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Exceptio Inadimpleti Contractus

24 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Termine latino (art. 1460 c.c.) che indica l'eccezione di inadempimento. È il diritto di una parte di un contratto a prestazioni corrispettive di rifiutarsi di eseguire la propria prestazione se l'altra parte non adempie o non offre di adempiere contemporaneamente la propria.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Multa penitenziale: quando il recesso non diventa automatico
L'Azienda Venditrice ha chiesto la condanna dell'Azienda Acquirente al pagamento di una multa penitenziale di 31.500 euro, sostenendo che quest'ultima avesse esercitato il diritto di recesso previsto dal contratto di vendita di un macchinario agricolo. L'Azienda Acquirente si era opposta sostenendo di aver voluto risolvere il contratto a causa dell'inadempimento della venditrice, che non aveva consegnato un accessorio fondamentale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della venditrice, stabilendo che il recesso esercitato per presunto inadempimento della controparte non può essere convertito d'ufficio in un recesso unilaterale libero (ad nutum). Di conseguenza, non è dovuta alcuna multa penitenziale, anche se l'inadempimento contestato non viene accertato, poiché la reale volontà della parte era quella di reagire a un torto subito.
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Decorrenza interessi moratori: stop se l’opera è difettosa
Una società committente ha contestato la presenza di vizi in un impianto industriale installato da un'impresa appaltatrice, richiedendo l'eliminazione dei difetti. A causa delle contestazioni, il pagamento del saldo del prezzo è rimasto sospeso. La Corte di Cassazione ha chiarito la corretta decorrenza interessi moratori in caso di vizi dell'opera. Se il committente solleva l'eccezione di inadempimento e chiede la riparazione dei vizi, il credito dell'appaltatore non è esigibile. Di conseguenza, gli interessi di mora iniziano a maturare solo dal momento in cui il credito diventa liquido ed esigibile, ossia dalla data della sentenza che definisce l'esatto importo dovuto. La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso dell'appaltatrice, confermando che gli interessi decorrono dalla sentenza di secondo grado.
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Sospensione del pagamento dei canoni: quando scatta lo sfratto
Il Conduttore di un immobile commerciale ha impugnato lo sfratto per morosità intimato dalla Nuova Proprietaria, che aveva ricevuto il bene in donazione dalla madre. Il Conduttore ha giustificato la sospensione del pagamento dei canoni lamentando incertezza sul destinatario dei pagamenti e vantando crediti per canoni extra versati in nero alla madre. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Conduttore. La Corte ha stabilito che la donazione comporta la cessione automatica del contratto di locazione, rendendo la Nuova Proprietaria estranea ai debiti pregressi della madre. Inoltre, la sospensione del pagamento dei canoni è illegittima, poiché la morosità del Conduttore era iniziata prima di conoscere il cambio di proprietà. Il Conduttore è stato condannato a pagare i canoni arretrati e le spese legali.
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Recesso per giusta causa: l’agente può criticare l’azienda
L'Azienda Preponente ha intimato il recesso per giusta causa dal contratto di agenzia e da quello di affitto di ramo d'azienda, accusando l'Agente di aver leso il rapporto fiduciario per aver criticato via email l'eliminazione di alcuni prodotti dal listino. L'Agente ha contestato la legittimità del recesso, richiedendo le indennità di fine rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del recesso per giusta causa: l'agente, quale lavoratore autonomo, ha il diritto di esprimere critiche costruttive sulle scelte commerciali che incidono sulle sue provvigioni. Inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto legittimo il ritardo dell'Agente nella restituzione del ramo d'azienda, poiché l'Azienda Preponente si era rifiutata di pagare le indennità dovute, applicando correttamente l'eccezione di inadempimento. L'Azienda Preponente è stata condannata al pagamento delle spese legali.
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Effetti della riforma della sentenza: licenziata, ma il suo lavoro non esiste più
Una lavoratrice ottiene dal giudice la conversione del suo contratto a tempo indeterminato. L'Ente la invita a riprendere servizio con una formula contrattuale diversa e, al suo rifiuto, la licenzia. La lavoratrice impugna il licenziamento. Nel frattempo, però, la sentenza che le aveva dato il posto fisso viene annullata in appello. La Corte di Cassazione stabilisce che la causa sul licenziamento non può proseguire. Gli effetti della riforma della sentenza originale hanno cancellato il presupposto stesso della controversia: il rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Di conseguenza, l'impugnazione del licenziamento perde la sua ragione d'essere.
