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Estinzione Del Processo

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1326 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Definizione agevolata: processo estinto se il fisco tace
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contro la decisione favorevole ottenuta da una Società Contribuente in merito a un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA. Durante il giudizio, la Società Contribuente ha richiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie, dimostrando il pagamento delle rate previste. Poiché nessuna delle parti ha presentato l'istanza di trattazione entro il termine perentorio del 31 dicembre 2020, e in assenza di un diniego da parte dell'ufficio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese giudiziarie sono state poste a carico di chi le ha anticipate, confermando l'efficacia della definizione agevolata per chiudere definitivamente la lite fiscale.
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Estinzione del processo: il ritardo dell’avvocato costa la causa
Un'agenzia immobiliare ha impugnato la decisione che dichiarava l'estinzione del processo per mancata comparizione delle parti a due udienze consecutive. Il difensore della società era giunto in ritardo di oltre un'ora, invocando un protocollo locale che prevedeva la cancellazione solo a fine giornata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'estinzione del processo. I giudici hanno chiarito che i protocolli locali costituiscono semplici linee guida e non possono derogare alle norme del codice di procedura civile. Di conseguenza, la condotta della ricorrente, basata su tesi pretestuose, ha integrato una responsabilità aggravata per lite temeraria, comportando la condanna al risarcimento dei danni e al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al recupero del credito
La Società Creditrice ha proposto opposizione contro la decisione del Tribunale che escludeva il suo credito dallo stato passivo della procedura concorsuale avviata contro la Società Debitrice. Successivamente, la Società Creditrice ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione prima della decisione della Suprema Corte. La controparte, rappresentata dalla Curatela Fallimentare, non ha svolto alcuna attività difensiva nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, stabilendo che non vi è alcuna necessità di provvedere sulle spese di giudizio. La controversia si chiude così definitivamente senza una pronuncia sul merito del credito.
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Rinuncia al ricorso: quando il processo si estingue senza consenso
L'Ente Previdenziale ha proposto ricorso contro una cittadina in merito a due avvisi di addebito. Successivamente, avendo ottenuto una decisione favorevole in un altro giudizio correlato, l'Ente ha presentato e notificato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia al ricorso, regolarmente notificata alla controparte, determina l'immediata estinzione del processo senza necessità di accettazione da parte del destinatario. L'accettazione rileva solo ai fini della ripartizione delle spese giudiziarie. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio e ha disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Fisco batte buona fede
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di rivendita auto la deduzione di costi e la detrazione IVA relative a presunte operazioni soggettivamente inesistenti effettuate tramite una società cartiera. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società, valorizzando l'assoluzione penale dei soci e la regolarità dei prezzi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che, a fronte di indizi di frode, non basta dimostrare la regolarità formale dei pagamenti o la congruità dei prezzi. Il contribuente deve provare la propria buona fede, dimostrando di non sapere e di non poter sapere, usando l'ordinaria diligenza, che il venditore era un soggetto fittizio. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra azienda e fisco
Una società contribuente impugnava una cartella di pagamento IRES, contestando il diniego di agevolazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha presentato domanda di definizione agevolata ai sensi del Decreto Legge numero 119 del 2018, provvedendo al pagamento integrale di quanto dovuto nei termini previsti. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'avvenuto pagamento e ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere. Le spese del giudizio sono state poste a carico della parte che le ha anticipate, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla causa per la protezione
Un cittadino straniero ha impugnato il diniego di protezione sussidiaria e umanitaria davanti alla Corte di Cassazione. Prima dell'udienza, il ricorrente ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo senza pronunciarsi sulle spese, poiché il Ministero dell'Interno non ha svolto attività difensiva.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: rinuncia totale senza spese
Il caso riguarda un cittadino straniero che ha impugnato la decisione del Tribunale, la quale negava la protezione sussidiaria e umanitaria. Successivamente, il cittadino ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione prima dell'udienza. La Corte di Cassazione ha preso atto di questa decisione e ha dichiarato l'estinzione del processo. Poiché l'amministrazione pubblica intimata non ha svolto attività difensiva, i giudici non hanno liquidato le spese di giudizio. La rinuncia al ricorso per cassazione ha quindi chiuso definitivamente la vicenda giudiziaria senza una decisione sul merito della protezione richiesta.
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Riassunzione del processo: notifica scaduta ma la causa è salva
Un professionista ottiene un decreto ingiuntivo contro un cliente per compensi professionali. Il cliente si oppone e presta giuramento decisorio. Dopo una sospensione per querela di falso, poi archiviata, gli eredi del cliente avviano la riassunzione del processo. Tuttavia, non notificano tempestivamente il ricorso entro il primo termine fissato dal giudice. Il giudice concede un secondo termine, rispettato dagli eredi, ma dichiara comunque l'estinzione della causa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso degli eredi: il deposito tempestivo del ricorso impedisce l'estinzione. Se la notifica fallisce, il giudice deve ordinare la rinnovazione fissando un nuovo termine. Gli eredi vincono e la causa viene rinviata alla Corte d'Appello.
