\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Mobilità tra pubbliche amministrazioni: no all’anzianità automatica

Due dipendenti pubblici, trasferiti per mobilità dal Ministero della Salute all’ISPESL e poi all’INAIL, chiedevano il riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata nella qualifica precedente. La Corte d’Appello ha respinto la domanda, stabilendo che la mobilità tra pubbliche amministrazioni costituisce una cessione del contratto e non garantisce il diritto automatico al trascinamento dell’anzianità di qualifica presso il nuovo ente. I lavoratori hanno proposto ricorso in Cassazione ma hanno successivamente depositato un atto di rinuncia. La Suprema Corte ha dichiarato l’estinzione del giudizio e ha compensato le spese di lite tra le parti.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 30045 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 12 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il passaggio per mobilità tra pubbliche amministrazioni e il nodo dell’anzianità

La mobilità tra pubbliche amministrazioni rappresenta uno strumento frequente per il ricollocamento del personale pubblico. Tuttavia, il passaggio da un ente all’altro solleva spesso dubbi sul mantenimento dei diritti acquisiti, in particolare per quanto riguarda l’anzianità di servizio e la qualifica professionale. Nel caso in esame, alcuni dipendenti pubblici hanno richiesto il riconoscimento dell’anzianità maturata nell’amministrazione di provenienza, ma la vicenda si è conclusa davanti alla Corte di Cassazione con una rinuncia al ricorso.

Il caso nasce dal trasferimento di due dipendenti dal Ministero della Salute a un altro ente pubblico di ricerca, successivamente confluito nell’istituto assicurativo nazionale per gli infortuni sul lavoro. I lavoratori rivendicavano il diritto a mantenere l’anzianità di servizio e la qualifica di funzionario di amministrazione maturate fin dal loro ingresso nei ruoli ministeriali originari, avvenuto molti anni prima. Essi chiedevano quindi la ricostruzione della propria carriera lavorativa e il pagamento delle relative differenze di stipendio.

Gli effetti del trasferimento sul rapporto di lavoro

Il passaggio di un dipendente pubblico da un’amministrazione a un’altra non costituisce la nascita di un nuovo rapporto di lavoro. La giurisprudenza qualifica questa operazione come una cessione del contratto di lavoro. Questo significa che il rapporto prosegue con un nuovo datore di lavoro pubblico, ma subisce alcune modifiche necessarie per l’inserimento nella nuova struttura organizzativa.

In assenza di una legge specifica che disponga diversamente, il dipendente viene inserito nella qualifica del nuovo ente che maggiormente corrisponde a quella posseduta in precedenza. Questa corrispondenza serve a garantire che il lavoratore non subisca un demansionamento ingiustificato e che mantenga un livello professionale analogo. Tuttavia, l’allineamento delle mansioni non comporta automaticamente il trasferimento di tutti i benefici legati al tempo di servizio accumulato nella specifica qualifica precedente. Il dipendente non può quindi pretendere un’applicazione automatica delle vecchie regole di anzianità nel nuovo contesto lavorativo.

Le motivazioni sulla mobilità tra pubbliche amministrazioni

La Corte d’Appello ha rigettato la domanda dei lavoratori applicando i principi consolidati in materia di mobilità tra pubbliche amministrazioni. I giudici di secondo grado hanno chiarito che il passaggio per mobilità non attribuisce al dipendente il diritto di trascinare la propria anzianità nella specifica qualifica presso la nuova amministrazione. Non esiste infatti un diritto generale alla ricostruzione dell’anzianità nella funzione e nel livello di inquadramento professionale, a meno che una norma speciale non lo preveda espressamente.

La cessione del contratto comporta una modifica del soggetto datore di lavoro e richiede un adattamento del lavoratore alle regole della nuova amministrazione. Il dipendente conserva lo stato giuridico ed economico corrispondente alla qualifica di ingresso, ma non può pretendere che il nuovo ente calcoli l’anzianità di qualifica come se il servizio fosse sempre stato prestato presso di esso. Questa regola tutela l’equilibrio organizzativo e finanziario dell’amministrazione ricevente, evitando disparità di trattamento con i dipendenti già presenti in organico.

Le conclusioni sul caso specifico

La vicenda giudiziaria si è interrotta prima che la Corte di Cassazione potesse esprimersi nuovamente sul merito della questione. I lavoratori hanno infatti deciso di depositare un atto formale di rinuncia al ricorso durante le fasi finali del giudizio. Questa scelta ha determinato l’estinzione del giudizio senza una decisione finale da parte dei giudici di legittimità.

La Suprema Corte ha preso atto della concorde volontà delle parti e ha dichiarato estinto il processo. Di conseguenza, la decisione della Corte d’Appello è diventata definitiva, confermando il rigetto delle pretese dei lavoratori. I giudici di legittimità hanno inoltre deciso di compensare interamente le spese di giudizio tra le parti, stabilendo che ognuna debba farsi carico dei propri costi legali senza ulteriori rimborsi. La rinuncia ha così chiuso definitivamente una complessa controversia sul trattamento economico e giuridico del personale trasferito.

Il passaggio per mobilità conserva automaticamente tutta l’anzianità di qualifica precedente?
No, il passaggio per mobilità non comporta il diritto automatico a mantenere l’anzianità nella specifica qualifica presso la nuova amministrazione, salvo norme speciali.

Come viene inquadrato il dipendente pubblico trasferito per mobilità?
Il dipendente viene inserito nella qualifica della nuova amministrazione che risulta maggiormente corrispondente a quella di provenienza.

Cosa succede se il ricorrente rinuncia al ricorso in Cassazione?
Il giudizio si estingue senza una decisione sul merito e la sentenza del grado precedente diventa definitiva.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati