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Facta Concludentia (Comportamenti Concludenti)

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Azioni o comportamenti che, pur non essendo una dichiarazione esplicita, manifestano in modo inequivocabile la volontà di una persona di accettare un accordo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Cessione di ramo d’azienda: chi risponde del contratto preliminare
Una società promissaria acquirente stipula un preliminare immobiliare con una società venditrice. Successivamente, la venditrice conferisce il proprio settore immobiliare a una terza impresa. La promissaria acquirente recede dal contratto e cita in giudizio la società venditrice originaria per ottenere il doppio della caparra confirmatoria e la restituzione degli acconti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della venditrice cedente. Con la cessione di ramo d'azienda si verifica il subentro automatico della nuova società cessionaria nei contratti non personali in corso. La società cedente perde la titolarità del rapporto contrattuale. La domanda risarcitoria doveva essere proposta contro la nuova società e non contro la cedente originaria.
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Garanzia per i vizi: la riparazione salva dalla prescrizione
Gli Acquirenti compravano due immobili con gravi infiltrazioni e difetti strutturali. La Società Venditrice eccepiva la prescrizione annuale dell'azione di garanzia per i vizi. Tuttavia, durante un accertamento tecnico preventivo, la parte venditrice concordava ed eseguiva parzialmente alcune opere di ripristino sui beni difettosi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna della venditrice al risarcimento integrale dei danni per oltre ottantasettemila euro. I giudici hanno chiarito che l'impegno materiale a riparare i difetti, anche attuato tramite fatti concludenti in sede peritale, genera una nuova e autonoma obbligazione di fare. Tale impegno supera il termine breve della garanzia per i vizi ed è soggetto alla prescrizione ordinaria decennale.
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Nomina del difensore di fiducia: convalida nulla con l’ufficio
Durante l'arresto, un indagato ha indicato chiaramente il proprio legale. Gli agenti di polizia hanno tuttavia nominato un avvocato d'ufficio, asserendo in modo generico che il professionista scelto avesse sospeso l'attività. L'udienza di convalida si è svolta senza il legale fiduciario e il Tribunale ha applicato la custodia in carcere. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato, stabilendo che la nomina del difensore di fiducia a verbale è pienamente valida ed efficace. L'omesso avviso al legale fiduciario genera una nullità assoluta dell'udienza di convalida. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio l'ordinanza di convalida dell'arresto e ha trasmesso gli atti al Tribunale del Riesame per la decisione sull'appello cautelare relativo alla misura restrittiva.
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Associazione mafiosa: annullata la condanna in appello
Un cittadino viene assolto in primo grado dall'accusa di associazione mafiosa perché le intercettazioni telefoniche risultano generiche e incompatibili con i suoi dati anagrafici. La Corte di Appello ribalta la decisione e lo condanna a nove anni di reclusione, ritenendolo il messaggero della cosca sulla base di dialoghi indiretti tra terze persone. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della difesa e annulla la condanna senza rinvio per non aver commesso il fatto. I giudici supremi evidenziano che il giudice di secondo grado non ha rispettato l'obbligo di motivazione rafforzata, compiendo salti logici evidenti e omettendo di dimostrare un apporto concreto, stabile e funzionale alle dinamiche criminali dell'organizzazione.
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Cessione del contratto di leasing: azienda venduta e canoni dovuti
Una società acquista un ramo d'azienda subentrando nei relativi rapporti commerciali. La società finanziaria concedente chiede il pagamento delle rate rimaste insolute tramite decreto ingiuntivo. L'acquirente si oppone sostenendo di non aver mai ricevuto i beni informatici e lamentando l'assenza di un consenso scritto alla cessione. La Suprema Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'acquirente. La cessione del contratto di leasing costituisce un effetto automatico del trasferimento aziendale ai sensi dell'articolo 2558 del Codice Civile. La concedente può manifestare la propria adesione anche mediante comportamenti concludenti, non essendo richiesta la forma scritta a pena di nullità. L'acquirente deve pagare integralmente le somme ingiunte.
