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Evasione — Anno 2022

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291 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Evasione

Provvedimenti

Reato di evasione: la salute non giustifica la fuga
Un imputato ha impugnato la sentenza di condanna per il reato di evasione sostenendo di essersi allontanato per urgenti ragioni di salute e chiedendo il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha giudicato il ricorso inammissibile. I giudici di merito avevano già accertato l'infondatezza delle condizioni sanitarie addotte, dimostrando l'assenza di un reale stato di necessità. La Suprema Corte ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti, valorizzando i precedenti comportamenti del soggetto e la violazione consapevole degli obblighi di custodia. L'imputato perde il ricorso ed è tenuto al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione e termini di custodia cautelare: il riazzeramento
L'Indagato, sottoposto agli arresti domiciliari per reati di violenza e violazioni ambientali, è evaso dal luogo di detenzione. A seguito del nuovo arresto, la difesa ha contestato il ricalcolo della durata della misura cautelare, sostenendo che i termini di custodia cautelare non potessero azzerarsi in mancanza di un autonomo procedimento penale per evasione. Inoltre, la difesa ha richiesto un termine massimo ridotto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che la condotta di evasione comporta l'azzeramento automatico e la ripartenza da capo dei termini di custodia cautelare dal momento del ripristino della misura. La contestazione delle circostanze aggravanti giustifica la maggior durata della misura. L'Indagato è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Reato di evasione: fuga per necessità esclusa dalla Cassazione
Un soggetto imputato per il reato di evasione ha presentato ricorso per cassazione contro la sentenza di condanna della Corte di Appello. L'imputato sosteneva la presenza di uno stato di necessità che giustificasse il suo allontanamento e l'assenza del dolo generico richiesto per la punibilità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'interessato non ha fornito prove concrete sul presunto pericolo grave e imminente che lo avrebbe costretto a fuggire. I giudici di legittimità hanno inoltre confermato la presenza della piena consapevolezza della condotta illecita, respingendo le censure generiche e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione punisce la recidiva ostinata
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un uomo condannato per il reato di evasione con l'aggravante della recidiva. L'imputato ha presentato ricorso sostenendo che i giudici di secondo grado avessero errato nell'applicare la recidiva. Tuttavia, la Suprema Corte ha evidenziato che l'imputato contava ben diciassette condanne precedenti per la medesima violazione. La Corte di merito aveva quindi motivato in modo logico e rigoroso l'aumento di pena per la spiccata pericolosità criminale. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze difensive, poiché riproducevano semplici obiezioni già superate e non evidenziavano vizi logici. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso generico e sanzione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione (art. 385 c.p.). La persona condannata contestava la quantificazione della pena decisa dalla Corte di Appello. I giudici supremi hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile, poiché i motivi presentati risultavano generici e non consentiti in sede di legittimità. I giudici hanno confermato la piena validità della motivazione della sentenza d'appello e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Orario vicino ma reato pieno: applicazione della recidiva
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare la condanna e la conseguente applicazione della recidiva per il reato di evasione. La difesa ha sostenuto che l'allontanamento fosse avvenuto in un orario estremamente vicino a quello consentito dal provvedimento autorizzativo. La Corte di Cassazione ha respinto la linea difensiva, ritenendo legittima la valutazione dei giudici di merito. I molteplici precedenti penali dell'uomo, unitamente alla reiterazione specifica della condotta, manifestano una spiccata pericolosità sociale e una totale indifferenza alle prescrizioni dell'autorità giudiziaria. La Suprema Corte ha dunque dichiarato inammissibile il ricorso, confermando integralmente l'applicazione della recidiva e condannando L'Imputato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione Arresti Domiciliari: L’Attenuante tra Intento e Fatto
Un Lavoratore, condannato per evasione dagli arresti domiciliari, ha impugnato la sentenza chiedendo l'applicazione dell'attenuante prevista per chi si costituisce spontaneamente. L'uomo si era presentato ai Carabinieri, credendo di non essere più soggetto alla misura per un affidamento in prova provvisorio. La Corte d'Appello ha negato l'attenuante, ritenendo assente l'intento di costituirsi. La Cassazione ha annullato la sentenza su questo punto, rinviando per un nuovo giudizio sull'applicazione dell'attenuante evasione arresti domiciliari, ma ha confermato la responsabilità penale.