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Lavori in ritardo: legittimo non pagare. L’eccezione di inadempimento
Un'azienda costruttrice chiede a un acquirente il pagamento di un acconto per un immobile, ma non rispetta la scadenza per l'inizio dei lavori. L'acquirente si rifiuta di pagare sollevando l'eccezione di inadempimento. La Corte d'Appello gli dà torto, ritenendo la sua difesa tardiva. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, affermando che l'acquirente aveva il diritto di sollevare l'eccezione fin da subito per paralizzare la richiesta di pagamento. La sentenza d'appello viene annullata perché ha erroneamente ignorato la legittima difesa dell'acquirente, basata sul mancato rispetto dei patti da parte della società venditrice.
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Traffico anomalo: legittima l’eccezione di inadempimento
Un fornitore di servizi a valore aggiunto citava in giudizio un operatore telefonico per il mancato pagamento di corrispettivi derivanti da traffico su numerazioni speciali. L'operatore si difendeva sollevando un'eccezione di inadempimento, giustificando la sospensione dei pagamenti con la natura anomala e potenzialmente fraudolenta del traffico telefonico. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di tale difesa. Ha stabilito che il rifiuto di pagare era giustificato dal comportamento contrario a buona fede del fornitore, che non aveva collaborato per chiarire i dubbi sul traffico. Di conseguenza, l'operatore telefonico ha vinto la causa.
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Sospensione canone locazione: quando è lecita?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la sospensione canone locazione integrale è illegittima se il conduttore continua a occupare l'immobile, nonostante la parziale inagibilità dei locali. Il principio di buona fede impone una riduzione proporzionale del pagamento, non l'interruzione totale, specialmente se l'attività commerciale prosegue fino allo sfratto esecutivo.
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Vizio immobile: tutele per il compratore nel preliminare
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di vizio immobile, specificamente un porticato abusivo, scoperto dopo la firma di un contratto preliminare. La Corte ha rigettato il ricorso del promissario acquirente, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano concesso solo una riduzione del prezzo e il rimborso per i costi di demolizione. È stata dichiarata inammissibile la richiesta di risarcimento per la mancata disponibilità giuridica del bene, in quanto considerata domanda nuova in appello. La sentenza chiarisce che in casi di difformità urbanistiche si applica l'art. 1489 c.c., con prescrizione decennale, anziché i termini brevi della garanzia per vizi.
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Rifiuto straordinario: licenziamento illegittimo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22459/2024, ha confermato l'illegittimità di un licenziamento disciplinare inflitto a un lavoratore per il suo rifiuto di una prestazione di lavoro straordinario. La decisione si fonda sulla pluralità di inadempimenti da parte del datore di lavoro, tra cui il superamento dei limiti di straordinario previsti dal CCNL, la violazione del principio di buona fede per il mancato preavviso e il precedente mancato pagamento di altre ore di straordinario. Questo caso chiarisce quando il rifiuto straordinario è giustificato.
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Termine essenziale: quando il ritardo non scioglie il contratto
Una società immobiliare ricorre in Cassazione sostenendo la violazione del termine essenziale per il pagamento di un acconto in un preliminare di vendita. La Corte rigetta il ricorso, confermando che il termine non era essenziale e che, in ogni caso, la sospensione del pagamento da parte del promissario acquirente era giustificata dalle gravi difficoltà economiche del venditore, escludendo così la risoluzione automatica del contratto.
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Compenso avvocato: come si calcola il valore causa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21888/2024, ha stabilito un principio fondamentale per la liquidazione del compenso dell'avvocato nei giudizi di divisione. Se nel corso della causa viene contestata la divisibilità dell'intera massa patrimoniale, il valore della controversia su cui calcolare l'onorario è quello dell'intero patrimonio, e non quello della singola quota del cliente. La Corte ha accolto il ricorso degli avvocati, cassando la decisione precedente che aveva liquidato un compenso inferiore basandosi solo sul valore della quota assegnata, e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova determinazione.
