LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Evasione — Anno 2022

Pagina 10 di 15

291 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Evasione

Provvedimenti

Reato di evasione: la parziale infermità non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione. L'imputato si era allontanato senza autorizzazione dal luogo di detenzione domiciliare, sostenendo che un vizio parziale di mente e le ragioni personali dell'allontanamento escludessero la sua colpevolezza. I giudici di legittimità hanno confermato che la parziale infermità mentale non incide sull'elemento soggettivo del reato, in quanto l'allontanamento è stato cosciente e volontario. Inoltre, la Cassazione ha confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche, data l'assenza di elementi positivi nella condotta del ricorrente. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Applicazione della recidiva: l’evasione costa cara al detenuto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per il reato di evasione. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva specifica e reiterata, sostenendo che i giudici di merito avessero presunto la sua maggiore pericolosità sociale senza un reale accertamento. La Suprema Corte ha chiarito che l'applicazione della recidiva e la valutazione della pericolosità del reo costituiscono accertamenti di fatto riservati esclusivamente al giudice di merito. Poiché la decisione precedente era logicamente motivata, evidenziando come l'evasione fosse avvenuta nonostante i permessi lavorativi concessi, la Cassazione non può procedere a un nuovo esame. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: condannato anche a due metri da casa
Il Detenuto, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari, si allontana dalla propria abitazione e viene sorpreso sul marciapiede antistante, a soli due metri dal portone, mentre parla con uno sconosciuto. Accusato del reato di evasione, l'uomo si difende sostenendo la minima distanza dal domicilio e richiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che anche una distanza minima configura il reato di evasione se il soggetto esce dallo spazio privato. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici esclude la particolare tenuità del fatto. Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Prescrizione del reato di evasione: stop alla condanna tardiva
L'Imputata, sottoposta alla misura degli arresti domiciliari, si era allontanata dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. Condannata nei primi due gradi di giudizio per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione tramite il proprio difensore. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che il termine massimo di prescrizione del reato era già decorso prima della pronuncia della sentenza d'appello. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza impugnata, sancendo l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione del reato di evasione.
Continua »
Minaccia a pubblico ufficiale: l’evaso perde e paga la Cassa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di minaccia a pubblico ufficiale. Il soggetto aveva minacciato le forze dell'ordine per impedire la verbalizzazione della sua evasione dagli arresti. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte di Appello, rilevando che i motivi del ricorso erano del tutto generici e miravano unicamente a ottenere una diversa valutazione dei fatti, senza contestare concretamente le motivazioni della sentenza precedente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di evasione: ricorso generico e condanna inevitabile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. I giudici di secondo grado avevano già accertato la presenza di tutti gli elementi costitutivi del reato con una motivazione solida e coerente. Il ricorrente ha proposto motivi di impugnazione del tutto generici, senza contestare in modo specifico le argomentazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. La decisione conferma l'importanza di formulare contestazioni precise e dettagliate nei ricorsi di legittimità.
Continua »
Reato di evasione: la deviazione dal percorso di lavoro costa caro
Un soggetto sottoposto a misura restrittiva, autorizzato ad allontanarsi dal domicilio solo per recarsi al lavoro, viene sorpreso dalle forze dell'ordine in un luogo del tutto incompatibile con il tragitto consentito. Accusato del reato di evasione, l'uomo si difende contestando la ricostruzione dei fatti e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che lo scostamento ingiustificato dal percorso autorizzato configura pienamente il reato di evasione e che la durata e le modalità dell'allontanamento impediscono di considerare il fatto come lieve. Il ricorrente viene condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione nega il riesame dei fatti
L'Imputato, condannato a otto mesi di reclusione per il reato di evasione, ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'insufficiente accertamento del suo allontanamento dal domicilio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarendo che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Evasione e particolare tenuità del fatto: no della Cassazione
Una donna, già condannata per reati legati agli stupefacenti, ha subito una condanna a sei mesi di reclusione per il reato di evasione, dopo essere fuggita per due volte in tre giorni dalla propria abitazione dove si trovava in custodia domiciliare. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla tenuità richiede un esame complessivo della condotta, del grado di colpevolezza e del pericolo creato. Nel caso specifico, la reiterazione dell'evasione in un arco temporale così ristretto e i precedenti penali dell'imputata escludono qualsiasi ipotesi di minima offensività, confermando la pericolosità per l'ordine pubblico.
Continua »
Reato di evasione: pochi passi fuori casa costano tremila euro
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello che lo condannava per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato dal domicilio, indipendentemente dalla durata dell'assenza, dalla distanza percorsa o dai motivi del gesto. Inoltre, la Cassazione ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della reiterazione delle condotte e dei precedenti penali specifici del soggetto. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Evasione dagli arresti domiciliari: la fame non scusa la fuga