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Reato di evasione: fuga da casa e stop alla particolare tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per un uomo imputato del reato di evasione dagli arresti domiciliari. Il ricorrente contestava presunti vizi procedurali relativi alla notifica del decreto d'appello, avvenuta presso il difensore anziché nel carcere dove si trovava per altra causa. Lamentava inoltre il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile: l'eventuale nullità della notifica è stata sanata perché la difesa non l'ha eccepita tempestivamente. Sul piano sostanziale, l'allontanamento a tempo indeterminato rompe il legame di fiducia della misura cautelare, rendendo la condotta grave e incompatibile con qualsiasi beneficio di non punibilità.
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Reato di evasione: andare in ospedale a piedi non salva da condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione nei confronti di un soggetto sottoposto a detenzione domiciliare. L'interessato si era allontanato dalla propria abitazione per recarsi a piedi in ospedale, invocando lo stato di necessità a causa di un malessere fisico. I giudici hanno respinto la tesi difensiva perché la diagnosi medica ha certificato un problema non grave. Inoltre, l'uomo non ha richiesto l'intervento di un'ambulanza e ha contattato le forze dell'ordine solo venti minuti dopo aver subito un controllo con esito negativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per aver riproposto motivi generici già correttamente respinti in sede di merito.
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Reato di evasione: i precedenti penali bloccano le attenuanti
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di evasione. La difesa contesta l'assenza del dolo, la mancata riapertura dell'istruttoria dibattimentale e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici spiegano che le doglianze sull'intenzionalità dell'atto e sulle prove costituiscono semplici questioni di fatto, già ampiamente e logicamente motivate nel giudizio di appello. Riguardo alle attenuanti generiche, la decisione di rifiutare lo sconto di pena risulta pienamente giustificata dai numerosi precedenti penali dell'imputato. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Evasione dai domiciliari: i motivi non contano, ricorso inammissibile.
Un individuo, sottoposto a detenzione domiciliare, si allontanava dalla sua abitazione senza autorizzazione. Dopo non essere stato accolto in una comunità per mancanza di tampone COVID, faceva ritorno a Catania e circolava liberamente per sei giorni, senza avvertire le autorità. La Corte d'Appello aveva già confermato la sua responsabilità per il reato di **evasione**, ritenendo che la condotta, seppur con lievi differenze, corrispondesse al fatto contestato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso dell'individuo inammissibile. Ha ribadito che il dolo generico per l'evasione consiste nella consapevole violazione del divieto di lasciare il luogo di detenzione, senza che i motivi dell'allontanamento siano rilevanti. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: fuga e tenuità a confronto
Un imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che confermava la sua condanna per il reato di evasione. Il ricorrente richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di merito avevano già negato questo beneficio a causa della durata non breve dell'allontanamento e della mancanza di valide giustificazioni a supporto della violazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente e ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese del procedimento insieme a una sanzione di tremila euro destinata alla Cassa delle ammende.
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Misure Cautelari: Pericolo di Reiterazione e Detenzione Concorrente
Il Ricorrente, condannato per reati di droga in giudizio abbreviato, ha chiesto la revoca o la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere. Il Tribunale del Riesame ha negato la richiesta, ritenendo ancora sussistente il pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha evidenziato che la condanna per reato associativo e una precedente evasione dimostravano la sua pericolosità. Ha anche chiarito che la detenzione per altre pene non esclude la necessità delle misure cautelari. Il ricorso è stato rigettato, e il Ricorrente dovrà pagare le spese processuali.
