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Estratto Di Ruolo — Anno 2023

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225 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estratto Di Ruolo

Provvedimenti

Impugnazione estratto di ruolo: quando il ricorso è inutile
Il Contribuente ha proposto ricorso contro l'Agente della Riscossione contestando un estratto di ruolo contenente due cartelle di pagamento e un avviso di accertamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione estratto di ruolo non è direttamente consentita dalla legge, a meno che il debitore non dimostri un pregiudizio concreto e tassativo, come l'esclusione da appalti pubblici o la perdita di benefici amministrativi. Poiché il Contribuente non ha provato alcuno di questi specifici danni, l'azione legale è stata bloccata all'origine. Le spese di giudizio sono state compensate tra le parti a causa del mutamento della normativa durante il processo.
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Impugnazione dell’estratto di ruolo: debito vero, ricorso nullo
Una contribuente ha richiesto un estratto di ruolo scoprendo l'esistenza di quattro avvisi di addebito previdenziali mai notificati. Ha quindi avviato una causa per accertare l'omessa notifica. Sia il Tribunale che la Corte d'appello hanno dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse ad agire, non essendoci un'esecuzione forzata in corso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è vietata dalla legge, salvo casi eccezionali e tassativi in cui il debitore dimostri un pregiudizio concreto e immediato (come la perdita di benefici pubblici o l'esclusione da appalti). Poiché la contribuente non ha dimostrato alcun danno reale, la sua domanda è stata respinta e la stessa è stata condannata a pagare le spese processuali.
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Impugnazione dell’estratto di ruolo: il debito senza minaccia non si contesta
Il Debitore ha proposto l'impugnazione dell'estratto di ruolo per contestare presunti debiti previdenziali verso INPS e INAIL, lamentando la mancata notifica delle cartelle e la prescrizione dei crediti. La Corte d'Appello ha respinto la domanda per carenza di interesse ad agire, non essendoci una minaccia concreta di esecuzione forzata. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. I giudici hanno applicato la normativa sopravvenuta che vieta l'impugnazione diretta dell'estratto di ruolo, salvo casi eccezionali di grave pregiudizio per il cittadino, come la perdita di benefici pubblici o l'esclusione da appalti. Il Debitore ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Impugnazione dell’estratto di ruolo: stop ai ricorsi facili
Una società riceveva notizia di due cartelle esattoriali per IVA solo tramite un estratto di ruolo. Ritenendo omessa la notifica, impugnava l'estratto e le cartelle. La Commissione Tributaria Regionale annullava una delle cartelle. L'Agenzia delle Entrate Riscossione ricorreva in Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, stabilendo che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è inammissibile se il contribuente non dimostra un danno concreto e immediato, come la perdita di un appalto pubblico o di benefici amministrativi, secondo le nuove norme del 2021. La Cassazione ha quindi cassato senza rinvio la sentenza d'appello, dichiarando inammissibile il ricorso originario della società.
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Definizione agevolata: stop alla lite sulle cartelle esattoriali
Il Contribuente ha impugnato dieci intimazioni di pagamento per IVA e imposte dirette. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto il ricorso per difetto di prova sulle notifiche delle cartelle. L'Agente della Riscossione ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, Il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata estinguendo il debito erariale. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Impugnazione estratto di ruolo: perché il ricorso non basta più
Il Contribuente ha proposto opposizione davanti al Giudice di pace dopo aver scoperto spontaneamente un debito tramite un estratto di ruolo. A seguito della dichiarazione di inammissibilità nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha confermato che l'impugnazione estratto di ruolo è fortemente limitata dalla legge. Secondo le Sezioni Unite, il cittadino non può contestare direttamente l'estratto di ruolo se non dimostra un interesse concreto e immediato, come il blocco di pagamenti pubblici o la perdita di benefici. La semplice eccezione di prescrizione del debito, in assenza di azioni esecutive avviate dall'amministrazione, non giustifica il ricorso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Contribuente, condannandolo al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Impugnazione estratto di ruolo: no al ricorso senza danno reale
Un cittadino ha proposto opposizione dopo aver scoperto casualmente, tramite un estratto di ruolo, l'esistenza di una cartella esattoriale per sanzioni del codice della strada mai notificate, eccependo la prescrizione del credito. Il Tribunale ha ritenuto tardiva l'opposizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per carenza di interesse ad agire. Secondo la normativa vigente, l'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo se il debitore dimostra un pregiudizio concreto e specifico, come la perdita di benefici pubblici o l'esclusione da appalti. Mancando tale prova, l'azione non poteva essere proposta. La Suprema Corte ha quindi cassato senza rinvio le sentenze precedenti, compensando le spese di giudizio.
