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Eventus Damni — Anno 2022

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73 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Eventus Damni

Provvedimenti

Azione revocatoria ordinaria: il creditore blocca la vendita
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita di beni immobili effettuata dai debitori a favore di un terzo acquirente. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo provata la consapevolezza del danno da parte dell'acquirente. I debitori e l'acquirente hanno fatto ricorso in Cassazione, contestando l'anteriorità del credito e la conoscenza del pregiudizio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso principale dei debitori, poiché le questioni sull'anteriorità del credito erano ormai coperte da giudicato interno. Ha invece accolto il ricorso incidentale della società creditrice per omessa pronuncia sulla restituzione delle spese del primo grado. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per decidere sulle restituzioni.
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Azione revocatoria: la vendita tra parenti non salva i beni
Una società creditrice ha promosso un'azione revocatoria per dichiarare inefficace la vendita di tutti i beni immobili effettuata dalla società debitrice a favore di un'altra impresa. Il credito derivava da una causa iniziata nel 1997 e conclusa nel 2006, mentre la vendita era avvenuta nel 2005. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società venditrice e acquirente. I giudici hanno confermato che l'azione revocatoria tutela anche i crediti litigiosi, cioè sorti prima della sentenza ma già oggetto di causa. Inoltre, è stata provata la consapevolezza del danno (scientia damni), poiché le due società erano gestite da padre e figlio. Infine, non è stato dimostrato che la vendita servisse a pagare debiti scaduti. Vince la società creditrice, con inefficacia della vendita nei suoi confronti.
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Azione revocatoria ordinaria: il Fisco vince sulla donazione
Il Fisco ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro il Debitore per rendere inefficace la donazione di alcuni immobili a favore di un'Associazione Beneficiaria. Il Debitore sosteneva di avere un patrimonio residuo sufficiente a garantire il debito fiscale di oltre un milione di euro. La Corte d'Appello ha invece accolto la domanda del Fisco, rilevando che il patrimonio rimasto, pari a circa 400.000 euro, era insufficiente. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del Debitore e rigettando quello dell'Associazione. La Corte ha ribadito che la donazione impoverisce per sua natura il debitore e che l'azione revocatoria ordinaria non richiede la totale insolvenza, ma basta che l'atto renda più difficile o incerto il recupero del credito.
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Azione revocatoria ordinaria: donare alle mogli non salva i debitori
Un Condominio ottiene la condanna di una societ costruttrice e dei suoi soci per gravi vizi dell'edificio. Prima della sentenza, i soci donano i propri immobili alle mogli tramite convenzioni matrimoniali. Il Condominio promuove un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali donazioni. I debitori si difendono sostenendo che gli immobili erano gi ipotecati e che vi erano altri coobbligati solvibili. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei debitori, stabilendo che l'esistenza di ipoteche non esclude il pregiudizio per il creditore e che la solvibilit degli altri coobbligati irrilevante. Il Condominio vince la causa, potendo cos pignorare i beni donati.
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Azione revocatoria ordinaria: il trust non salva il debitore
Una debitrice ha costituito un trust autodichiarato trasferendovi i propri beni immobili, mentre era in corso una causa per il pagamento di un debito verso una società edile. La società creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace il trust. La debitrice si è difesa sostenendo che i suoi restanti beni, seppur ipotecati e sequestrati, fossero sufficienti a garantire il credito. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della debitrice, confermando la revoca del trust. La Corte ha ribadito che spetta al debitore dimostrare che il patrimonio residuo sia capiente e facilmente aggredibile, prova che in questo caso non è stata fornita. Di conseguenza, la debitrice perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Azione revocatoria ordinaria: il fondo non salva il debitore
La vicenda nasce dal mancato versamento di 150.000 euro da parte della Debitrice alla Creditrice. Per tutelare il proprio credito, la Creditrice ha promosso un'azione revocatoria ordinaria contro la costituzione di un fondo patrimoniale compiuta dalla Debitrice e dal coniuge. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia del fondo patrimoniale. I giudici hanno chiarito che la mancata annotazione del fondo sull'atto di matrimonio non blocca l'azione revocatoria ordinaria, poiché l'opponibilità ai terzi non è un elemento costitutivo della stessa. Inoltre, la presenza di precedenti ipoteche sugli immobili non esclude il pregiudizio per il creditore, dato che le garanzie ipotecarie possono estinguersi o ridursi nel tempo. La Creditrice ha quindi vinto la causa, ottenendo la conferma dell'inefficacia del fondo.
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Azione revocatoria: la separazione non salva la casa dai debiti
Una debitrice, per evitare di pagare i canoni di locazione arretrati a una società creditrice, ha trasferito alcuni beni immobili al marito durante la loro separazione. La società creditrice ha quindi promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace questo trasferimento. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del creditore. La debitrice ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che non vi fossero le prove del danno e della sua consapevolezza di frodare il creditore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la debitrice chiedeva una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando che la società creditrice aveva pienamente dimostrato il pregiudizio subito. Di conseguenza, il trasferimento immobiliare resta inefficace nei confronti del creditore.
