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Exceptio Veritatis

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Letteralmente 'eccezione di verità'. È una causa di non punibilità nel reato di diffamazione che permette all'imputato di provare la verità del fatto attribuito alla persona offesa, a determinate condizioni previste dalla legge.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Improcedibilità del ricorso: il medico perde contro la TV
Un medico ha fatto causa a una società televisiva, ai conduttori e agli inviati di un noto programma satirico, lamentando la lesione della propria reputazione a causa di alcuni servizi giornalistici che denunciavano la sua assenza dal lavoro. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, il professionista si è rivolto alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'improcedibilità del ricorso poiché il ricorrente non ha depositato la copia della relazione di notificazione della sentenza impugnata, adempimento richiesto a pena di sanzione quando il ricorso viene notificato oltre i sessanta giorni dalla pubblicazione della sentenza. Di conseguenza, il medico ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Diffamazione via email: condannata la condomina per accuse false
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di diffamazione via email nei confronti di una condomina. L'imputata aveva inviato messaggi di posta elettronica ad altri condomini accusando l'amministratore di redigere conteggi falsi e insinuando la sua incapacità professionale. La difesa sosteneva l'assenza del requisito della comunicazione con più persone, poiché una delle email era indirizzata a un solo destinatario, e invocava il diritto di critica. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che l'invio di una email a un singolo soggetto integra il reato se è prevedibile la successiva diffusione. Inoltre, l'uso di espressioni denigratorie scritte in maiuscolo supera il limite della continenza. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna della ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Diritto di critica e diffamazione: condannato il Politico
Il Politico ha rilasciato interviste accusando Il Magistrato di aver condotto indagini arbitrarie e di aver insabbiato un fascicolo d'indagine. Il Magistrato ha chiesto il risarcimento dei danni per diffamazione. I giudici di merito hanno condannato Il Politico, ritenendo che le sue dichiarazioni superassero i limiti del diritto di critica, poiché attribuivano al magistrato una precisa volontà di favorire soggetti terzi senza prove veritiere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Politico. La Suprema Corte ha ribadito che spetta solo ai giudici di merito valutare la portata diffamatoria delle parole e la sussistenza dei requisiti di verità e continenza. Di conseguenza, la condanna al risarcimento del danno è stata confermata in via definitiva.
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Reato di diffamazione: quando la frase volgare ma vera assolve
Un cittadino era stato condannato per il reato di diffamazione per aver riferito ai superiori di un militare che quest'ultimo infastidiva la sua compagna, usando l'espressione volgare che "rompeva le palle a tutte le donne". La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio. I giudici hanno stabilito che l'espressione, pur essendo volgare, non era idonea a ledere la reputazione del militare nel contesto specifico. Le dichiarazioni rispondevano a verità, come confermato dal successivo trasferimento d'ufficio del militare a seguito di un procedimento disciplinare. La Corte ha chiarito che il requisito della continenza va valutato nel contesto reale: toni aspri o sferzanti non costituiscono reato se sono pertinenti ai fatti e non si traducono in un insulto gratuito.
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Exceptio veritatis: prova piena per la verità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diffamazione nei confronti di un soggetto che aveva accusato i propri ex soci di aver sottratto denaro aziendale. La difesa sosteneva l'applicabilità della exceptio veritatis, argomentando che il dubbio sulla verità dei fatti dovesse condurre all'assoluzione. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che l'esimente prevista dall'art. 596 c.p. richiede la prova piena e oggettiva della verità del fatto attribuito, non essendo sufficiente il dubbio o la convinzione soggettiva dell'accusatore.
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Diritto di critica: quando la verità esclude il reato
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un dipendente accusato di diffamazione per aver segnalato minacce ricevute da un superiore. Il fulcro della controversia riguarda l'esercizio del diritto di critica sindacale e la veridicità delle affermazioni riportate in una missiva affissa nei locali lavorativi. Nonostante le contestazioni della parte civile su presunti vizi formali della sentenza e sull'inapplicabilità della prova liberatoria, i giudici hanno stabilito che la narrazione di fatti veri, priva di espressioni gratuitamente offensive, rientra nel legittimo esercizio di un diritto, escludendo così la rilevanza penale della condotta.
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Diritto di cronaca: limiti e prescrizione del reato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due giornalisti condannati per diffamazione a mezzo stampa. Pur dichiarando il reato estinto per prescrizione, la Corte ha confermato la condanna al risarcimento dei danni civili. La sentenza ribadisce i rigorosi limiti del diritto di cronaca, sottolineando l'obbligo di verificare la veridicità e l'attualità delle notizie, specialmente se risalenti nel tempo e relative a procedimenti giudiziari conclusi.
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