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Estinzione Del Giudizio — Anno 2026

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422 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Estinzione Del Giudizio

Provvedimenti

Risarcimento danni medici specializzandi: la logica vince
Alcuni medici hanno chiesto allo Stato il risarcimento danni medici specializzandi per la mancata remunerazione durante i corsi di specializzazione svolti tra il 1981 e il 1995. Nei primi gradi di giudizio, le domande sono state respinte per prescrizione. In Cassazione, i ricorsi di due gruppi di medici sono stati dichiarati estinti per rinuncia, con condanna alle spese. Al contrario, la Suprema Corte ha accolto il ricorso di un singolo medico specializzando. I giudici d'appello avevano infatti commesso un grave errore logico: pur fissando la scadenza della prescrizione al 31 dicembre 2016, avevano ritenuto prescritto il diritto rispetto a una causa iniziata nel 2013. La Cassazione ha quindi annullato la decisione per questo medico, rinviando la causa alla Corte d'appello di Roma per un nuovo esame.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: addio al credito ma senza spese
Un istituto di credito ha proposto opposizione contro il fallimento di una società per ottenere l'ammissione al passivo di un credito derivante da un mutuo. Dopo il rifiuto del Tribunale, la banca ha presentato ricorso in Cassazione. Successivamente, la banca ha depositato una formale rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. La decisione chiarisce che la rinuncia determina la fine del giudizio anche senza l'accettazione della controparte. Di conseguenza, la banca non può più far valere il proprio credito nel fallimento, ma evita la condanna alle spese e il pagamento del doppio contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite in condominio
Un Condominio ha impugnato la sentenza d'appello che aveva annullato una delibera assembleare riguardante la ripartizione delle spese per la sostituzione di false persiane, inizialmente poste a carico del singolo condomino. Durante il giudizio di legittimità, a seguito del decesso del condomino, il Condominio ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione per sopravvenuta carenza di interesse. Gli eredi del condomino hanno accettato la rinuncia concordando sulla compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, confermando che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: estinzione senza spese
La Società Immobiliare ha presentato ricorso in Cassazione contro la decisione della Corte d'Appello favorevole alla Procedura Fallimentare. Successivamente, la stessa Società Immobiliare ha depositato un atto formale di rinuncia al ricorso per cassazione. La Suprema Corte, preso atto della volontà della ricorrente, ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Poiché la Procedura Fallimentare non ha svolto alcuna attività difensiva nel giudizio di legittimità, i giudici non hanno emesso alcuna condanna al pagamento delle spese processuali.
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Definizione agevolata in autotutela: stop al ricorso
L'Agenzia delle Entrate ha notificato tre avvisi di accertamento per IVA, IRES e IRAP a un Ente Ecclesiastico, ritenendo commerciale la sua attività di gestione cimiteriale. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, l'Ufficio ha rideterminato le somme dovute tramite un provvedimento di autotutela parziale. L'Ente Ecclesiastico ha versato l'intero importo rideterminato, ma ha sostenuto che il pagamento non costituisse acquiescenza, chiedendo la prosecuzione del giudizio in Cassazione. La Suprema Corte ha invece applicato la disciplina della definizione agevolata in autotutela, stabilendo che il pagamento integrale delle somme rideterminate comporta automaticamente la rinuncia al ricorso. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese di lite a carico di chi le ha anticipate.
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Indagini bancarie su conti di terzi: il fisco perde in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava gli avvisi di accertamento emessi contro una società e i suoi soci, basati su movimentazioni di conti correnti intestati a terzi. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per i soci, i quali hanno aderito alla definizione agevolata. Per quanto riguarda la società, la Corte ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che l'amministrazione finanziaria non può utilizzare la presunzione legale per le indagini bancarie su conti di terzi senza prima dimostrare l'effettiva disponibilità di fatto del conto in capo al contribuente. Di conseguenza, l'onere della prova spetta all'Ufficio e non può essere invertito a carico del contribuente, che non deve giustificare i movimenti di conti altrui solo perché il suo rappresentante legale vi poteva operare. Vince la società contribuente.
