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Espulsione

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161 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Espulsione dello straniero e patteggiamento senza valutazione
Un cittadino straniero ha concordato una pena per spaccio di sostanze stupefacenti tramite patteggiamento. Il giudice ha applicato la pena richiesta, ma ha tralasciato di valutare l'eventuale espulsione dello straniero dal territorio nazionale. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione per lamentare la mancata verifica della pericolosità sociale del condannato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato la sentenza limitatamente a questo punto. Il giudice di merito dovrà ora svolgere un accertamento specifico per verificare se sussista la concreta pericolosità sociale e stabilire l'applicazione della misura dell'espulsione dello straniero a pena espiata.
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Espulsione confermata: il ricorso inammissibile del Condannato
Un Condannato ha presentato un ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva confermato la misura di sicurezza dell'espulsione. Il Condannato contestava l'applicazione della legge e un vizio di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché la richiesta del Condannato mirava a una nuova valutazione dei fatti, cosa non permessa in sede di legittimità. La Corte ha quindi condannato il Condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende per il ricorso inammissibile.
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Ricorso penale inammissibile: condanna e espulsione confermate
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale presentato da un cittadino straniero, condannato per resistenza a pubblico ufficiale e destinatario di un provvedimento di espulsione. Il ricorrente contestava la motivazione della condanna e dell'espulsione. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile perché le contestazioni riguardavano questioni di fatto e non errori di diritto. Ha inoltre confermato la correttezza della motivazione sull'espulsione, poiché il ricorrente non aveva fornito prove specifiche di un pericolo per la sua vita nel paese d'origine.
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Traffico di Stupefacenti: Cassazione conferma condanne e rigetta ricorsi
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati condannati per traffico di stupefacenti, relativo a 110 grammi di eroina. I ricorrenti lamentavano la nullità del giudizio d'appello per mancata autorizzazione a partecipare, il diniego della fattispecie di lieve entità, la mancata concessione delle attenuanti generiche, la pena eccessiva e, per uno, l'espulsione. La Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi, confermando le condanne. Ha ritenuto infondate le eccezioni procedurali, evidenziando che l'autorizzazione non era stata richiesta. Ha inoltre confermato la gravità del traffico di stupefacenti e la corretta valutazione delle attenuanti e della pena, nonché la legittimità dell'espulsione.
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Espulsione dello Straniero: Ricorso Inammissibile, Confermata la Sanzione
Un cittadino straniero, condannato per ingresso e soggiorno illegale in Italia, ha visto la sua ammenda convertita in espulsione dello straniero. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di motivazione sulla discrezionalità dell'espulsione e sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che l'espulsione, sebbene discrezionale, è legittima se non sussistono impedimenti e che la motivazione per il diniego delle attenuanti è sufficiente se non emergono elementi positivi dagli atti. Il cittadino dovrà pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Espulsione Impossibile: La Cassazione Riconosce il Giustificato Motivo
Un Cittadino Straniero è stato condannato per non aver rispettato un ordine di allontanamento dal territorio italiano. La difesa ha sostenuto che l'espulsione era impossibile, poiché le autorità del presunto paese di origine non avevano consentito il rientro, e il Cittadino Straniero non era cittadino di quel paese. La Corte di Cassazione ha riconosciuto un difetto di motivazione nella sentenza precedente. Ha stabilito che il giudice non ha adeguatamente valutato se l'oggettiva impossibilità di esecuzione dell'espulsione potesse configurare un giustificato motivo per l'inottemperanza. La sentenza è stata annullata con rinvio al Giudice di Pace per un nuovo esame, che dovrà considerare attentamente le ragioni che hanno impedito l'allontanamento.
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Ordine di allontanamento: il ritardo per povertà evita la condanna
Un cittadino straniero riceveva dal Questore un decreto di espulsione con l'ordine di allontanamento entro sette giorni dal territorio italiano. L'uomo oltrepassava la frontiera verso la Svizzera con quattro giorni di ritardo rispetto al termine fissato, venendo fermato a un controllo ferroviario. La Procura ne richiedeva la condanna per inottemperanza all'ordine del Questore. Il Giudice di Pace prima e la Corte di Cassazione poi hanno confermato il proscioglimento dello straniero. La Suprema Corte ha chiarito che le gravi difficoltà economiche e la condizione di clandestinità integrano il giustificato motivo del ritardo. L'impossidenza materiale esclude la rilevanza penale della condotta quando l'interessato dimostri l'effettiva volontà di lasciare lo Stato.
