LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Estorsione Consumata

43 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Si verifica quando la vittima, a causa di violenza o minaccia, compie un atto che danneggia il suo patrimonio e procura un ingiusto profitto all'autore del reato o ad altri. Il reato è 'consumato' quando il profitto viene conseguito.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Estorsione aggravata metodo mafioso: il ‘pensierino’ è reato, ma non sempre mafia
La Cassazione ha esaminato un caso di **estorsione aggravata metodo mafioso**. Un imputato, già condannato per estorsione, ha contestato la qualificazione del reato come consumato e la sussistenza dell'aggravante. La Suprema Corte ha confermato l'estorsione come consumata, ritenendo che il versamento di un "pensierino" fosse sufficiente a perfezionare il reato. Tuttavia, ha annullato la sentenza limitatamente all'aggravante del metodo mafioso. La motivazione dei giudici precedenti era insufficiente a dimostrare l'effettiva intimidazione mafiosa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per il resto.
Continua »
Estorsione Consumata: Polizia in azione non salva l’estorsore
Un individuo è stato condannato per ricettazione ed estorsione. Aveva ricevuto un telefono rubato e minacciato la proprietaria di non restituirlo se non avesse pagato 100 euro. La vittima ha allertato la polizia, che ha monitorato la consegna del denaro e arrestato l'estorsore. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, ribadendo che il reato di estorsione consumata si configura anche se la vittima agisce sotto controllo della polizia, poiché la costrizione e l'ingiusto profitto si realizzano con la consegna del bene, indipendentemente dall'intervento delle forze dell'ordine. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Estorsione Consumata: Debito di Droga e Minaccia, la Cassazione Conferma
Un individuo è stato condannato per estorsione consumata, avendo costretto una persona a consegnare 1.500 euro come pagamento di un debito di droga, sotto minaccia. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattava di tentata estorsione, poiché il denaro era già destinato a saldare un debito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che l'estorsione era consumata, dato che la vittima, sotto minaccia, è stata costretta a versare la somma, subendo un danno ingiusto.
Continua »
Estorsione consumata: Furgone incendiato, condanna confermata in Cassazione
Un Lavoratore è stato condannato per estorsione consumata e danneggiamento seguito da incendio. Aveva minacciato un Venditore ambulante e incendiato il suo furgone per costringerlo a cessare l'attività. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione delle prove e la qualificazione del reato. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le motivazioni fossero logiche e che l'estorsione fosse consumata, dato il definitivo danneggiamento del veicolo che ha impedito al Venditore di continuare la sua attività. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione.
Continua »
Bicicletta rubata e denaro: quando l’estorsione è consumata?
Un individuo ha richiesto denaro a una persona per restituire una bicicletta che le aveva sottratto. La vittima ha consegnato la somma sotto minaccia. La Corte d'Appello ha confermato la condanna per estorsione consumata, ritenendo che la consegna del denaro, anche con l'intervento della polizia, completasse il reato. Il ricorrente ha impugnato la decisione sostenendo si trattasse di tentativo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'estorsione è consumata anche se la polizia interviene al momento della consegna, e ha condannato il ricorrente alle spese.
Continua »
Estorsione consumata: la vittima collabora, ma il reato si perfeziona
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato, riqualificando il reato da estorsione tentata a estorsione consumata. L'imputato aveva minacciato la vittima per ottenere denaro. Nonostante la vittima avesse consegnato la somma sotto il controllo della polizia per facilitare l'arresto, la Corte ha stabilito che l'estorsione si considera comunque consumata. La collaborazione della vittima con le forze dell'ordine non elimina lo stato di costrizione e non trasforma il reato in un semplice tentativo. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato, in quanto le sue argomentazioni miravano a una non consentita rivalutazione dei fatti già accertati dai giudici precedenti.
