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Fatto Di Lieve Entità (Art. 73, Co. 5)

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una forma meno grave del reato di spaccio, punita con una sanzione più mite. Viene riconosciuta solo se la quantità e qualità della droga, i mezzi usati e le modalità della vendita sono considerati di minima pericolosità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Droga in più nascondigli: non è spaccio di lieve entità
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per spaccio. L'imputato chiedeva il riconoscimento del reato di 'spaccio di lieve entità' per ottenere una pena minore. Tuttavia, la droga era stata trovata nascosta in più luoghi, tra cui l'abitazione e una stazione ferroviaria, insieme a strumenti per il confezionamento. Secondo i giudici, queste modalità dimostrano un'organizzazione non compatibile con un'attività criminale di minima importanza. La Corte ha quindi confermato la condanna, stabilendo che la presenza di una struttura organizzata esclude automaticamente la possibilità di applicare l'ipotesi di reato più lieve, anche a prescindere dalla quantità di droga.
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Spaccio di lieve entità: negato se la vendita è organizzata in casa
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per una donna che coadiuvava il marito nella gestione di una 'piazza di spaccio' dalla loro abitazione. I giudici hanno respinto la tesi difensiva che mirava a qualificare il fatto come spaccio di lieve entità. Secondo la Corte, la partecipazione a un'attività di vendita di droga strutturata e continuativa, con una clientela indeterminata e un'organizzazione stabile, esclude la possibilità di considerare il reato di lieve entità, a prescindere dal ruolo specifico ricoperto o dalla quantità della singola cessione. La valutazione deve basarsi sull'offensività complessiva della condotta e sulla sua capacità di inserirsi nel mercato.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico, condanna confermata
Un uomo, condannato per un reato legato agli stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento del reato di 'spaccio di lieve entità', una fattispecie meno grave. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché ritenuto troppo generico. I giudici hanno stabilito che le motivazioni dell'imputato non contestavano in modo specifico le argomentazioni della sentenza precedente, che erano state considerate adeguate. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'uomo è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro.
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Spaccio e danno di speciale tenuità: attenuante negata, condanna ok
Due persone, condannate per spaccio di lieve entità, ricorrono in Cassazione chiedendo il riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il profitto ricavato fosse minimo. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che, nonostante la compatibilità teorica tra le due norme, l'attenuante non poteva essere concessa. Le modalità della condotta, come il confezionamento frazionato della droga e l'occultamento, indicavano un'attività abituale e non occasionale, incompatibile con un danno o un lucro di 'speciale tenuità'. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Spaccio lieve ma profitto alto: negata l’attenuante del lucro
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante in materia di spaccio di stupefacenti. Anche se il reato è classificato come 'fatto di lieve entità', l'attenuante del lucro di speciale tenuità non può essere concessa automaticamente. Nel caso specifico, un uomo è stato condannato per la cessione di 25 dosi di droga pesante. I giudici hanno negato lo sconto di pena perché il valore economico della sostanza, superiore a mille euro, indicava un'offensività e un disvalore sociale non ridotti. La Corte ha quindi confermato che il valore economico è un criterio decisivo per escludere questa attenuante, respingendo il ricorso dell'imputato.
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