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Impugnazione estratto di ruolo: stop ai ricorsi senza danno reale
Il Contribuente ha proposto opposizione contro un ruolo esattoriale dopo averne preso spontaneamente visione tramite estratto di ruolo. Sia il Giudice di Pace sia il Tribunale hanno rigettato la domanda. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che l'impugnazione estratto di ruolo è inammissibile in mancanza di un concreto interesse ad agire. La nuova normativa (Art. 12, comma 4-bis, d.P.R. n. 602/1973), che limita la possibilità di contestare l'estratto di ruolo se non vi sono azioni esecutive in corso o specifici pregiudizi (come la perdita di benefici o la partecipazione a gare pubbliche), si applica anche ai processi già pendenti. Non basta eccepire la prescrizione del credito successiva alla cartella per giustificare il ricorso. Il ricorso del Contribuente è stato quindi definitivamente respinto.
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Estratto di ruolo: quando scoprire il debito tardi costa caro
Il Contribuente ha impugnato un estratto di ruolo, sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica delle multe stradali e della cartella esattoriale. Il Tribunale ha dichiarato l'opposizione inammissibile perché presentata oltre il termine di trenta giorni dalla conoscenza dell'atto. Il Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'inesistenza della notifica e l'inapplicabilità dei termini di decadenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione del principio di autosufficienza. Il ricorrente non ha dimostrato dove e come avesse sollevato tali specifiche contestazioni nei precedenti gradi di giudizio, limitandosi a trascrivere le conclusioni dei vecchi atti. Di conseguenza, il Contribuente ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Impugnazione estratto di ruolo: debito reale ma ricorso vietato
Il Contribuente ha proposto opposizione contro un estratto di ruolo relativo a sanzioni pecuniarie. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha chiarito i limiti di ammissibilità della domanda. Con l'ordinanza n. 18117/2023, i giudici hanno applicato la recente riforma legislativa che limita l'impugnazione estratto di ruolo. Tale atto non è direttamente contestabile in tribunale, a meno che il cittadino non dimostri un danno concreto e immediato, come l'esclusione da una gara d'appalto o la perdita di benefici pubblici. Poiché Il Contribuente non ha provato alcun pregiudizio specifico, la Cassazione ha annullato senza rinvio le decisioni precedenti, dichiarando la causa improponibile fin dall'inizio e disponendo la compensazione delle spese di giudizio.
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Impugnazione dell’estratto di ruolo: quando il ricorso è inutile
Il Contribuente ha proposto opposizione contro un estratto di ruolo per debiti verso il Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è consentita solo in casi eccezionali e tassativi previsti dalla legge. Non è possibile impugnare l'estratto di ruolo per far valere la prescrizione del credito se la Pubblica Amministrazione non ha ancora avviato alcuna azione esecutiva concreta. Il Contribuente è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Impugnazione estratto di ruolo: stop ai ricorsi senza danno
Il caso riguarda un cittadino che ha contestato diverse cartelle di pagamento per sanzioni stradali, sostenendo di non averle mai ricevute. La Cassazione ha stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo e delle cartelle non notificate è inammissibile a causa di una legge sopravvenuta. Questa norma limita la possibilità di agire in giudizio solo a casi specifici, come il rischio di perdere un appalto pubblico o un beneficio economico. Non avendo il cittadino dimostrato nessuno di questi specifici pregiudizi, la Corte ha rilevato la mancanza di interesse ad agire. Di conseguenza, i giudici hanno annullato senza rinvio la sentenza precedente, chiudendo definitivamente il processo a favore dell'agente della riscossione per i debiti non ancora prescritti.
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Impugnazione estratto di ruolo: stop ai ricorsi senza danno
Una società ha impugnato diverse cartelle di pagamento relative a sanzioni stradali, sostenendo di non averle mai ricevute e contestando l'estratto di ruolo. I giudici di merito hanno accolto solo parzialmente la domanda. La Cassazione, applicando la normativa sopravvenuta (Art. 12, comma 4-bis, D.P.R. 602/1973), ha stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo e delle cartelle asseritamente non notificate è inammissibile se il debitore non dimostra un pregiudizio concreto e specifico (come l'esclusione da appalti pubblici o la perdita di benefici). Non avendo la società dimostrato tale interesse qualificato, la Suprema Corte ha cassato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l'improcedibilità del giudizio per difetto di interesse ad agire.
