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Estinzione Del Giudizio

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3904 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude la lite sull’olio
Un'azienda importatrice di olio ha impugnato un avviso di pagamento dell'Agenzia delle Dogane relativo al regime di perfezionamento attivo. Dopo i primi gradi di giudizio sfavorevoli, l'azienda ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, l'azienda ha depositato una formale dichiarazione di rinuncia al ricorso per cassazione, non avendo più interesse a proseguire la causa. La Corte di Cassazione ha preso atto della decisione e ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, il processo si è concluso senza una decisione sul merito della contestazione doganale, e i giudici hanno stabilito la compensazione delle spese legali tra le parti, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sulla servitù
I Ricorrenti hanno impugnato la decisione della Corte d'Appello che negava loro i diritti di passaggio carraio e pedonale su un fondo di proprietà della Controricorrente. Successivamente, i Ricorrenti hanno presentato formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione, a cui la Controricorrente ha aderito. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità dell'atto ai sensi dell'articolo 390 del codice di procedura civile, ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha compensato le spese di lite tra le parti, ponendo fine alla controversia senza entrare nel merito della servitù di passaggio.
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Fisco ko: definizione agevolata delle controversie tributarie
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che escludeva l'applicazione dell'IVA sul trasferimento delle infrastrutture idriche dal Comune al gestore del servizio. Durante il giudizio di Cassazione, il Comune ha richiesto l'estinzione del processo avvalendosi della definizione agevolata delle controversie tributarie, dimostrando il pagamento di quanto dovuto. Poiché non è intervenuto alcun diniego da parte dell'amministrazione finanziaria ed è decorso il termine di legge senza richieste di trattazione, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha sostenute, chiudendo definitivamente la lite a favore del Comune.
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Contratto derivato swap: accordo privato chiude la lite con la banca
Una Società ha firmato un contratto derivato swap con una Banca, ma ha poi chiesto la nullità del contratto a causa dello squilibrio dei rischi e della mancanza di trasparenza sui costi (mark to market). Dopo alterne decisioni nei primi gradi di giudizio, la causa è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Prima della decisione finale, la Società e la Banca hanno raggiunto un accordo privato, decidendo di rinunciare ai rispettivi ricorsi. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo senza stabilire un vincitore e senza addebitare le spese di giudizio a nessuna delle parti.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: accordo tra banca e privati
Nel giudizio che vedeva contrapposti un Istituto Bancario e un Ente Religioso insieme ad alcuni Privati, entrambe le parti hanno deciso di porre fine alla controversia. L'Istituto Bancario ha presentato una formale rinuncia al ricorso principale, mentre l'Ente Religioso e i Privati hanno rinunciato al proprio ricorso incidentale. La Corte di Cassazione, preso atto delle dichiarazioni sottoscritte personalmente dalle parti e dai loro difensori, ha dichiarato l'estinzione del processo. Grazie alla firma congiunta dell'atto, che equivale ad accettazione reciproca, la Corte ha escluso la condanna alle spese di giudizio per entrambe le parti, applicando l'articolo 391 del codice di procedura civile. Questo accordo di rinuncia al ricorso in Cassazione ha chiuso definitivamente la lite senza vincitori né vinti.
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Definizione agevolata: stop alla lite senza raddoppio dei costi
La Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione contro l'Amministrazione Finanziaria per contestare una cartella di pagamento relativa all'imposta di registro per l'anno 2004. Successivamente, la stessa Contribuente ha presentato istanza di rinuncia al ricorso, dimostrando di aver aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge (art. 3, comma 1, d.l. n. 119/2018) e di aver pagato integralmente quanto dovuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia e ha disposto la compensazione delle spese di lite tra le parti. I giudici hanno inoltre chiarito che, in caso di estinzione del processo dovuta a definizione agevolata, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione colpisce solo le impugnazioni dilatorie o pretestuose e non le ipotesi di inammissibilità sopravvenuta.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al processo senza spese
Una società ha proposto ricorso in Cassazione contro un'altra azienda. Successivamente, la società ricorrente ha depositato la formale rinuncia al ricorso per cassazione, che è stata regolarmente accettata dalla controparte. La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinuncia accettata determina l'estinzione del processo. Per quanto riguarda le spese di lite, l'accettazione della controparte consente al giudice di non condannare la parte rinunciante al rimborso delle spese altrui. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio e ha disposto la compensazione delle spese tra le parti, stabilendo che ognuna paghi i propri costi di difesa.
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Definizione agevolata: il pagamento estingue la lite con l’INPS
L'Ente Previdenziale aveva richiesto a un gruppo di Società Debitrici il pagamento di contributi previdenziali per maternità, malattia e disoccupazione tramite cartelle esattoriali. Dopo l'annullamento delle cartelle nei primi gradi di giudizio, l'Ente ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il processo, le Società Debitrici hanno aderito alla definizione agevolata, pagando integralmente il debito residuo e presentando la relativa documentazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. L'adesione alla definizione agevolata e il saldo del debito estinguono infatti la controversia, con compensazione delle spese legali tra le parti.
