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False Generalità

31 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'atto di fornire a un pubblico ufficiale informazioni personali false (come nome, cognome, data di nascita) per nascondere la propria vera identità.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

False generalità a pubblico ufficiale: dal bus alla condanna
Un passeggero viaggiava a bordo di un autobus di linea sprovvisto del regolare biglietto. Durante il controllo da parte del personale di servizio, l'utente ha fornito false generalità a pubblico ufficiale per evitare la sanzione amministrativa. Gli addetti hanno scoperto l'inganno solo dopo diversi giorni, trovandosi nell'impossibilità di rintracciare il trasgressore. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato previsto dall'articolo 495 del codice penale. L'interessato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'inoffensività della condotta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la responsabilità penale e condannando il ricorrente alle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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False Generalità: Quando un Atto Estemporaneo non è Disegno Criminoso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per aver fornito false generalità. Il ricorrente sosteneva che le sue azioni rientravano in un unico disegno criminoso preordinato a eludere controlli. Tuttavia, la Corte ha confermato la decisione del Tribunale di Ravenna, che aveva ritenuto le false generalità atti estemporanei e autonomi, non parte di un piano criminale unitario. La sentenza ribadisce che le doglianze di fatto non sono ammissibili in sede di legittimità, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso in Cassazione: quando il fatto non basta
Un Lavoratore è stato condannato per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale (non trovandosi al domicilio indicato, una panchina pubblica) e per aver fornito false generalità ai Carabinieri. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che le sue condizioni di vita (senza fissa dimora, senza telefono) giustificavano le assenze e che la falsa identità era frutto di un errore di comunicazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso in Cassazione. Ha ritenuto che il ricorso mirasse a una mera rilettura dei fatti già valutati dai giudici precedenti, senza evidenziare specifici vizi di legge o motivazione. La Corte ha confermato che la violazione delle prescrizioni e le false dichiarazioni sono reati, se non adeguatamente giustificate con prove specifiche e non con generiche contestazioni.
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False generalità per evitare l’arresto: sì al riesame della pena
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari è stato fermato dalla polizia stradale fuori dalla propria abitazione. Per evitare l'accusa di evasione, ha fornito false generalità agli agenti dichiarando un nome fittizio. La polizia ha scoperto la sua vera identità trovando il documento sotto il sedile dell'auto. Condannato nei primi gradi, l'imputato ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità per il reato di false generalità, precisando che il reato si consuma immediatamente al momento della dichiarazione menzognera. Tuttavia, la Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente alla mancata concessione delle sanzioni sostitutive, poiché i giudici d'appello non avevano motivato adeguatamente il diniego. La sentenza è stata annullata con rinvio solo su questo punto.
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False generalità: condannato l’evaso che mente sul nome
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per aver fornito false generalità ai Carabinieri. L'uomo, fermato durante un intervento per rapina e trovato in possesso di sostanze stupefacenti, era in realtà ricercato per evasione. La sua vera identità è emersa solo a seguito dei rilievi fotodattiloscopici. La Suprema Corte ha confermato la legittimità della pena superiore al minimo edittale e il diniego delle attenuanti generiche. I giudici hanno ritenuto inverosimile la giustificazione dell'imputato, il quale sosteneva di non sapere che mentire sul proprio nome fosse reato, evidenziando la sua natura di pluripregiudicato e la totale assenza di pentimento. L'imputato perde il ricorso e viene condannato alle spese.
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False generalità: lo sconto di pena esclude l’assoluzione
L'Imputato è stato condannato in appello a un anno e due mesi di reclusione per aver fornito false generalità. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione dell'articolo 129 del codice di procedura penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, avendo l'imputato contestato in appello solo l'entità della pena e non la propria responsabilità, non può ridiscutere la colpevolezza in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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False generalità a pubblico ufficiale: la condanna è inevitabile
L'Imputata è stata condannata per il reato di false generalità a pubblico ufficiale dopo aver fornito dati anagrafici falsi durante un controllo stradale. La Corte d'Appello ha confermato la colpevolezza basandosi sul riconoscimento certo degli agenti e sul ritrovamento della donna presso il deposito dell'autocarro da lei condotto. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché volto a richiedere una nuova valutazione delle prove, attività preclusa in sede di legittimità. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Fornisce false generalità: no alla particolare tenuità del fatto
Un soggetto, sottoposto a una misura restrittiva, si allontanava senza permesso e, per evitare l'identificazione, forniva false generalità. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio importante: mentire sulla propria identità dimostra un'intenzione criminale (dolo) di particolare intensità. Questo comportamento impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, riservata solo ai casi veramente lievi. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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False generalità a pubblico ufficiale: il diritto al silenzio non vale
La Corte di Cassazione ha stabilito che fornire false generalità a pubblico ufficiale è sempre reato, anche per chi è già indagato per un altro illecito. Una persona, fermata per un furto, aveva dato un nome falso ed era stata assolta in primo grado, invocando il diritto al silenzio. La Cassazione ha annullato questa decisione, chiarendo che il diritto a non auto-incriminarsi non si estende mai all'obbligo di dichiarare la propria vera identità. Mentire sul proprio nome non è una strategia di difesa legittima, ma un reato autonomo. La sentenza riafferma un principio fondamentale: l'identificazione personale è un dovere inderogabile.
