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Fatto Costitutivo

86 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'elemento o l'evento richiesto dalla legge per far sorgere un diritto. In questo caso, l'inclusione della specializzazione negli elenchi delle direttive (o la sua equipollenza) è un fatto costitutivo del diritto al risarcimento.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Restituzione canoni leasing: rifiuto senza prova dei versamenti
Un'azienda sottoscrive un contratto di locazione finanziaria per un'imbarcazione con un istituto bancario. A seguito dell'interruzione dei pagamenti, la banca ottiene la risoluzione del contratto e ingiunge la restituzione del bene. L'azienda si oppone richiedendo la restituzione canoni leasing già versati, sostenendo di poterne trattenere il possesso fino al completo riaccredito. La Corte di Cassazione conferma le decisioni di merito e dichiara inammissibile il ricorso dell'utilizzatore. I giudici stabiliscono che, nel leasing traslativo, la riconsegna del bene costituisce un fatto costitutivo indispensabile per calcolare l'equo compenso spettante al concedente. Inoltre, l'azienda non ha fornito una prova documentale idonea dei pagamenti effettuati, giacché le fatture non quietanzate non dimostrano l'effettivo versamento delle somme. La banca vince definitivamente la causa e l'azienda deve farsi carico delle spese processuali.
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Principio di non contestazione: L’Assicurazione non può negare la copertura
Un Installatore, condannato per danni causati da un impianto di riscaldamento, ha chiesto alla sua Compagnia di Assicurazione di coprire i costi. L'Assicurazione ha negato la copertura, sostenendo che la polizza riguardava lavori di muratura, non idraulici. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta dell'Installatore, applicando erroneamente il principio di non contestazione. La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione. Ha chiarito che il principio di non contestazione si applica ai fatti che fondano un diritto, non alla mera difesa o contestazione dell'altra parte. La causa tornerà in appello per un nuovo esame.
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Rimborso tributi sisma: la residenza fuori cratere nega il diritto
Un Contribuente ha chiesto il rimborso tributi sisma relativi agli anni 1990-1992, sostenendo di aver diritto all'agevolazione fiscale per gli eventi sismici del 1990. La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto la sua richiesta. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione, evidenziando che il comune di residenza del Contribuente non rientrava nell'elenco dei comuni colpiti dal sisma, come stabilito dal D.P.C.M. del 1991. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la residenza in uno dei comuni specificati è un requisito essenziale per il rimborso tributi sisma. Di conseguenza, il Contribuente ha perso il diritto al rimborso e dovrà pagare le spese legali.
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Rimborso Tributi Sisma: Contribuente perde per onere della prova
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di **rimborso tributi sisma** negato a un Contribuente. Il Contribuente aveva chiesto la restituzione di imposte versate, invocando un'agevolazione fiscale per i residenti in comuni colpiti dal sisma del 1990. La Commissione Tributaria Regionale aveva riconosciuto il diritto al rimborso, ponendo l'onere della prova sulla Agenzia delle Entrate per dimostrare la non residenza. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che la residenza in un comune incluso nell'elenco dei danneggiati è un "fatto costitutivo" del diritto al rimborso. Spetta al Contribuente dimostrare tale residenza. L'Agenzia delle Entrate non deve provare il contrario. Pertanto, il ricorso dell'Agenzia è stato accolto, e il Contribuente ha perso il diritto al rimborso, dovendo anche pagare le spese legali.
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Rimborso tributi sisma: la residenza decide il diritto, non il solo danno
Un Contribuente ha richiesto un **rimborso tributi sisma** per imposte versate tra il 1990 e il 1992, sostenendo di aver diritto al beneficio per eventi sismici. L'Agenzia delle Entrate si è opposta. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto a tale rimborso è strettamente legato alla residenza del Contribuente in un comune specificamente elencato nel D.P.C.M. del 1991. Poiché il comune di residenza del Contribuente non figurava in tale elenco, la Corte ha respinto la sua richiesta, ribadendo che l'onere di provare questa condizione essenziale spetta al Contribuente.
