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Espulsione

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161 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Espulsione dello straniero: prova del radicamento
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un cittadino straniero contro la sentenza di appello che disponeva l'espulsione dello straniero. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano generici e meramente riproduttivi di quanto già esaminato. In particolare, è stato confermato il diniego delle attenuanti generiche basato sulla condotta post-delittuosa e la legittimità della misura di sicurezza, poiché il solo certificato di matrimonio non è stato ritenuto prova sufficiente di un effettivo radicamento familiare in assenza di uno stato di famiglia.
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Patteggiamento: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino straniero contro una sentenza di Patteggiamento. Il ricorrente contestava la mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p. e la misura di sicurezza dell'espulsione. La Suprema Corte ha ribadito che, dopo la riforma del 2017, i motivi di ricorso contro il Patteggiamento sono limitati a casi tassativi, tra i quali non rientra la generica omessa motivazione sul proscioglimento immediato. Inoltre, l'espulsione è stata confermata poiché correttamente motivata dal rischio di reiterazione del reato e dall'assenza di legami lavorativi o titoli di soggiorno validi.
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Espulsione dello straniero e reati di droga
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'**espulsione dello straniero** disposta a seguito di una condanna per reati legati agli stupefacenti, anche qualora la pena inflitta sia inferiore ai due anni di reclusione. Il ricorrente aveva impugnato l'ordinanza sostenendo che, ai sensi del codice penale, tale misura richiedesse una soglia minima di pena. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che in materia di droga si applica la normativa speciale del Testo Unico Stupefacenti, la quale non prevede limiti minimi di pena per l'allontanamento, purché sia accertata la pericolosità sociale del soggetto.
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Espulsione dello straniero: stop della Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino straniero contro il decreto di espulsione dello straniero emesso dalla Prefettura. Il Giudice di Pace aveva inizialmente confermato l'espulsione ignorando la situazione di pericolo nel paese d'origine. Tuttavia, la successiva concessione della protezione sussidiaria da parte del Tribunale e l'annullamento del provvedimento presupposto hanno reso l'atto illegittimo. La Suprema Corte ha deciso nel merito, annullando definitivamente il decreto prefettizio.
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Espulsione amministrativa e misure alternative
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione amministrativa, confermando che tale provvedimento è legittimo anche se pende un'istanza per l'accesso a misure alternative alla detenzione. La sentenza sottolinea che l'espulsione amministrativa opera su un piano autonomo rispetto all'ordinamento penitenziario. Il coordinamento tra l'esigenza di allontanamento e la funzione rieducativa della pena è garantito dal meccanismo del nulla osta giudiziario, la cui eventuale mancanza non può essere invocata dallo straniero come vizio di invalidità del decreto prefettizio.
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Legami familiari e stop all’espulsione stranieri
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di espulsione emesso contro un cittadino straniero, evidenziando l'omessa valutazione dei legami familiari consolidati in Italia. Il ricorrente aveva documentato una convivenza di fatto con una cittadina italiana, formalizzata ai sensi della Legge 76/2016. Il Giudice di Pace aveva erroneamente ritenuto che solo il matrimonio o la parentela entro il secondo grado potessero bloccare l'espulsione. La Suprema Corte ha invece chiarito che la nozione di famiglia, protetta dall'Art. 8 CEDU, include le unioni civili e le convivenze stabili, rendendo tali legami familiari un fattore determinante per la permanenza nel territorio nazionale.
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Espulsione dello straniero e pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha confermato il provvedimento di espulsione dello straniero condannato per traffico di ingenti quantità di eroina. Nonostante il ricorrente avesse invocato la pendenza di una domanda di protezione sussidiaria e l'esistenza di un legame matrimoniale, i giudici hanno ritenuto prevalente l'elevata pericolosità sociale. Tale giudizio si fonda sulla gravità del reato, sui precedenti specifici e sulla mancanza di un reale inserimento lavorativo e sociale nel territorio italiano. La Corte ha ribadito che l'espulsione dello straniero richiede un bilanciamento tra sicurezza pubblica e vita familiare, che nel caso di specie è risultato sfavorevole al condannato.
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Nulla osta espulsione: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero che contestava la legittimità del proprio trattenimento amministrativo per mancanza del nulla osta espulsione. Il ricorrente sosteneva che, essendovi un procedimento penale pendente, la Questura non potesse disporre il trattenimento senza la previa autorizzazione del giudice penale. La Suprema Corte ha stabilito che lo straniero non ha un interesse giuridicamente protetto a far valere tale omissione, poiché la norma sul nulla osta tutela esclusivamente le esigenze della giurisdizione penale e non i diritti individuali del migrante.
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Espulsione alternativa alla detenzione: i limiti
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento di espulsione alternativa alla detenzione emesso nei confronti di un cittadino straniero. Il ricorrente aveva contestato la decisione lamentando una carenza di motivazione riguardo alle proprie condizioni di salute e ai presunti legami familiari con una cittadina europea. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che i giudici di merito avevano correttamente valutato la documentazione sanitaria e riscontrato l'assenza di prove certe sul matrimonio e sulla convivenza. La decisione ribadisce che l'espulsione alternativa alla detenzione può essere disposta solo dopo aver verificato l'insussistenza dei divieti previsti dal Testo Unico Immigrazione.
