicato e attrezzato allo scopo. La Corte di Cassazione ha confermato l'impostazione accusatoria, dichiarando il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. L'esistenza di un'infrastruttura logistica stabile esclude la minima offensività della condotta illecita. L'imputato deve quindi espiare la pena di oltre due anni di reclusione e pagare una pesante multa, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Consulenza tossicologica: valida anche senza cromatogramma
L'Imputato ha subito una condanna per detenzione illecita di oltre quindici grammi di metanfetamina suddivisa in bustine. La difesa ha contestato la regolarità del procedimento perché l'esperto incaricato dall'accusa non ha allegato il tracciato del macchinario alla relazione finale. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha respinto le eccezioni. I giudici hanno chiarito che la consulenza tossicologica priva del grafico costituisce una semplice irregolarità formale e non rende la prova inutilizzabile, in particolar modo durante il rito abbreviato. Inoltre, l'elevata purezza del principio attivo, la disponibilità di un bilancino e il frazionamento dello stupefacente impediscono di qualificare il reato come fatto di lieve entità. L'Imputato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Dosi eccessive e fatto di lieve entità: ricorso respinto
L'Imputata ha impugnato la sentenza d'appello contestando il mancato riconoscimento della fattispecie di fatto di lieve entità per la detenzione di sostanze stupefacenti. Le analisi tecniche avevano accertato la presenza di 174 dosi complessive ricavabili dal materiale sequestrato, suddivise in hashish e marijuana. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per manifesta infondatezza. I giudici hanno chiarito che il superamento del limite quantitativo ragionevole esclude automaticamente l'attenuante speciale, poiché il solo dato ponderale dimostra un pericolo elevato e rende irrilevante qualsiasi altro elemento favorevole alla difesa. L'Imputata ha perso il ricorso ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fatto di lieve entità nello spaccio: dosi e trasporto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione a fini di spaccio di oltre trenta grammi di eroina, suddivisi in 291 dosi singole. L'interessato trasportava la sostanza occultata sul proprio corpo e nelle cavità corporee. I giudici di legittimità hanno respinto la richiesta di riconoscere il fatto di lieve entità nello spaccio. La Suprema Corte ha chiarito che l'elevato quantitativo di dosi ricavabili, la destinazione a un vasto pubblico di acquirenti e le modalità organizzate di trasporto escludono la minima offensività della condotta. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna penale, il diniego delle attenuanti e l'ordine di espulsione dal territorio nazionale per accertata pericolosità sociale del soggetto.
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Coltivazione cannabis: il fatto di lieve entità non scompare
La Corte d'Appello ha condannato L'Imputato per la coltivazione di 17 piante di cannabis, riqualificando l'accusa nella fattispecie del fatto di lieve entità e riducendo la pena a sei mesi di reclusione e tremila euro di multa. La Procura Generale ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo la natura professionale della coltivazione a causa dell'impianto di irrigazione, della recinzione e della presenza di cani da guardia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'accusa: l'assenza di analisi sul principio attivo e la presenza di normali accorgimenti agricoli impediscono di escludere la lieve entità del reato.
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Spaccio e 364 dosi: escluso il fatto di lieve entità
L'Imputato è stato fermato in una nota piazza di spaccio mentre cedeva droga a diversi acquirenti. Le forze dell'ordine hanno sequestrato 31 involucri di sostanza stupefacente idonei a ricavare 364 dosi singole. La difesa ha chiesto di riqualificare l'illecito come fatto di lieve entità, contestando la recidiva e invocando le circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno escluso la minore gravità a causa del quantitativo di droga, delle modalità seriali dello scambio e del contesto criminale organizzato, confermando la piena pericolosità sociale del soggetto con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità e spaccio: la raffineria condanna
Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per reati in materia di stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione dell'addebito nella fattispecie di fatto di lieve entità e contestava la confisca del denaro trovato nell'immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno valorizzato il consistente quantitativo di cocaina e hashish sequestrato e l'impiego dell'abitazione quale vera e propria raffineria organizzata. Tali elementi escludono la minima offensività della condotta. Inoltre, la Corte ha confermato la confisca del denaro suddiviso in banconote di vario taglio, ravvisando un diretto nesso causale con l'attività illecita di spaccio. Ciascun ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità e 100 grammi di hashish: pena ridotta
L'Imputato subiva una condanna per traffico di stupefacenti a seguito del sequestro di cento grammi di hashish. I giudici di merito negavano la qualificazione della condotta come fatto di lieve entità basandosi solo sul quantitativo lordo e sulle milletrecento dosi teoricamente ricavabili. L'Imputato ricorreva in Cassazione lamentando l'assenza di indagini sulle modalità dell'azione e la mancanza di una rete strutturata di spaccio. La Suprema Corte accoglieva il ricorso, affermando che il solo dato ponderale non esclude la minore gravità del reato. I giudici di legittimità valorizzavano studi statistici che considerano cento grammi compatibili con la minima offensività. La Corte annullava la condanna con rinvio per la rideterminazione al ribasso della pena.
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Fatto di lieve entità escluso per spaccio strutturato
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare il mancato riconoscimento del fatto di lieve entità in materia di spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte d'Appello aveva escluso la fattispecie attenuata a causa di una vendita continuativa, strutturata e ben organizzata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici supremi hanno evidenziato che la richiesta presentata mirava a una nuova valutazione dei fatti storici, operazione vietata nel giudizio di legittimità. L'attività di spaccio risultava ampiamente descritta e provata come sistematica dai giudici di merito. Il ricorrente deve quindi scontare la pena originaria e versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Fatto di lieve entità escluso per oltre 3400 dosi di droga
I giudici di merito hanno condannato l'imputato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti, avendo rinvenuto 244 grammi di hashish idonei a produrre oltre 3.400 dosi medie singole. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione, richiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità non possono rivalutare le prove o ricostruire i fatti già esaminati nei precedenti gradi di giudizio. La Corte d'Appello ha motivato la propria decisione in modo coerente e logico, escludendo la lieve entità sulla base dell'ingente quantitativo di droga sequestrata. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Fatto di lieve entità stupefacenti negato per 279 dosi
Le forze dell'ordine hanno fermato un furgone con tre persone a bordo, rinvenendo oltre cinquantacinque grammi di cocaina, pari a duecentosettantanove dosi, gettati a terra durante il controllo. All'interno del veicolo gli agenti hanno sequestrato materiale da confezionamento, un bilancino e un coltello. Il conducente ha richiesto la derubricazione dell'accusa in fatto di lieve entità stupefacenti, sostenendo di usare gli strumenti per vendere spezie e di avere un ruolo marginale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno confermato la condanna, escludendo il fatto di lieve entità stupefacenti a causa dell'ingente quantitativo e della pianificazione dell'attività illecita.
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