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Azione revocatoria: donare quote ai figli non salva il patrimonio
Un creditore ha promosso un'azione revocatoria per far dichiarare inefficaci le donazioni di quote societarie effettuate dal debitore alla figlia e la cessione di un'intera società a una S.r.l. amministrata dal genero. Il creditore lamentava il pregiudizio alle sue ragioni di garanzia. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, confermando l'inefficacia degli atti e condannando la figlia al pagamento di una somma equivalente al valore delle quote alienate. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi della figlia e della società acquirente. I giudici hanno confermato la sussistenza dell'eventus damni, precisando che anche la sostituzione di beni facilmente aggredibili con denaro costituisce un pregiudizio, e del consilium fraudis, desumibile dai rapporti di stretta parentela e dall'esistenza di un accordo quadro volto a svuotare il patrimonio del debitore.
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Azione revocatoria: vince solo il creditore che fa appello
Un istituto di credito ha promosso un'azione revocatoria per dichiarare inefficaci i trasferimenti immobiliari compiuti da un debitore a favore dell'ex moglie in sede di separazione consensuale. Altri creditori sono intervenuti nel processo. Il Tribunale ha rigettato la domanda, ma la Corte d'Appello ha accolto l'impugnazione, estendendo l'inefficacia anche a un creditore che non aveva proposto appello. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'azione revocatoria produce effetti solo a vantaggio del creditore che agisce e impugna attivamente la decisione sfavorevole. Di conseguenza, ha confermato l'inefficacia dei trasferimenti solo per i creditori che avevano regolarmente proposto appello, escludendo chi era rimasto inerte, per il quale si era formato il giudicato.
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Azione revocatoria ordinaria: l’acquisto scontato perde l’immobile
Il Fallimento di una società ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace la vendita di un immobile effettuata dal debitore a favore di un terzo acquirente. I giudici di merito hanno accolto la domanda, rilevando la consapevolezza del danno da parte dell'acquirente tramite indizi gravi e concordanti, come la sproporzione del prezzo e la vicinanza temporale con il fallimento. L'acquirente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di non essere a conoscenza del dissesto finanziario del venditore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la valutazione delle prove e delle presunzioni spetta esclusivamente al giudice di merito. Di conseguenza, l'atto di vendita rimane inefficace nei confronti del fallimento e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: i debiti battono lo scudo
Una banca ha promosso un'azione revocatoria fondo patrimoniale contro due coniugi fideiussori che avevano inserito tutti i loro beni immobili in un fondo di famiglia, ostacolando il recupero di un credito di oltre centomila euro. La Corte d'Appello ha dichiarato inefficace la costituzione del fondo. I coniugi hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che i beni fossero già ipotecati da altri istituti e che la società cessionaria del credito non avesse legittimazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale prova la cessione del credito e che spetta ai debitori dimostrare l'esistenza di altri beni aggredibili. L'azione revocatoria è stata quindi confermata.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: lo scudo familiare crolla
Una venditrice (La Creditrice) cede un immobile a una coppia (I Debitori), i quali si accollano il mutuo residuo. A causa di una mancata comunicazione del notaio, La Creditrice rimane obbligata a pagare le rate e agisce per il recupero delle somme. Nel frattempo, I Debitori costituiscono un fondo patrimoniale sui propri beni. La Creditrice promuove un'azione revocatoria fondo patrimoniale per dichiarare inefficace tale atto. La Corte d'Appello accoglie la domanda, ritenendo il credito anteriore e provato il pregiudizio. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei Debitori, confermando che la costituzione del fondo arreca pregiudizio anche se i beni sono già ipotecati, poiché riduce comunque la garanzia patrimoniale generica. Vince La Creditrice, che può aggredire i beni del fondo.
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Azione revocatoria ordinaria: la vendita al coniuge è inefficace
Una banca, creditrice di una somma rilevante, ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficace la vendita di un capannone effettuata dalla società debitrice a favore di un'altra impresa. La debitrice sosteneva che il bene fosse entrato nel suo patrimonio dopo la nascita del debito e che il prezzo fosse congruo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della debitrice, confermando l'inefficacia della vendita. I giudici hanno chiarito che il creditore può aggredire anche i beni acquistati dal debitore in un momento successivo al sorgere del credito. Inoltre, la sostituzione di un immobile con denaro contante rende più difficile il recupero del credito, configurando il pregiudizio richiesto dalla legge. Infine, i rapporti di parentela (coniugio) tra i rappresentanti delle due società dimostrano la consapevolezza del danno.