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Contratto di locazione scritto: vince l’inquilino contro l’ente
L'Assegnataria di un alloggio popolare si opponeva all'ingiunzione di pagamento per i canoni di un garage, sostenendo che fosse incluso nel contratto di locazione scritto principale. La Corte d'appello aveva invece ipotizzato un separato contratto verbale. Dopo una prima pronuncia di improcedibilità in Cassazione per un vizio di notifica, la Suprema Corte accoglie il ricorso per revocazione dell'Assegnataria, rilevando un errore di percezione dei giudici sulle notifiche. Nel merito, la Cassazione stabilisce che per la Pubblica Amministrazione vige l'obbligo della forma scritta e che il contratto di locazione scritto originario includeva espressamente il garage, escludendo accordi verbali successivi. La sentenza d'appello viene cassata con rinvio.
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Contratto di trasporto: il destinatario deve pagare la consegna
Il Vettore ha richiesto al Destinatario il pagamento dei servizi di trasporto eseguiti. Il Destinatario ha rifiutato il pagamento, sostenendo che l'accordo originario tra il Vettore e il Committente escludeva la sua responsabilità. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta del Vettore basandosi solo sulle prassi di fatturazione interne tra Vettore e Committente. La Cassazione ha accolto il ricorso del Vettore, stabilendo che, con la consegna della merce, il Destinatario subentra automaticamente nell'obbligo di pagare il corrispettivo del contratto di trasporto. Eventuali deroghe a questo principio richiedono un accordo espresso che coinvolga anche il Destinatario, non essendo sufficienti i soli accordi o le prassi di fatturazione tra Vettore e Committente.
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Accreditamento strutture sanitarie private: serve contratto
Una struttura sanitaria privata ha chiesto il pagamento di prestazioni eseguite per conto del Servizio Sanitario Nazionale. L'Asl ha rifiutato il pagamento evidenziando l'assenza di un contratto scritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della clinica, confermando che l'accreditamento strutture sanitarie private non basta a fondare il diritto al rimborso. Per ottenere il pagamento è indispensabile la stipulazione di un formale contratto scritto con l'Asl, volto a definire i tetti di spesa e le prestazioni concordate. I contratti con la Pubblica Amministrazione non possono infatti concludersi per comportamenti taciti o concludenti, richiedendo sempre la forma scritta a pena di nullità. Di conseguenza, la clinica perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Traffico di stupefacenti: vertice del gruppo resta in carcere
Un indagato ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, contestando l'esistenza di un'organizzazione dedita al traffico di stupefacenti e il proprio ruolo di vertice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'esistenza del gruppo criminale può essere dimostrata tramite comportamenti concreti (facta concludentia), come la divisione dei ruoli, la gestione di una cassa comune e la fornitura costante di droga ai venditori. Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le intercettazioni hanno confermato la posizione di comando dell'indagato, che gestiva i proventi e coordinava lo spaccio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la misura cautelare in carcere e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ente Pubblico e bollette: la forma scritta del contratto non salva
Un Consorzio industriale, qualificabile come ente pubblico economico, si opponeva al pagamento di una fornitura idrica sostenendo la nullità del rapporto per assenza della forma scritta del contratto, obbligatoria per la Pubblica Amministrazione. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio importante: gli enti pubblici economici, quando agiscono sul mercato come un'impresa privata, non sono soggetti ai rigidi vincoli formali della P.A. Per loro vale il principio della libertà delle forme. Di conseguenza, il contratto di fornitura era valido anche se concluso tramite comportamenti concludenti, come il consumo continuativo di acqua. Il Consorzio ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento.
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Aumento Canone Locazione: Accordo non registrato valido, vince il Locatore
Un inquilino si opponeva a uno sfratto per morosità, contestando la legittimità di un aumento canone locazione risalente a un accordo del 1991. Tale aumento era la contropartita di un ampliamento dell'immobile. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'accordo era valido. Il pagamento costante del canone maggiorato da parte dell'inquilino per anni ha rappresentato un'accettazione tramite 'comportamenti concludenti'. Inoltre, la Corte ha chiarito un principio fondamentale: l'obbligo di registrare gli accordi di locazione a pena di nullità, introdotto nel 2004, non è retroattivo. Pertanto, l'accordo del 1991 era valido anche senza registrazione. L'inquilino ha perso la causa.
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