Un giovane neopatentato, fermato per guida in stato di ebbrezza con un tasso alcoolemico di 1,93 g/l, ha concordato una pena di 17 giorni di arresto e 950 euro di ammenda, convertiti in lavori di pubblica utilità, oltre alla sospensione della patente per due anni e otto mesi. Il conducente ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la mancata riduzione della sospensione della patente e la mancata sospensione dell'efficacia di tale sanzione durante lo svolgimento dei lavori. La Suprema Corte ha rigettato la richiesta di riduzione della sanzione, ma ha accolto il ricorso stabilendo che il giudice deve obbligatoriamente sospendere la sanzione accessoria della patente fino all'esito positivo dei lavori di pubblica utilità, correggendo anche un errore materiale sul nome dell'ente assistenziale.
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