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Esecuzione Immobiliare

13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La procedura giudiziaria finalizzata alla vendita forzata di un bene immobile di proprietà del debitore, al fine di soddisfare il credito del creditore procedente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Liquidazione compensi CTU: niente extra per le verifiche
Durante una vendita forzata di un immobile, l'esperto nominato dal tribunale ha preteso un compenso extra per aver controllato i documenti catastali e la storia della proprietà. Il Tribunale ha inizialmente concesso la somma aggiuntiva. La debitrice ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. I giudici hanno stabilito che la liquidazione compensi CTU deve coprire l'intera attività di valutazione in modo omnicomprensivo. Le verifiche sui registri e i rilievi tecnici sono strumenti necessari per determinare il valore corretto della casa. Pertanto, non spetta alcun compenso supplementare oltre alla percentuale stabilita dalla legge per la stima dell'immobile. La Corte ha quindi annullato l'ordinanza del Tribunale.
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Banca vs Azienda: L’Opposizione all’esecuzione e gli interessi non incassati
Una Banca ha avviato esecuzioni immobiliari contro un'Azienda. L'Azienda ha contestato il calcolo degli interessi applicati, sostenendo un'illecita capitalizzazione trimestrale (anatocismo). Il Tribunale ha dato ragione all'Azienda, ordinando alla Banca di restituire somme. La Corte d'Appello ha riqualificato la domanda come opposizione all'esecuzione e ha accertato il credito dell'Azienda, ma senza condannare la Banca al pagamento, poiché le somme non erano ancora state distribuite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Banca, ritenendo illogica la decisione della Corte d'Appello che, pur escludendo la condanna per mancato incasso, ha comunque accertato il credito basandosi su poste distributive future e incerte. La Cassazione ha cassato la sentenza e rinviato il caso per una nuova decisione.
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Esenzione ipotecaria cancellazione pignoramento: no per l’asta
Un cittadino acquista un immobile all'asta giudiziaria. Il giudice dell'esecuzione ordina la cancellazione delle ipoteche e dei pignoramenti a favore dell'agente della riscossione. I notai eseguono la pratica chiedendo l'esenzione dalle imposte. L'Agenzia delle Entrate contesta la gratuità e richiede imposta ipotecaria, tassa ipotecaria e bollo. Il cittadino vince nei primi gradi di giudizio, ma la Corte di Cassazione ribalta il risultato. La Suprema Corte stabilisce che l'esenzione ipotecaria cancellazione pignoramento ha natura eccezionale e non può essere applicata per analogia. L'agevolazione spetta solo quando la cancellazione è richiesta direttamente dal concessionario della riscossione, non quando viene ordinata d'ufficio dal giudice nel decreto di trasferimento. Di conseguenza, l'acquirente dell'immobile deve versare i tributi richiesti dal fisco.
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Ordine di demolizione: l’acquisto all’asta non salva l’immobile
L'Acquirente acquista un immobile tramite un'asta giudiziaria. L'edificio presenta gravi abusi edilizi realizzati in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico. Per tali opere il giudice penale aveva condannato il precedente proprietario e disposto l'abbattimento della struttura. L'Acquirente chiede la revoca del provvedimento, invocando la propria buona fede e la prescrizione della misura a causa del tempo trascorso. La Corte di Cassazione respinge la richiesta e conferma l'ordine di demolizione. I giudici chiariscono che la misura ha funzione ripristinatoria e natura reale. Essa colpisce direttamente l'immobile e non si estingue per il decorso del tempo, prevalendo anche sulla vendita all'asta.
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Reato di peculato: condannato l’avvocato, ma pena da ricalcolare
Un avvocato delegato dal giudice per le vendite giudiziarie ha incassato somme destinate alle imposte dell'esecuzione immobiliare, facendole versare dagli acquirenti sul proprio conto corrente personale. Il professionista si è appropriato di oltre duecentomila euro senza versarli alla procedura. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di peculato, qualificando l'avvocato come pubblico ufficiale e respingendo le tesi difensive volte a far rientrare il fatto tra la truffa o l'appropriazione indebita. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla durata della pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici, in quanto applicata in misura perpetua invece che temporanea a fronte di una condanna principale inferiore ai tre anni, rinviando alla Corte d'Appello per la corretta rideterminazione.
