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Divieto di reingresso violato: la Cassazione conferma la condanna

Lo Straniero, già espulso dall’Italia nel 2016, è stato sorpreso a Bardonecchia nel 2018 mentre tentava di entrare in Francia, dopo essere rientrato in Italia senza la necessaria autorizzazione del Ministero dell’Interno. Condannato in primo e secondo grado a cinque mesi e dieci giorni di reclusione per aver violato il divieto di reingresso, ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché manifestamente infondato e privo di censure specifiche contro la sentenza d’appello. Di conseguenza, Lo Straniero perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 30850 Anno 2023
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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il divieto di reingresso e le conseguenze del rientro non autorizzato

La legge italiana disciplina con estrema severità l’ingresso e il soggiorno dei cittadini stranieri. Quando un cittadino straniero riceve un provvedimento di espulsione (l’ordine di lasciare il territorio nazionale), scatta automaticamente il divieto di reingresso. Questo divieto impedisce al soggetto di tornare in Italia per un determinato periodo di tempo, a meno che non ottenga una speciale autorizzazione dal Ministero dell’interno. Chi viola questa norma commette un reato grave, punito con la reclusione. Il caso in esame riguarda proprio uno straniero che, dopo essere stato espulso con decreto del Prefetto, ha deciso di fare ritorno in Italia senza alcuna autorizzazione ufficiale, ignorando deliberatamente le prescrizioni dell’autorità giudiziaria e di pubblica sicurezza.

Il tentativo di fuga all’estero e l’arresto alla frontiera

La vicenda si sviluppa quando Lo Straniero, precedentemente espulso nel mese di ottobre del 2016, decide di rientrare clandestinamente in Italia. La sua presenza sul territorio nazionale viene scoperta in modo quasi fortuito presso la frontiera di Bardonecchia. Lo Straniero stava infatti tentando di attraversare il confine per entrare in Francia. Tuttavia, la polizia di frontiera francese respinge l’uomo, rimandandolo indietro. A quel punto, le autorità italiane accertano la sua identità e scoprono il precedente provvedimento di espulsione ancora attivo. Lo Straniero ammette immediatamente le proprie responsabilità durante l’udienza di convalida dell’arresto. Il Tribunale lo condanna in primo grado alla pena di cinque mesi e dieci giorni di reclusione. La Corte di appello di Torino conferma successivamente questa decisione, ritenendo pienamente provata la colpevolezza dell’imputato sia sotto il profilo oggettivo (la presenza fisica in Italia) sia sotto quello soggettivo (la volontà di violare la legge).

Le motivazioni della sentenza sul divieto di reingresso

La Corte di Cassazione ha analizzato il ricorso presentato dalla difesa dello straniero, ritenendolo del tutto infondato. I giudici di legittimità (i magistrati della Cassazione che verificano il rispetto delle leggi) hanno evidenziato come la Corte di appello avesse fornito una motivazione logica, coerente e priva di contraddizioni. La difesa dello straniero si era limitata a contestare la ricostruzione dei fatti senza proporre argomenti specifici per smontare la tesi dell’accusa. Nel diritto penale, il ricorso in Cassazione non può servire a richiedere una nuova valutazione delle prove, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito (i giudici di primo e secondo grado). La Suprema Corte ha quindi ribadito che il tentativo di varcare il confine francese dimostra inequivocabilmente la violazione del divieto di reingresso, poiché per trovarsi a Bardonecchia il soggetto doveva necessariamente aver attraversato il territorio italiano senza la prescritta autorizzazione ministeriale.

Le conclusioni della Cassazione sulla condanna dello straniero

Nelle sue battute finali, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dallo straniero. Questa decisione comporta conseguenze pratiche immediate e molto severe. Lo Straniero perde definitivamente la causa e la sua condanna a cinque mesi e dieci giorni di reclusione diventa irrevocabile. Oltre a dover scontare la pena, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del processo. Inoltre, non avendo dimostrato l’assenza di colpa nella presentazione di un ricorso così palesemente infondato, i giudici lo hanno condannato a versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende (un fondo pubblico destinato al finanziamento di progetti di giustizia e reinserimento). Questa pronuncia conferma la linea di assoluto rigore dei giudici italiani contro chi viola i provvedimenti di allontanamento dal territorio dello Stato.

Cosa rischia chi rientra in Italia senza autorizzazione dopo un’espulsione?
Chi viola il divieto di reingresso rischia l’arresto e una condanna alla reclusione da uno a quattro anni, oltre al nuovo allontanamento.

Chi deve rilasciare l’autorizzazione per rientrare legalmente in Italia?
Lo straniero espulso deve ottenere una speciale autorizzazione scritta rilasciata direttamente dal Ministero dell’interno prima di rimettere piede nel territorio italiano.

Cosa succede se si presenta un ricorso in Cassazione manifestamente infondato?
La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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