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False Generalità A Pubblico Ufficiale

12 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Scherzo o reato: false generalità a pubblico ufficiale
Durante un controllo, un cittadino ha fornito false generalità a pubblico ufficiale e occultava un coltello a serramanico. La difesa ha sostenuto che l'imputato volesse solo scherzare con i Carabinieri e che avesse dimenticato l'arma da lavoro in tasca. L'imputato ha chiesto la derubricazione in sostituzione di persona e una riduzione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna di merito. Mentire a un pubblico ufficiale integra sempre il reato più grave di false attestazioni. Inoltre, il porto del coltello non trovava alcuna giustificazione lavorativa compatibile.
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False generalità a pubblico ufficiale: dal bus alla condanna
Un passeggero viaggiava a bordo di un autobus di linea sprovvisto del regolare biglietto. Durante il controllo da parte del personale di servizio, l'utente ha fornito false generalità a pubblico ufficiale per evitare la sanzione amministrativa. Gli addetti hanno scoperto l'inganno solo dopo diversi giorni, trovandosi nell'impossibilità di rintracciare il trasgressore. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il reato previsto dall'articolo 495 del codice penale. L'interessato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'inoffensività della condotta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la responsabilità penale e condannando il ricorrente alle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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False generalità a pubblico ufficiale: condanna senza vero nome
Il Tribunale assolveva un individuo accusato del reato di false generalità a pubblico ufficiale, reiterato in otto distinte occasioni. Il primo giudice riteneva impossibile condannare l'imputato a causa della mancata identificazione della sua reale identità anagrafica. La Corte di Appello ribaltava la decisione e condannava l'imputato, evidenziando che fornire otto nomi differenti rende certa la falsità di almeno sette dichiarazioni. L'imputato proponeva ricorso per cassazione lamentando la mancata riassunzione della prova testimoniale in appello e la violazione dei diritti di difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici Supremi hanno stabilito che il cambio di verdetto da assoluzione a condanna non impone la riaudizione dei testimoni se la decisione si fonda su una differente valutazione logico-giuridica dei fatti accertati e non sulla credibilità del teste.
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False generalità a pubblico ufficiale senza documenti: è reato
Un cittadino viene fermato per un controllo stradale senza documenti e fornisce alle forze dell'ordine un nome e una data di nascita falsi. Condannato per il reato più grave di falsa attestazione, l'imputato presenta ricorso sostenendo una semplice difficoltà linguistica e chiedendo la riqualificazione in false dichiarazioni. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che chi mente sulla propria identità mentre è sprovvisto di documenti compie una vera attestazione sostitutiva del documento stesso. Questo comportamento integra pienamente il delitto di false generalità a pubblico ufficiale, confermando la condanna e la sanzione economica.
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False generalità a pubblico ufficiale: condanna confermata
Due soggetti hanno fornito false generalità a pubblico ufficiale durante un controllo di polizia, per poi mostrare il documento autentico solo durante il prosieguo delle verifiche. La Corte di Appello ha confermato la condanna di entrambi per il reato di falsa attestazione. Gli imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contestando la logicità della motivazione e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili per genericità e per aver sollevato questioni mai introdotte in appello. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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False generalità a pubblico ufficiale: la bugia costa la condanna
Durante un controllo di polizia, un cittadino esibisce una patente contraffatta con la propria foto ma i dati di un'altra persona, fornendo contestualmente false generalità a pubblico ufficiale. Condannato nei primi due gradi di giudizio, l'imputato ricorre in Cassazione eccependo la prescrizione del reato e l'inutilizzabilità delle sue dichiarazioni identificative. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il reato di falso si consuma al momento dell'accertamento del possesso del documento. Inoltre, la dichiarazione di false generalità a pubblico ufficiale costituisce essa stessa il corpo del reato; di conseguenza, non si applicano le tutele contro le dichiarazioni autoindizianti rese senza difensore. L'imputato perde definitivamente la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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False generalità a pubblico ufficiale: la condanna è inevitabile
L'Imputata è stata condannata per il reato di false generalità a pubblico ufficiale dopo aver fornito dati anagrafici falsi durante un controllo stradale. La Corte d'Appello ha confermato la colpevolezza basandosi sul riconoscimento certo degli agenti e sul ritrovamento della donna presso il deposito dell'autocarro da lei condotto. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché volto a richiedere una nuova valutazione delle prove, attività preclusa in sede di legittimità. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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False generalità a pubblico ufficiale: il diritto al silenzio non vale
La Corte di Cassazione ha stabilito che fornire false generalità a pubblico ufficiale è sempre reato, anche per chi è già indagato per un altro illecito. Una persona, fermata per un furto, aveva dato un nome falso ed era stata assolta in primo grado, invocando il diritto al silenzio. La Cassazione ha annullato questa decisione, chiarendo che il diritto a non auto-incriminarsi non si estende mai all'obbligo di dichiarare la propria vera identità. Mentire sul proprio nome non è una strategia di difesa legittima, ma un reato autonomo. La sentenza riafferma un principio fondamentale: l'identificazione personale è un dovere inderogabile.
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False generalità alla Polizia: la Cassazione nega benefici al recidivo
Un uomo viene condannato per aver fornito false generalità a pubblico ufficiale durante un controllo stradale. L'imputato ricorre in Cassazione chiedendo il riconoscimento della lieve entità del fatto e la sostituzione della pena detentiva. La Corte Suprema respinge il ricorso. La decisione si basa sulla personalità negativa dell'imputato, già noto per episodi simili. Secondo i giudici, il suo comportamento abituale contrario alla legge impedisce di considerare il reato come non grave e giustifica il diniego di pene alternative, data l'alta probabilità che non le rispetterebbe. La condanna è quindi definitiva.
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False generalità per nascondere il passato: Cassazione conferma
Un individuo, già condannato in passato, viene nuovamente processato per aver fornito false generalità a un pubblico ufficiale. Lo scopo era proprio quello di nascondere i suoi precedenti penali. L'imputato ricorre in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva (l'aggravante per chi commette nuovi reati). La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che la volontà di sottrarsi alle conseguenze delle condanne precedenti è la prova stessa del legame tra il vecchio e il nuovo reato, rendendo impossibile escludere la recidiva.
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False Generalità: Mostra i Documenti Dopo la Fuga, Condanna Certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di false generalità a pubblico ufficiale nei confronti di un uomo che, dopo aver mentito sulla propria identità agli agenti e aver tentato la fuga, era stato identificato tramite i suoi documenti. La Corte ha stabilito che il reato è di natura istantanea: si perfeziona nel momento stesso in cui viene resa la falsa dichiarazione. La successiva identificazione, avvenuta solo dopo la perquisizione e non per volontà spontanea, non elimina la responsabilità penale. Anche la richiesta di non punibilità per la particolare tenuità del fatto è stata respinta, rendendo la condanna definitiva.
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False generalità a pubblico ufficiale: quando è reato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 47142/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per aver fornito false generalità a pubblico ufficiale. La Corte ha ribadito che il diritto al silenzio dell'indagato non si estende all'obbligo di dichiarare la propria vera identità, e che il reato si consuma con la semplice dichiarazione mendace.
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