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Compenso avvocato patrocinio a spese dello Stato: la svolta
Un legatario di un fallimento ha richiesto la liquidazione del proprio compenso avvocato patrocinio a spese dello Stato per l'attivita svolta in una procedura esecutiva immobiliare. Il Giudice dell'esecuzione e il Tribunale hanno rigettato l'istanza. Essi hanno ritenuto grave inadempimento il mancato deposito della nota di precisazione del credito. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimita hanno chiarito che l'omessa presentazione della nota non comporta la perdita del diritto al compenso. La legge stabilisce soltanto che il credito resta fissato nell'importo iniziale dell'atto di intervento. In assenza di un danno concreto subito dal cliente, il giudice non puo azzerare la retribuzione del professionista. La causa e stata rinviata al giudice di merito per una nuova quantificazione del compenso.
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Occupazione abusiva di immobile: querela valida anche dal proprietario
Una donna è stata condannata per l'occupazione abusiva di immobile sottoposto a pignoramento. La difesa ha sostenuto che la querela fosse invalida perché presentata dal proprietario e non dal creditore che aveva avviato l'esecuzione immobiliare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che, in caso di pignoramento, sia il proprietario (che mantiene la titolarità del bene fino alla vendita) sia il creditore procedente hanno il diritto di presentare querela. Entrambi subiscono infatti una lesione dei propri diritti a causa dell'occupazione illecita. Di conseguenza, la condanna dell'occupante è stata confermata, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Esecuzione immobiliare: tra chiusura e contestazioni tardive
Una società finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contro un fallimento e una banca. La Suprema Corte, rilevando tre questioni di massima importanza sull'esecuzione immobiliare (il momento finale della procedura, l'effetto delle opposizioni accolte dopo la spartizione del denaro e i doveri della curatela del debitore), ha deciso di non decidere subito in camera di consiglio. Con l'ordinanza interlocutoria, la Corte ha rinviato la discussione in pubblica udienza per un approfondimento.
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Prova Cessione Crediti in Blocco: Gazzetta Ufficiale Non Basta
Un debitore si oppone al pignoramento immobiliare avviato da società che sostenevano di aver acquistato il suo debito. La Cassazione gli dà ragione, stabilendo un principio chiave sulla prova della cessione crediti in blocco. La sola pubblicazione dell'operazione sulla Gazzetta Ufficiale non è sufficiente se il debitore contesta l'esistenza stessa del contratto di cessione. Il nuovo creditore ha l'onere di produrre il contratto originale per dimostrare la sua legittimità ad agire. In mancanza di tale prova, l'azione di recupero del credito viene bloccata. Il debitore vince la causa.
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Paga l’IVA dopo l’Asta Immobiliare: Ordine Legittimo del Giudice
Un soggetto si aggiudica un immobile all'asta e salda il prezzo. Successivamente, il giudice gli ordina di pagare l'IVA perché il debitore ha optato tardivamente per tale regime fiscale. L'acquirente si oppone, sostenendo che il prezzo non può essere modificato. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio chiave sull'IVA asta immobiliare: l'imposta non è parte del prezzo di vendita, ma un onere fiscale accessorio. Pertanto, l'ordine di pagamento è legittimo anche se successivo al trasferimento della proprietà. L'aggiudicatario perde la causa e deve versare l'IVA.
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Responsabilità professionista delegato: la Cassazione
Una società ha citato per danni un notaio, professionista delegato in una procedura di esecuzione immobiliare, per una presunta vendita illegittima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la responsabilità del professionista delegato non può essere fatta valere con un'azione di risarcimento autonoma se gli atti contestati rientrano nella delega ricevuta. Gli eventuali vizi dovevano essere fatti valere tramite gli specifici rimedi processuali previsti all'interno della procedura esecutiva stessa, come il reclamo al giudice dell'esecuzione. L'azione di danno è riservata solo ai casi in cui il delegato agisca al di fuori dei poteri conferitigli.
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Insolvenza datore: quando paga il Fondo Garanzia TFR?
Una lavoratrice si è vista negare il pagamento del TFR dal Fondo di Garanzia INPS perché non ha dimostrato l'insolvenza del datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che per provare l'insolvenza del datore non soggetto a fallimento è necessario esperire tutti i tentativi di esecuzione forzata che appaiano fruttuosi, a prescindere dalla loro onerosità per il creditore. La semplice difficoltà o il costo dell'azione esecutiva immobiliare non sono sufficienti a dimostrare lo stato di insolvenza.
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Accettazione tacita eredità: quando è irrevocabile?
La Corte d'Appello di Genova ha stabilito che l'intervento di due eredi in una procedura di esecuzione immobiliare, con contestuale richiesta di divisione del bene, costituisce un'inequivocabile accettazione tacita eredità. Tale atto, potendo essere compiuto solo in qualità di erede, è irrevocabile e non può essere annullato da una successiva dichiarazione di rinuncia, confermando il principio 'semel heres semper heres' (una volta erede, sempre erede).
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