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Reingresso illegale: l’espulsione non ferma il processo penale
Un cittadino straniero, già espulso dal territorio italiano, è stato condannato per reingresso illegale dopo essere rientrato in Italia. L'individuo ha presentato ricorso, sostenendo che il processo dovesse essere dichiarato improcedibile a causa di una successiva espulsione eseguita dalle autorità francesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che la norma sull'improcedibilità invocata si applica solo a specifici reati legati all'espulsione, non al reingresso illegale. L'individuo deve pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Violazione Ordine di Espulsione: La Tempistica Sbagliata Annulla il Reato
Un Lavoratore straniero ha ricevuto una condanna per la violazione di un ordine di espulsione, in quanto ritenuto responsabile di essersi trattenuto in Italia oltre il termine stabilito. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo che l'accertamento della violazione ordine di espulsione era avvenuto lo stesso giorno della notifica dell'ordine di allontanamento, che concedeva sette giorni per lasciare il Paese. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il reato non si era ancora perfezionato al momento del controllo, poiché il Lavoratore aveva ancora tempo per adempiere. La condanna è stata annullata senza rinvio perché il fatto non sussiste.
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Reingresso arbitrario nello Stato: vale l’uscita volontaria
Un cittadino straniero impugna la condanna per il reato di reingresso arbitrario nello Stato. La difesa sostiene l'assenza di prove sul suo effettivo allontanamento dall'Italia dopo il primo provvedimento di espulsione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che l'uscita dal territorio risulta provata dalle ammissioni dello stesso imputato e dai decreti di espulsione emessi da altri Paesi europei. La Suprema Corte ribadisce che la qualifica di straniero espulso si applica a chiunque riceva un ordine di allontanamento, a prescindere dal fatto che l'uscita dall'Italia sia avvenuta in modo coattivo o volontario. L'imputato deve quindi scontare la pena e pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione del divieto di reingresso: condanna definitiva
Un cittadino straniero ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna a sei mesi di reclusione per la violazione del divieto di reingresso in Italia. La difesa sosteneva l'assenza dell'elemento soggettivo, affermando che l'imputato non fosse consapevole dell'ordine di espulsione emesso a suo carico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato. Dai verbali dell'interrogatorio è emerso in modo chiaro che l'uomo conosceva perfettamente l'ordine di allontanamento e ha consapevolmente deciso di ignorarlo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile l'impugnazione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Detenzione domiciliare e fine pena: ricorso inammissibile
Un Detenuto ha richiesto l'accesso alla detenzione domiciliare per scontare l'ultima parte della condanna. Il Magistrato e il Tribunale di sorveglianza hanno rigettato l'istanza ritenendo ostativo un decreto di espulsione. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione, evidenziando che l'espulsione era sospesa a causa di un'opposizione pendente. Durante il giudizio di legittimità, il condannato ha beneficiato della liberazione anticipata ed è stato scarcerato per completata espiazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché il rilascio definitivo rende inutile qualsiasi pronuncia sulla misura alternativa, senza applicare sanzioni pecuniarie.
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Espulsione dello straniero: legami veri contro ospitalità formale
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato l'ordine di espulsione dello straniero come misura alternativa alla detenzione per un cittadino straniero che scontava una pena per rapina. Il condannato ha fatto ricorso sostenendo di avere legami familiari in Italia, in particolare una sorella disposta a ospitarlo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la semplice disponibilità della sorella a ospitarlo non dimostra un legame affettivo reale o un effettivo inserimento sociale. Prima dell'arresto, infatti, l'uomo era senza fissa dimora e non aveva contatti stabili con la famiglia. L'espulsione dello straniero è stata quindi ritenuta legittima.