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Azione revocatoria ordinaria: donare ai figli non salva la casa
Una banca, creditrice di oltre un milione di euro verso una società fallita, ha agito contro i coniugi garanti. Questi ultimi avevano svuotato il proprio patrimonio costituendo un fondo patrimoniale e donando i beni immobili alle figlie, le quali avevano poi promesso di venderli a un terzo. La banca ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per rendere inefficaci tali atti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei familiari, confermando l'inefficacia dei trasferimenti. La Corte ha chiarito che spetta al debitore, e non al creditore, dimostrare che il proprio patrimonio residuo sia sufficiente a pagare i debiti. Di conseguenza, la banca ha vinto la causa e potrà pignorare i beni immobili originari per recuperare il proprio credito.
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Lite temeraria: quando la difesa in tribunale diventa un abuso
Un professionista ha ottenuto la revoca della vendita di alcuni terreni effettuata dalla società debitrice a un terzo acquirente, ritenuta un tentativo di sottrarre i beni al pignoramento. I giudici di merito hanno accolto l'azione revocatoria e condannato il terzo acquirente per lite temeraria. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione. La sesta sezione civile, rilevando un contrasto giurisprudenziale sui presupposti della lite temeraria (se sia necessario il dolo o la colpa grave, oppure basti l'oggettivo abuso dello strumento processuale), ha rimesso la causa alla terza sezione civile per una decisione in pubblica udienza.
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Banca contro famiglia: l’azione revocatoria ordinaria fallisce
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito che voleva rendere inefficace la donazione dell'usufrutto e la vendita della nuda proprietà di due immobili effettuate da una coppia di debitori a favore del genero. La banca ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per recuperare il proprio credito. Tuttavia, i giudici hanno confermato l'assenza dei presupposti fondamentali dell'azione, in particolare il pregiudizio concreto per il creditore (eventus damni) e l'intento fraudolento (consilium fraudis), poiché il patrimonio residuo dei debitori era sufficiente a garantire il debito. La Suprema Corte ha inoltre chiarito che la memoria di replica è pienamente ammissibile anche senza il preventivo deposito della comparsa conclusionale, confermando la piena validità delle difese dei debitori e condannando la banca al pagamento delle spese processuali.
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Risarcimento danni per diffamazione: la smentita non basta
Un noto editore è stato condannato a pagare il risarcimento danni per diffamazione a un medico e a un'associazione di ricerca, a causa di un articolo lesivo della loro reputazione. L'editore ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la pubblicazione, il giorno successivo, di un secondo articolo contenente la smentita degli interessati dovesse azzerare o ridurre il danno. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la pubblicazione di una rettifica non comporta una riduzione automatica del risarcimento. La rettifica può solo evitare il protrarsi degli effetti lesivi, ma non cancella il danno già subito con la prima pubblicazione. L'editore perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Azione revocatoria ordinaria: la banca blocca la vendita del bene
Un istituto di credito ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace la vendita di un immobile effettuata da un garante a favore di un terzo acquirente. La Corte d'Appello ha accolto la domanda della banca, ritenendo sussistenti i presupposti del pregiudizio per il creditore e della consapevolezza del danno. L'acquirente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e l'elemento psicologico. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché i motivi presentati miravano a ottenere un nuovo esame del merito della vicenda, precluso in sede di legittimità. Di conseguenza, l'acquirente è stata condannata al pagamento delle spese processuali, confermando l'inefficacia della compravendita nei confronti della banca.
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Azione revocatoria ordinaria: il curatore deve provare il danno
Una società in fallimento aveva ceduto un ramo d'azienda a un'altra impresa prima del dissesto. Il Curatore fallimentare ha promosso un'azione revocatoria ordinaria per dichiarare inefficace la cessione, sostenendo che il prezzo basso avesse danneggiato i creditori. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, ritenendo che spettasse all'acquirente dimostrare l'assenza di danno. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che nell'azione revocatoria ordinaria promossa dal Curatore spetta esclusivamente a quest'ultimo dimostrare l'eventus damni (il pregiudizio). Il Curatore deve provare la consistenza dei crediti, la loro preesistenza e il mutamento patrimoniale svantaggioso. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Azione revocatoria ordinaria: nullo il salvataggio familiare
Un padre e una figlia hanno impugnato la sentenza d'appello che aveva dichiarato inefficace, tramite azione revocatoria ordinaria, la vendita di un immobile tra loro stipulata. I ricorrenti sostenevano che la vendita fosse un atto dovuto per estinguere debiti bancari scaduti e che non vi fosse alcun pregiudizio per la società creditrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i ricorrenti non hanno allegato correttamente i documenti necessari per l'esame del ricorso, violando le regole procedurali. Inoltre, la Corte ha ribadito che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito per riesaminare le prove e i fatti già valutati dai giudici precedenti. Di conseguenza, la vendita dell'immobile resta definitivamente revocata.
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