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Inadempimento locatrice: non si può sospendere il canone
La Corte di Cassazione ha stabilito l'inammissibilità del ricorso di un conduttore che aveva sospeso il pagamento del canone per la mancanza del certificato di agibilità dell'immobile. Poiché il conduttore ha continuato a utilizzare il bene per lo scopo pattuito (laboratorio di analisi), la sua sospensione del pagamento è stata considerata un grave inadempimento e contraria a buona fede, legittimando la risoluzione del contratto a suo sfavore. La Corte ha sottolineato la necessità di valutare comparativamente la gravità dei rispettivi inadempimenti.
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Risoluzione del contratto: affitto non pagato
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto di locazione a uso diverso per grave inadempimento del conduttore, consistito nel mancato pagamento di diversi canoni. La Corte ha ritenuto irrilevanti, ai fini di escludere la gravità, le presunte inadempienze del locatore, come la mancanza del certificato di agibilità, e ha chiarito che la mediazione obbligatoria si considera esperita anche se le parti, dopo il primo incontro, non proseguono la procedura.
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Risoluzione contratto: che succede se entrambi sbagliano?
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il caso di una richiesta di risoluzione contratto da parte di due società turistiche in conflitto. Entrambe si accusavano a vicenda di inadempimento. La Corte ha confermato la decisione di merito che ha dichiarato il contratto risolto per mutuo dissenso, non potendo attribuire la colpa a nessuna delle parti. La sentenza chiarisce il principio della "cristallizzazione dell'inadempimento", secondo cui gli eventi successivi all'avvio della causa sono irrilevanti.
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Inammissibilità del ricorso: regole e oneri probatori
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da una associazione sportiva contro il suo locatore per il pagamento di canoni arretrati. La decisione si fonda su vizi procedurali, in particolare la violazione del principio di autosufficienza del ricorso. La ricorrente non ha adeguatamente documentato e localizzato nel fascicolo le precedenti sentenze (il cosiddetto giudicato esterno) e gli altri atti su cui basava le proprie doglianze, impedendo alla Corte di valutare la fondatezza delle censure senza dover compiere ricerche autonome. La sentenza sottolinea l'importanza del rigore formale nella redazione degli atti di impugnazione.
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Rescissione per lesione: prova dello stato di bisogno
Una società di costruzioni ha richiesto la rescissione per lesione di un contratto d'appalto, sostenendo di averlo concluso in stato di bisogno. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha sottolineato che per la rescissione per lesione è necessario fornire una prova concreta sia della propria difficoltà economica sia del fatto che la controparte ne abbia consapevolmente approfittato. Una singola testimonianza, ritenuta inattendibile, non è considerata sufficiente. La sentenza chiarisce anche che la mancata produzione di un documento originale in un procedimento per falso non ne preclude automaticamente l'uso in copia nella causa principale. Di conseguenza, il contratto è stato ritenuto valido e le pretese dell'appaltatore respinte.
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Licenziamento illegittimo per assenza: quando è lecito
Un'azienda di trasporti licenzia un dipendente per assenze ingiustificate, ma la Corte di Cassazione conferma che si tratta di un licenziamento illegittimo. Le assenze del lavoratore erano una reazione legittima all'inadempimento del datore di lavoro, che non aveva mai specificato le mansioni da svolgere né fornito gli strumenti necessari. La Corte ha ritenuto proporzionato il rifiuto del dipendente di presentarsi al lavoro di fronte a una grave mancanza aziendale, annullando il provvedimento espulsivo e respingendo le eccezioni procedurali della società.
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Onere della prova appalto: chi deve provare i fatti?
Un'impresa edile richiedeva il saldo per lavori di ristrutturazione. Il committente si opponeva, contestando vizi e sostenendo che il ponteggio non fosse stato fornito dall'impresa. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha chiarito l'onere della prova appalto: se un'opera (il ponteggio) è indispensabile per i lavori, spetta al committente, che nega il pagamento, dimostrare che sia stata fornita da un soggetto terzo e non dall'appaltatore.
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Eccezione di inadempimento: compenso amministratore
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di pagamento dei compensi di un'amministratrice di una società poi fallita. La Corte ha stabilito che parte del credito era prescritta e che la curatela fallimentare aveva validamente sollevato l'eccezione di inadempimento, pur senza formule sacramentali, semplicemente allegando la grave mala gestio dell'amministratrice che aveva causato danni ingenti alla società.
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