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Permesso medico ed evasione dagli arresti domiciliari con la spesa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per il reato di evasione dagli arresti domiciliari a carico di un soggetto autorizzato ad allontanarsi per visite mediche. L'interessato godeva di un permesso di uscita limitato alla fascia oraria compresa tra le ore 9,00 e le ore 10,00 per recarsi presso una struttura sanitaria. L'uomo ha fatto rientro a casa alle ore 10,30, giustificando il ritardo di trenta minuti come incolpevole prolungamento delle cure sanitarie. Tuttavia, le forze dell'ordine hanno accertato il possesso di buste della spesa, elemento che ha dimostrato una deviazione arbitraria dall'itinerario autorizzato per effettuare acquisti personali. La Suprema Corte ha chiarito che l'orario indicato nell'autorizzazione fissa il termine perentorio per il rientro e che il ritardo ingiustificato integra a tutti gli effetti la condotta di evasione.
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Fuga per una birra: no alle circostanze attenuanti generiche
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari ha violato la misura cautelare allontanandosi dalla propria abitazione per andare a bere una birra con amici. Fermato dalle autorità, l'individuo ha ammesso la propria condotta, ma i giudici di merito hanno escluso la concessione delle circostanze attenuanti generiche a causa della futilità del motivo e della presenza di un precedente penale. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'omessa riduzione della pena. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'ammissione dei fatti non basta quando il quadro probatorio risulta già palese e il comportamento denota scarso senso di responsabilità. Il ricorrente deve pagare le spese legali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: il ricorso generico costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione per un soggetto accusato di reato di evasione con recidiva. Il ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di Appello limitandosi a contestare la quantificazione della pena inflitta. I giudici hanno respinto l'atto dichiarandolo inammissibile a causa dell'assoluta genericità delle doglianze. Il condannato non ha infatti dimostrato alcuna illegalità nel calcolo sanzionatorio applicato dai magistrati di merito. Di conseguenza, la sentenza di condanna è divenuta definitiva. L'interessato deve ora pagare le spese di lite e versare la somma di tremila euro alla cassa delle ammende per aver promosso un giudizio manifestamente privo di fondamento.
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Reato di evasione: la Cassazione boccia il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato a otto mesi di reclusione per il reato di evasione con l'aggravante della recidiva. Il condannato contestava la responsabilità penale, il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e la mancata prevalenza delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché i motivi presentati erano generici e si limitavano a riproporre le stesse difese già respinte dalla Corte di Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato integralmente la pena detentiva e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso respinto e sanzione
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato alla pena di un anno di reclusione per il reato di evasione, aggravato dalla recidiva. L'individuo ha proposto ricorso dinanzi ai giudici di legittimità contestando l'applicazione dell'aggravante della recidiva, ma senza proporre argomentazioni nuove o specifiche rispetto a quelle già esaminate e rigettate nei precedenti gradi di giudizio. I giudici supremi hanno rilevato la totale genericità dei motivi di gravame, limitati alla mera riproduzione delle censure di merito. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, confermando in via definitiva la condanna a un anno di reclusione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: confermata la recidiva senza attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. Il soggetto contestava l'applicazione della recidiva, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e il calcolo complessivo della pena. I giudici hanno confermato la decisione dei gradi precedenti. L'imputato aveva violato la misura cautelare poco tempo dopo la sua imposizione ed era stato colto in flagranza con sostanze stupefacenti. Tali elementi, uniti a tre precedenti condanne, dimostrano una spiccata pericolosità sociale che impedisce qualsiasi riduzione di pena. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto l'impugnazione, confermando la pena detentiva e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: ricorso respinto e sanzione pecuniaria
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per un imputato responsabile del reato di evasione con recidiva. L'imputato ha impugnato la decisione di merito lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile per genericità, evidenziando che i motivi proposti si limitavano a reiterare argomenti già motivatamente respinti in sede di appello. L'imputato perde definitivamente il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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