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Rinuncia al ricorso: il datore cede e la colf vince 100mila euro
Una collaboratrice domestica ha ottenuto nei primi due gradi di giudizio il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato e la condanna dei datori di lavoro al pagamento di oltre centomila euro per differenze retributive. I datori di lavoro hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti e l'inquadramento contrattuale. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, il difensore dei ricorrenti ha depositato una formale rinuncia al ricorso, regolarmente accettata dalla controparte. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando in via definitiva la pronuncia di appello favorevole alla lavoratrice, senza alcuna condanna alle spese per questa fase del processo.
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Mobilità tra pubbliche amministrazioni: no all’anzianità automatica
Due dipendenti pubblici, trasferiti per mobilità dal Ministero della Salute all'ISPESL e poi all'INAIL, chiedevano il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata nella qualifica precedente. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, stabilendo che la mobilità tra pubbliche amministrazioni costituisce una cessione del contratto e non garantisce il diritto automatico al trascinamento dell'anzianità di qualifica presso il nuovo ente. I lavoratori hanno proposto ricorso in Cassazione ma hanno successivamente depositato un atto di rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio e ha compensato le spese di lite tra le parti.
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Definizione agevolata: l’erede cancella il debito con il Fisco
Un contribuente impugnava un avviso di accertamento per omessa dichiarazione di utili percepiti nel 2000. Dopo i primi gradi di giudizio favorevoli al Fisco, l'erede del contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, la contribuente ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del d.l. n. 50/2017. L'Agenzia delle Entrate ha confermato la regolarità della procedura e ha chiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: stop alla causa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza d'appello favorevole a una commerciante di antiquariato, a cui era stato notificato un avviso di accertamento induttivo. Durante la pendenza del giudizio di Cassazione, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, provvedendo al pagamento della prima rata e notificando regolarmente i documenti necessari. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della procedura e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese di giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, escludendo inoltre il raddoppio del contributo unificato per l'amministrazione finanziaria.
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Definizione agevolata: la società cancella il debito con il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole ottenuta da una società contribuente in merito a un avviso di accertamento per IVA non versata. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha richiesto l'accesso alla definizione agevolata delle controversie tributarie, pagando le rate previste dalla legge. L'Agenzia delle Entrate ha confermato la regolarità dei pagamenti e ha chiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese del processo rimangano a carico della parte che le ha anticipate.
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Definizione agevolata: la cooperativa chiude la lite con il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che escludeva dall'IVA i premi fedeltà e i ristorni di una Società Cooperativa. Durante il giudizio di Cassazione, la cooperativa ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge 119 del 2018, provvedendo al relativo pagamento. Grazie alla definizione agevolata, l'ufficio finanziario ha chiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato cessata la materia del contendere, disponendo l'estinzione del giudizio e stabilendo che le spese del processo rimangano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: banca vs fisco
L'Istituto Bancario ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'omesso versamento di ritenute sui dividendi pagati a soggetti non residenti. Durante il giudizio di Cassazione, l'Istituto Bancario ha richiesto l'applicazione della definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del d.l. 119/2018. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare pagamento delle somme dovute per sanare la lite. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle sanzioni: stop alla lite col Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava le sanzioni inflitte a una contribuente per concorso in infedele dichiarazione IVA. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha richiesto la definizione agevolata delle sanzioni ai sensi del Decreto Legge 119 del 2018. Poiché l'Ufficio non ha notificato alcun diniego e nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la controversia si è conclusa senza alcuna decisione sul merito, con la compensazione delle spese di giudizio tra le parti.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite chiusa
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società e al suo legale rappresentante una frode IVA per operazioni inesistenti. Dopo che i giudici di merito hanno annullato l'atto impositivo, l'ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del decreto legge 119 del 2018, pagando l'importo dovuto in un'unica soluzione. L'Agenzia delle Entrate ha quindi confermato il perfezionamento della sanatoria e ha chiesto l'estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese del processo restano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle liti: stop alla causa col Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza favorevole all'Azienda riguardante contestazioni su prezzi di trasferimento. Nelle more del giudizio di Cassazione, l'Azienda ha presentato domanda di definizione agevolata delle liti ai sensi del decreto-legge n. 119 del 2018, pagando quanto dovuto. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa entro il termine del 31 dicembre 2020 e l'amministrazione finanziaria non ha notificato alcun diniego, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle controversie: vince la pace fiscale
L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato una commercialista, amministratrice di uno studio contabile, per aver concorso all'indicazione di crediti IVA inesistenti a favore di alcuni clienti. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato la sanzione, escludendo la responsabilità personale del professionista. L'amministrazione finanziaria ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle controversie ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018. Poiché nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione del giudizio entro i termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo, compensando le spese di lite tra le parti.
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Estinzione del giudizio tributario: processo spento, debito vivo
Il caso nasce dall'impugnazione di una cartella di pagamento da parte de Il Contribuente. A seguito di un precedente rinvio della Cassazione, le parti non hanno riassunto il processo nei termini, causandone l'estinzione. L'Amministrazione Finanziaria ha quindi notificato la cartella. La Cassazione chiarisce che l'estinzione del giudizio tributario per mancata riassunzione rende definitivo l'atto impositivo originario. Di conseguenza, i termini di prescrizione e decadenza per la riscossione decorrono dalla scadenza del termine per la riassunzione. Tuttavia, la Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso del Contribuente: la sentenza d'appello è nulla per difetto di motivazione, essendosi limitata a un generico rinvio "per relationem" alla decisione di primo grado riguardo al calcolo degli interessi. La causa viene rinviata per un nuovo esame su questo specifico punto.
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