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Decreto di espulsione: ricorso e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per non aver rispettato un decreto di espulsione. Il ricorrente contestava la validità del provvedimento e la correttezza dei propri precedenti penali, ma la Suprema Corte ha rilevato che i motivi erano di merito e privi del requisito di autosufficienza, non essendo supportati dalla documentazione necessaria. La decisione conferma la condanna a una multa di quindicimila euro oltre alle spese processuali.
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Espulsione alternativa alla detenzione: i requisiti
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del provvedimento di espulsione alternativa alla detenzione emesso nei confronti di un cittadino straniero. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le contestazioni relative alla mancanza di motivazione sui legami familiari sono state ritenute generiche e infondate. La Corte ha evidenziato come l'assenza di un domicilio stabile e di un effettivo radicamento sociale giustifichi pienamente l'applicazione della misura prevista dal Testo Unico Immigrazione.
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Decreto di espulsione: quando il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un decreto di espulsione emesso nei confronti di un cittadino straniero, nonostante la pendenza di un ricorso per protezione internazionale. Il punto centrale della decisione riguarda la tempistica: il ricorrente aveva impugnato il diniego della protezione ben tre anni dopo la notifica del provvedimento amministrativo. La Corte ha stabilito che un ricorso così tardivo non può generare la sospensione automatica dell'efficacia del decreto di espulsione, poiché configurerebbe una condotta elusiva delle norme sul rimpatrio.
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Pericolosità sociale e revoca dell’espulsione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione basato sulla presunta pericolosità sociale. Il ricorrente era stato condannato in passato per reati legati agli stupefacenti, ma la Suprema Corte ha stabilito che il giudizio sulla pericolosità sociale non può fondarsi esclusivamente su precedenti penali o sulla mancanza di lavoro. La decisione sottolinea che tale valutazione deve essere concreta, attuale e deve tenere conto dell'inserimento sociale e dei legami familiari dell'interessato, annullando il provvedimento del Giudice di Pace per carenza di motivazione.
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Espulsione: quando il ricorso è inammissibile
Un cittadino straniero ha impugnato un provvedimento di espulsione invocando il divieto di respingimento per rischi nel Paese d'origine e radicamento in Italia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché il ricorrente non ha presentato fatti nuovi rispetto a quelli già esaminati e respinti dalla Commissione Territoriale in sede di richiesta di protezione internazionale. La decisione ribadisce che, in assenza di impugnazione del diniego di asilo, il giudice dell'espulsione non deve rivalutare circostanze già decise, gravando sul ricorrente l'onere di allegare elementi sopravvenuti o precedentemente ignoti.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: nuovi motivi vietati
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso Cassazione presentato da un cittadino straniero contro un ordine di espulsione. Il ricorrente ha sollevato vizi di legge e difetti di motivazione che non erano stati precedentemente esposti nel giudizio di appello. Poiché tali questioni non erano rilevabili d'ufficio, la Suprema Corte ha ribadito il divieto di introdurre nuovi motivi di doglianza direttamente nel terzo grado di giudizio, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Pericolosità sociale: quando scatta l’espulsione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della misura di sicurezza dell'espulsione applicata a un cittadino straniero, basandosi sulla sua accertata pericolosità sociale. Il ricorrente presentava numerosi precedenti penali per reati contro il patrimonio e stupefacenti, aggravati dall'uso di molteplici alias e dalla totale assenza di resipiscenza dopo i periodi di detenzione. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso poiché la decisione dei giudici di merito era congruamente motivata e priva di vizi logici.
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Competenza territoriale e misure di sicurezza
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto negativo di competenza tra due Uffici di Sorveglianza in merito al riesame della pericolosità sociale di un soggetto destinatario di una misura di sicurezza di espulsione. Poiché l'interessato risiede all'estero e non ha domicilio in Italia, la **Competenza territoriale** deve essere individuata nel luogo in cui è stata pronunciata la sentenza di condanna originaria. La Corte ha chiarito che non rileva l'ufficio che ha materialmente applicato la misura in precedenza, ma il titolo esecutivo maturato in sede di cognizione.
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Ordine di allontanamento: i limiti della difesa penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per inosservanza dell'ordine di allontanamento emesso dal Questore a carico di un cittadino straniero. Il ricorrente aveva contestato la mancanza di prove testimoniali e il mancato riconoscimento delle attenuanti, ma la Corte ha stabilito che la documentazione amministrativa non contestata è prova sufficiente del reato. Inoltre, è stato ribadito che il semplice disagio socio-economico non costituisce un giustificato motivo per restare nel territorio nazionale dopo l'ordine di espulsione.
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Confisca di denaro: i limiti della prova
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. Sebbene la Corte abbia confermato la responsabilità penale e la misura di sicurezza dell'espulsione, ha annullato senza rinvio la confisca di denaro pari a circa 40 euro. La decisione sottolinea che la confisca di denaro è illegittima se basata solo sulla mancanza di redditi leciti e sul possesso di banconote di piccolo taglio, in assenza di un nesso di pertinenzialità provato tra la somma e l'attività di spaccio specifica.
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Espulsione: quando il ricorso è inammissibile
Un cittadino straniero è stato condannato per non aver ottemperato a un ordine di espulsione. La difesa ha invocato un giustificato motivo basato sul rischio di persecuzione per diserzione nel Paese d'origine e sulla situazione di instabilità politica generale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi erano generici e non provati, mancando la dimostrazione di un rischio individuale concreto e attuale. La parola_chiave espulsione rimane centrale nella valutazione della legittimità del trattenimento sul territorio.
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