La Cassazione ha esaminato il caso di quattro imputati condannati per **concorso in falso ideologico** in atti pubblici. Il Proprietario, coinvolto in una speculazione edilizia, aveva falsamente retrodatato un atto di obbligo con autenticazione di firma. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. Le altre tre imputate (La Funzionaria, La Consulente 1 e La Consulente 2) erano state condannate per aver ideato una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà, anch'essa falsamente retrodatata e con firma autenticata in modo illecito, per evitare oneri economici. La Corte ha ribadito che il falso nell'autenticazione di firma è reato anche se non più obbligatorio. Tuttavia, ha annullato la sentenza per le tre imputate, riscontrando carenze nella prova del dolo (intenzione) specifico relativo alla falsa autenticazione da parte del pubblico ufficiale, rinviando il caso per un nuovo esame.
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