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Fallimento

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263 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Presupposti per la Dichiarazione di Fallimento: Basta un Credito Sommario?
Un Creditore ha chiesto la dichiarazione di fallimento per una Società. La Società ha contestato la richiesta, sostenendo che il credito non era certo né esigibile, mancando un titolo giudiziale definitivo. La Corte di Cassazione ha chiarito che per la `dichiarazione di fallimento`, non serve un accertamento definitivo del credito. Basta una valutazione sommaria (delibazione incidentale) della sua esistenza. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della Società, confermando la necessità di una valutazione preliminare e non definitiva del credito per avviare la procedura fallimentare.
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Opponibilità Cessione Azienda: Cassazione ribalta il Tribunale
La Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sull'Opponibilità cessione di azienda. Una società in amministrazione straordinaria aveva chiesto di essere ammessa al passivo di un'azienda fallita, vantando un credito derivante dalla cessione di un ramo d'azienda che gestiva la riscossione tributi. Il Tribunale aveva negato l'ammissione, ritenendo che la mancata comunicazione della cessione agli enti pubblici, come previsto dall'Art. 116 del Codice dei Contratti Pubblici, rendesse il credito inesistente. La Suprema Corte ha invece stabilito che tale comunicazione non incide sulla validità della cessione tra le parti, ma solo sulla sua opponibilità verso la pubblica amministrazione. Il credito era valido tra le parti. La sentenza ha cassato la decisione del Tribunale, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Chiusura Fallimento: Termine Impugnazione e Indennizzo Negato
Un'Azienda e altre parti hanno contestato la decisione di un tribunale inferiore riguardo il `termine impugnazione decreto chiusura fallimento` e la richiesta di indennizzo per la durata irragionevole di una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha chiarito che per i fallimenti precedenti la riforma del 2006/2007, il termine per impugnare il decreto di chiusura decorreva dalla comunicazione del decreto stesso. Se la comunicazione mancava, il termine lungo di un anno dalla pubblicazione si applicava. La Corte ha ribadito che la procedura fallimentare è unitaria. Il ricorso è stato respinto, confermando che la richiesta di indennizzo era tardiva.
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Banca e Garanzia Finanziaria nel Fallimento: Cassazione annulla per motivazione insufficiente
Una Banca aveva un credito ammesso al passivo di un fallimento, ma solo come chirografario (non garantito), nonostante avesse ricevuto titoli in pegno. Questo accadeva dopo che una precedente escussione del pegno era stata revocata con un'azione revocatoria fallimentare. La Banca ha contestato la decisione, sostenendo che il pegno dovesse essere considerato una garanzia finanziaria nel fallimento. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, affermando che il pegno non rientrava nella normativa sulle garanzie finanziarie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Banca, rilevando che la motivazione del Tribunale era insufficiente. La Cassazione ha quindi annullato la decisione e rinviato il caso al Tribunale di Prato per un nuovo esame.
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Fallimento Aziendale: Inammissibilità Ricorso per Motivazione Non Apparente
Un'Azienda è stata dichiarata fallita. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua crisi fosse solo temporanea e che la motivazione della sentenza precedente fosse "apparente" (cioè, non spiegava bene le ragioni della decisione). La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso fallimento. Ha chiarito che la motivazione è "apparente" solo se manca del tutto o è incomprensibile, non quando il giudice valuta i fatti in modo diverso dalle aspettative della parte. La valutazione dello stato di insolvenza è un giudizio di fatto insindacabile in Cassazione se ben motivato.
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Esenzione dal Fallimento: Bilanci Ufficiali o il Ricorso È Inammissibile
Una società in liquidazione ha contestato la sua dichiarazione di fallimento, sostenendo di rientrare nei limiti dimensionali che avrebbero garantito l'esenzione dal fallimento. Ha presentato documenti contabili non ufficiali, privi di approvazione e pubblicazione. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società. Ha confermato che i prospetti contabili prodotti non erano bilanci validi e che la società non ha soddisfatto l'onere della prova per dimostrare il diritto all'esenzione dal fallimento.
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Obbligo Dichiarazione Redditi Fallimento: Cassazione Ribalta Sentenze
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'azienda fallita l'omessa dichiarazione dei redditi per l'anno 2004, precedente al fallimento, procedendo con un accertamento induttivo. I giudici di merito avevano escluso l'obbligo di dichiarazione dei redditi per il fallito e per il curatore, ritenendo inoltre illegittimo l'accertamento basato sui dati IVA. La Cassazione ha ribaltato questa decisione. Ha affermato che l'obbligo dichiarazione redditi fallimento esiste e che l'accertamento induttivo, basato anche sui dati IVA, è legittimo. La sentenza è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione.
