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Eventus Damni — Anno 2022

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73 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Eventus Damni

Provvedimenti

Revocatoria dell’ipoteca bancaria: addio prelazione
Una banca concedeva un mutuo fondiario garantito da ipoteca a una società già gravemente indebitata, impiegando la liquidità per estinguere una pregressa esposizione chirografaria. A seguito del fallimento dell'impresa, il curatore eccepiva la revocatoria dell'ipoteca bancaria per tutelare la massa fallimentare. Il tribunale declassava il credito della banca da privilegiato a semplice chirografo. I giudici rilevavano la piena consapevolezza della banca circa la crisi aziendale e il conseguente danno per gli altri creditori rimasti scoperti. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione di merito. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'istituto finanziario e ha ribadito l'inefficacia della garanzia ipotecaria costituita a danno della parità di trattamento dei creditori.
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Azione revocatoria: valida la revoca se l’immobile va ai figli
Due genitori debitori hanno ceduto ai propri figli la nuda proprietà di un immobile, riservandosi l'usufrutto in cambio di una rendita vitalizia. Il curatore fallimentare di una società creditrice di uno dei genitori ha promosso l'azione revocatoria per rendere inefficace l'atto di disposizione, ritenendolo elusivo e lesivo delle ragioni creditorie. I debitori hanno sostenuto la validità della cessione a tutela dei familiari e hanno eccepito la nullità del procedimento per la mancata interruzione dovuta alla cancellazione dall'albo del proprio avvocato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei debitori, confermando l'inefficacia dell'atto verso il creditore. La Suprema Corte ha stabilito che la cessione riduce la garanzia patrimoniale e che spetta al debitore provare l'esistenza di altri beni capienti, convalidando il processo poiché l'avvocato, pur cancellato, aveva garantito di fatto la difesa.
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Azione revocatoria: Cassazione annulla per vizi di motivazione e illogicità
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello di Milano riguardante un'azione revocatoria. La Creditrice aveva chiesto di dichiarare inefficace la vendita di un immobile dal Debitore a un Terzo Acquirente. Il Tribunale e la Corte d'Appello avevano accolto la domanda. Tuttavia, la Cassazione ha riscontrato vizi di motivazione e illogicità nella valutazione dei presupposti dell'azione revocatoria, in particolare riguardo al pregiudizio (eventus damni) e alla consapevolezza del danno (scientia fraudis) da parte del Terzo Acquirente. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Azione revocatoria ordinaria: la donazione ai figli è inefficace
Un istituto di credito ha agito in giudizio esercitando l'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace la donazione dell'usufrutto di alcuni immobili effettuata da due coniugi in favore della figlia. Il debito derivava dal mancato pagamento di un mutuo garantito dai genitori per una società di famiglia. I giudici di merito hanno accolto la domanda della banca, riscontrando il danno alle garanzie del credito e la consapevolezza dei debitori. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei familiari. La Suprema Corte ha confermato che l'azione revocatoria ordinaria non richiede la previa definizione del giudizio sul credito né la totale insolvivenza, essendo sufficiente che l'atto renda più incerto o difficoltoso il recupero delle somme dovute.
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Azione revocatoria ordinaria: stop alla cessione d’azienda
Un creditore ha impugnato l'atto di cessione d'azienda effettuato da una società debitrice in favore di un terzo acquirente. Il giudice di merito ha accolto la domanda, dichiarando l'inefficacia della vendita tramite l'azione revocatoria ordinaria. Il terzo acquirente ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza dei presupposti legali, quali la prova del credito, la consapevolezza del danno e il pregiudizio effettivo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Le doglianze del ricorrente riguardavano infatti valutazioni di fatto già ampiamente verificate nei precedenti gradi di giudizio, senza evidenziare reali violazioni di legge. Il terzo acquirente è stato quindi condannato al pagamento delle spese di lite.
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Fondo Patrimoniale vs. Azione Revocatoria: La Cassazione Tutela i Creditori
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due fideiussori contro la decisione di rendere inefficace, tramite **azione revocatoria**, un fondo patrimoniale da loro costituito. La Banca Creditrice aveva agito per tutelare il proprio credito, sostenendo che la costituzione del fondo aveva pregiudicato le sue ragioni. La Cassazione ha confermato che per l'azione revocatoria è sufficiente un credito anche potenziale e la consapevolezza del pregiudizio (*scientia damni*) da parte dei debitori. Ha inoltre ribadito che il creditore non deve dimostrare l'insufficienza del patrimonio residuo del debitore principale prima di agire contro i garanti.
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Azione revocatoria ordinaria contro le cessioni alla moglie
Un ex dirigente societario ha provocato un consistente danno economico all'azienda per cui lavorava. Per evitare di risarcire il danno, l'uomo ha trasferito l'intero patrimonio immobiliare e ingenti somme di denaro alla moglie tramite donazioni, costituzione di un fondo patrimoniale e accordi di separazione consensuale. La società creditrice ha quindi promosso una azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali atti. I giudici di merito hanno accolto la domanda, rilevando un piano unitario e fraudolento di spoliazione a titolo gratuito. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso dei coniugi e condannandoli alle spese di giudizio.
