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Falso Nummario

12 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato che consiste nella contraffazione, alterazione o detenzione di monete e banconote con l'intento di metterle in circolazione come genuine.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spendita di banconote false: condanna anche per 10 euro
Una persona spendeva una banconota contraffatta da 10 euro presso un esercizio commerciale e ne deteneva un'altra da 50 euro. Il commerciante accertava la contraffazione tramite un apposito macchinario elettronico. I giudici di merito condannavano l'imputata per il reato di spendita di banconote false. L'imputata ricorreva in Cassazione sostenendo la grossolanità del falso per la totale assenza di filigrana e invocando l'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice mancanza della filigrana non esclude l'inganno per la collettività se la grafica generale appare autentica. Inoltre, la detenzione contestuale di più banconote esclude l'attenuante per via del continuo pericolo per la pubblica fede. L'imputata deve scontare la condanna e pagare le spese processuali.
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Spendita di banconote false: negozio ingannato e ricorso respinto
Due acquirenti hanno utilizzato denaro contraffatto all'interno di un negozio per pagare la merce. Il commesso dell'attività ha accettato il denaro senza notare alcuna anomalia. I giudici di merito hanno condannato le responsabili per il reato di spendita di banconote false. Le imputate hanno presentato ricorso per Cassazione, sostenendo che la falsificazione fosse grossolana e configurasse un reato impossibile. La Suprema Corte ha respinto i ricorsi e confermato la condanna. L'accettazione immediata del denaro da parte del commesso dimostra che la falsità non era riconoscibile a prima vista da una persona comune. La Corte ha condannato le ricorrenti alle spese processuali e al pagamento di tremila euro ciascuna alla Cassa delle ammende.
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Monete contraffatte: quando il ricorso generico costa caro
L'Imputato è stato condannato per il reato di spendita e introduzione nello Stato di monete contraffatte senza concerto. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando che i giudici di merito non avessero riconosciuto la grossolanità del falso, che avrebbe dovuto configurare un reato impossibile. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché basato su motivi generici e di merito, che si limitavano a ripetere le tesi già respinte in appello senza confrontarsi con la motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Falso nummario: quando la banconota inganna scatta la condanna
L'Imputato è stato condannato per aver speso banconote contraffatte. Ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la contraffazione fosse così evidente da configurare un reato impossibile per via della grossolanità del falso. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che, in tema di falso nummario, la grossolanità esclude il reato solo se la falsità è riconoscibile immediatamente e a prima vista (ictu oculi) da chiunque. Nel caso specifico, le banconote erano idonee a trarre in inganno una persona di comune avvedutezza, tenendo conto anche delle circostanze dello scambio. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Banconote contraffatte: il prezzo trattato non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo sorpreso ad acquistare un ingente quantitativo di banconote contraffatte. L'indagato si era difeso sostenendo l'assenza di un accordo preventivo con i falsificatori, evidenziando di aver persino contrattato sul prezzo delle singole banconote. I giudici hanno però stabilito che il reato di falso nummario con previo concerto non richiede un patto formale. La prova dell'intesa può infatti derivare da indizi precisi, come la ripetitività degli acquisti (avvenuti già in tre o quattro occasioni precedenti) e l'elevato numero di banconote contraffatte scambiate (ben 235 pezzi da 50 euro). Di conseguenza, la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Monete contraffatte: la Cassazione punisce il falso non evidente
Il caso riguarda un uomo condannato per la detenzione e spendita di monete contraffatte. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la contraffazione fosse un falso grossolano, configurando così un reato impossibile. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il falso grossolano si configura solo quando la contraffazione è immediatamente riconoscibile a colpo d'occhio da qualunque persona dotata di comune discernimento. Non rileva, invece, la necessità di competenze specifiche o di una straordinaria diligenza per accorgersi dell'inganno. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concerto per falsificazione di monete: condanna per la quantità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione di un ingente quantitativo di banconote e marche da bollo false. La sentenza stabilisce un principio chiave: il 'concerto per falsificazione di monete', cioè l'accordo con i falsari, si può provare anche attraverso elementi indiretti. Nel caso specifico, l'enorme quantità di denaro falso, le particolari modalità di custodia e le spiegazioni inverosimili fornite dall'imputato sono state considerate prove sufficienti dell'esistenza di un accordo criminale a monte. Questo distingue il fatto dalla meno grave ipotesi di semplice acquisto o ricezione di monete false in buona fede. Il ricorso dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Falso nummario: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato coinvolto in episodi di falso nummario. Il ricorso, che contestava la responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che la determinazione della pena e la concessione dei benefici di legge rientrano nella discrezionalità del giudice di merito, purché la decisione sia supportata da una motivazione congrua e logica.
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Mandato di arresto europeo: guida alla consegna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la consegna di un cittadino straniero all'Austria in esecuzione di un Mandato di arresto europeo. Il ricorrente era accusato di truffa, rapina e falso nummario. La difesa sosteneva la grossolanità del falso e l'esistenza di motivi di rifiuto facoltativo legati alla pendenza di denunce in Italia. La Suprema Corte ha chiarito che per i reati gravi la consegna prescinde dalla doppia punibilità e che la scelta sul rifiuto facoltativo è una prerogativa esclusiva dell'autorità giudiziaria, non sindacabile se correttamente motivata.
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Previo concerto e banconote false: la sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per l'introduzione nello Stato di circa 50.000 dollari contraffatti. Il cuore della decisione riguarda la prova del **previo concerto** con i falsificatori. La Suprema Corte ha chiarito che tale accordo può essere desunto da elementi indiziari univoci, come l'ingente quantitativo di banconote e la procedura di campionamento preventivo. Non è necessaria l'identificazione dei falsificatori né un'organizzazione criminale complessa, essendo sufficiente un'intesa anche mediata per configurare il reato più grave previsto dall'art. 453 c.p. anziché quello meno severo dell'art. 455 c.p.
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Falso nummario: quando la banconota è contraffatta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di falso nummario a carico di un soggetto trovato in possesso di banconote contraffatte. La difesa sosteneva la tesi della grossolanità del falso, invocando l'istituto del reato impossibile. Gli Ermellini hanno però ribadito che la contraffazione è punibile se non è immediatamente riconoscibile da chiunque, tenendo conto delle normali condizioni di scambio. La sentenza chiarisce inoltre che l'Euro rientra pienamente nella tutela penale come moneta avente corso legale nello Stato.
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Banconote false: quando la difesa è inattendibile
Un soggetto condannato per possesso di banconote false ricorre in Cassazione, sostenendo di averle ricevute per caso e di volerle denunciare. La Corte dichiara il ricorso inammissibile a causa delle palesi contraddizioni nella sua versione dei fatti e dell'inverosimiglianza della sua difesa, confermando la condanna.
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