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Abusiva reiterazione di contratti a termine e risarcimento
Un lavoratore del settore pubblico ha ottenuto il risarcimento del danno per abusiva reiterazione di contratti a termine su organico di diritto. L'amministrazione ha contestato la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo che l'intervenuta assunzione a tempo indeterminato del dipendente escludesse il diritto all'indennizzo. Secondo il datore di lavoro pubblico, spettava al dipendente dichiarare tale stabilizzazione durante il processo. La Suprema Corte ha respinto il ricorso dell'amministrazione. I giudici hanno chiarito che la stabilizzazione successiva costituisce una semplice eccezione difensiva a carico del datore di lavoro e non un elemento costitutivo della domanda del lavoratore. Poiché l'amministrazione non ha dedotto tempestivamente la stabilizzazione durante il giudizio di appello, non può contestarla per la prima volta in sede di legittimità. L'amministrazione deve versare il risarcimento e pagare le spese processuali.
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Provvigione del mediatore immobiliare: prova e numero REA
Un'agenzia immobiliare ha citato in giudizio venditori e acquirente per ottenere il pagamento del compenso dovuto per la compravendita di un fondo agricolo. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per mancata esibizione del certificato formale di iscrizione al ruolo dei mediatori. L'agenzia ha fatto ricorso in Cassazione evidenziando di aver provato la propria qualifica tramite l'indicazione del numero di registrazione REA in precedenti atti contrattuali sottoscritti dalle stesse parti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso stabilendo che la provvigione del mediatore immobiliare spetta anche se l'iscrizione camerale viene dimostrata per presunzioni tramite il numero identificativo, senza l'onere di provare la persistenza nel tempo del titolo fino a prova contraria.
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Idoneità Psicofisica al Lavoro: Macchinista Ottiene Assunzione Contro Azienda
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza d'appello che riconosceva il diritto di un Lavoratore all'assunzione come macchinista. L'Azienda di trasporti aveva negato l'assunzione per presunta inidoneità psicofisica al lavoro, basandosi su una visita medica. Tuttavia, una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) aveva accertato la piena idoneità del Lavoratore. L'Azienda ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e l'onere della prova. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che in sede di legittimità non è possibile riesaminare il merito dei fatti già accertati dai giudici precedenti, inclusa la valutazione della CTU sull'idoneità. Il Lavoratore ha quindi vinto, e l'Azienda è stata condannata alle spese.
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Risarcimento medici specializzandi: negato senza prove
Un medico specializzato ha citato in giudizio la Presidenza del Consiglio e vari Ministeri per ottenere il risarcimento medici specializzandi a causa della mancata retribuzione durante la scuola post-laurea in Malattie dell'apparato cardiovascolare. Il professionista lamentava il tardivo recepimento delle direttive europee da parte dello Stato italiano. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda risarcitoria perché il corso non figurava negli elenchi comunitari e il medico non ha provato la sua equipollenza con specializzazioni riconosciute in altri Stati membri. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il rigetto. I giudici hanno chiarito che l'inclusione della scuola negli elenchi comunitari o la sua equipollenza rappresenta un fatto costitutivo del diritto. Il medico deve quindi allegare e provare specificamente tale requisito, indipendentemente dalle difese svolte dalla controparte pubblica.
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Rimborso spese legali assicurazione: paghi prima o dopo?
Una persona assicurata ha avuto un incidente stradale con esito fatale per l'altro conducente. Dopo due gradi di giudizio, la sua responsabilità è stata fissata al 60%. Ha poi chiesto alla sua compagnia di assicurazione il **rimborso spese legali assicurazione** sostenute per difendersi. La sua tesi era che l'assicuratore dovesse "tenere indenne" anche senza prova dell'effettivo pagamento delle spese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'obbligo di rimborso delle spese legali da parte dell'assicuratore sorge solo se l'assicurato ha *effettivamente sostenuto* tali spese, cioè le ha pagate. L'espressione "tenere indenne" non implica un obbligo di anticipazione.