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Azione revocatoria: il conferimento a società unipersonale pregiudica i creditori
Un debitore ha conferito beni immobili alla sua società a responsabilità limitata unipersonale. I creditori, titolari di un decreto ingiuntivo, hanno avviato un'azione revocatoria per rendere inefficace tale trasferimento, sostenendo che esso pregiudicava le loro possibilità di recuperare il credito. La Corte di Cassazione ha confermato l'accoglimento dell'azione revocatoria. Ha stabilito che il conferimento di beni dal socio unico alla propria società unipersonale crea un "eventus damni" (danno potenziale) per i creditori, poiché i beni escono dal patrimonio personale del debitore. La Corte ha anche confermato la condanna per responsabilità aggravata del debitore per abuso del processo.
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Azione revocatoria ordinaria e debito solidale: beni pignorabili
Alcuni debitori solidali hanno costituito contestualmente tre fondi patrimoniali per proteggere i propri immobili, dopo l'insorgenza di debiti bancari. Gli istituti di credito cessionari hanno promosso l'azione revocatoria ordinaria per far dichiarare inefficaci tali atti. I debitori hanno sostenuto che il patrimonio residuo e la capienza economica degli altri condebitori garantissero comunque il debito complessivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei debitori, confermando l'inefficacia dei fondi. Il giudice di legittimità ha chiarito che, in presenza di un debito solidale, ogni debitore risponde singolarmente con il proprio intero patrimonio. Il creditore può agire in revocatoria contro il singolo debitore senza dover verificare la solvibilità degli altri condebitori coobbligati.
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Azione revocatoria: Vendita immobiliare inefficace se danneggia il creditore
Una banca ha avviato un'azione legale contro un debitore e un acquirente per contestare la vendita di un immobile. La banca sosteneva che la vendita fosse una simulazione o, in subordine, che dovesse essere dichiarata inefficace tramite azione revocatoria, poiché pregiudicava i suoi interessi di creditore. I giudici di merito hanno rigettato la simulazione ma hanno accolto l'azione revocatoria. L'acquirente ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando l'errata valutazione della consapevolezza del pregiudizio e l'uso di presunzioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando l'efficacia dell'azione revocatoria e la condanna dell'acquirente al pagamento delle spese legali.
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Azione Revocatoria: Persona Offesa non basta, il patteggiamento non prova il danno
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che mirava a esercitare un'azione revocatoria contro un ex amministratore per recuperare crediti derivanti da un reato di bancarotta fraudolenta. La società si era qualificata come "persona offesa" nel procedimento penale, concluso con un patteggiamento. La Corte ha chiarito che la sentenza di patteggiamento non ha efficacia nel giudizio civile per accertare il danno. Inoltre, la semplice posizione di "persona offesa" non conferisce automaticamente la legittimazione all'azione revocatoria per danni diretti contro l'amministratore, distinguendola dalla posizione di "parte civile" che deve dimostrare il danno subito. La **Legittimazione azione revocatoria** è stata negata.
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Fondo Patrimoniale: la Cassazione nega la CTU ai debitori
Un creditore ha agito in giudizio per rendere inefficace un fondo patrimoniale costituito da alcuni debitori, sostenendo che l'atto pregiudicasse le sue possibilità di recuperare un credito significativo. I debitori hanno chiesto una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) per dimostrare l'assenza di pregiudizio (eventus damni). La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori. Ha ribadito che la CTU è uno strumento discrezionale del giudice e non può sostituire l'onere della prova che spetta alla parte. I debitori avrebbero dovuto provare con altri mezzi che il fondo patrimoniale non danneggiava il creditore.
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Azione revocatoria ordinaria: banca perde garanzia su conto
Una banca ha chiesto il riconoscimento del privilegio pignoratizio per cinquecentomila euro relativi a pegni concessi su conti correnti da una società in seguito fallita. Il curatore si è opposto con un'azione revocatoria ordinaria, sostenendo che la garanzia era stata fornita mentre la società si trovava già in grave stato di dissesto economico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, confermando l'inefficacia dei pegni. Per fondare la decisione tramite l'azione revocatoria ordinaria, il curatore ha dimostrato la presenza di un ingente passivo preesistente e la consapevolezza dell'istituto di credito riguardo alla crisi finanziaria aziendale. La costituzione della garanzia ha infatti peggiorato le possibilità di soddisfacimento per gli altri creditori.