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Soggiorno illegale dello straniero: appello contro l’espulsione
Il Giudice di Pace di Lugo ha condannato due cittadini stranieri a una pena pecuniaria per il reato di soggiorno illegale dello straniero, applicando l'espulsione come sanzione sostitutiva. Gli imputati hanno proposto ricorso direttamente in Cassazione, lamentando la violazione delle norme europee sul rimpatrio volontario. La Suprema Corte ha stabilito che la sentenza del Giudice di Pace, contenendo l'espulsione sostitutiva e non la sola pena pecuniaria, è impugnabile tramite appello e non con ricorso per cassazione. Di conseguenza, la Cassazione ha convertito i ricorsi in appello, trasmettendo gli atti al Tribunale di Ravenna per il relativo giudizio.
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Divieto di espulsione dello straniero: smascherato finto coniuge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro il provvedimento di allontanamento dal territorio italiano. Il ricorrente invocava il divieto di espulsione dello straniero coniugato con una cittadina italiana. Tuttavia, i giudici hanno accertato che la convivenza coniugale era cessata ben prima dell'ingresso in carcere. Inoltre, l'uomo aveva intrapreso una relazione con un'altra donna, indicando l'abitazione di quest'ultima per i permessi premio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato l'espulsione, ritenendo la richiesta di ripresa della convivenza con la moglie un mero espediente strumentale per evitare il rimpatrio, condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Divieto di reingresso violato: la Cassazione conferma la condanna
Lo Straniero, già espulso dall'Italia nel 2016, è stato sorpreso a Bardonecchia nel 2018 mentre tentava di entrare in Francia, dopo essere rientrato in Italia senza la necessaria autorizzazione del Ministero dell'Interno. Condannato in primo e secondo grado a cinque mesi e dieci giorni di reclusione per aver violato il divieto di reingresso, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché manifestamente infondato e privo di censure specifiche contro la sentenza d'appello. Di conseguenza, Lo Straniero perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reingresso illegale dello straniero: lavoro non evita il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a cinque mesi e dieci giorni di reclusione per un cittadino straniero responsabile di reingresso illegale dello straniero. L'imputato era rientrato in Italia senza autorizzazione dopo essere stato legittimamente espulso. La difesa sosteneva l'assenza di dolo, l'illegittimita della pena detentiva secondo il diritto europeo e chiedeva l'applicazione della particolare tenuita del fatto per motivi lavorativi. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che il dolo consiste nella semplice consapevolezza di violare il divieto e che le finalita lavorative non escludono il reato.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto per la rete organizzata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per spaccio continuato di eroina. La difesa chiedeva il riconoscimento dello spaccio di lieve entità, sostenendo si trattasse di piccolo spaccio occasionale. I giudici hanno invece confermato la gravità del fatto, evidenziando una struttura organizzata, cessioni ripetute a numerosi clienti e l'uso di utenze telefoniche dedicate. La Corte ha ribadito che per escludere lo spaccio di lieve entità basta anche un solo elemento negativo, come la continuità dell'attività o la pericolosità della sostanza. Di conseguenza, sono state negate le attenuanti generiche ed è stata confermata l'espulsione dal territorio nazionale, oltre alla condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Trattenimento dello straniero: l’errore nel ricorso costa caro
Il Giudice di Pace convalidava il provvedimento del Questore che disponeva il trattenimento dello straniero presso un Centro di Permanenza per i Rimpatri. Lo Straniero proponeva ricorso per cassazione, ma confondeva il provvedimento di espulsione con quello di trattenimento, richiedendo l'annullamento di una inesistente convalida dell'espulsione e sollevando questioni di merito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando la netta distinzione tra le due misure e condannando il ricorrente al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Divieto di espulsione: i legami familiari battono il rimpatrio
Il Giudice di Pace di Torino aveva confermato il decreto di espulsione di un cittadino straniero, ritenendo irrilevanti i suoi legami familiari in Italia perché l'allontanamento era basato su una specifica violazione di legge. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dello straniero, stabilendo che il divieto di espulsione previsto a tutela della vita privata e familiare ha carattere generale. Di conseguenza, i giudici devono sempre valutare l'effettivo inserimento sociale, la durata del soggiorno e i legami affettivi del cittadino straniero prima di disporre l'allontanamento dal territorio nazionale, a prescindere dalla norma specifica applicata per l'espulsione. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso per un nuovo esame.
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