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Evasione — Anno 2022

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291 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Evasione

Provvedimenti

Reato di evasione: condanna anche per 12 minuti di ritardo
Un cittadino sottoposto a misura cautelare aveva un permesso per uscire dalla propria abitazione fino alle ore 12:00. Durante un controllo, le forze dell'ordine hanno constatato la sua assenza, prolungando la verifica fino alle ore 12:12 senza riscontrare il rientro dell'interessato. Il Tribunale ha condannato l'uomo per il reato di evasione. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione, sostenendo l'assenza di dolo a causa del minimo ritardo registrato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna penale e disponendo il pagamento delle spese processuali insieme a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: condanna confermata anche per assenze brevi
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. Le forze dell'ordine hanno accertato la sua assenza durante un controllo ispettivo, cogliendolo mentre rientrava in casa soltanto in un secondo momento. L'uomo ha cercato di giustificare l'accaduto fornendo spiegazioni smentite dalle dichiarazioni della moglie. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di evasione, escludendo le attenuanti generiche e la particolare tenuità del fatto a causa della condotta abituale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato perché privo di motivi specifici e concreti. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge lo stato di necessità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a cinque mesi e dieci giorni di reclusione nei confronti di un imputato ritenuto responsabile per il reato di evasione, aggravato dalla recidiva. L'interessato ha presentato ricorso sostenendo la presenza di uno stato di necessità, anche solo putativo, che avrebbe giustificato il suo allontanamento dalla misura restrittiva. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente la tesi difensiva, rilevando la totale genericità dei motivi di ricorso, i quali si limitavano a riprodurre le medesime censure già analizzate e rigettate dalla Corte di Appello. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna dell'imputato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione e recidiva reiterata: confermata la condanna
Un uomo condannato per evasione ha presentato ricorso per contestare il calcolo della pena, il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva reiterata. I giudici di merito avevano accertato che l'imputato si era allontanato dal luogo di detenzione di notte, facendosi sorprendere con altre persone in una piazza di spaccio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione precedente e ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il comportamento notturno in un contesto criminale e i precedenti plurimi dimostrano una marcata pericolosità sociale. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Morte dell’imputato: la condanna si cancella in Cassazione
Un soggetto condannato nei gradi di merito per tentata rapina ed evasione ha presentato ricorso per Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità è sopraggiunta la morte dell'imputato, certificata ufficialmente dagli atti depositati. La Suprema Corte ha preso atto dell'evento e ha dichiarato l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata. La morte dell'imputato cancella definitivamente la responsabilità penale e impedisce qualsiasi esecuzione della pena.
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Due evasioni distinte escludono il reato continuato
L'Imputata, condannata per due distinti episodi di evasione dagli arresti domiciliari, ha richiesto il riconoscimento dell'istituto del reato continuato per ottenere una riduzione della pena complessiva. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando l'assenza di una preventiva programmazione unitaria prima della prima fuga. Le due condotte illecite rispondevano infatti a motivazioni eterogenee e occasionali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputata, confermando la piena autonomia delle due condanne e disponendo il pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione economica a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione e attenuanti negate in caso di recidiva grave
La Corte di Cassazione ha esaminato la vicenda di un uomo che, sottoposto agli arresti domiciliari per precedenti reati patrimoniali, si è allontanato dall'abitazione per compiere un nuovo furto, fornendo false generalità durante i controlli. L'imputato ha presentato ricorso lamentando il mancato riconoscimento di una pena più mite. La Suprema Corte ha dichiarato l'atto inammissibile. I giudici hanno chiarito che per il reato di evasione e attenuanti generiche non sussistono le condizioni applicative qualora emerga una marcata pericolosità sociale del reo unita alla recidiva. La condotta denota infatti un palese disprezzo delle prescrizioni imposte dall'autorità giudiziaria. L'interessato è stato condannato a sostenere le spese di giudizio e a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: confermata la condanna dopo la confessione
Un soggetto sottoposto a misura restrittiva ha commesso il reato di evasione, ammettendo i fatti durante l'udienza di convalida. Dopo la condanna nei gradi di merito, l'imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando l'applicazione della legge penale, l'eccessività della pena e il mancato prevalere delle attenuanti generiche sulla recidiva. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e manifestamente infondato, evidenziando che la confessione e la motivazione della corte territoriale escludevano ogni vizio logico. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uscita per farmaci senza prova: scatta il reato di evasione
Un cittadino sottoposto a misura restrittiva presso la propria abitazione si è allontanato senza alcuna autorizzazione giudiziaria. L'uomo ha giustificato l'uscita sostenendo la necessità di recuperare un farmaco sul proprio posto di lavoro. La Corte di merito ha ritenuto non provata tale emergenza e ha confermato la responsabilità penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato perché basato su motivi generici e ripetitivi. I giudici hanno chiarito che qualsiasi allontanamento non autorizzato e privo di idonea prova configura pienamente il reato di evasione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione nega gli sconti di pena