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Azione revocatoria: la vendita è salva senza prova della malafede
L'Agente della Riscossione ha promosso un'azione revocatoria per annullare la vendita di un immobile effettuata da un debitore d'imposta a favore di due acquirenti. I giudici di merito hanno rigettato la domanda per mancanza di prove sulla consapevolezza dei terzi acquirenti circa il danno arrecato al creditore. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione invocando l'esistenza di giudicati esterni su altri atti e presunti indizi negletti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le decisioni revocatorie verso il solo debitore non dimostrano la mala fede dei terzi in questo specifico acquisto. Inoltre, la parte soccombente non ha interesse a contestare la distrazione delle spese a favore del difensore avversario. L'ente pubblico è stato condannato al pagamento delle spese legali.
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Azione revocatoria: conferimento d’azienda inefficace per il creditore
L'Agenzia di Riscossione ha agito in giudizio per dichiarare inefficace, tramite un'azione revocatoria ordinaria, il conferimento di un ramo d'azienda e la cessione di quote societarie da parte di una società debitrice a un'altra. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto parzialmente la richiesta, riconoscendo l'inefficacia dell'atto di conferimento del ramo d'azienda e la sussistenza di "eventus damni" (danno per il creditore) e "scientia fraudis" (consapevolezza del danno). La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società debitrice, confermando le decisioni precedenti. Questo significa che gli atti contestati rimangono inefficaci nei confronti dell'Agenzia di Riscossione.
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Azione revocatoria ordinaria: vendere casa alla moglie non salva i debiti
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro un debitore che aveva venduto tutti i suoi immobili a un terzo compratore, il quale aveva poi intestato i beni alla moglie del debitore medesimo. Il debitore sosteneva che il credito fosse contestato e che la compravendita servisse a pagare un debito scaduto pattuito con un preliminare privo di data certa. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia dell'atto di vendita a favore della società. I giudici hanno chiarito che l'azione a tutela della garanzia patrimoniale spetta anche a chi vanta un credito incerto o litigioso. I vincoli familiari e amichevoli tra le parti dimostrano la piena consapevolezza del danno economico arrecato.
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Revocatoria penale: nulla la vendita della casa dopo il reato
Un uomo condannato per omicidio ha venduto al figlio la propria quota immobiliare appena sette giorni dopo la richiesta di sequestro conservativo. I familiari della vittima, costituiti parti civili, hanno promosso con successo l'azione di revocatoria penale per rendere inefficace la compravendita e tutelare il proprio risarcimento. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo la prescrizione quinquennale dell'azione a partire da una vecchia procura a vendere e negando la propria malafede. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di prescrizione decorre esclusivamente dal passaggio in giudicato della condanna penale e che grava sul debitore l'onere di dimostrare la capienza patrimoniale residua. La vendita resta priva di valore verso le vittime.
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Azione revocatoria ordinaria: stop a conferimenti dannosi
Tre società debitrici hanno conferito i rispettivi rami aziendali, comprensivi di ingenti beni immobili, a favore di una società di nuova costituzione, ricevendo in cambio soltanto partecipazioni societarie. L'istituto di credito ha promosso con successo un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace l'operazione. Le società debitrici hanno impugnato la decisione sostenendo che la banca avrebbe potuto aggredire i beni presso la nuova conferitaria responsabile in solido. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso confermando l'inefficacia dei conferimenti. Il trasferimento di immobili concretizza il pregiudizio per il creditore poiché sostituisce beni facilmente pignorabili con quote societarie ad alto rischio, esponendo il credito alla concorrenza di nuovi creditori estranei.
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Revocatoria del fondo patrimoniale: beni blindati ma pignorabili
Un fideiussore e il proprio coniuge costituiscono un vincolo su beni immobili per proteggerli dalle richieste creditorie. La banca creditrice avvia un'azione legale per ottenere la revocatoria del fondo patrimoniale, evidenziando la riduzione della garanzia del credito derivante da finanziamenti non restituiti. Il garante contesta la pretesa, sostenendo di essere un mero socio di minoranza e negando il pregiudizio arrecato. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso dei coniugi debitori. I giudici confermano che il vincolo patrimoniale è inefficace nei confronti dell'istituto finanziario, accertando sia la lesione economica della garanzia sia la piena consapevolezza del danno da parte del garante. La società di recupero crediti subentrata vince la causa e può aggredire i beni.
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Azione revocatoria ordinaria: stop ai beni donati ai figli
Un istituto bancario ha agito in giudizio contro un debitore e i suoi familiari per ottenere l'inefficacia di plurimi atti di vendita immobiliare e della costituzione di un fondo patrimoniale. La banca lamentava la sottrazione dell'intero patrimonio del debitore a garanzia di un debito di oltre duecentomila euro. I giudici di merito hanno accertato il pericolo di incapienza e la consapevolezza del pregiudizio ai danni del creditore, accogliendo l'azione revocatoria ordinaria. I familiari acquirenti hanno impugnato la pronuncia dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo l'anteriorità di alcune vendite rispetto alla fideiussione e l'assenza di collusione. Nel corso del giudizio di legittimità, i ricorrenti hanno formalmente rinunciato al ricorso con l'accettazione della società creditrice cessionaria. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo, rendendo definitiva la revoca degli atti patrimoniali a tutela del credito.
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