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Definizione agevolata: il ritardo non cancella la pace fiscale
L'Agenzia delle Entrate aveva emesso avvisi di accertamento sintetico nei confronti di un contribuente per il possesso di alcuni veicoli. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla pace fiscale, pagando quanto dovuto. La Suprema Corte ha chiarito che il termine per depositare l'istanza di sospensione non è perentorio ma ordinatorio. Di conseguenza, non essendoci stata richiesta di trattazione entro i termini di legge e in assenza di diniego da parte dell'ufficio, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per intervenuta definizione agevolata, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Riassunzione del processo: la forma vince sul fallimento
Una società debitrice e i suoi fideiussori contestavano a un istituto di credito la nullità di alcuni contratti bancari. Durante il giudizio d'appello, la società debitrice veniva dichiarata fallita. La Corte d'appello dichiarava l'estinzione del giudizio, ritenendo tardiva la riassunzione del processo da parte della banca. Secondo i giudici di secondo grado, il termine per riattivare la causa decorreva dalla ricezione della comunicazione di fallimento inviata dal curatore anni prima. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della banca, stabilendo che, in caso di fallimento, l'interruzione è automatica, ma il termine per la riassunzione del processo decorre solo dal momento in cui la dichiarazione giudiziale di interruzione viene legalmente conosciuta dalle parti, e non dalla mera conoscenza stragiudiziale del fallimento.
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Definizione agevolata delle controversie: stop alla lite col Fisco
Una società ha presentato ricorso in Cassazione contro l'Agenzia delle Entrate per contestare un avviso di accertamento sulle imposte sui redditi. Durante il giudizio, la società si è avvalsa della definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti, pagando quanto dovuto secondo le norme di favore. L'Agenzia delle Entrate ha confermato la regolarità della procedura. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.
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Definizione agevolata: si estingue la lite sulla plusvalenza
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una contribuente l'omessa dichiarazione di una plusvalenza derivante dalla vendita di un terreno edificabile. L'ufficio finanziario ha rilevato una discrepanza tra il prezzo indicato nel contratto preliminare (quattrocentomila euro) e quello inferiore riportato nell'atto definitivo di vendita (duecentocinquantamila euro). Dopo i rigetti nei primi due gradi di giudizio, la contribuente ha proposto ricorso per Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata, pagando integralmente le somme dovute e rinunciando al contenzioso. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, stabilendo che l'adesione alla definizione agevolata estingue il giudizio senza addebito di spese o raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata dei debiti contributivi: stop alla lite
L'Azienda ha impugnato la cartella esattoriale dell'INAIL per premi e sanzioni legati a una presunta somministrazione illecita di manodopera. Dopo la cancellazione della società dal registro delle imprese, il difensore ha chiesto l'annullamento del giudizio. La Corte di Cassazione ha chiarito che la cancellazione non estingue i debiti, che si trasferiscono ai soci. Tuttavia, l'Azienda ha presentato istanza di definizione agevolata dei debiti contributivi ai sensi del Decreto Legge 193/2016, rinunciando formalmente al ricorso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo per rinuncia, compensando le spese tra le parti.
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Estinzione del processo tributario: accordo batte la lite
Una complessa controversia fiscale tra l'Amministrazione Finanziaria e un'Azienda, relativa a imposte e sanzioni societarie, si è risolta prima della decisione della Cassazione. L'Amministrazione Finanziaria ha rideterminato le somme dovute tramite un provvedimento di autotutela parziale. L'Azienda ha accettato la nuova quantificazione e ha pagato l'intero debito tramite modello F24. Di conseguenza, entrambe le parti hanno depositato formale atto di rinuncia ai rispettivi ricorsi. La Corte di Cassazione ha preso atto della concorde volontà delle parti e ha dichiarato l'estinzione del processo tributario, disponendo la compensazione delle spese di giudizio.
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Estinzione del processo: stop alle spese legali precedenti
Gli Eredi di un lavoratore defunto chiedevano all'Ente Previdenziale il pagamento di ratei pensionistici arretrati. Durante il giudizio di rinvio, il processo veniva interrotto a causa della sospensione dall'albo dell'avvocato dei ricorrenti. Gli Eredi riattivavano la causa in ritardo, determinando l'estinzione del processo. La Corte d'Appello dichiarava l'estinzione e condannava gli Eredi a pagare le spese di tutti i gradi di giudizio precedenti. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso degli Eredi, stabilendo che, in caso di estinzione del processo, la condanna alle spese legali può riguardare unicamente la discussione sulla specifica questione dell'estinzione e non le fasi precedenti della causa. La sentenza è stata cassata con rinvio per ricalcolare correttamente le spese.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: accordo fatto e zero sanzioni
Un professionista ha impugnato una cartella esattoriale per contributi previdenziali richiesti dalla propria Cassa di previdenza. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, il professionista ha proposto ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per risolvere la questione dei contributi arretrati. Di conseguenza, il professionista ha presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla Cassa con accordo sulle spese. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. Inoltre, i giudici hanno chiarito che, in caso di rinuncia, il ricorrente non deve pagare il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sull’appalto
Un ente pubblico affida a un'impresa lavori di manutenzione edilizia. A causa di ripetute sospensioni dei lavori dovute a varianti in corso d'opera e controlli amministrativi, l'impresa chiede il risarcimento dei danni. Il Tribunale e la Corte d'Appello condannano l'ente pubblico al pagamento di oltre 700.000 euro. L'ente propone ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, le parti raggiungono un accordo transattivo amichevole. Di conseguenza, l'ente presenta formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo, ponendo fine alla controversia senza una decisione sul merito.
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Estinzione del processo: cosa accade se le parti mancano
La Corte d'Appello di Napoli ha dichiarato l'estinzione del processo in una causa bancaria a seguito della mancata comparizione delle parti a due udienze consecutive. Dopo una composizione bonaria stragiudiziale, l'inattività processuale ha portato alla cancellazione della causa dal ruolo, applicando gli articoli 181 e 309 c.p.c.
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Definizione agevolata delle liti fiscali: stop alle liti
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che annullava una cartella di pagamento IVA emessa nei confronti di una società. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la società contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle liti fiscali ai sensi della Legge di Bilancio 2023, provvedendo al pagamento degli importi dovuti e depositando la relativa documentazione. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità della domanda e del versamento, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, ponendo le spese a carico della parte che le ha anticipate.
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