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Rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite sulla locazione
Una società di telecomunicazioni ha proposto ricorso in Cassazione contro i proprietari di un immobile per una controversia legata a una locazione per uso diverso da quello abitativo. Successivamente, la società ha depositato una formale rinuncia al ricorso in Cassazione, accettata dai proprietari dell'immobile. La Suprema Corte, verificata la regolarità della rinuncia e dell'accettazione ai sensi degli articoli 390 e 391 del codice di procedura civile, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che non vi è luogo a provvedere sulle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla causa stradale
Il caso riguarda un giudizio di risarcimento danni da circolazione stradale. La Danneggiata ha proposto ricorso in Cassazione contro la Compagnia di Assicurazioni e i responsabili del sinistro. Successivamente, la stessa ricorrente ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione prima della decisione. La Suprema Corte, riscontrando la regolarità della rinuncia e la mancata costituzione delle controparti, ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza alcuna condanna alle spese processuali.
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Tassa sui rifiuti: accordo tra Comune e Monastero
Un ente religioso ha impugnato l'avviso di accertamento per la Tassa sui rifiuti (TARI) emesso da un Comune per l'anno 2014. Dopo alterne decisioni nei gradi di merito in merito alla superficie tassabile e alle esenzioni per le aree di culto e di alloggio, entrambe le parti hanno proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il Comune e l'ente religioso hanno raggiunto un accordo transattivo bonario sulla tassazione dovuta. Di conseguenza, i difensori delle parti hanno depositato una formale rinuncia ai rispettivi ricorsi. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per rinuncia bilaterale, compensando le spese di lite ed escludendo il raddoppio del contributo unificato.
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Integrazione del contraddittorio: l’errore che salva il Fisco
Un contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate qualificava un'associazione no profit come società di fatto commerciale, richiedendo maggiori imposte. Dopo la decisione favorevole al fisco in appello, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato la necessità di coinvolgere gli eredi dell'altra associata deceduta, ordinando l'integrazione del contraddittorio entro sessanta giorni. Poiché il ricorrente non ha provveduto alla notifica nei termini stabiliti, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la decisione di secondo grado favorevole al fisco è diventata definitiva e le spese del giudizio di legittimità sono state compensate.
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Rottamazione-quater: stop alla lite tra Fisco e associazione
Un'associazione sportiva ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'IVA, contestando la riqualificazione di alcuni proventi pubblicitari in sponsorizzazioni. Durante il giudizio in Cassazione, l'associazione ha aderito alla Rottamazione-quater per sanare il debito derivante da una cartella di pagamento correlata. Avendo l'associazione dimostrato il regolare pagamento di quanto dovuto, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese di giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Restituzione somme al netto: stop alle pretese della Cassa
Un pensionato ottiene il ricalcolo della pensione, ma la Cassa previdenziale impugna la decisione. Dopo vari gradi di giudizio, la Corte d'Appello ordina agli eredi del pensionato la restituzione delle somme percepite in eccedenza. La Cassa ricorre in Cassazione pretendendo la restituzione al lordo delle tasse, anziché al netto. Tuttavia, prima della decisione, la Cassa rinuncia formalmente al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del giudizio e compensa le spese. Nei motivi della decisione, la Corte conferma che la restituzione somme al netto delle ritenute fiscali è la regola corretta, poiché le tasse trattenute alla fonte non entrano mai nel patrimonio del beneficiario.
