La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47305/2024, ha respinto il ricorso di una donna condannata per spaccio di 30 grammi di marijuana. I giudici hanno chiarito che per qualificare lo spaccio di lieve entità non basta considerare la modesta quantità di droga. È necessaria una valutazione complessiva che tenga conto anche dell'organizzazione, come la disponibilità di più immobili e di materiale per il confezionamento (bilancini, taglierino), elementi che in questo caso indicavano una certa professionalità e premeditazione, incompatibili con la fattispecie della lieve entità.
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