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari che si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. L'imputato ha giustificato l'allontanamento invocando uno stato di necessità legato al proprio sostentamento economico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di evasione dagli arresti domiciliari. I giudici hanno chiarito che qualsiasi allontanamento non autorizzato, indipendentemente dalla durata, dalla distanza o dai motivi personali, configura il reato. Inoltre, lo stato di necessità è stato escluso poiché l'uomo non aveva preventivamente richiesto i necessari permessi di uscita per lavorare o provvedere alle proprie esigenze. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Ricorso per cassazione inammissibile: confermata condanna per evasione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso per cassazione inammissibile presentato da un uomo condannato per il reato di evasione. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche, della specifica attenuante per l'evasione e l'applicazione della recidiva. I giudici di legittimità hanno ribadito che la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti spettano esclusivamente ai giudici di merito. La Cassazione non può riesaminare gli elementi di fatto già logicamente motivati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna a un anno, un mese e dieci giorni di reclusione, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Evasione e attenuanti generiche: la Cassazione nega lo sconto
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione a un anno e quattro mesi di reclusione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, il giudice non deve analizzare ogni singolo elemento sollevato dalla difesa, ma può limitarsi a valorizzare i fattori decisivi. Nel caso specifico, la presenza di precedenti penali e le modalità di esecuzione del reato sono state ritenute ragioni sufficienti per negare lo sconto di pena. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: lo stato di necessità non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a otto mesi di reclusione per il reato di evasione. La difesa sosteneva la presenza di uno stato di necessità, ma la Suprema Corte ha ribadito che non può procedere a una nuova valutazione dei fatti già esaminati dai giudici di merito. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Reato di evasione: nessuna tenuità per chi è recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna a dieci mesi di reclusione per il reato di evasione. La difesa chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il riconoscimento di una circostanza attenuante. La Suprema Corte ha chiarito che l'esclusione della punibilità non può essere concessa quando la condotta non è occasionale, come nel caso di specie, in cui L'Imputato aveva già riportato una precedente condanna per lo stesso reato di evasione poco tempo prima. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato tutte le richieste difensive, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Concordato in appello: l’accordo sulla pena non si può impugnare
L'Imputato, condannato in primo grado per il reato di evasione, ha concordato in appello una riduzione della pena a otto mesi di reclusione. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata valutazione della sua responsabilità e l'inapplicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, una volta perfezionato il concordato in appello con la pubblica accusa, l'imputato non può rimettere in discussione la misura della pena liberamente concordata e ritenuta congrua dal giudice di secondo grado, poiché l'accordo presuppone l'accertamento definitivo della responsabilità penale già avvenuto nel giudizio precedente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Reato di evasione: uscire per bisogno non evita la condanna
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari si è allontanato da casa senza autorizzazione. Per giustificare la fuga, ha invocato lo stato di necessità, sostenendo di essersi recato dal sindaco per richiedere un sussidio economico indispensabile per il proprio sostentamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del destinatario della misura. I giudici hanno chiarito che integra il reato di evasione qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di detenzione domiciliare. Non hanno alcuna rilevanza la durata dell'assenza, la distanza percorsa o i motivi personali del soggetto. Lo stato di necessità è stato escluso poiché l'uomo non aveva preventivamente richiesto i necessari permessi di uscita per provvedere alle proprie esigenze primarie. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Evasione dagli arresti domiciliari: salvare la nipote non basta
Un uomo, sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, è stato sorpreso dalle forze dell'ordine fuori dalla propria abitazione e dalle relative pertinenze. Arrestato in flagranza, l'uomo ha giustificato l'allontanamento sostenendo di essere uscito per salvare la nipote da un presunto pericolo imminente. Il Tribunale ha convalidato l'arresto per il reato di evasione. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'ingiustizia del provvedimento e invocando lo stato di necessità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, in sede di legittimità contro la convalida dell'arresto, non si possono ridiscutere i fatti o le giustificazioni personali, ma solo verificare la regolarità formale della procedura. Di conseguenza, l'arresto per evasione dagli arresti domiciliari è stato confermato e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali.
Continua »
Arresto per evasione dai domiciliari: il citofono rotto non salva
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento di arresto per evasione dai domiciliari nei confronti di un'indagata che non aveva risposto al citofono durante un controllo di polizia. L'indagata si era difesa sostenendo che il citofono fosse guasto e che si trovasse in casa. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che la polizia poteva ragionevolmente sospettare una simulazione del guasto per coprire un allontanamento non autorizzato. Il giudice della convalida deve infatti limitarsi a verificare la ragionevolezza della scelta della polizia al momento dell'arresto, senza accertare la colpevolezza finale. Il ricorso è stato quindi rigettato.
Continua »
Lavoro esterno e fuga: quando si configura il reato di evasione
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari con permesso di lavoro veniva sorpreso dalla Polizia Stradale a bordo di un'auto privata in compagnia di un estraneo, lontano dal luogo di lavoro. Dopo aver fornito false generalità agli agenti, il soggetto si dava alla fuga. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione e per false dichiarazioni. I giudici hanno chiarito che l'autorizzazione al lavoro esterno non sospende la misura cautelare, ma ne sostituisce solo temporaneamente il luogo. Di conseguenza, qualsiasi allontanamento non autorizzato configura pienamente il reato di evasione, a nulla rilevando la breve durata dell'assenza o la pretesa mancanza di dolo, smentita peraltro dalla fuga e dalle false generalità fornite.
Continua »