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Definizione agevolata: stop alla causa tributaria in Cassazione
Una contribuente impugna un avviso di accertamento per redditi da partecipazione emesso dall'Agenzia delle Entrate. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la contribuente ricorre in Cassazione lamentando, tra l'altro, la mancata sospensione del processo in attesa della decisione sulla società partecipata. Nelle more del giudizio di legittimità, la contribuente aderisce alla definizione agevolata dei carichi esattoriali (cosiddetta rottamazione), documentando il pagamento delle prime rate. La Corte di Cassazione, preso atto dell'avvenuto pagamento e dell'istanza presentata, dichiara l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate e confermando che non è dovuto alcun raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: il creditore vince in Italia
Due coniugi residenti a San Marino costituiscono un fondo patrimoniale in Italia. Una banca creditrice avvia un'azione revocatoria per rendere inefficace il fondo. I coniugi eccepiscono il difetto di giurisdizione italiana, ma la Corte d'Appello dichiara la giurisdizione del giudice italiano. I coniugi propongono ricorso in Cassazione. Prima della decisione, i ricorrenti presentano una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla società creditrice. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio. Di conseguenza, la decisione d'appello che riconosce la giurisdizione italiana rimane valida, consentendo al creditore di proseguire l'azione in Italia.
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Conciliazione giudiziale tributaria: stop alla lite col Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società di carpenteria, disconoscendo la deducibilità di alcuni costi aziendali ritenuti privi dei requisiti di certezza e determinatezza. Dopo il rigetto dei ricorsi nei primi due gradi di giudizio, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole firmando una conciliazione giudiziale tributaria ai sensi dell'art. 48 del D.Lgs. n. 546/1992. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Cessata materia del contendere: niente raddoppio del contributo
Una società contribuente ha impugnato un avviso di rettifica e liquidazione relativo all'imposta di registro per l'acquisto di un immobile. Durante il giudizio di Cassazione, l'Agenzia delle Entrate ha annullato l'atto in autotutela. Di conseguenza, le parti hanno chiesto congiuntamente la dichiarazione di estinzione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessata materia del contendere, disponendo la compensazione delle spese di lite. Inoltre, la Corte ha chiarito che in caso di estinzione consensuale non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione si applica solo nei casi tipici di rigetto o inammissibilità del ricorso.
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Rinuncia al ricorso: si estingue la lite sulle quote societarie
Una società acquirente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il pagamento del prezzo di una cessione di quote societarie, eccependo l'incompetenza del tribunale ordinario. Dopo il rigetto dell'eccezione, la società proponeva regolamento di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione. Tuttavia, nel corso del giudizio, la società ricorrente ha depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato l'estinzione del giudizio per intervenuta rinuncia al ricorso, disponendo la compensazione delle spese di lite tra le parti.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop alla lite sulla TARI
Un Comune ha notificato a una società un avviso di pagamento TARI per l'anno 2020. La società ha impugnato l'atto nei vari gradi di giudizio, fino a proporre ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo su tutte le annualità pendenti. Di conseguenza, la società ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione ha preso atto della rinuncia, dichiarando l'estinzione del giudizio. Non essendovi stata attività difensiva da parte del Comune, rimasto intimato, non è stata pronunciata condanna alle spese, né sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato.
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Rinuncia al ricorso: il Fisco non accetta ma evita le spese
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione Finanziaria per presunte incongruenze su alcune fatture d'acquisto. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, il Contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Prima dell'udienza, il Contribuente ha depositato un formale atto di rinuncia al ricorso, regolarmente sottoscritto e notificato. L'Amministrazione Finanziaria non ha formalmente accettato la rinuncia ma ne è stata informata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese di lite sono state compensate poiché l'ente impositore è rimasto inattivo senza presentare controricorso. Infine, la Corte ha escluso il pagamento del doppio contributo unificato, non applicabile in caso di estinzione.
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Definizione agevolata: la società chiude la lite con il Fisco
Una società di produzione conciaria ha ricevuto un avviso di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per maggiori imposte IRES, IRAP e IVA relative all'anno 2010, derivanti da rimanenze di magazzino e ammortamenti indeducibili. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la società ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata prevista dalla legge, documentando il pagamento integrale del dovuto. Non essendo stata presentata alcuna istanza di trattazione dalle parti, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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