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Rimborso tributi sisma: Residenza fuori cratere, diritto negato
Un Contribuente ha chiesto il **Rimborso tributi sisma** per tasse pagate tra il 1990 e il 1992, invocando agevolazioni per eventi sismici. L'Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio. La Commissione Tributaria Regionale aveva accolto il ricorso del Contribuente. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha stabilito che il diritto al rimborso è condizionato alla residenza in un comune specificamente elencato nel D.P.C.M. del 1991. Poiché il Contribuente risiedeva in un comune non incluso, il suo diritto al rimborso è stato negato. L'Agenzia delle Entrate ha vinto il ricorso.
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Gestione separata INPS: obbligo e calcolo della prescrizione
Una professionista ha contestato l'iscrizione d'ufficio alla Gestione separata INPS per i compensi percepiti nel 2009. La lavoratrice sosteneva la non debenza dei contributi e l'avvenuta prescrizione del credito previdenziale. I giudici di merito hanno respinto le sue richieste, confermando la legittimità della pretesa dell'ente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della professionista. I giudici hanno chiarito che l'attività abituale non coperta dalla cassa di categoria impone l'iscrizione previdenziale all'INPS. Inoltre, la prescrizione decorre dalla scadenza effettiva del termine di pagamento, prorogato dai decreti fiscali, e non dalla dichiarazione dei redditi. La richiesta dell'ente è quindi valida e tempestiva.
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Remunerazione medici specializzandi: negato l’indennizzo
Due medici hanno chiesto la condanna dello Stato al pagamento di un'adeguata remunerazione medici specializzandi per aver frequentato la scuola di specializzazione in malattie dell'apparato cardiovascolare tra il 1985 e il 1990. La domanda è stata rigettata nei gradi di merito poiché tale specializzazione non rientrava tra quelle previste dalle direttive europee. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che spetta al medico dimostrare l'equipollenza della propria specializzazione a quelle europee. Non trattandosi di un'eccezione in senso stretto, il giudice può rilevare d'ufficio la mancanza di questo requisito. I medici hanno perso la causa e non riceveranno alcun indennizzo, ma le spese del giudizio sono state compensate per via delle incertezze interpretative.
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Remunerazione medici specializzandi: lo Stato vince la difesa
Il Medico Specializzando ha chiesto il risarcimento dei danni per la mancata tempestiva attuazione delle direttive europee sulla remunerazione medici specializzandi. La Corte d'Appello ha condannato l'Amministrazione Pubblica, ritenendo tardiva la contestazione sull'esclusione della scuola di specializzazione dagli elenchi europei. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Amministrazione Pubblica. I giudici hanno chiarito che l'inclusione del corso negli elenchi europei è un fatto costitutivo che il medico deve dimostrare. Di conseguenza, la contestazione dell'Amministrazione costituisce una mera difesa e non un'eccezione tardiva, potendo essere sollevata anche in appello. La sentenza è stata annullata con rinvio.
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Insinuazione tardiva al passivo: sanzione da 17 milioni sfumata
L'Autorità di Regolazione ha richiesto l'insinuazione tardiva al passivo di un credito di oltre 17 milioni di euro per sanzioni contro un'azienda in amministrazione straordinaria. Il Tribunale ha respinto la domanda ritenendo il ritardo colpevole. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che l'Autorità avrebbe dovuto chiedere l'ammissione con riserva fin dall'avvio del procedimento sanzionatorio, poiché il fatto generatore del credito (l'illecito) era anteriore al fallimento. Di conseguenza, l'insinuazione tardiva al passivo è stata dichiarata preclusa a causa dell'inerzia ingiustificata del creditore pubblico.