Continua »
Concorso nel delitto di estorsione: la sola presenza basta
Un commerciante subisce minacce da un gruppo di individui intenzionati a utilizzare carte di credito clonate all'interno del suo locale. Di fronte al rifiuto della vittima, i complici intensificano le intimidazioni pretendendo somme di denaro. La vittima organizza una consegna controllata insieme ai Carabinieri, portando all'arresto dei responsabili. Uno dei partecipanti contesta la condanna sostenendo di aver svolto unicamente il ruolo di accompagnatore senza proferire minacce. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità per concorso nel delitto di estorsione e per l'indebito utilizzo di carte di credito. I giudici stabiliscono che la presenza fisica non casuale rafforza il proposito criminoso dei complici. Il ricorso viene dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Credibilità della persona offesa e condanna per estorsione
L'Imputato è stato condannato per il reato di estorsione dopo aver costretto la vittima a consegnargli una somma di denaro. Contro la sentenza di appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando la credibilità della persona offesa e la misura della pena inflitta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le dichiarazioni della vittima possono basare da sole la condanna se ritenute attendibili con idonea motivazione. Il controllo sulla credibilità della persona offesa spetta unicamente ai giudici di merito e non può essere riesaminato in sede di legittimità, salvo illogicità manifeste. Inoltre, l'estorsione si è consumata con l'effettiva dazione del denaro. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a tremila euro per la Cassa delle Ammende.
Continua »
Estorsione consumata e polizia allertata: la condanna definitiva
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la condanna per estorsione e sostenendo che si trattasse di reato solo tentato, poiché la vittima aveva allertato preventivamente la polizia. L'Imputato richiedeva inoltre il riconoscimento della minima partecipazione e delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando l'esistenza dell'estorsione consumata. I giudici hanno chiarito che l'intervento della polizia non trasforma il reato in mero tentativo se si realizza comunque la consegna del denaro con ingiusto profitto. La consapevolezza dell'illiceità dell'azione e il collegamento con prestiti usurari escludono ogni attenuante. L'Imputato perde la causa ed è condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Estorsione consumata: arresto lampo ma il reato è perfetto
Un uomo ha minacciato gravemente una persona per farsi consegnare del denaro prima di Ferragosto, evocando contesti criminali. La vittima ha avvisato le forze dell'ordine, le quali hanno organizzato un appostamento. Subito dopo la consegna del denaro, gli agenti sono intervenuti arrestando l'uomo in flagranza e recuperando la somma. La difesa sosteneva che il reato fosse solo tentato, poiché l'agente non aveva goduto del profitto, e invocava l'attenuante della lieve entità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'estorsione consumata: il delitto si perfeziona con il passaggio materiale dei soldi, e l'aggravante del metodo mafioso impedisce l'applicazione dell'attenuante della lieve entità.
Continua »
Assente alla consegna ma complice: è estorsione consumata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di una donna per i reati di estorsione aggravata in concorso e usurpazione di titoli. La ricorrente contestava la mancata acquisizione dei verbali di denuncia della vittima e chiedeva di qualificare il fatto come tentata estorsione, sostenendo di non essere stata fisicamente presente alla consegna del denaro. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La testimonianza della vittima era già stata assunta regolarmente in dibattimento e l'assenza materiale al momento del pagamento non cancella la partecipazione all'illecito. Si configura dunque l'estorsione consumata a tutti gli effetti, non sussistendo alcuna prova di recesso dal piano criminale comune.
Continua »
Estorsione consumata: valida anche se la polizia controlla
L'Imputato è stato condannato per usura ed estorsione ai danni di una Persona Offesa. Il ricorso in Cassazione contestava l'assenza di una perizia dattiloscopica sulla busta contenente il denaro e sosteneva che il reato fosse solo tentato, poiché la consegna era avvenuta sotto il diretto controllo della polizia giudiziaria. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che si configura l'Estorsione consumata anche quando le forze dell'ordine monitorano il passaggio del denaro ed arrestano subito il responsabile, dato che l'iniziativa della vittima rientra nelle reazioni al generale stato di coazione. La valutazione complessiva delle prove e la testimonianza degli agenti operanti rendevano peraltro superflua qualsiasi perizia tecnica richiesta dalla difesa.
Continua »
Differenza tra truffa ed estorsione: quando scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per estorsione nei confronti di un soggetto che pretendeva somme di denaro sotto minaccia. La difesa chiedeva di riqualificare il fatto come truffa aggravata o come tentativo di estorsione, poiche la consegna del denaro era avvenuta sotto il controllo della polizia. I giudici hanno chiarito la differenza tra truffa ed estorsione: la prima si basa sull'inganno, mentre la seconda sulla costrizione derivante da una minaccia seria. Inoltre, il reato si considera consumato anche se la polizia interviene subito dopo la consegna del denaro.
