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Falsa Attestazione A Un Pubblico Ufficiale

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il reato di chi dichiara il falso sulla propria identità o su altre qualità personali a un funzionario pubblico, come un agente di polizia, durante l'esercizio delle sue funzioni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Falsa attestazione a un pubblico ufficiale e diniego dei benefici
L'Imputato riceveva una condanna per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale dopo aver fornito generalità e date di nascita errate in tre diverse occasioni. La difesa proponeva ricorso in Cassazione lamentando la mancata escussione di un testimone di polizia e il diniego dei benefici di legge. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il Pubblico Ministero può liberamente rinunciare alle proprie richieste probatorie in base al principio di disponibilità delle prove. Inoltre, i rilievi dattiloscopici ufficiali provavano in modo inequivocabile le false dichiarazioni rese dall'Imputato. La reiterazione dei reati justified pienamente il diniego della sospensione condizionale della pena.
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Falsa attestazione a un pubblico ufficiale e controllo su strada
Durante un controllo stradale, un automobilista privo di documenti ha fornito generalità false agli agenti di Polizia per evitare sanzioni. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione chiedendo la riqualificazione nel reato meno grave di false dichiarazioni e sostenendo la prescrizione dei reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che fornire dati falsi senza documenti costituisce attestazione destinata a un verbale pubblico. Inoltre, lo sciopero degli avvocati ha sospeso i termini di prescrizione per l'intera durata del rinvio, rendendo valida la condanna.
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Falsa attestazione a un pubblico ufficiale: ritrattare non basta
L'Imputato ha fornito generalità non veritiere durante un controllo, dichiarando la propria reale identità soltanto pochi istanti dopo. I giudici hanno condannato l'uomo per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale, rifiutando l'ipotesi meno grave. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Il delitto si perfeziona istantaneamente nel momento in cui la falsa dichiarazione giunge a conoscenza dell'agente. La successiva correzione spontanea non elimina l'illecito già compiuto, poiché basta la semplice coscienza e volontà della condotta mendace. L'imputato deve quindi scontare la condanna, rifondere le spese legali e versare una somma alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione a un pubblico ufficiale: controllo e condanna
Durante un controllo di polizia su strada, un individuo privo di documenti ha fornito generalità fittizie per nascondere la propria identità ed eludere una misura cautelare di obbligo di dimora. I giudici di merito lo hanno condannato alla pena di otto mesi di reclusione per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale ex articolo 495 del codice penale. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo che la propria condotta integrasse la meno grave fattispecie di false dichiarazioni a pubblico ufficiale ex articolo 496 del codice penale, sul presupposto che i dati anagrafici non fossero destinati a confluire immediatamente in un atto pubblico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna penale e condannando il ricorrente al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: condanna definitiva
L'Imputata ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Napoli, la quale confermava la condanna di primo grado per il delitto di falsa attestazione a pubblico ufficiale sulla propria identità. La difesa contestava l'erronea qualificazione dell'elemento oggettivo del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile poiché le argomentazioni riproponevano pedissequamente i motivi già respinti in appello, senza sviluppare una reale critica alla pronuncia impugnata. L'Imputata ha quindi perso definitivamente la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione a un pubblico ufficiale: la scusa che condanna
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale. La donna aveva fornito dichiarazioni false per evitare il fermo amministrativo del proprio veicolo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la volontà di evitare il fermo del mezzo non costituisce una giustificazione valida, ma conferma la consapevolezza di mentire. Di conseguenza, il ricorso è stato ritenuto del tutto generico e non specifico. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione a un pubblico ufficiale: ricorso inutile e multa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale. L'imputato aveva contestato la decisione della Corte di Appello, riproponendo però gli stessi motivi già respinti nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico le motivazioni dei giudici. Inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto corretto il diniego delle circostanze attenuanti generiche, poiché il giudice di merito ha motivato la scelta facendo riferimento agli elementi ritenuti decisivi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione a un pubblico ufficiale: la bugia costa cara
L'Automobilista, fermata per un controllo stradale e priva di documenti, ha fornito false generalità agli agenti di polizia. Condannata nei gradi di merito per il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto che la condotta integrasse il meno grave reato di false dichiarazioni sulla propria identità e ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto, alla luce della riforma Cartabia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che fornire false generalità in assenza di documenti costituisce sempre falsa attestazione a un pubblico ufficiale, poiché la dichiarazione sostituisce l'atto di identificazione. Inoltre, la richiesta di particolare tenuità è stata respinta perché formulata in modo generico. L'Automobilista perde il ricorso ed è condannata al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa attestazione a un pubblico ufficiale: mentire e poi cedere
Il Detenuto, sottoposto agli arresti domiciliari con permesso di uscita limitato fino alle ore 19:15, è stato sorpreso dalle forze dell'ordine fuori dalla propria abitazione dopo le ore 22:00. Durante il controllo di polizia, l'uomo ha fornito false generalità agli agenti, integrando il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale. Un complice è intervenuto aggredendo fisicamente l'agente per ostacolare l'identificazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei due imputati, confermando in via definitiva le condanne per evasione, falsa attestazione e resistenza a pubblico ufficiale, oltre al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa attestazione a un pubblico ufficiale: mentire costa caro
Un automobilista, privo di documenti durante un controllo stradale, ha fornito false generalità ai Carabinieri per nascondere la revoca della propria patente. Condannato nei primi due gradi di giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto in un reato meno grave o l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che mentire sulla propria identità in assenza di documenti integra il reato di falsa attestazione a un pubblico ufficiale, poiché la dichiarazione sostituisce l'atto d'identificazione. Inoltre, la richiesta di particolare tenuità è stata respinta a causa dell'elevata gravità concreta della condotta. L'automobilista è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Uso di atto falso: patente messicana finta, condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per i reati di uso di atto falso e false dichiarazioni. L'imputato aveva utilizzato un permesso di guida internazionale messicano contraffatto. Il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché basato su motivi non consentiti, come la richiesta di una nuova valutazione delle prove, vietata in sede di legittimità. La Corte ha ribadito che il reato di false dichiarazioni si perfeziona con la semplice affermazione non veritiera. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per l'imputato di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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