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Insinuazione tardiva al passivo: ARERA perde 11 milioni per ritardo
L'Autorità di Regolazione ha impugnato il rigetto della propria domanda di ammissione al passivo della Società in Amministrazione Straordinaria per un credito sanzionatorio di oltre undici milioni di euro, derivante dal mancato acquisto di certificati verdi nel 2014. L'ente pubblico sosteneva che il credito fosse sorto solo nel 2019 con l'irrogazione della sanzione, giustificando così l'insinuazione tardiva al passivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il fatto costitutivo del credito risale all'illecito del 2014. Di conseguenza, l'ente avrebbe dovuto richiedere l'ammissione con riserva già all'avvio del procedimento sanzionatorio nel 2017. Avendo atteso oltre due anni, l'insinuazione tardiva al passivo è stata dichiarata inammissibile per ritardo colpevole.
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Adeguata remunerazione specializzandi: no a rimborsi automatici
Una dottoressa ha chiesto allo Stato il risarcimento per non aver ricevuto l'adeguata remunerazione specializzandi durante il corso in Medicina dello Sport. La Corte d'Appello ha respinto la domanda poiché tale specializzazione non rientrava tra quelle previste dalle direttive europee, né era equivalente a quelle di altri Stati membri. La Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che spetta al medico dimostrare l'inclusione del corso negli elenchi europei o la sua equipollenza, trattandosi di un fatto costitutivo del diritto. La contestazione dello Stato non è quindi un'eccezione tardiva ma una semplice difesa. Inoltre, non sussiste alcun obbligo per lo Stato di estendere la tutela a specializzazioni non contemplate dalle direttive comunitarie, escludendo anche il risarcimento per perdita di chance. Lo Stato vince la causa.
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Rimborso sisma Sicilia: no ai dipendenti non residenti
Una lavoratrice dipendente ha richiesto il rimborso sisma Sicilia, pari al novanta per cento delle imposte IRPEF versate per il triennio 1990-1992, sostenendo di aver lavorato nelle zone colpite dal terremoto del 1990 pur risiedendo in un comune non agevolato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che i lavoratori dipendenti non residenti non hanno diritto al beneficio. L'agevolazione per i non residenti si applica infatti solo a chi svolge attività d'impresa, commerciale, artigianale o agricola. Per i lavoratori subordinati l'unico requisito valido è la residenza anagrafica alla data del sisma nei comuni individuati dalla legge.
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Risarcimento medici specializzandi: chi vince e chi perde
Un gruppo di medici ha richiesto allo Stato italiano il risarcimento medici specializzandi per la mancata o tardiva attuazione delle direttive europee sulla remunerazione dei corsi di specializzazione. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'indennizzo ex lege è un debito di valuta, con interessi decorrenti solo dalla messa in mora. Ha inoltre confermato che la perdita di chance richiede prove concrete e che l'equivalenza dei corsi non inclusi negli elenchi europei va dimostrata dal medico. Tuttavia, accogliendo parzialmente il ricorso, la Corte ha stabilito che i medici iscritti prima del 1982, la cui formazione è proseguita dopo il 1° gennaio 1983, hanno diritto a un'adeguata remunerazione per il periodo successivo a tale data. La sentenza è stata cassata con rinvio per questi ultimi.
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Medici specializzandi: risarcimento negato senza prove di equipollenza
Un medico ha richiesto il risarcimento per la mancata remunerazione durante le scuole di specializzazione svolte tra il 1983 e il 1990. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda, ritenendo tardiva la contestazione dello Stato sull'equipollenza dei titoli. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della Presidenza del Consiglio. I giudici hanno stabilito che spetta ai medici specializzandi allegare e dimostrare in modo preciso l'equipollenza delle proprie specializzazioni a quelle europee se non espressamente elencate nelle direttive. Di conseguenza, la contestazione dello Stato non era tardiva. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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