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False generalità per nascondere il passato: Cassazione conferma
Un individuo, già condannato in passato, viene nuovamente processato per aver fornito false generalità a un pubblico ufficiale. Lo scopo era proprio quello di nascondere i suoi precedenti penali. L'imputato ricorre in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva (l'aggravante per chi commette nuovi reati). La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che la volontà di sottrarsi alle conseguenze delle condanne precedenti è la prova stessa del legame tra il vecchio e il nuovo reato, rendendo impossibile escludere la recidiva.
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Revoca misura alternativa: quando si perde il beneficio
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca misura alternativa disposta dal Tribunale di Sorveglianza nei confronti di un condannato. Il provvedimento è scaturito dalla mancata presentazione al lavoro e dalla fornitura di false generalità durante un controllo di polizia in una zona non autorizzata. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che le doglianze del ricorrente miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità, confermando così la perdita del beneficio penitenziario.
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False generalità: quando mentire è reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo che ha fornito false generalità ai Carabinieri durante un controllo stradale. L'imputato aveva mentito sulla propria identità temendo il sequestro del veicolo di un cliente, a causa di una precedente revoca della patente poi annullata. La Suprema Corte ha stabilito che il reato di cui all'art. 495 c.p. si perfeziona indipendentemente dall'esistenza di un danno o dalla validità del provvedimento amministrativo sottostante, essendo sufficiente la consapevolezza di dichiarare il falso a un pubblico ufficiale.
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False generalità: quando scatta il reato penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false generalità a carico di un soggetto che aveva fornito dati anagrafici errati durante un controllo di polizia. Nonostante la successiva rettifica avvenuta presso gli uffici della questura, il reato è stato considerato perfezionato al momento della prima dichiarazione mendace. La Corte ha inoltre escluso la violazione del divieto di reformatio in peius, validando il ricalcolo della pena effettuato in appello a seguito della prescrizione di un altro capo d'imputazione.
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False generalità: quando scatta la condanna penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false generalità a carico di un cittadino che aveva mentito sulla propria identità durante un controllo di polizia. La sentenza chiarisce che il reato si perfeziona nel momento in cui la menzogna viene comunicata al pubblico ufficiale, rendendo irrilevante il fatto che l'interessato abbia successivamente fornito i documenti corretti dopo ripetute insistenze degli agenti.
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False generalità: quando scatta il reato penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto accusato di aver fornito false generalità alle forze dell'ordine durante un controllo stradale. La difesa aveva eccepito la nullità della notifica degli atti e richiesto l'applicazione del recesso attivo, sostenendo che l'imputato avesse poi consegnato il documento vero. Gli Ermellini hanno stabilito che il reato di false generalità è di natura istantanea e si consuma nel momento della dichiarazione mendace, rendendo irrilevante la successiva ritrattazione. Inoltre, le irregolarità nelle notifiche sono state considerate sanate dalla presenza del difensore e dalla conoscenza effettiva del procedimento.
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False generalità: ricorso in Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per aver fornito false generalità a controllori di un'azienda di trasporto pubblico. La Corte ha rigettato le censure relative alla particolare tenuità del fatto, alla recidiva e all'eccessività della pena, confermando la decisione dei giudici di merito.
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False generalità: quando scatta il reato più grave
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19502/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per aver fornito false generalità a una pattuglia di polizia. La Corte ha stabilito che tale condotta integra il reato più grave previsto dall'art. 496 c.p. e non quello, meno grave, dell'art. 494 c.p., in virtù della clausola di sussidiarietà di quest'ultimo. L'elemento distintivo è che la dichiarazione mendace è stata resa a pubblici ufficiali nell'esercizio delle loro funzioni, configurando così la fattispecie specifica e più grave.
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False generalità: quando è reato? La Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false generalità nei confronti di un individuo che aveva fornito diverse identità alla polizia giudiziaria. La Corte ha stabilito che il reato sussiste anche se l'identità reale del soggetto rimane sconosciuta, poiché la condotta penalmente rilevante consiste nel dichiarare generalità diverse tra loro in più occasioni. I motivi di ricorso relativi a presunte nullità procedurali e all'incompatibilità di un giudice sono stati respinti.
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False generalità: quando è reato e non vale il silenzio
Un automobilista, fermato per un controllo, fornisce false generalità alla polizia. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna, stabilendo che il dovere di dichiarare la propria identità è un obbligo generale per ogni cittadino e non è coperto dal diritto al silenzio, che si applica solo a chi è già indagato o imputato. La Corte ha chiarito che non è necessaria alcuna avvertenza preliminare da parte delle forze dell'ordine in questi casi. Inoltre, è stato respinto il motivo di ricorso relativo a un presunto difetto di notifica per il processo di primo grado, ritenendo corretta la procedura seguita in caso di irreperibilità dell'imputato.
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False generalità: quando è reato anche senza avvisi?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per aver fornito false generalità alla Polizia Municipale. La Corte ha stabilito che l'obbligo di dichiarare le proprie vere generalità a un pubblico ufficiale non è subordinato ai preventivi avvisi previsti per l'interrogatorio, poiché le generalità non rientrano nelle informazioni investigative tutelate dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 111/2023. Di conseguenza, mentire sulla propria identità costituisce reato ai sensi dell'art. 495 c.p., indipendentemente da tali avvertimenti.
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