La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per esercizio abusivo mediazione assicurativa nei confronti di un soggetto che, pur definendosi un semplice consulente, svolgeva di fatto attività di intermediario. L'imputato forniva consulenze personalizzate, preparava preventivi, compilava contratti e incassava i premi per conto dei clienti, il tutto senza essere iscritto all'apposito registro (RUI). La Corte ha stabilito che la legge definisce 'intermediazione' un'ampia gamma di attività, inclusa la semplice presentazione di prodotti assicurativi. Pertanto, la distinzione tra consulenza e mediazione è irrilevante se l'attività concreta rientra in quella normativamente prevista, rendendo la condotta penalmente illecita.
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