Continua »
Reato di estorsione: minaccia il tassista col coltello
Un passeggero, dopo una corsa in taxi, ha mostrato un coltellino al conducente proponendolo come pagamento per poi allontanarsi senza saldare il conto. La Corte d'Appello ha condannato l'uomo per il reato di estorsione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse solo di un tentativo di estorsione poiché il tassista aveva cercato di rintracciarlo subito dopo, dimostrando di non essere stato intimorito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che mostrare un'arma per evitare il pagamento configura pienamente il reato di estorsione consumata, in quanto la minaccia ha costretto il tassista a rinunciare immediatamente al suo compenso per tutelare la propria incolumità fisica.
Continua »
Estorsione consumata: la trappola dei Carabinieri non salva il colpevole
Un uomo pretendeva il pagamento di crediti legati allo spaccio di droga tramite gravi minacce e l'uso di complici. La vittima si era rivolta ai Carabinieri, i quali avevano monitorato di nascosto la consegna del denaro. La difesa sosteneva che si trattasse solo di tentativo di estorsione, poiché l'intervento delle forze dell'ordine aveva impedito il reale possesso del denaro. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna per estorsione consumata. I giudici hanno stabilito che il reato si perfeziona nel momento in cui avviene il passaggio del denaro con ingiusto profitto, a nulla rilevando che la polizia stia sorvegliando l'operazione a insaputa del colpevole. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Estorsione consumata in famiglia: la violenza cancella i benefici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di estorsione consumata ai danni di un familiare. L'imputato chiedeva l'applicazione dell'esclusione di punibilità prevista per i rapporti di parentela. I giudici hanno però confermato che il denaro era stato ottenuto attraverso condotte violente, elemento che esclude qualsiasi beneficio di legge. Inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto corretta la decisione della Corte d'Appello che, basandosi su una perizia medica, ha riconosciuto una parziale capacità di intendere e di volere dovuta a un grave stato di psicosi, senza che ciò escludesse la responsabilità penale del soggetto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Estorsione col metodo del cavallo di ritorno: reato consumato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di estorsione col metodo del cavallo di ritorno. L'imputato aveva partecipato alla richiesta di denaro per la restituzione di un furgone rubato. La difesa sosteneva che il reato fosse solo tentato e che mancasse la prova della partecipazione dell'imputato, non avendo egli ricevuto direttamente il denaro. La Suprema Corte ha invece confermato la condanna, stabilendo che per il concorso nel reato basta il contributo consapevole all'azione intimidatoria. Inoltre, l'estorsione si considera consumata nel momento in cui la vittima consegna il denaro sotto minaccia, senza che rilevi la possibilità teorica di interrompere l'azione. Il ricorrente perde la causa e viene condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Estorsione consumata: la trappola della polizia non salva il reo
Il Proprietario del Terreno scopre e distrugge una piantagione abusiva di canapa coltivata a sua insaputa da Il Coltivatore. Quest'ultimo lo minaccia di morte, pretendendo mille euro come risarcimento. La vittima avverte la polizia, che organizza una consegna controllata con banconote fotocopiate, arrestando l'estorsore subito dopo lo scambio. La difesa sostiene che si tratti di tentata estorsione o reato impossibile a causa dell'intervento delle forze dell'ordine. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che si configura il reato di estorsione consumata anche se la consegna del denaro avviene sotto il controllo della polizia giudiziaria, poiché l'intervento delle forze dell'ordine non elimina lo stato di costrizione psicologica subito dalla vittima a causa delle minacce.
Continua »
Carenza di interesse: niente sconti sul carcere per l’estorsione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile per carenza di interesse il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere per estorsione pluriaggravata dal metodo mafioso. La difesa chiedeva di riqualificare il reato in tentata estorsione, sostenendo che il pagamento parziale di una tangente non configurasse la consumazione del delitto. I giudici hanno chiarito che la riqualificazione non avrebbe apportato alcuna utilità concreta all'indagato, poiché la gravità del reato, anche se solo tentato e aggravato dal metodo mafioso, giustifica pienamente il mantenimento della misura cautelare in carcere. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Estorsione aggravata dal metodo mafioso: carcere anche senza denuncia
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un uomo accusato di concorso in estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'indagato aveva fatto ricorso contestando la gravità degli indizi, basati principalmente su intercettazioni telefoniche in cui veniva chiamato con il nome di battesimo, e sostenendo che si trattasse solo di tentata estorsione. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione delle intercettazioni spetta al giudice di merito e che il pagamento accertato configura il reato consumato e non tentato. Inoltre, il coinvolgimento di cosche locali e il precedente stato di latitanza dell'indagato giustificano l'applicazione della misura cautelare massima. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
Continua »