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello che lo condannava per il reato di evasione. La difesa ha contestato il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche finalizzate a una riduzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici di merito hanno motivato in modo logico ed esauriente il diniego dello sconto di pena, valorizzando la durata consistente e la reiterazione delle violazioni commesse. Di conseguenza, l'Imputato ha perso definitivamente la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: confermata condanna e rigetto delle attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. L'imputato lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, sostenendo argomentazioni già respinte dalla Corte di Appello. I giudici di legittimità hanno ribadito che la decisione sul trattamento sanzionatorio spetta unicamente al giudice di merito. La reiterazione e la durata delle condotte illecite giustificano pienamente il diniego dei benefici sanzionatori. Il ricorrente ha subito la condanna definitiva e il pagamento delle spese, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la notte in discoteca costa la condanna
Un uomo sottoposto a programma di protezione e a prescrizioni restrittive si reca in una discoteca in piena notte. Le forze dell'ordine lo sorprendono durante un controllo casuale nel locale. I giudici condannano l'uomo per il reato di evasione, negando l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile e conferma integralmente la condanna con pagamento di sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione dai domiciliari per mancata comunicazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione dai domiciliari a carico di una persona sottoposta a misura restrittiva. Il soggetto si era allontanato dal proprio domicilio senza effettuare la necessaria comunicazione prescritta dall'autorità giudiziaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile, ribadendo che ogni violazione non autorizzata integra pienamente la fattispecie penale e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e a una sanzione.
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Reato di evasione: confermata la condanna e negata la perizia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione inflitta a un imputato, dichiarando il suo ricorso del tutto inammissibile. Il soggetto chiedeva una perizia medico-legale per accertare la propria capacità mentale e l'applicazione di una sanzione sostitutiva. I giudici di merito avevano già escluso la necessità di accertamenti psichiatrici e negato pene alternative a causa dell'elevata pericolosità sociale della persona. La Suprema Corte ha giudicato i motivi dell'impugnazione generici e meramente ripetitivi. Di conseguenza, il condannato ha perso il giudizio ed è stato condannato anche al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: confermata la pena e negato lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di evasione. L'uomo contestava l'applicazione della recidiva e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che i motivi presentati riproducevano mere censure di merito già respinte dalla Corte di appello. La condotta di allontanamento e i precedenti penali confermano la pericolosità sociale del soggetto, precludendo ogni sconto di pena.
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Reato di evasione: la fuga a casa non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato accusato del reato di evasione. L'uomo sosteneva di aver diritto all'attenuante speciale prevista per chi si costituisce spontaneamente dopo la fuga. I giudici hanno chiarito che il rientro nell'abitazione non era affatto spontaneo, bensì determinato dalla vista dei carabinieri in pattugliamento. L'imputato non si è presentato a un'autorità con il potere di tradurlo in carcere, ma è semplicemente scappato dentro casa per sottrarsi al controllo. L'azione integra una vera e propria fuga difensiva e non una valida collaborazione con la giustizia. Il ricorrente ha subito la condanna definitiva al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro.
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Reato di evasione: la fuga breve non cancella la colpa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione nei confronti di un imputato allontanatosi dal luogo di custodia. Il ricorrente ha contestato la decisione precedente sostenendo la brevità dell'allontanamento e le giustificazioni personali alla base del gesto. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha ribadito un principio consolidato: i motivi personali e la breve durata dell'assenza non escludono la sussistenza della violazione penale. Il condannato deve inoltre pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Diniego attenuanti generiche: evasione e precedenti penali
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di evasione, lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. Il ricorrente ha sostenuto un vizio di motivazione nella determinazione della pena. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo la legittimità del diniego delle attenuanti generiche. La condotta è stata caratterizzata da scaltrezza e abilità esecutiva, oltre alla presenza di precedenti penali specifici a carico del reo. Tali elementi escludono qualsiasi elemento positivo di valutazione. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'interessato al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione e particolare tenuità: il verdetto
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto presentata da un individuo accusato di evasione. La persona interessata si era allontanata dai vincoli di custodia per motivi futili e, alla vista delle forze dell'ordine, aveva tentato la fuga. I giudici hanno chiarito che il reato di evasione e particolare tenuità non possono coesistere in presenza di violazioni ripetute, condotte elusive e totale assenza di motivazioni rilevanti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la Cassazione smonta la scusa della parente
Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare affronta l'accusa per il reato di evasione dopo un controllo delle forze dell'ordine. Durante la verifica presso la sua abitazione, la cognata dell'uomo dichiara ai Carabinieri che il familiare non è presente in casa. In sede di dibattimento, la testimone tenta di ritrattare affermando di essersi sbagliata, ma i giudici ritengono la versione difensiva del tutto inverosimile. La difesa contesta inoltre la validità della testimonianza del militare operante, sostenendo la decadenza della prova testimoniale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando la responsabilità penale dell'imputato e condannandolo al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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