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Fatture false e Fallimento: la Cassazione chiede chiarezza
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un'Azienda l'utilizzo di fatture false per operazioni inesistenti, disconoscendo costi e detrazioni IVA. L'Azienda, successivamente fallita, ha impugnato l'avviso di accertamento. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha rilevato che l'Azienda in fallimento ha ottenuto un concordato fallimentare. Questo accordo potrebbe aver risolto la controversia fiscale. La Corte ha quindi chiesto all'Agenzia delle Entrate di esprimersi sulla possibile "cessazione della materia del contendere", rinviando la decisione finale.
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Fallimento Società Consortile: Attività Esterna Rende Imprenditore Commerciale
Un creditore ha chiesto il **fallimento società consortile**. La società ha contestato la sua natura di imprenditore commerciale e il superamento delle soglie. La Corte d'Appello ha confermato il fallimento, stabilendo che una società consortile è un imprenditore commerciale se svolge attività di produzione o scambio di beni/servizi con terzi, anche senza scopo di lucro. La Corte ha anche rilevato il superamento delle soglie di fallibilità e l'esistenza di debiti scaduti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando la decisione precedente.
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Dichiarazione di Fallimento: Quando il Credito Controverso non Salva l’Azienda
Il Tribunale ha dichiarato la **dichiarazione di fallimento** di una società su richiesta di alcuni creditori. L'ex amministratore ha presentato reclamo, sostenendo che uno dei creditori non avesse diritto di agire e che la società avesse crediti da compensare con i debiti erariali, riducendo così le passività sotto la soglia minima per il fallimento. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il credito del lavoratore era valido e che la presunta compensazione con un debito risarcitorio della società era irrilevante, poiché il debito non era liquido. Inoltre, ha ribadito che la soglia minima di debiti per la dichiarazione di fallimento si riferisce alle passività totali della società, non al singolo credito del richiedente. Il ricorso dell'ex amministratore è stato rigettato.
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Indennità di Preavviso e Mobilità: la Cassazione chiarisce la Cumulabilità
Una lavoratrice ha ottenuto il riconoscimento dell'indennità di mancato preavviso e del TFR nello stato passivo del fallimento dell'azienda. Il Curatore ha proposto ricorso, sostenendo l'incompatibilità e la non cumulabilità tra l'indennità di mancato preavviso e l'indennità di mobilità, poiché entrambe mirano a sostenere il lavoratore durante la ricerca di una nuova occupazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'istituto previdenziale non è esonerato dall'erogazione dell'indennità di mobilità per il periodo coperto dall'indennità di mancato preavviso, a meno che quest'ultima non sia stata effettivamente corrisposta. La sentenza conferma la cumulabilità delle indennità.
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Notifica PEC Fallimento: la Cassazione chiarisce la validità
Un'Azienda, dichiarata fallita, ha contestato la sentenza sostenendo di non aver ricevuto la Notifica PEC Fallimento per la convocazione in tribunale. L'Azienda ha affermato di non aver potuto accedere alla sua PEC per ragioni tecniche, impedendole di difendersi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la notifica via PEC si perfeziona con la consegna all'indirizzo registrato, indipendentemente dall'effettiva lettura da parte del destinatario. L'obbligo è mantenere la PEC attiva.
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Ipoteca e Fallimento: L’Esenzione Revocatoria Ipoteca tra Piano e Prove
La Corte Suprema ha esaminato il caso di una Banca che chiedeva il riconoscimento di un'ipoteca sul credito concesso a un'Azienda Fallita. Il Tribunale aveva negato la prelazione ipotecaria, ritenendo l'ipoteca soggetta a revocatoria perché il piano di risanamento aziendale, a cui era collegata, non era stato provato integralmente, escludendo così l'esenzione revocatoria ipoteca. La Corte Suprema ha accolto il ricorso della Banca. Ha giudicato contraddittoria la motivazione del Tribunale, che aveva riconosciuto l'esistenza del piano ma poi ne aveva negato la prova per la mancanza di una sua integrazione. La Corte ha stabilito che, se il documento era essenziale, il Tribunale avrebbe dovuto richiederlo. La causa torna al Tribunale per una nuova valutazione.
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Reclamo Vendita Fallimentare: Coniuge Contesta, Cassazione Rinvìa
Un Coniuge ha contestato la vendita di un immobile, acquisito in comunione legale, avvenuta nell'ambito del fallimento del proprio marito. Il Giudice Delegato ha respinto il suo reclamo. Il Tribunale ha poi riqualificato il reclamo come tardivo, applicando l'Art. 26 L.F. La Corte di Cassazione ha rilevato un contrasto interpretativo sulla corretta procedura di impugnazione per il reclamo vendita fallimentare dopo le modifiche all'Art. 591 ter c.p.c. del 2015. La Corte ha quindi deciso di rimettere gli atti alla Prima Sezione Civile per una decisione definitiva sulla compatibilità delle norme di esecuzione individuale con quelle fallimentari.