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Notifica della cartella esattoriale: basta la ricevuta
Un lavoratore autonomo ha contestato un'intimazione di pagamento per sanzioni dell'Ispettorato del Lavoro, sostenendo di non aver mai ricevuto la relativa cartella esattoriale e che il debito fosse prescritto. L'ente di riscossione ha dimostrato l'invio producendo l'avviso di ricevimento della raccomandata, ma il debitore lamentava la mancanza del numero della cartella sulla ricevuta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la notifica della cartella esattoriale si considera perfezionata con la consegna del plico all'indirizzo del destinatario. Spetta al cittadino dimostrare che la busta fosse vuota o contenesse un atto diverso, non potendo limitarsi a contestare la mancanza di indicazioni specifiche sulla ricevuta postale.
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Impugnazione estratto di ruolo: no al ricorso senza danno vero
Il caso nasce dall'opposizione di un cittadino contro una cartella di pagamento per violazioni del codice della strada, mai notificata, scoperta tramite un estratto di ruolo. Il ricorrente chiedeva la prescrizione del debito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'impugnazione estratto di ruolo non è ammessa direttamente, salvo casi eccezionali in cui il debitore dimostri un pregiudizio concreto, come l'esclusione da appalti pubblici o la perdita di benefici. Non essendoci prova di tale danno, l'azione è inammissibile per carenza di interesse ad agire.
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Impugnazione dell’estratto di ruolo: ricorso negato senza danno
Il Contribuente ha contestato davanti al Giudice di Pace alcune sanzioni per violazioni del codice della strada iscritte a ruolo dall'Ente Locale, sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica delle relative cartelle di pagamento. Sia il Giudice di Pace sia il Tribunale hanno dichiarato la domanda inammissibile per carenza di interesse ad agire. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente, confermando che l'impugnazione dell'estratto di ruolo non è ammessa direttamente, a meno che il debitore non dimostri un pregiudizio concreto e specifico, come l'esclusione da una gara d'appalto o la perdita di benefici pubblici. Poiché il Contribuente non ha provato tale specifico interesse, la sua opposizione è stata ritenuta inammissibile.
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Impugnazione cartella di pagamento: serve un danno reale
Il Contribuente ha contestato alcune sanzioni stradali iscritte a ruolo dall'Ente Creditore e la relativa cartella esattoriale emessa dall'Agente della Riscossione, sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica. La Corte di Cassazione ha dichiarato improcedibile il giudizio. Secondo la normativa sopravvenuta, l'impugnazione cartella di pagamento asseritamente non notificata è ammessa solo se il debitore dimostra un pregiudizio concreto e specifico, come la perdita di appalti pubblici o di benefici amministrativi. In mancanza di tale prova, il ricorso non può proseguire. La Suprema Corte ha quindi cassato senza rinvio la sentenza precedente, compensando le spese di giudizio.
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Impugnazione dell’estratto di ruolo: perché non basta il debito
Il Contribuente ha proposto opposizione contro l'estratto di ruolo per contributi previdenziali asseritamente prescritti. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la domanda per carenza di interesse ad agire, poiché le cartelle esattoriali erano state regolarmente notificate in precedenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente, confermando che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è vietata per legge, salvo casi eccezionali e tassativi di grave pregiudizio concreto (come il blocco del DURC o la perdita di benefici pubblici). Non avendo il Contribuente dimostrato alcun danno specifico e attuale, l'azione di accertamento negativo è stata ritenuta inammissibile. Di conseguenza, il Contribuente perde la causa e viene condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Impugnazione dell’estratto di ruolo: perché non basta il debito
Un'azienda ha proposto opposizione contro l'ente della riscossione e gli enti previdenziali contestando diverse cartelle esattoriali di cui era venuta a conoscenza solo tramite un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è consentita solo se il contribuente dimostra un danno concreto e immediato, come l'esclusione da una gara d'appalto o la perdita di benefici pubblici. Poiché l'azienda non ha provato questo specifico interesse ad agire, l'azione non poteva essere proposta. Di conseguenza, l'azienda perde il ricorso, ma le spese del giudizio vengono compensate tra le parti a causa del recente mutamento della giurisprudenza.
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Compensazione del credito d’imposta: il Fisco batte la Banca.
Un Istituto di Credito, avendo acquistato un credito Ires da una società tornata in bonis dopo il fallimento, ne chiedeva il rimborso. L'Amministrazione Finanziaria rifiutava il pagamento, opponendo in compensazione i debiti tributari maturati dalla società durante la procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, confermando la legittimità della compensazione del credito d'imposta. I giudici hanno stabilito che l'estratto di ruolo costituisce prova idonea del debito erariale senza necessità di notifica delle cartelle, gravando sul contribuente l'onere di dimostrare eventuali fatti estintivi.
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