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Prededuzione credito professionale nel concordato preventivo: l’accesso non basta
Un Professionista ha chiesto la prededuzione del proprio credito per aver assistito un'Azienda nella preparazione di una domanda di concordato preventivo. La domanda di concordato non è stata ammessa, e l'Azienda è fallita. I giudici di merito hanno negato la prededuzione, riconoscendo solo un credito privilegiato. La Corte di Cassazione, richiamando una decisione delle Sezioni Unite, ha stabilito che il credito professionale per l'assistenza al concordato preventivo è prededucibile solo se la procedura viene effettivamente aperta e ammessa. La semplice presentazione della domanda non è sufficiente. Il ricorso del Professionista è stato rigettato, confermando l'esclusione della prededuzione credito professionale nel concordato preventivo in questo caso.
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Decreto Ingiuntivo vs. Fallimento: La Tempistica Decide l’Opponibilità
La Società creditrice ha chiesto di essere ammessa al passivo di un Fallimento con un privilegio ipotecario, ma è stata ammessa solo come creditore chirografario. Il suo credito derivava da un decreto ingiuntivo. Il Tribunale ha confermato che il decreto ingiuntivo non era opponibile al Fallimento perché la sua dichiarazione di esecutività (il momento in cui diventa definitivo) era avvenuta dopo la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha ribadito che un decreto ingiuntivo diventa pienamente efficace e opponibile ai terzi, incluso il Fallimento, solo quando il giudice lo dichiara esecutivo. Se questa dichiarazione avviene dopo l'apertura della procedura fallimentare, il credito basato su quel decreto, e l'eventuale ipoteca, non sono opponibili al Fallimento. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso della Società creditrice, confermando la sua ammissione al passivo in chirografo. Questo chiarisce l'importanza della tempistica nell'Opponibilità decreto ingiuntivo al fallimento.
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Ammissione al passivo fallimentare: il creditore può scegliere il rango
Un Locatore ha chiesto l'Ammissione al passivo fallimentare per canoni di locazione non pagati e indennità di occupazione da parte di un'Azienda fallita. Il Tribunale aveva escluso il credito post-fallimento, ritenendolo solo prededucibile e non ammissibile in via chirografaria. La Cassazione ha accolto il ricorso del Locatore. Ha stabilito che il Tribunale ha errato nell'escludere totalmente il credito, soprattutto se il curatore fallimentare non aveva impugnato la precedente ammissione parziale. Il creditore può rinunciare alla prededuzione e chiedere l'ammissione chirografaria. La sentenza sottolinea il divieto di reformatio in peius.
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Prededucibilità del Credito nel Fallimento: Professionista Perde Privilegio
Un Professionista ha assistito un'Azienda in crisi per un concordato preventivo. La domanda di concordato è stata dichiarata inammissibile, e l'Azienda è poi fallita. Il Professionista ha chiesto che il suo credito per l'attività svolta fosse considerato prededucibile nel fallimento. La Corte di Cassazione ha negato la prededucibilità del credito, stabilendo che tale privilegio spetta solo se la procedura di concordato preventivo è stata effettivamente aperta. Se la domanda è inammissibile, il credito non gode di questo trattamento privilegiato.
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Vendita Fallimentare: Ricorso Ritirato, Giudizio Estinto in Cassazione
Un'azienda ha impugnato una decisione del Tribunale che aveva concesso una proroga del termine di pagamento agli aggiudicatari di una `vendita fallimentare`. Il Tribunale aveva dichiarato il reclamo inammissibile. L'azienda ha poi presentato un ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima della decisione finale, l'azienda ricorrente ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato estinto il giudizio, con compensazione delle spese legali tra le parti che non si sono opposte alla rinuncia.
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Domanda tardiva al fallimento: la Cassazione nega l’estensione automatica
Una Lavoratrice ha presentato una domanda tardiva di ammissione al passivo fallimentare per un credito da indennità di mancato preavviso. Il Tribunale ha respinto la richiesta perché presentata oltre il termine di dodici mesi dall'esecutorietà dello stato passivo. La Lavoratrice ha sostenuto che il termine per la domanda tardiva di ammissione al passivo dovesse essere esteso a diciotto mesi, dato che l'udienza di verifica del passivo era stata fissata oltre 120 giorni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la proroga del termine non è automatica e richiede una decisione discrezionale del tribunale, non desumibile dalla sola fissazione dell'udienza oltre i 120 giorni. La decisione conferma la rigidità dei termini processuali.
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